Egregio collega,
in un certo senso siamo tutti profani: nessuno di noi ha in tasca la verità, concetto sfuggente che diventa arduo da condensare in poche righe e quando si vuol parlare di fatti e fenomeni dipanatisi per secoli. E che durano tuttora: giustamente lei dice che un qualsiasi vigente Re potrebbe oggi aver bisogno di attribuire uno stemma ad uno suo "cortigiano" e di fatto, aggiungo, ciò accade come una qualsiasi altra concessione araldica.
Oggi: ma il mio discorso era riferito ad uno
ieri medievale ben anteriore al '700, periodo in cui certe differenze erano molto sentite. Circa l'araldica delle corporazioni, concordo sul fatto che fosse un'
autoconcessione , prima o poi riconosciuta ufficialmente, oppure estintasi assieme a tali corporazioni, sempre ovviamente legata a motivi socio-economici (che sono alla base dell'araldica stessa). Di per sé, l'amore per il blasone non produce stemmi (se li produce, sono spesso gli stemmi
immaginari di cui abbiamo già parlato), perché se uno ha bisogno di uno stemma se lo fa, che gli vada o no. Viceversa, però, chi
non lo vuole (o non lo ama

) non se lo fa, anche se magari ne ha bisogno, e ciò spiega perché tanti artisti non ne hanno avuto mai uno. Alcuni lo avevano di famiglia (Dante, Vittorio Alfieri, ecc.); altri se ne fecero (i
minnesinger del
Codex Manesse, il Pollaiolo, Tiziano, il Bernini, ecc.); altri ancora vissero benissimo senza, oppure lo ricevettero ma di fatto non lo usarono. Tiziano stesso ricevette l'arma col capo dell'Impero da Carlo V in persona, ma nei suoi quadri non ne lasciò purtroppo traccia. Un artista vero è uno spirito libero, e nei confronti di un segno d'onore può sentirsi lusingato, ma anche in un certo senso
costretto, e forse per questo tanti di loro non hanno voglia di usarlo. Penso a questo punto allo stemma di Sir Paul Mc Cartney: possiamo ritenerlo uno
stemma cortigiano moderno, visto che ne simboleggia lo strumento musicale preferito?
Bene

vale