Guido5 ha scritto:Cari amici,
di stemmi ecclesiastici "fuori ordinanza" ne abbiamo visto non pochi. L'ultimo che mi è capitato è a Poggio San Lorenzo, in provincia di Rieti e a una sessantina di chilometri da Roma. Sulla facciata della chiesa parrocchiale campeggia uno stemma dallo scudo intuibile timbrato con un cappello nero con un fiocco nero pendente per ciascun lato e la croce semplice, in palo, dietro. La diocesi è quella suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto.
Ah! Verissimo, caro Guido. Realizzazioni araldiche inspiegabili, talora frutto di imperizia da parte degli artisti, altre volte semplice conseguenza di veri e propri abusi, ci son sempre state in araldica ecclesiastica (e non solo). Nel 1905 San Pio X proibì con un decreto la croce ai protonotari apostolici:
sine Cruce vel Mitra. Se ci fu espressa proibizione, questo avvenne probabilmente in conseguenza di un
abuso del genere. E come questo abuso sarà avvenuto da parte di prelati, forse sarà avvenuto anche da parte di semplici sacerdoti. E potrebbe essere il caso dello stemma da te incontrato a Poggio San Lorenzo.
Ma qui non abbiamo trattato solo di uno stemma "fuori ordinanza", facilmente riconoscibile come tale. Qui abbiamo trattato di uno stemma che pur avendo insegne episcopali - per quanto dotate del particolare privilegio dei fiocchi rossi ad adornare il cappello - viene attribuito a un ente, un capitolo di canonici. Il problema è leggermente diverso. Lo stemma prelatizio di Udine, apparentemente è uno stemma vescovile non "fuori ordinanza" ma espressivo di un privilegio facilmente intuibile almeno come possibilità (al possibile privilegio avevamo pensato fin dall'inizio). Ma viene attribuito ad altra dignità da quella vescovile. Il problema non è di
erronea rappresentazione ma di
anomala attribuzione.