Le medaglie del 2 giugno

Divise, medaglieri personali, nastrini, autorizzazioni.
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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda lilo » domenica 8 giugno 2008, 14:54

Salve a tutti,

Riguardo il Generale Del Vecchio vorrei che venisse qui pubblicata l'intera lista delle sue decorazioni - se è possibile alla data odierna - con particolare riferimento atutte le onorificenze STRANIERE.

Egualmente utile sarebbe un link ove poter trovare dette informazioni.

Inoltre vorrei sapere, se possibile, il nome del Colonnello appartenente al corpo di amministrazione e commissariato dell'Esercito / CRI.

Nell'attesa porgo distinti saluti

Mauro
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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda roki30 » domenica 8 giugno 2008, 17:59

Ma sei così curioso ?
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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda Carnelevario » domenica 8 giugno 2008, 18:54

E pensare che il Regolamento sulle uniformi ora in vigore prevede che:

Art. 70
Disposizione delle insegne metalliche

Le insegne metalliche normali vanno disposte al massimo su due righe, scalate fra di loro di mm. 40 in altezza.
Le insegne metalliche ridotte vanno disposte su di un'unica riga.
Se il numero delle decorazioni è rilevante, ciascuna insegna deve essere parzialmente sovrapposta a quella che segue, in modo che comunque non sia superata la larghezza complessiva di mm. 140.
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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda nicolad72 » domenica 8 giugno 2008, 19:28

Quindi qualcuno avrebbe dovuto rinunciare a qualcosa... ma le rinunce sono sempre difficili...!

Ma i veri uomini ed i grandi comandanti emergono sempre nelle difficoltà... siam tutti eroi a risiko!
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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda Generale » venerdì 25 luglio 2008, 23:14

Ho notato sul petto del Gen.Del Vecchio un nastrino bianco con palo centrale blu. O.M. CIVILE DI SAVOIA?
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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda Elmar Lang » sabato 26 luglio 2008, 16:10

Salve,

proprio l'altro giorno, chiacchieravo con mio padre, ora quasi 91enne, ufficiale dell'Esercito a riposo. Entrò in Accademia nel 1936 e lasciò il servizio nel 1976. In quei non pochi anni di carriera, e la guerra combattuta nella parte '40-'43, alla fine i suoi nastrini assommavano complessivamente ad otto, di cui tre per decorazioni al Valore Militare, due delle quali estere. Mi ricordò anche che ai suoi tempi, il porto tanto dei nastrini che degli "onorifici distintivi" metallici stranieri, era subordinato alla presenza di Autorità dello stato che conferì l'onorificenza: per questo subì un richiamo scritto da parte di un suo elevato superiore, per non essere stato a conoscenza della norma in questione. Ad ogni modo, essendo piuttosto testardo, non ridusse a sei i suoi nastrini e nessuno più ebbe a ridire.

Secondo lui, l'Italia era molto sobria quanto a numero di decorazioni, per cui le poche conferite avevano un ancora più alto significato morale e d'incitamento all'emulazione.

In questo, non posso che essere d'accordo con lui.

A presto,

Elmar Lang
Non fidatevi mai delle statistiche, se non siete stati voi a falsificarle. (P. Kalpholz)
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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda Il Megarese » sabato 26 luglio 2008, 16:53

Non conosco le normative attuali, ma lasciatemi dire che sono pienamente d'accordo con l'ultimo intervento . Specie per quanto attiene le conclusioni riportate. Come è stato giustamente fatto notare precedentemente, il medagliere dell'attuale Comandante dei Carabinieri è molto più "sobrio e dignitoso".
Cordialmente
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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda michele d'andrea » sabato 26 luglio 2008, 21:39

La bella testimonianza di Edmar Lang conferma che una riflessione meditata sull’argomento può intraprendere due strade: la prima guarda alle scelte individuali, la seconda all’architettura onorifica repubblicana e alle sue carenze strutturali.
Abbiamo visto, dalle foto, alcuni esempi di disposizioni non corrette, ma con diverse sfumature di gravità. C’è la vera e propria violazione di un principio (l’insegna di cavaliere dell’OMRI insieme con la commenda, quasi si trattasse dell’OMI); ci sono, poi, le interpretazioni “estensive” della norma (ad esempio, il vezzo di disporre l’ordine dei nastrini della prima fila dall’esterno all’interno, così da evitare di nascondere sotto il risvolto della giacca l’insegna più prestigiosa); ci sono, infine, alcune piccole “deroghe” o variazioni sul tema che possono essere considerate alla stregua di un berretto fuori ordinanza.
D’altra parte, è fisiologico che il soldato, ristretto nella gabbia dell’uniforme che unisce ma allo stesso tempo omologa, sia tentato di percorrere il sottile confine fra adesione e violazione. E le fotografie dei tanti ufficiali, sottufficiali e soldati degli anni ‘20 che ostentano con fierezza le medaglie commemorative delle Armate nelle quali avevano servito nella Grande guerra – medaglie coniate privatamente ma ampiamente tollerate – ne sono la migliore conferma.
Detto questo, il militare è persona umana, con i suoi pregi e le sue debolezze, gli atteggiamenti rigorosi e gli atteggiamenti narcisistici: indossare un’insegna dell’OMRI pre-riforma potrebbe voler affermare, ad esempio, la lunga ”anzianità di servizio” nell’ordine; l’apposizione di un distintivo metallico in più potrebbe esprimere la critica alla scelta di “nastrinizzare” le insegne specialità ecc. E come giudicare, allora, i nastrini normalmente usati dai Carabinieri, gonfiati sino a raggiungere l’aspetto del bugnato dei palazzi fiorentini del periodo mediceo?
Su queste alterazioni della norma che non stravolgono il sistema non varrebbe neppure la pena di soffermarsi, tanto appartengono all’esperienza di ciascuno di noi.
Quello che mi pare assolutamente inaccettabile e ingiustificabile, invece, è la violazione consapevole posta in essere da alte cariche militari, quasi che il grado o il ruolo ricoperto le renda “legibus soluti” e detentrici del potere di innovare o variare, con atto unilaterale e non sanzionabile, le regole in vigore (chi sarebbe tanto folle da riprenderli? L’unico, in passato, sarebbe stato il presidente Cossiga, con le armi dell’ironia…). Appena possibile, vi manderò un’immagine per certi versi emblematica. Insomma, non appartiene al militare, ristretto entro i rigidi paletti regolamentari, la funzione di “taste-maker”, creatore del gusto e della moda. Anche nell’ambito civile, è un lusso riservato a pochi: normalmente, si cade nel grottesco, come testimoniano le babbucce con le iniziali E ed F indossate da Flavio Briatore sotto il tight del suo matrimonio.
Detto questo, però, sarebbe da chiedersi se non sia proprio il sistema premiale repubblicano ad alimentare — con le sue contraddizioni, i suoi peccati originali e le successive forzature interpretative (vedi, per tutti, il parere del 1981 sugli ordini non nazionali); con la difficoltà a distaccarsi dai precedenti da parte di SMD (le medaglie fiumane e spagnole ancora in vigore, l’OSSML e la CI senza indicazione del termine ad quo, i principi ereditari nella libretta delle uniformi e simili stravaganze); con una natalità onorifica da terzo mondo; con la caccia al tesoro delle nuove decorazioni fra le pieghe di ogni finanziaria; con l’assenza di un ordine di precedenza unico per l’intero patrimonio statuale — ad alimentare, dicevo, simili alterazioni?
Siamo tutti d’accordo, ritengo, sull’esistenza di un sistema premiale nazionale sovradimensionato rispetto alle esigenze di un periodo di pace. Constatiamo, anzitutto, la singolare duplicazione di benemerenze. Per tutte, le medaglie e le croci di Esercito, Carabinieri e Guardia di Finanza che, nel tempo, hanno imitato quelle più antiche marinare ed aeronautiche. Con la fondamentale differenza che queste ultime sorsero non in funzione delle rispettive Forze armate, ma per onorare il coraggio e la perizia della gente di mare e dell’aria, soggette ad una navigazione ben più rischiosa. Insomma, sembra che tutti debbano conferire, in ossequio ad una irrazionale “par condicio” onorifica tra Forze armate, enti e corpi che ha finito per condizionare persino i conferimenti delle decorazioni dell’OMI, con il serio rischio di ridurne il prestigio.
Anche la questione degli ordini dinastici riconosciuti meriterebbe una discussione, che spero potrà essere ripresa in tempi brevi, soprattutto alla luce della lunga discussione parlamentare che portò alla legge del 1951.
Ma ciò che mi preme sottolineare è un punto forse poco avvertito: il fenomeno dell’inversione del procedimento onorifico rispetto al passato. Un tempo era il fatto, il gesto che, per essere riconosciuto meritevole, doveva rientrare nell’alveo normativo esistente e soddisfarne i requisiti. La Repubblica, invece, a partire dagli anni ’70, preferisce modellare sul fatto una nuova benemerenza. Così abbiamo visto le innumerevoli medaglie commemorative delle calamità naturali (quante, in epoca monarchica?), invece di utilizzare una sola insegna con le fascette, le duplicazioni al valore e al merito di Forza armata, della Guardia di Finanza (che ha aggiunto anche la commemorativa per le missioni all'estero) e, in ultimo, la medaglia d’oro che chiameremo di Nassirya, frutto di una pessima gestione politico-militare basata sull'emotività e sull’incapacità di difendere, anche a rischio dell’impopolarità, la forza ideale delle ricompense al valore e la loro natura esclusiva.
Cordiali saluti a tutti.
Michele D’Andrea
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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda equites » domenica 27 luglio 2008, 22:27

michele d'andrea ha scritto:Ma ciò che mi preme sottolineare è un punto forse poco avvertito: il fenomeno dell’inversione del procedimento onorifico rispetto al passato. Un tempo era il fatto, il gesto che, per essere riconosciuto meritevole, doveva rientrare nell’alveo normativo esistente e soddisfarne i requisiti. La Repubblica, invece, a partire dagli anni ’70, preferisce modellare sul fatto una nuova benemerenza. Così abbiamo visto le innumerevoli medaglie commemorative delle calamità naturali (quante, in epoca monarchica?), invece di utilizzare una sola insegna con le fascette, le duplicazioni al valore e al merito di Forza armata, della Guardia di Finanza (che ha aggiunto anche la commemorativa per le missioni all'estero) e, in ultimo, la medaglia d’oro che chiameremo di Nassirya, frutto di una pessima gestione politico-militare basata sull'emotività e sull’incapacità di difendere, anche a rischio dell’impopolarità, la forza ideale delle ricompense al valore e la loro natura esclusiva.
Cordiali saluti a tutti.
Michele D’Andrea


Contributo davvero molto interessante, che spero possa essere spunto di riflessione anche per i militari in servizion presenti sul Forum.
"...e per rincalzo il cuore"
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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda michele d'andrea » mercoledì 30 luglio 2008, 17:29

Il commento di equites sembrerebbe individuare nel mondo militare o, meglio, negli appartenenti alle Forze armate, i principali destinatari di una riflessione sul corretto uso delle onorificenze. Se ho male interpretato lo spirito dell’intervento me ne scuso fin d’ora, ma la mia riflessione voleva porre ai colleghi del forum la questione, ancora poco dibattuta, delle carenze strutturali del sistema premiale repubblicano, che non possono essere imputata al solo settore della Difesa. La quale Difesa come ho avuto già modo di dire, non è esente da critiche, soprattutto in quella peculiare incapacità ad affrancarsi dal “precedente” che, come un principio incombente e minaccioso, costringe a mantenere in vita prescrizioni e atteggiamenti ormai anacronistici.
Tuttavia, nessuno che affronti seriamente materia può ignorare la supremazia quasi assoluta del paesaggio militare nell’esibizione delle insegne, che non può non tradursi in una incidenza iconografica ben maggiore rispetto alle occasioni e alle immagini delle tenute onorifiche civili. Anzi, se guardiamo al numero delle occasioni, il numero degli errori (gravi o veniali, in buona o in cattiva fede) da parte dei cittadini in armi è veramente basso, proprio perché l’ordinamento militare, nel bene nel male, possiede gli strumenti normativi (prescrittivi e, attenzione, sanzionatori) per uniformare l’uso delle decorazioni. Poi, ripeto, possiamo parlare fino alla nausea (e credo che i militari siano i soggetti più interessati e partecipi) delle norme, della loro attualità, della loro logicità.
È invece in ambito civile che si compiono i misfatti più gravi, quelli che minano seriamente la credibilità dei principi onorifici e dei suoi istituti. Le truffe, la carnevalate, le processioni grottesche di emuli di improbabili sangiaccati d’oriente con tanto di prelati e chiese a disposizione, mantelli e spadoni, smoking e assegni, diplomi e patacche. Leggiamo e ne ridiamo, noi che sappiamo, ma quanti millantatori continuano ancora a carpire non dico la buona fede, perché esiste anche un limite alla dabbenaggine, quanto l’appetito onorifico che il popolo italiano, checché ne dicano sociologi modernisti, non ha mai cessato di avvertire. E le drastiche riduzioni ai conferimenti dell’OMRI (il nostro valoroso moderatore potrà confermare che il cavalierato OMRI oggi vale, finalmente, il cavalierato della Legion d’honneur) ha costretto molti affamati a percorrere altre strade, alcune ammesse e, quando anche queste ultime fossero risultate impraticabili, quelle degli ordini chimerici nel nome, ma concretamente esosi nei fatti.
E poi, scusate, avete mai assistito a convegni delle varie associazioni di insigniti? Io sì, io ho parlato in quelle sedi, io ho letto documenti, bollettini, periodici, proprio per capire fino a che punto l’assenza dello Stato nei rapporti con i suoi cittadini benemeriti abbia prodotto un sistema anarchico, autoreferenziale e creativo nella disposizione delle onorificenze sull’abito civile che ha finito per stravolgere completamente l’antica relazione fra tenuta e formato. «Ho visto cose che voi umani…» si potrebbe dire: due o tre rosette sul bavero, formati regolamentari sulla giacca dello spezzato, placche agganciate al taschino del frac, collari che scendevano a mo’ di medaglia olimpica. E poi ci lamentiamo dei militari? No, non abbiamo il diritto di generalizzare, così come, a mio avviso, non è giusto indagare su chi sia il personaggio raffigurato, di cui si valuta, con l’occhio dell’esperto e non del voyeur, la corretta disposizione del medagliere.
Il forum è uno strumento di grande interesse. Facciamolo crescere nel segno della moderazione, con ironia se si vuole, ma sempre misurata.
Un cordiale saluto.
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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda Luigi Scafati » mercoledì 30 luglio 2008, 18:47

Finalmente!!! Infinitamente grazie!!!

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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda Francesco Lupo » mercoledì 30 luglio 2008, 20:39

Buonasera,

Concordo con Luigi, conosco il dr. D'Andrea soltanto tramite la splendida opera "Vestire gli onori", che ho consultato e consulto tanto da averne già consunto la rilegatura, finalmente interventi dotti, precisi, esaustivi.

Cordialmente.
Francesco Lupo
 

Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda Mario Volpe » giovedì 31 luglio 2008, 9:53

michele d'andrea ha scritto:E le drastiche riduzioni ai conferimenti dell’OMRI (il nostro valoroso moderatore potrà confermare che il cavalierato OMRI oggi vale, finalmente, il cavalierato della Legion d’honneur) ha costretto molti affamati a percorrere altre strade, alcune ammesse e, quando anche queste ultime fossero risultate impraticabili, quelle degli ordini chimerici nel nome, ma concretamente esosi nei fatti.


Grazie per (l'immeritato) 'valoroso' caro Michele. A proposito dell'OMRI posso confermare che la tua affermazione è oggi quanto mai veritiera, ed una conferma - oltre che dalle riduzioni quantitative dei conferimenti - ci proviene anche dalle consuetudini internazionali che regolano gli scambi di onorificenze tra i vari Paesi (sia a livello pubblico che privato) basandosi sul principio della reciprocità.
Per fare un esempio riferito proprio alla Francia, ricordo che gli scambi (istituzionali) di onorificenze tra i due Paesi - inizialmente impostati proprio sul parallelo Legion d'Onore / OMRI - furono radicalmente modificati nei primi anni sessanta, quando il Presidente De Gaulle decise di riformare il sistema premiale francese tramite l'istituzione dell' "Ordre National du Mérite " (che in pratica abolì e sostituì una dozzina di onorificenze specializzate minori).
Da quel momento infatti, i conferimenti da parte francese verso gli stranieri (incluso il corpo diplomatico) furono effettuati principalmente tramite l'impiego di quest'ultimo strumento onorifico, riservando la Legion d'Onore solo per i casi di maggiore rilevanza. Ciò ha determinato per noi un'evidente disparità di trattamento, dato che da parte nostra si proseguiva invece ad impiegare l'OMRI (allora unico Ordine disponibile) per insignire i soggetti francesi.
La cosa, tra l'altro, provocò anche la sospensione - protrattasi per diversi anni - dello scambio di onorificenze nel settore diplomatico (dove le regole della reciprocità seguono un'applicazione più rigida che in altri settori). Disparità ulteriormente penalizzata dal fatto che la Francia - motivando la cosa con la mancanza di una classe di Gran Collare nell'Ordre du Mérite - limita il conferimento della Gran Croce dell'Ordine soltanto ai Capi di Stato, riservando ad Ambasciatori ed altre alte personalità straniere dei conferimenti dal Grande Ufficialato in giù...
La recente riattivazione dell'OSSI, ha consentito - in questo come in altri casi - di riequilibrare queste disparità di trattamento, potendo utilizzare quest'ultimo strumento quando ai nostri connazionali vengono conferite onorificenze di secondo o terzo livello, anzichè del primo ordine nazionale.
Oggi - a seguito della definizione di nuove intese di reciprocità - agli Ambasciatori di Francia che hanno compiuto il loro periodo di missione nel nostro Paese viene infatti conferita, non più la Gran Croce dell'OMRI, ma il Grande Ufficialato dell'OSSI...

michele d'andrea ha scritto:No, non abbiamo il diritto di generalizzare, così come, a mio avviso, non è giusto indagare su chi sia il personaggio raffigurato, di cui si valuta, con l’occhio dell’esperto e non del voyeur, la corretta disposizione del medagliere. Il forum è uno strumento di grande interesse. Facciamolo crescere nel segno della moderazione, con ironia se si vuole, ma sempre misurata.


Pienamente d'accordo...
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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda michele d'andrea » giovedì 31 luglio 2008, 13:14

Sarebbe assai interessante, caro Mario, sempre che non si tratti di materia riservata, conoscere l'attuale "quotazione" dell'OMRI rispetto alle più note onorificenze cavalleresche straniere. Ciò aiuterebbe a comprendere, soprattutto se si potessero ottenere anche i dati del passato, il vantaggio di poter disporre di un secondo ordine nel quale convogliare, ad esempio, i conferimenti legati alla cortesia internazionale. Nel nostro caso, la rivitalizzazione dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana è stato uno fra i meriti maggiori della campagna ciampiana.
Un caro saluto.
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Re: Le medaglie del 2 giugno

Messaggioda Mario Volpe » giovedì 31 luglio 2008, 16:53

michele d'andrea ha scritto:Sarebbe assai interessante, caro Mario, sempre che non si tratti di materia riservata, conoscere l'attuale "quotazione" dell'OMRI rispetto alle più note onorificenze cavalleresche straniere.
Ciò aiuterebbe a comprendere, soprattutto se si potessero ottenere anche i dati del passato, il vantaggio di poter disporre di un secondo ordine nel quale convogliare, ad esempio, i conferimenti legati alla cortesia internazionale. Nel nostro caso, la rivitalizzazione dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana è stato uno fra i meriti maggiori della campagna ciampiana.
Un caro saluto.
Michele D'Andrea


Il livello delle "quotazioni" dell'OMRI nel contesto internazionale, soprattutto nel quadro degli scambi di cortesia, ha subito nel corso dei suoi sessant'anni di vita diverse oscillazioni.

Prendiamo ad esempio il periodo iniziale di vita dell'Ordine, tra gli anni cinquanta e sessanta, nel quale il nostro Paese ha sostituito a livello internazionale i tradizionali conferimenti destinati agli stranieri di ordini ben noti e prestigiosi come il S. Maurizio e Lazzaro o la Corona d'Italia (per non parlare dei conferimenti della Stella d'Italia nel contesto coloniale e, più tardi, dell'Aquila Romana nel contesto 'politico-ideologico'), con quelli dell'OMRI. Un'onorificenza appena istituita, riflesso premiale di una Repubblica costituitasi appena qualche anno prima in uno Stato che, oltretutto, era uscito sconfitto dall'ultimo conflitto mondiale. Uno Stato che stava sforzandosi di far dimenticare le 'colpe' accumulate durante il conflitto (ed il ventennio fascista) per riuscire ad reinserirsi a livello paritario nei più importanti consessi internazionali (mentre affrontava una difficile ricostruzione generale delle sue istituzioni e delle sue strutture nazionali).
Posso immaginare come il livello di prestigio attribuito all'OMRI (nel quale certe antiche prerogative equestri erano state ormai sostituite da principi esclusivamente meritocratici) dalle personalità straniere che cominciarono a riceverlo in quel periodo, sia stato piuttosto ridotto... Confrontabile probabilmente con l'importanza assai relativa che poteva all'epoca essere attribuita, ad esempio, anche all'Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania (istituito anch'esso nel 1951), da un Paese reduce da ben più rilevanti problemi politico-ideologici e ancora diviso allora in due distinte entità.
Mi metto nei panni di un'Ambasciatore francese o di uno britannico che abbiano ricevuto l'OMRI in quegli anni, e che avranno probabilmente formulato mentalmente confronti con le proprie corrispondenti massime istituzioni onorifiche (la Legion d'Onore, l'Ordine del Bagno, ecc.), ben più antiche, famose e prestigiose della nostra...
Questa sensazione è confermata da un carteggio risalente ai primi anni sessanta che ebbi occasione di visionare qualche tempo fa, costituito da uno scambio di corrispondenza tra l'allora Capo del Cerimoniale Diplomatico e l'allora Cancelliere dell'OMRI, nel quale si ipotizzava la riattivazione dell'Ordine di S. Maurizio e Lazzaro, per dotare l'Italia di una seconda (e prestigiosa) onorificenza da utilizzare nel campo internazionale. Ipotesi che in seguito, evidentemente, deve essere stata scartata...

Nel periodo successivo, tra gli anni settanta e ottanta, lentamente l'OMRI ha iniziato a conquistarsi all'estero un discreto livello di prestigio, favorito anche dalla migliorata immagine politico-economica del nostro Paese e dal crescente apprezzamento che in molte parti del mondo si iniziava a riservare al lavoro svolto dai nostri connazionali ed ai prodotti della nostra industria.
In questi anni semmai, fu sul fronte interno che l'OMRI subì una certa involuzione, provocata anche dall'eccessivo volume dei conferimenti e dalle troppo facili modalità di ottenimento, con un conseguente effetto inflazionistico ed un certo calo di prestigio. Ma non dobbiamo dimenticare come in questi decenni le nuove 'correnti di pensiero' abbiano influenzato la nostra società ad ogni livello, provocando un calo di interesse generalizzato verso i valori istituzionali ed i significati onorifici nazionali. Niente più bandiere esposte sugli edifici pubblici, niente più celebrazioni delle ricorrenze nazionali, contestazioni continue verso le istituzioni, ecc. ecc.
In questo periodo, va ricordato, stava inoltre progressivamente sparendo dalla scena l'OSSI, facendo gravare sull'OMRI l'intero peso delle investiture "esterne" italiane (stranieri e italiani all'estero).

Durante gli anni novanta, se sul fronte interno le cose cominciarono a migliorare grazie ai primi provvedimenti riduttivi nel volume dei conferimenti OMRI, all'estero si cominciava a fare i conti con il costante sviluppo dei nostri rapporti internazionali, che determinarono conseguenti crescenti esigenze premiali verso quei soggetti che - in numero sempre maggiore - operavano all'estero. Le numerose missioni umanitarie e di peacekeeping intraprese dalle nostre Forze Armate, il crescente numero di progetti di cooperazione allo sviluppo (supportati dall'impiego di numeroso personale di ONG ed organizzazioni umanitarie), i sempre più frequenti interventi di protezione civile all'estero e di aiuti in occasione di eventi calamitosi, il forte impulso promozionale del nostro "Sistema Italia" in tutto il mondo, nonchè il rilancio dei legami con le comunità dei nostri connazionali sparse sul pianeta (da ultimo con l'allargamento del voto agli italiani all'estero), hanno determinato una crescita considerevole del numero di soggetti che dall'esterno - attraverso attività e sacrifici di ogni genere -acquisiscono benemerenze verso la Nazione. In questo periodo, le limitazioni imposte dalla possibilità di utilizzare un'unico strumento onorifico per soddisfare tutte queste esigenze, hanno creato qualche ritardo e qualche problema. E nel contesto della cortesia internazionale i nostri conferimenti (tramite il solo OMRI), hanno talvolta dovuto confrontarsi ed accettare - come accennavo in precedenza - scambi a noi sfavorevoli.

La riattivazione dell'OSSI a partire dal 2001 sta indubbiamente consentendo, potendo ora disporre di due distinti strumenti onorifici, di ridefinire e riequilibrare l'intero sistema delle nostre concessioni in questo settore. Operazione che sta senz'altro rilanciando il prestigio dell'OMRI all'estero (potendone limitare l'uso solo ai conferimenti più rilevanti), e promuovere nel contempo lo stesso OSSI, i cui quadri si stanno di anno in anno riformando grazie ad un crescente e selezionato criterio di assegnazione. Non posso quindi che condividere i tuoi apprezzamenti nei confronti della "riforma ciampiana"...
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