Principi-vescovi di Trento

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda Tilius » mercoledì 14 maggio 2008, 13:34

Zaccheo ha scritto:Grazie a tutti per i cortesi interventi e per le informazioni. Mi interesserebbe avere notizie biografico-araldiche sui principi-vescovi di Trento vissuti nel sec. XIV di cui riporto i nominativi:

Bartolomeo Querini (1304–1307)


Conosco la preziosa opera di Ferdinando Ughelli sulla quale per secoli si sono basate (con troppa ingenuità) le cronotassi (nonchè la biografia e l'araldica) dei vescovi delle diocesi italiane.
Essendo, tuttavia, lacunosa (almeno per ciò che vado cercando) questa preziosa e primaria fonte bibliografica, tenterò di acquisire notizie sul/dal libro suggerito da don Antonio.

Buona serata a tutti! :D

Ferrante


Neanche Bartolomeo Querini prese mai possesso della sua cattedra, nonostante papa Benedetto XI, il 10 gennaio 1304, chiedesse ad Alberto d'Asburgo di restituire al nuovo ordinario di Trento, da lui nominato (Bartolomeo Querini appunto, fratello del Romeo dei cui figli il papa era stato precettore), i beni che aveva usurpato durante la sedis vacantia. Ergo, stemmi in Trento di questo vescovo... la vedo dura.
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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda FML » venerdì 16 maggio 2008, 15:50

Grazie nuovamente a tutti ed in particolare a Tilius per le dettagliate informazioni fornite. A lui chiedo se dispone di notizie biografiche e/o araldiche sul principe-vescovo Giovanni di Pistoia (1348–1349) e, in modo specifico, se è nota l'identità familiare di questo presule ("di Pistoia" sembrerebbe, infatti, un'indicazione di provenienza geografica)?

Cordialmente,
Ferrante
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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda Tilius » venerdì 16 maggio 2008, 22:36

Sorry, no. Son più ferrato sugli aspetti artistici che non su quelli prettamente storici.
Però ho scoperto esistere un libercolino, intitolato "I vescovi di Trento da Nicolò di Bruna a Mainardo di Neuhaus e l'invasione di Lodovico di Brandemburgo nel Trentino (1237 [sic! in realtà 1337]-1362)" e pubblicato nel 1887 da Francesco Ambrosi (storico abbastanza attivo in ambito trentino sullo scorcio del XIX, morirà nel 1898), che copre dettagliatamente il periodo in questione.
Copie sono nei fondi delle biblioteche comunali di Trento e Rovereto, della Soprintendenza di Trento e dei Padri Cappuccini di Trento.
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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda FML » giovedì 31 luglio 2008, 18:51

Gentilissimo Tilius,
ho finalmente consultato alcuni degli scritti proposti in questo dibattito in merito ai Principi-vescovi di Trento del secolo XIV.
A causa delle note asprezze politiche e militari che in quel tempo martoriarono tutta la regione e, ovviamente, la Chiesa locale, ho notato che molti dei presuli in questione si trovarono a fronteggiare lo strapotere della famiglia feudale tedesca dei Wittelsbach di cui temibile esponente fu di certo Ludovico di Brandeburgo (figlio di Ludovico il Bavaro e di Beatrice di Slesia-Glogau), conte del Tirolo (1315-1361).
Per colpa di quest'ultimo, due presuli eletti, di quelli compresi nella serie menzionata, non riuscirono neanche a prendere possesso della sede episcopale.

E' piuttosto celebre lo stemma che la famiglia dei Wittelsbach utilizzò a partire dal '500 fino al declino del suo potere nel secondo decennio del secolo scorso. Mi è ignota, invece, l'arma che il ramo di Baviera (a cui apparteneva Ludovico), dalla fine del sec. XIII distinto da quello di Palatinato, utilizzò nel periodo in questione .

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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda Tilius » venerdì 1 agosto 2008, 0:53

Lodovico di Brandeburgo si trovò quasi gicoforza a dover proseguire la politica di vessazione del principato vescovile di Trento che già era propria dei signori di Tirolo da almeno tre generazioni. L'iniziatore di questa aggressiva politica espansionistica fu Mainardo II di Tirolo Gorizia, il nonno della moglie di Lodovico, la famigerata Margarete Maultasch: non dimentichiamo infatti che il (labile) potere di Lodovico sul Tirolo gli derivava unicamente dalle nozze (di dubbia validità, essendo il precedente marito della Contessa ancora vivo e vegeto e mancando l'annullamento papale... :roll: ) con l'ultima erede della Contea del Tirolo. Mainardo fu, a dire il vero, l'unico che l'abbia realmente portata avanti con successo, questa politica di feroce sottomissione di potentati confinanti (i vescovi di Bressanone e Trento de facto esautorati, la Carinzia annessa...). Il di lui figlio, Enrico di Carinzia Tirolo, ebbe frustrate le proprie aspirazioni al trono di Boemia e alla sua morte la Carinzia venne occupata con un colpo di mano dagli Asburgo. Il declino inziato col padre raggiunge il punto più basso con la figli: il ripudio del primo marito, Giovanni Enrico di Lussemburgo (figlio del re di Boemia e fratello di quello che diventerà a sua volta re di Boemia e soprattutto imperatore col nome di Carlo IV), le nuove nozze (sacrileghe, con tanto di scomunica e interdetto su tutta la Contea) col figlio dell'imperatore Lodovico il Bavaro, la rappresaglia armata del (ex) genero Carlo (peraltro brillantemente rintuzzata sul piano militare: l'assedio di castel Tirolo si concluse uin un clamoroso fiasco per l'armata imperiale, la quale però nel frattempo aveva largamente devastato il territorio circostante, la cui popolazione attribuì la responsabilità di tante disgrazie proprio alla dinasta Margarete) crearono un clima di estrema disaffezione nei confronti della contessa Margarete, e questo sia da parte della popolazione sia dei nobilotti vassalli. Ambo le parti videro quindi di buon grado il passaggio di potere agli Asburgo, nominati da Margherita, rimasta vedova e senza eredi (il figlio morì infante), quali nuovi signori del Tirolo.

Recentemente ho fatto l'ennesima (breve) visita al Castello di Buonconsiglio a Trento. La teoria di Vescovi e Imperatori affrescata nel loggiato e nella sala all'ultimo piano di Castelvecchio è priva di riferimenti araldici (niente stemmi). Stabilito questo, mi sento abbastanza confidente nell'affermare che al Buonconsiglio non esiste alcuno stemma che sia precendente a quelli (numerosi nel castello, poichè il vescovo in questione fece sia rinnovare l'intero Castelvecchio, sia costruire il grande torrione cilindrico del giardino, futuro nucleo della magnifica residenza rinascimentale del Magno Palazzo del Cardinale Bernado Clesio) di Giovanni Hinderbach (+1486).
Ultima modifica di Tilius il venerdì 1 agosto 2008, 21:20, modificato 1 volta in totale.
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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda Tilius » venerdì 1 agosto 2008, 1:12

Zaccheo ha scritto:E' piuttosto celebre lo stemma che la famiglia dei Wittelsbach utilizzò a partire dal '500 fino al declino del suo potere nel secondo decennio del secolo scorso. Mi è ignota, invece, l'arma che il ramo di Baviera (a cui apparteneva Ludovico), dalla fine del sec. XIII distinto da quello di Palatinato, utilizzò nel periodo in questione .

Ferrante


I Wittelsbach del Palatinato col tempo divennero un po' i parenti poveri di quelli che saranno Duchi di Baviera, salvo poi quest'ultima linea estinguersi con Massimiliano III Giuseppe nel 1777. Al che i parenti renani piombarono sulla ricca Monaco a reclamarne il dominio, che tennero fino al 1918.
La scacchiera a losanghe bianco-azzurre é l'emblema dei Wittelsbach di Baviera come di quelli del Palatinato. Di certo lo era del marito di Margarete Maultasch. Infatti, come si può vedere da questo ritrattino conservato nel castello di Ambras (Innsbruck), risalente al XVI secolo ma che ricalca fedelmente, colorandole, le linee del sigillo della Contessa (la cui impronta originale nella cera sopravvive peraltro in svariati esemplari coevi).
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Ai piedi è l'emblema della Carinzia (dominio perso alla morte del padre ma di cui Margarete conservava nominalmente il titolo), nelle mani la Contessa regge l'aquila rossa del Tirolo (mano destra, dominio dinastico per di lei proprio titolo) e la scacchiera bianco-azzurra del (secondo) marito (mano sinistra). Certo, l'azzurro (anzi, celeste) qui è diventato un blu scuro... ma il sigillo originale di ceralacca rossa da cui l'anonimo copista trasse il disegno non era colorato... :roll:
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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda Tilius » venerdì 1 agosto 2008, 1:14

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...ecco un esemplare del sigillo originale, nella sua culla protettiva di cera vergine, come s'usava nel XIV secolo.
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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda FML » venerdì 1 agosto 2008, 14:11

Grazie infinite, gentilissimo Tilius! Sapevo di poter contare ancora una volta sulla sua dettagliata e generose consulenza.
Nelle poche immagini araldiche dei Vescovi di Trento rintracciate, ho notato come tutti i presuli tridentini (o almeno quelli a partire dal sec. XV) facessero uso contemporaneo di due stemmi distinti: uno con l'arma personale o familiare e l'altro con l'aquila rossa del Tirolo visibile anche nelle bellissime fotografie da lei proposte.
Che lei sappia, è possibile che questo uso fosse già praticato dai Pastori della Chiesa tridentina del secolo XIV?
In caso affermativo: con quali vicissitudini giuridiche tra i Wittelsbach ed i Principi-vescovi?

Cordiali saluti! :)

Ferrante
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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda Tilius » venerdì 1 agosto 2008, 22:21

Zaccheo ha scritto:Nelle poche immagini araldiche dei Vescovi di Trento rintracciate nelle pubblicazioni specifiche, ho notato come tutti i presuli tridentini (o almeno quelli a partire dal sec. XV) facessero uso contemporaneo di due stemmi distinti: uno con l'arma personale o familiare e l'altro con l'aquila rossa del Tirolo


Spero che sarà così magnanimo da non volermene, ma debbo confutare l'affermazione di cui sopra: l'aquila di Trento non ha nulla a che spartire con l'aquila rossa del Tirolo, se non, appunto, la specie aviaria.
L'aquila di Trento é la cosiddetta aquila di San Venceslao: nera, membrata e rostrata (si dice così? :oops: ) d'oro, tutta contornata da fiammelle rosse (come documentato dallo stemma miniato sul diploma di concessione originale del 1339, ritrovato non molti anni fa nell'Archivio Storico di Trento). La linea fiammeggiante di contorno venne per'altro rapidamente negletta, per essere recuperata solo in tempi recenti per il nuovo emblema della Provincia Autonoma di Trento.

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Citando da pubblicazioni della medesima... :

I primi secoli di storia del principato vescovile sono stati spesso contrassegnati da momenti travagliati che ne hanno posto in discussione la stessa sopravvivenza. Ad uno di questi è legata l'adozione dell'"aquila" di san Venceslao di Boemia a stemma del Principato. A metà del sec. XIII, i conti del Tirolo, ai quali spettavano i compiti di difesa del Principato (il già ricordato compito di avvocato), non nascondevano le mire di secolarizzare i principati di Trento e Bressanone a proprio favore, perseguendo l'obiettivo con raggiri e brutalità, inserendosi in competizione con i casati di Baviera e Lussemburgo che miravano apertamente al possesso delle vie di comunicazione alpine.
Quando nel 1337 venne eletto principe vescovo di Trento il boemo Nicolò da Bruna (l'attuale Brno capoluogo della Moravia in Cecoslovacchia), le ripercussioni di queste lotte erano ancora attive nelle guerre fratricide tra famiglie nobili. Suo primo compito fu quello di mettere ordine nel territorio della diocesi e del Principato, frenando con l'aiuto di re Giovanni di Boemia, del quale era stato al servizio, le contese e riappropriandosi dei feudi usurpati.
Fu in questa occasione che egli senti la necessità di rafforzare il piccolo esercito del Principato, ponendolo sotto uno stemma unitario e prestigioso che potesse competere con quelli della nobiltà in contesa. Per questo si rivolse direttamente al re Giovanni di Boemia per chiedere la concessione dell'emblema tracciato sullo scudo di san Venceslao, "l'aquila fiammeggiante", che non campeggiava su nessuna bandiera, neppure su quella dei Re di Boemia. Quale stemma si confaceva meglio ad un Vescovo di quello consacrato alla memoria di un principe, venerato come santo e martire per l'unità della fede? Venceslao era stato infatti Re di Boemia, agli albori del cristianesimo nella sua terra, pagando con la morte (935 d.c.) l'avvicinamento alla Chiesa di Roma. La richiesta non era da poco, ma l'urgenza e la gravità del momento esigevano interventi di prestigio. La petizione ebbe successo.

Diploma rilasciato da Re Giovanni di Boemia (il suocero di Margarete Maultasch, n.d.r.) al Vescovo di Trento (9 agosto 1339)

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Giovanni per grazia di Dio re di Boemia e conte del Lussemburgo a tutti ed in perpetuo. La sublimità della magnificenza reale ci convince che coloro i quali con la prova delle loro azioni si rendono a noi graditi, debbano a loro volta conseguire per sé e per i loro la grazia del Nostro favore in una ricompensa da valere per sempre.

Perciò, avendoci il venerabile Padre in Cristo il Signor Nicolò, Vescovo di Trento, nostro carissimo amico, dichiarato che la sua Chiesa al presente non ha alcuno stemma col quale in tempi di necessità, i nobili ministeriali, i soldati e i vassalli, suoi e della predetta sua Chiesa, possano fregiarsi ed issare sui vessilli. Ed avendoci supplicato umilmente e devotamente affinché con la benignità che ci è congeniale, facessimo dono a lui ed ai suoi successori nella predetta Chiesa, dello stemma ora non usato di S. Venceslao martire, glorioso patrono del nostro regno.

Noi guardando alla lealtà dello stesso Signor Vescovo che egli verso di Noi manifesto nel passato e manifesta nel presente, considerando inoltre assai attentamente che lo stesso Signor Vescovo per fedeltà e disposizione nel servizio ci si mostro talmente zelante che mai trovammo ne potemmo trovare in lui nient'altro che quanto una vera fedeltà ed un affetto di vera devozione richiedono, giudicammo di essere tenuti ad ascoltarlo ed esaudirlo nella sua richiesta mossi dal debito di una speciale riconoscenza.

Perciò, col tenore del presente atto, vogliamo notificare a coloro che vivono nel presente e a coloro che vivranno nel futuro che, accettando con affetto benigno come giusta e ragionevole la richiesta del ricordato Signor Vescovo, in nome di Dio diamo, concediamo e doniamo a lui ed ai venerabili suoi successori, i Vescovi di Trento, come pure alla Chiesa Tridentina, il predetto invittissimo stemma dello stesso S. Venceslao, riprodotto in calce a questo nostro atto di privilegio perché possa essere in possesso e usato dallo stesso Vescovo e dai predetti successori, i Vescovi di Trento, nel presente e trasmesso in perpetuo per il futuro. Siccome poi la medesima Chiesa Tridentina e esposta alle incursioni dei nemici, come alla freccia il bersaglio, e per questo i suoi rettori, i Vescovi di Trento, in passato furono afflitti dalla violenza di varie ingiustizie da parte di nobili e potenti confinanti, sinceramente promettiamo, sia per il diritto di avvocazia, sia in forza dello stemma predetto, intervenendo noi, i nostri eredi e successori, gli illustri Duchi della Carinzia e i Conti del Tirolo, di conservare e con l'aiuto di Dio di difendere degnamente in futuro il ricordato Signor Vescovo nei suoi diritti, dignità e immunità contro ogni impresa e gravame venente da costoro.

In testimonianza, manifestazione e forza da valere in perpetuo di quanto detto, abbiamo fatto stendere il presente documento e lo abbiamo fatto rafforzare mediante il nostro sigillo maggiore.

Dato a Wroclav nell'anno del Signore 1339, nel giorno della Vigilia del glorioso martire il beato Lorenzo


~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~

L'aquila rossa del Tirolo ha origini alquanto più confuse e meno... come dire... istituzionali. La famiglia dei Conti di Tirolo é documentata dal 1150 circa, e già intorno al 1190 adottarono l’insegna dell’aquila rossa, come attesta il sigillo di Alberto III (1190 – 1253) e, per il colore dell’aquila, la descrizione in versi fatta dal canonico di Zurigo Konrad von Mure nel suo componimento “Cliperius Teutonicorum” (1242-1249) (però questo riferimento è tutt'altro che indiscutibile, e quindi l'unico punto fermo fra XII e XIII secolo è l'aquila)..
La più antica raffigurazione colorata di questo stemma risale invece a tempi di molto successivi: specificamente, è lo stemma con aquila rossa affrescato nella cappella di Castel Tirolo (nei pressi di Merano) durante i lavori (1270-1280) di sopraelevazione della medesima fatti eseguire da Mainardo II di Tirolo-Gorizia.
Infine, c'é da dire come alcuni storici ritengano che l'aquila rossa del Tirolo in realtà possa essere un più antico stemma della Carinzia, scippato e riciclato in ambito tirolese (plausibilmente dopo l'acquisizione della Carinzia da parte di Mainardo II nel 1286, e così anche la cronologia della prima raffigurazione "a colori" in ambito tirolese coinciderebbe). Ipotesi suggestiva, ma basata su indizi più che su prove documentarie.

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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda FML » venerdì 1 agosto 2008, 22:47

Non occorre esser magnanimi per affermare: :P CHE MAGNIFICA LEZIONE!!
Tilius, lei è preparatissimo e straordinario ed io le sarò sempre debitore di questa grande dissertazione di storia e di araldica. Nella mia ignoranza in materia (e :oops: non solo!), infatti, ho sempre grossolanamente confuso l'aquila tridentina "di san Venceslao" (concessa ed utilizzata araldicamente dai Principi-vescovi del luogo) con quella tirolese. Ma, creda alla mie parole, della sua bella area geografica, così ricca di complesse vicende storiche, so veramente poco e nulla....

La ringrazio infinitamente...anche per le chiarissime immagini.

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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda Tilius » venerdì 1 agosto 2008, 22:59

PS: effettivamente i principi vescovi di Trento avevano l'abitudine di inquartare il proprio stemma con quello di Trento - la nostra aquila di San Venceslao oramai divenuta a pieno titolo di Trento (il tutto addobbato delle insegne vescovili - mitra, pastorale, spada - piuttosto che dalla berretta cardinalizia nei casi di Bernardo Clesio e i suoi tre successori Cristoforo, Lodovico e Carlo Gaudenzio Madruzzo). Ma la cosa diventa prassi solo ai primi del XVI secolo.
(stemma cardinalizio del Clseio in un fregio del Castello di Stenico...
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)

Ancora l'Hinderbach (+1486) usava il suo solo stemma.
Forse l'iniziatore dell'inquartato potrebbe essere il predecessore del Cles (Giorgio di Neideck, 1505-1514, mi sembra di rammentare che lo stemma sulla facciata del palazzo pretorio di Riva del Garda sia inquartato), ma non andrei tanto più indietro di così.
L'usanza di raffigurare ambo gli stemmi (quello personale e quello di Trento) su epigrafi, tavole votive a decoro delle tombe terragne dei vescovi in Cattedrale etc etc etc é comunque più antica e permane anche dopo l'introduzione dell'inquartato (qui, il rilievo dedicatorio del Clesio murato sull'abside di Santa Maria Maggiore a Trento:
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... :wink: )

Infine una chicca: qui lo stemma di Trento si inquarta con quello di Bressanone, il tutto caricato dello stemma (leoncino bianco + leoncino rosso) di Bernardo Clesio (infatti il cardinale era stato nominato in extremis anche amministratore apostolico della diocesi di Bressanone... salvo poi sfortunatamente morire appena giunto in città per prenderne possesso).
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C'é da dire che quest'ultimo stemma (e il relativo ritratto) é posteriore di almeno un secolo alla morte del presule, ed è stato realizzato dagli eredi a fini di celebrazione dinastica.Infatti, dato il brevissimo tempo in cui il cardinale detenne anche il dominio di Bressanone, non esistono stemmi coevi di questo genere (forse il più antico potrebbe essere quello sul cenotafio del vescoco, in Cattedrale a Trento, ma dovrei verificare se effettivamente vi campeggia anche Bressanone...e comunque siamo minimo nel 1550: un sepolcro piccolo, quasi micragnoso, e vieppiù tardivo per un così gran personaggio... :cry: )
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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda Tilius » venerdì 1 agosto 2008, 23:25

Chiudo questo tedio infinito che sto infliggendo a chi legge con questa immagine del fregio affrescato verso il 1530 da Dosso Dossi nel salone grande del Magno Palazzo, l'ampliamento rinascimentale del Castello del Buonconsiglio voluto dal cardinale Bernardo Clesio (o Cles, come certa storiografia purista moderna lo ha oramai ribattezzato... come a dire che Raffaello non é Sanzio poiché in realtà all'anagrafe faceva Santi... :roll: ).

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Cosa rappresenta? Ma la parte leggera e spensierata dell'Araldica!
Lo stemma di famiglia è stato richiamato tramite i leoncini bianchi e rossi che, gattoni affettuosi e giocosi, si trastullano con dei puttini alati, e inoltre alcuni putti sorreggono l'aquila nera/oro di Trento quasi fosse una cornacchia da compagnia... :D
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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda FML » venerdì 1 agosto 2008, 23:54

Tilius ha scritto:PS: effettivamente i principi vescovi di Trento avevano l'abitudine di inquartare il proprio stemma con quello di Trento - la nostra aquila di San Venceslao oramai divenuta a pieno titolo di Trento (il tutto addobbato delle insegne vescovili - mitra, pastorale, spada - piuttosto che dalla berretta cardinalizia nei casi di Bernardo Clesio e i suoi tre successori Cristoforo, Lodovico e Carlo Gaudenzio Madruzzo). Ma la cosa diventa prassi solo ai primi del XVI secolo.
(...)
Ancora l'Hinderbach (+1486) usava il suo solo stemma.


Come già accennato, su uno dei libri relativi alla storia dei Vescovi tridentini consigliati in questo dibattito, ho reperito tre immagini di altrettante lastre tombali terragne poste sul sepolcro di presuli locali: quella del polacco Alessandro di Mazovia (vescovo di Trento dal 1424 al 1444); quella di Giovanni Hinderbach (vescovo di Trento dal 1465 al 1486) e, infine, quella di Udalrico Frundsberg (vescovo di Trento dal 1486 al 1493).
Tutt'e tre presentano due scudi araldici ciascuna: nel primo di essi (in basso a sinistra della lapide, ai piedi del ritratto del defunto), è visibile lo stemma con l'aquila di San Venceslao, e nel secondo (ubicato in basso a destra) quallo personale o familiare del vescovo.
La consuetudine da parte dei vescovi di Trento di inquartare la propria arma con qualla, ormai, assurta ad emblema tridentino, sembra dunque da riscontrarsi solo a partire dal secolo XV.

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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 4 agosto 2008, 15:32

Rendo doveroso omaggio all'eloquentissima dissertazione del :P caro amico Tilius, così dettagliata e completa, oltre che capace di ribadire con dati di fatto le differenze fra l'aquila tridentina e quella tirolese, esteticamente evidenti a chiunque già solo dai rispettivi colori (nero e rosso) ed accessori.

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Re: Principi-vescovi di Trento

Messaggioda FML » lunedì 4 agosto 2008, 17:06

Lo stemma con l'aquila di San Venceslao, concesso nell'anno 1339 da re Giovanni di Boemia alla Chiesa tridentina, nella persona del vescovo pro-tempore Nicolò Alreim da Brno (Moravia), è oggi utilizzato quale insegna della Provincia autonoma di Trento e, con alcune modifiche subìte nel corso del tempo, del Comune tridentino. La Diocesi locale ne fa uso (anch'Essa in versione rimaneggiata) costante dalla data di concessione.

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