Stemmi concessi e mai adottati

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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda amedic » sabato 24 maggio 2008, 10:41

Sigillum1 ha scritto:Sarebbe interessante poter consultare il testo originale di questa concessione, mi rivolgo qui ad Amedic, che potrebbe forse raggiungere la fonte, se citata dall'autore, per sapere donde venga il motto e se non si tratti della concessione di un'impresa, piuttosto che di uno stemma. Un cordiale saluto. Silvia

Purtroppo il Capacchi afferma che " fortunatamente, i Terzi nascosero questa indecorosa scartoffia nel loro archivio privato e continuarono a produrre l'antico stemma".
Mi permetto di precisare che il Capacchi è stato uno stimato conoscitore di storia parmigiana e parmense e autore di diverse pubblicazioni in merito. Il volume sui castelli parmiginai consta di circa 600 pagine e annovera più di 600 fonti bibliografiche di interesse locale. Presumo sia stato accorto nella traduzione ma indubbiamente senza poter vedere l'originale il dubbio è d'obbligo.
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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda Sigillum1 » sabato 24 maggio 2008, 11:43

Caro Alessandro, ne deduco che il diploma non è reperibile, perchè immagino che l'archivio della famiglia non sia depositato in un qualche archivio di Stato; abbiamo una datazione?
Peccato! L'"indecorosa scartoffia" potrebbe essere interessante da leggere per intero, visto che, se ho ben capito, il Capacchi ne riporta soltanto la descrizione dello stemma concesso, e null'altro; mi par singolare che la concessione mirasse a sostituire interamente uno stemma antico, cui certamente la famiglia era legata.
L'intervento del collega von Trotta ha infatti ben chiarito che probabilmente la trascrizione è relativamente esatta, salvo forse qualche termine che ancora ci sfugge. Un cordiale saluto. Silvia
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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda amedic » sabato 24 maggio 2008, 12:30

Non ho ancora fatto i complimenti a FJVT per l'illuminante (ha detto bene Silvia :lol: ) interpretazione della blasonatura.
La famiglia Terzi, con i suoi numerosi rami, vive ancora nel parmense ma non credo abbia depositato il proprio l'archivio. La datazione è quella del 1450. La concessione o la richiesta di sostituzione potrebbe essere dovuta alle guerre tra guelfi e ghibellini che videro modificare la situazione feudataria da un anno all'altro; proprio nel 1450 Francesco Sforza diede dei feudi nel parmense ai Terzi in segno di ringraziamento per aver resistito contro la famiglia Rossi di Parma. Per quanto riguarda lo stemma, dalle informazioni che ho, è difficile trovare uno stemma univoco della famiglia Terzi, anche nello stesso territorio (vedi quanto già detto in questo topic o in quello sui Cornazzano viewtopic.php?f=1&t=6821 )
E' interessante anche ciò che la brava Silvia dice sulla sotituzione dell'intero stemma invece di una parte di esso; se qualcuno avesse esempi di famiglie che hanno sostituito l'intero stemma potrebbero portarlo come esempio.
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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda Sigillum1 » domenica 25 maggio 2008, 11:31

Caro Alessandro, questa famiglia Terzi, pur documentata in molti luoghi, ancora vivente a Parma, e documentata dal Medioevo, pare abbastanza misteriosa: il Crollalanza si comporta in modo curioso perchè non ne parla direttamente, non esiste una voce intestata ai Terzi di Parma, ma descrive altre famiglia, in altri luoghi che discenderebbero da essa.
Quanto alla concessione di interi stemmi, naturalmente è del tutto comune, documentazione medievale testimonia la concessione da parte di diverse autorità, ma tali stemmi erano o quelli utilizzati dalla famiglia ab antiquo e quindi di fatto confermati o erano attribuiti a famiglie che, per quel che ne sappiamo, non ne possedevano (fra gli esempi antichi, lo stemma concesso a Bartolo da Sassoferrato o quello attribuito agli Sforza di Cotignola); concessioni parziali, ad integrazione degli stemmi innalzati, sono comunissime e riguardano sia emblemi propriamente araldici (le aquile imperiali, ad esempio...) o anche imprese, ma singole...Ricordo, ad esempio, un singolare intervento araldico bolognese, da parte di Giulio II che impose ai Bentivoglio (ramo non signorile e dunque non scacciato dalla città)la scelta di uno soltanto degli emblemi aviti (che comunque si mantennero nello scudo a perpetuare l'identità della stirpe) e di un capo roveresco (ghiande).
In sostanza, per quel che ne so, cambiamenti totali d'arme sono comuni soltanto per le istituzioni medievali, i comuni ad esempio, ma non per le famiglie che scudi già possedevano (per le quali una simile concessione avrebbe avuto, mi pare, un intento punitivo), e ritengo quindi che la indecorosa scartoffia potesse essere una concessione di impresa individuale piuttosto che di stemma di famiglia, ma naturalmente solo una lettura integrale di quel documento potrebbe darcene la certezza. Un cordiale saluto. Silvia
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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda San Marco » domenica 25 maggio 2008, 12:42

Anche a Venezia è presente un ramo della famiglia Terzi (o Terzo) proveniente da Parma, come riportatato nello Stemmario Veneziano Orsini De Marzo.

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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 26 maggio 2008, 13:59

Sigillum1 ha scritto:concessioni parziali, ad integrazione degli stemmi innalzati, sono comunissime e riguardano sia emblemi propriamente araldici (le aquile imperiali, ad esempio...) o anche imprese, ma singole...

In sostanza, per quel che ne so, cambiamenti totali d'arme sono comuni soltanto per le istituzioni medievali, i comuni ad esempio, ma non per le famiglie che scudi già possedevano (per le quali una simile concessione avrebbe avuto, mi pare, un intento punitivo), e ritengo quindi che la indecorosa scartoffia potesse essere una concessione di impresa individuale piuttosto che di stemma di famiglia, ma naturalmente solo una lettura integrale di quel documento potrebbe darcene la certezza. Un cordiale saluto. Silvia


Cara Silvia,

ad integrazione delle Sue osservazioni per quanto riguarda gli ampliamenti sforzeschi con imprese segnalo il caso dei Gavazzi della Somaglia che ebbero (... o subirono :D ?... mah!) un ampio intervento sul proprio stemma. L'emblema ampliato - vado a memoria - risultava comporsi da quattro quarti i primi tre composti da una combinazione di imprese e "souvenirs" vari ducali: nel primo addirittura un ritratto equestre del duca Francesco I, il 2° e 3° a sua volta da un inquartato con l'ondato forzesco e l'impresa del morso e quella dei tre anelli, e, finalmente, il 4° quarto con l'arma originaria delle stirpe, la testa di moro su bande argento-rosso-azzurre. Come se il tutto non bastasse, c'era anche un capo con tre biscioni alternati, mi pare, alle iniziali F.S. a testimoniare il benvolere del duca.

Sui cambiamenti d'arme, interventi di un qualche peso vi furono a Firenze con i Magnati che vollero "farsi Popolo" obbligati ad abbandonare lo stemma originario usato come stirpi feudali - il Pastoureau vi aveva fatto uno studio specifico mi pare, sugli ormai datati ma sempre ottimi Atti del convegno di Campiglia Marittima - e anche a Venezia le famiglie coinvolte nella congiura del Doge Bajamonte Tiepolo vennero costrette a cambiare stemma.

Tuttavia proprio in ambito veneziano, nelle gustose annotazioni coeve che si possono leggere nel recentemente pubblicato "Stemmario veneziano Orsini de Marzo", vi sono molti casi di cambiamenti anche radicali di stemmi che danno un idea di come, in realtà, non fosse pratica proprio così inusuale e i meccanismi che ne erano alla base, sembrano talvolta anche molto banali: il semplice gusto personale non sembra avere avuto un ruolo minore.

Saluti cordiali

FJVT

P.S. Grazie per i complimenti, ma credo siano molte di più le volte che il "cieco illuminato" sono stato io, erudito dagli interventi dei partecipanti al forum.
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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda Sigillum1 » lunedì 26 maggio 2008, 17:35

Caro von Trotta, nel complesso convengo con lei sul fatto che l'Araldica, soprattutto in Italia, non è mai stata un sistema stabile come molti araldisti ed appassionati tendono a credere e come in fondo piacerebbe a noi tutti, così come stabile e certo non è il suo rapporto con la nobiltà.
Non sapevo di questa debordante concessione ai Cavazzi della Somaglia che, mi pare da fonti bolognesi, ne conservarono poi soltanto il capo, mentre mi impressionò davvero, quando ne lessi, la crudele legislazione popolare fiorentina tesa a cancellare l'identità araldica (e non solo) del ceto magnatizio fiorentino; ecco, mi è sempre parso, ma la mia esperienza è davvero scarsa, e la letteratura araldica non abbastanza significativa in questo senso, che solo a scopo punitivo si sia in passato "concesso" ad una famiglia uno stemma interamente nuovo, tale quindi da cancellare ogni traccia dello scudo che per tradizione aveva sino ad allora portato. Non ho ancora consultato lo stemmario che cita, si tratta di cambiamenti concessi /imposti o di scelte dei portatori? E, se "concessi", le famiglie li adottarono? Un cordiale saluto. Silvia
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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 27 maggio 2008, 9:19

Sigillum1 ha scritto:Caro von Trotta, nel complesso convengo con lei sul fatto che l'Araldica, soprattutto in Italia, non è mai stata un sistema stabile come molti araldisti ed appassionati tendono a credere e come in fondo piacerebbe a noi tutti, così come stabile e certo non è il suo rapporto con la nobiltà.


Cara Silvia,

queste premesse dovrebbero essere nell'ABC dell'araldica in qualsiasi buon manuale sulla disciplina; all'estero è così da molto tempo - nei paesi germanici dall'inizio del secolo scorso e in Francia da almeno un quarantennio con la "nouvelle héraldique" di Pastoureau - da noi spesso sono ancora rilvate come una scoperta e quindi con un senso di stupore da araldisti che, dall'esame diretto delle fonti se ne accorgono ma, mi pare, non mancano quelli che ancora glissano, pensando magari che il senso della disciplina sia tutto nell'aura paludata che a lungo l'ha ammantata e tengono ancora come oro colato i regolamenti ultra tardivi e di breve durata della vecchia consulta creati da Antonio Manno. Tuttavia anche da noi già Cesare Manaresi l'aveva rilevato: la sua sintesi alla voce "araldica" dell'Enciclopedia Italiana è ancora per certi aspetti attuale, certo molto più moderna di cose scritte dopo. Manaresi si trovò avanti anni luce rispetto ai contemporanei; era un eminente storico che con la coda dell'occhio s'interessava anche d'araldica e, ovviamente, vi applicava i metodi di ricerca storiografica e non quelli da ricerca più "salottiera" di molta parte di araldisti che discettavano (e discettano?) come fossero problemi fondamentali del numero delle perle nella corona di un conte o il numero di cancelli del suo elmo!

In ogni caso proprio questa irritualità e anarchia è anche il fascino della disciplina: ma s'immagina Silvia un'araldica tutta regolamenti, timbri, burocrazia, prevedibile, scontata, banale? Una barba mortale... un po' come l'araldica napoleonica o quella russa.

Sigillum1 ha scritto:Non sapevo di questa debordante concessione ai Cavazzi della Somaglia che, mi pare da fonti bolognesi, ne conservarono poi soltanto il capo,


Lo stemma dei Cavazzi della Somaglia presente sullo "Spreti" - sono andato a rivedermelo ieri sera :D - presenta proprio la "grande arma"; i due quarti con le imprese inquartano i tre anelli, lo scopino, l'ondato, il morso, ovvero quasi tutta l'emblematica di Casa ducale; i tre biscioni sono intervallati dagli acronimi "FR", "SF".

Sigillum1 ha scritto:Non ho ancora consultato lo stemmario che cita, si tratta di cambiamenti concessi /imposti o di scelte dei portatori? E, se "concessi", le famiglie li adottarono? Un cordiale saluto. Silvia


Mi pare che il gusto personale aveva un peso importante, così come la chiara comprensione tra due stemmi simili; le "casade" allora mutano il loro stemma per non farlo equivocare per un altro. Non mancano mutazioni per fatti militari - come il ciclamoro dei Barbaro assunto come bandiera d'emergenza che sostituirà per sempre l'arma precedente - e ampliamenti o aggiunte dovute a missioni militari diplomatiche, etc.

Gustosissimo aneddoto quello sugli stemmi di due casade (ora mi sfuggono i nomi) narrato come una novella; due amici passeggiando osservano casualmente un vessillo in un mosaico di San Marco; il primo, rilevatane la bellezza (campo bianco con fascia rossa, neppure questo "granché" :D), decide di assumerla come sua insegna e così la indica all'amico; questi ne conviene così tanto che già la sera va dal pittore a farsi dipingere "arme e pavese" battendo sul tempo l'altro. L'indomani il primo, nella bottega del pittore si accorge di essere stato giocato e non gli rimane che commissionarne una versione brisata chiedendo che la fascia diventi azzurra e, ovviamente, comprendendo come l'amico non fosse poi così fidato... Un'amicizia spezzata dall'araldica di potrebbe dire :D

Un caro saluto,

FJVT
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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda Sigillum1 » martedì 27 maggio 2008, 22:43

Caro von Trotta, condivido molto di quel che dice (anche se sono estimatrice del lavoro del Manno, rispetto ad un linguaggio araldico che, fra XVIII e XIX secolo era divenuto del tutto illeggibile ed autoreferenziale) e concordo sul lavoro di Manaresi che resta, insieme ai successivi lavori della Groneuer Zug Tucci, uno dei pochissimi punti di riferimento disponibili per la disciplina in lingua italiana.
L'esempio veneziano, che mi riprometto presto di leggere, non mi stupisce affatto: nessuno ha mai potuto mettere le briglie all'Araldica, che resta sempre dopotutto un linguaggio, attraverso il quale le stirpi e poi le famiglie, tutte le famiglie, comunicarono di sè un'immagine, a propria scelta e dunque anche nel tempo cangiante.
Per tornare al tema che ha dato avvio a questo topic tuttavia, resto dell'opinione che per la gran parte, le concessioni, pur così numerose nella storia della disciplina, non cancellarono mai interamente lo scudo tradizionale della famiglia: ho controllato lo stemma del conte Cavazzi della Somaglia che frequentava lo Studio bolognese nel XVIII secolo e che, di quella concessione, conserva soltanto il capo. Un cordiale saluto a tutti. Silvia
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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda San Marco » mercoledì 28 maggio 2008, 22:44

Un interessante esempio di stemma concesso e mai adottattato è quello della Serenissima come giustamente fa presente il Gentile Giorgio Aldrighetti in " Araldica Civica " da lui sapientemente curata.
http://www.iagi.info/araldica/civica/venezia/index.html
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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 29 maggio 2008, 9:03

San Marco ha scritto:Un interessante esempio di stemma concesso e mai adottattato è quello della Serenissima come giustamente fa presente il Gentile Giorgio Aldrighetti in " Araldica Civica " da lui sapientemente curata.
http://www.iagi.info/araldica/civica/venezia/index.html


Un cosa sfugge: come abbia potuto il Presidente della Repubblica nel 1996 "concedere" di suo a Venezia una serie di emblemi che la Città usa dalla notte dei tempi, così come si fa per un "comunello" privo di storia a cui si crea e concede un emblema ex novo. I vecchi decreti di riconoscimento del Presidente del Consiglio, che persino in tempi di monarchia si conferivano a quelle città con stemmi plurisecolari, normalmente conferiti anche dopo il 1945, non si usano più? Ma questa sorta di "galateo" che riconosceva l'esistenza di una tradizione araldica secolare non è più in voga?

Trovo perlomeno paradossale leggere che il Presidente della Repubblica "concede" a Venezia il Corno Dogale!

Sappiamo tutti essere la concessione a Venezia una finzione formale, ovviamente - che una storia araldica quasi millenaria come quella veneziana non ha certo bisogno di riconoscimenti -, ma mi pare però una brutta finzione soprattutto oggi ove la dignità dei diversi livelli delle autonomie dello Stato sono ritenute, almeno sulla carta, paritarie.


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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda San Marco » giovedì 29 maggio 2008, 11:46

Gentile Franz Joseph von Trotta formalmente potrebbe anche avere ragione, ma la Serenissima, di nome e di fatto, entrata a far parte della nostra Italia, ora repubblicana, araldicamente deficitaria, nel suo " emblema " non poteva naturalmente mancare il corno dogale, anche se a Lei, forse giustamente, sembra paradossale.
A me personalmente no.
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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 29 maggio 2008, 12:36

San Marco ha scritto: Gentile Franz Joseph von Trotta formalmente potrebbe anche avere ragione, ma la Serenissima, di nome e di fatto, entrata a far parte della nostra Italia, ora repubblicana, araldicamente deficitaria, nel suo " emblema " non poteva naturalmente mancare il corno dogale, anche se a Lei, forse giustamente, sembra paradossale.
A me personalmente no.


Caro San Marco,

ovvio che il corno non poteva mancare :D

La mia osservazione è più generale e voleva esprimere il rammarico per il metodo seguito per ovviare al presunto "deficit araldico" di Venezia.

Un decreto di riconoscimento del Presidente del Consiglio, legittimo e previsto dall'attuale normativa, avrebbe riconosciuto "spettare" alla città di Venezia - come recita la formula - quell'insieme di simboli per quello che sono, ovvero cose sue da quasi mille anni, della città e della sua storia. Una forma di rispetto, insomma, che a mio avviso meritava una tradizione araldica millenaria e gloriosa. Una "concessione" tratta Venezia alla strega du un comune "senza storia" a cui si confezioni uno stemma nuovo. Un po' come se la burocrazia Le "concedesse" il Suo nome quello che la sua famiglia porta da secoli.

Spiace che a chi ha scelto il nome del patrono della Serenissima sfugga, o possa apparire poco rilevante, questa sfumatura.

Che un presidente nel 1996 abbia "concesso" il corno dogale - che vedo Lei ostenta liberamente e, immagino con il dovuto orgoglio, come Suo emblema :D - ma anche lo stesso stemma millenario, continua e continuerà ad apparirmi paradossale (e, bonariamente, anche un po' comico :D).

Un saluto cordiale,

FJVT
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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 29 maggio 2008, 12:54

Se la memoria non inganna il vecchio frate, a puro scopo di cronaca va ricordato che al comune di Roma lo stemma venne riconosciuto a cavallo fra gli anni '20 e '30 dello scorso secolo.

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Re: Stemmi concessi e mai adottati

Messaggioda San Marco » giovedì 29 maggio 2008, 13:48

Gentile, La ringrazio per come ora ha esposto il tutto che forse non avevo ben interpretato.
Il fatto che come Lei scrive: "Spiace che a chi ha scelto il nome del patrono della Serenissima sfugga, o possa apparire poco rilevante, questa sfumatura " non sussiste dal momento che la Repubblica, non ha voce in capitolo, a mio avviso, quale converso, su un argomento forse volutamente trascurato, ma millenario come l' Araldica.



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