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Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

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Araldica fantastica

Messaggioda Fritz » sabato 9 febbraio 2008, 17:37

I temi si intrecciano e divergono. Con l'immagine da me indicata intendevo unicamente proporre un esempio di araldica immaginaria e tentare di arrivare a una blasonatura moderna, da comparare con quella data nel volume citato.
Sui temi generali, taccio... salvo fare un breve cenno alle brisure che, spesso usate all'estero per distinguere persone o rami di una stessa famiglia, da noi in Piemonte hanno pochissimi esempi a parte i Savoia: direi due soli esempi, uno in val d'Aosta (Challant) e uno in Savoia (i celeberrimi de Menthon).
Cordiali saluti
Fritz
 

Re: L'araldica vescovile

Messaggioda FML » sabato 9 febbraio 2008, 18:13

Sigillum1 ha scritto:non sono esperta di diritto araldico, se non per epoche lontane dalla nostra, e non conosco legislazione sul tema, se esiste, ma lo stemma araldico, salvo diverse indicazioni dei diplomi di concessione (rare, che io sappia) era ereditario e non eventualmente assumibile, in parte…

Non posso (ne' voglio) generalizzare il discorso: è storicamente dimostrabile, tuttavia, che il "diritto" (sempre che di questo si possa parlare) all'uso sistematico ed ereditario di molti stemmi familiari italiani provenga più dall'utilizzo consuetudinario degli stessi che da esplicite concessioni da parte di autorità preposte.
A tal proposito è riscontrabile che sovente un eventuale diploma di concessione araldica (spesso rilasciato in concomitanza con l'assegnazione di titoli nobiliari o cavallereschi) non faceva altro che ufficializzare l'uso pratico di una preesistente arma avita.

Tornando al discorso relativo all'araldica ecclesiastica contemporanea, pongo una domanda: cosa vieterebbe ad una famiglia di oggi di assimilare e far proprio uno stemma (ripeto: epurato da eventuali "armi di alleanza") creato ex novo da un ecclesiastico di casa?

Cordiali saluti :) anche da parte mia.

Ferrante
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Messaggioda Guido5 » sabato 9 febbraio 2008, 18:34

Cara Sivia,
mi sembra ovvio che l'araldica "ecclesiastica" moderna comporti figure e, di conseguenza, termini particolari, ma non credo che la discriminante possa essere la trasmissibilità. Che dire allora dell'araldica "civica" o di quella "militare"? Quanto alle figure da' un po' un'occhiata a quelle, sia pur poche, degli "herb" polacchi... C'è di che divertirsi.

Ciao a tutti!
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L'emblematica vescovile

Messaggioda Sigillum1 » sabato 9 febbraio 2008, 21:22

Caro Ferrante, sono del tutto d’accordo, le armi araldiche sono perlopiù state assunte liberamente dalle persone che le hanno poi trasmesse alle famiglie; ne è testimone il primo trattato di un giurista italiano sull’argomento, Bartolo da Sassoferrato, che, contestualmente, descrive lo stemma che gli era stato concesso dall’imperatore.
La mia osservazione andava proprio in questa direzione, i diplomi erano quasi sempre conferme di una insegna già quotidianamente usata, e vi si specificava di solito (se vi interessa posso mostrarvi il testo di una concessione da parte di conti palatini, avvenuta a Bologna nel XVII secolo, che potrete tuttavia tra poco leggere in una edizione critica che sto per pubblicare) che la concessione era estesa agli eredi, e anche a quali eredi, ciò che pare non fosse quindi sempre scontato (accadeva forse che la concessione fosse individuale?)
Non so bene che cosa tu intenda per “armi di alleanza” e, come ho più volte confessato, non so nulla di questa araldica vescovile, neppure dal lato giuridico: ditemi voi, che ne siete gli esperti, se ciò è possibile e soprattutto se questo avviene nella prassi; per parte mia osservo solo che quando una iconografia è tanto legata ad una missione pastorale e ad una fede (perdonate la genericità ma sono proprio un ciuco su questi temi), è del tutto inadatta ad essere trasmessa, sic et simpliciter, come un drago o una fascia….
Caro Guido, i vescovi sono persone, non stiamo parlando degli emblemi delle diocesi; gli emblemi dei vescovi dunque, non sono assimilabili a quelli degli enti, i quali peraltro, comuni in testa, possiedono scudi stabili e giuridicamente regolamentati.
Sto, proprio in questo momento, descrivendo stemmi polacchi di età moderna: il sistema è alquanto diverso dal nostro e assimilabile in qualche modo a quello degli “alberghi” genovesi, ma le armi polacche sono assolutamente ereditarie e gli emblemi, un numero effettivamente circoscritto, per loro fortuna (degli araldisti…), ma non tanto diversi.
Ad entrambi: la nascita, questa si, gioiosa, di una nuova disciplina, gioverebbe, a mio avviso, sia all’Araldica sia alla emblematica vescovile, perché non la fondate? Prometto che proverò ad impararla da voi…Un cordiale saluto. Silvia
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Messaggioda Guido5 » sabato 9 febbraio 2008, 23:33

Cara Silvia,
quella che "contestavo", citando l'araldica civica e quella militare, era una specifica affermazione
trattandosi di oggetti non giuridicamente trasmissibili a persone e famiglie, gli emblemi dei vescovi non sono araldici
anche gli emblemi civici e militari non sono infatti giuridicamente trasmissibili a persone e famiglie. Per contro - più un tempo e molto meno oggi - vescovi e cardinali facevano parte di famiglie nobili delle quali usavano gli stemmi. Per il passato è inutile elencare nomi: l’Emilia-Romagna ne è piena. Per oggi, ai nomi già citati posso aggiungere mons. Claudio Stagni, vescovo di Faenza, il cui stemma è uguale a quello che appare sul Canetoli.
Non credo di averti mai detto che quasi un quarto del mio sangue è polacco: la mia nonna materna (Radziwonowicz, Sulima herb) lo era infatti solo per 7/8 a causa di una bisnonna greca andata in sposa a un Górczyński (Zaremba). Ho citato questa araldica perché (come quella svizzera) ha anch’essa figure molto particolari, credo piuttosto difficili a descriversi con il nostro usuale linguaggio araldico: cito soltanto le “pseudofrecce” di Dąbrowa I, Kościesza, Lis, Odrowąż e Ogończyk o le “S rovesciate” di Kopaszyna e Śreniawa.

Ciao a tutti!
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Re: L'araldica vescovile

Messaggioda Antonio Pompili » domenica 10 febbraio 2008, 0:38

Sigillum1 ha scritto:Caro don Antonio, l’esistenza di bandiere territoriali prearaldiche è un dato acquisito e magistralmente trattato da Manaresi, su cui si è costruita una fondata ipotesi sulle origini, ancora alquanto misteriose di un sistema tanto complesso quale fu ed è quello araldico.
Manaresi ha ipotizzato che dietro le scelte degli emblemi innalzati sul finire del XII secolo dai singoli cavalieri, stabilizzatisi poi nei segni distintivi delle famiglie e delle stirpi, vi fossero quelle bandiere che stabilmente e da tempo erano legate ai territori e ai feudi, utilizzate sino ad allora sui campi di battaglia, e, sembra, anche ad altri fini più locali, come certamente avvenne per l’aquila imperiale.

Un'ipotesi interessante, carissima. Ma io stavo già parlando delle origini dell'araldica nel mio precedente discorso. E questo per affermare che all'origine di ogni stemma potevano esserci la scelta personale, o l'acquisizione attraverso un territorio o l'ereditarietà. E questo per affermare ancora che non è solo la trasmissione a dar il diritto di usare un emblema che possa considerarsi a tutti gli effetti uno stemma. Con il discorso sulle bandiere siamo andati ancora indietro nel tempo. Un cammino interessante (del quale personalmente ti ringrazio) ma che forse serve a poco nella nostra riflessione.

Il sistema si stabilizzò e si diede un codice con una rapidità sorprendente e la comunità degli studiosi mi pare convenga ora che proprio nella ereditarietà dello scudo consista la novità e dunque la nascità dell’Araldica, che ben presto si attrezzerà per rappresentare e comunicare “anche”, ma sempre all’interno di uno scudo conosciuto ed ereditario, la particolare condizione di un singolo appartenente alla stirpe (la brisura ha evidentemente un senso se applicata ad uno scudo noto).
E, del resto, se lo stemma fosse stato e fosse prodotto individuale, questa comunità, che si dedica con passione alla ricerca della propria famiglia e dei suoi emblemi, perdonami, ma perderebbe il suo tempo….

Perdonami tu carissima. Ti rispondo con la tua stessa affabile semplicità e la sincera simpatia: allora perderebbe il suo tempo ogni ecclesiastico che, non avendo discendenza per il suo stato celibatario, si creerebbe ex-novo uno stemma non solo non acquisito per ereditarietà, ma destinato a non esser più usato dopo la sua dipartita da questo mondo...

La mia modesta, ma documentata opinione è che il ceto vescovile italiano, che ha a lungo innalzato anch’esso gli emblemi della propria famiglia o della propria stirpe (e i timidi tentativi di qualcuno, citato anche da Paolo Prodi, di sostituirli con le classiche chiavi, non ebbero, non casualmente, fortuna), molto affezionato a quella splendida cornice che è lo scudo araldico, ha costituito un sistema misto che si serve della struttura araldica per prodotti emblematici che, lo ripeto, sono forse assimilabili alle imprese rinascimentali e richiedono perciò un linguaggio descrittivo adatto, tale da poter comunicare contenuti complessi e specialistici.

Oltre ai vescovi italiani, i vescovi di tutto il mondo oggi fanno nella maggior parte dei casi uso di "prodotti emblematici" di nuova creazione, non innalzati dalla propria famiglia. Ma non avrei problemi per quanto ho detto finora a chiamarli "stemmi".


Quanto detto da Guido mi sembra poi una ulteriore conferma del semplice fatto che anche al di là dell'acquisizione per ereditarietà si può far uso di qualcosa che possiamo considerare e chiamare "stemma".
Un caro saluto a te.
E grazie per l'interessante scambio.
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Emblemtica vescovile

Messaggioda Sigillum1 » domenica 10 febbraio 2008, 1:26

Caro Guido, mi pare evidente che lo stemma di un ente non è trasmissibile a persone e famiglie; naturalmente intendevo dire che gli oggetti in questione, il cui portatore ed ideatore è una persona, non sono trasmissibili ai suoi eredi e dunque di fatto essi non eserciteranno la funzione di identificare nei secoli una stirpe, una famiglia, funzione che è essenziale e costitutiva del sistema.
So bene che vescovi e cardinali ebbero stemmi araldici, e bellissimi, come i loro sigilli, ma ereditati da una famiglia, che io sappia, e pienamente araldici, e so anche che, attraverso quella stessa famiglia, avrebbero continuato ad esercitare la loro funzione…(credo che i molti eredi illegittimi non li portassero, o si?); basta pensare alla Sala Urbana di Bologna, mappa araldica del governo pontificio, dove grappoli di stemmi vescovili, cardinalizi e pontifici dagli identici segni e colori, testimoniano vistosamente la presenza della grande nobiltà nelle alte gerarchie ecclesiastiche e anche il suo sfrenato nepotismo.
In effetti non sapevo di queste tue origini…e dunque sai di Araldica polacca? Avrei giusto bisogno di un consulente? Sei disponibile? Un affettuoso saluto e a presto. Silvia
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L'emblematica vescovile

Messaggioda Sigillum1 » domenica 10 febbraio 2008, 2:25

Caro don Antonio, temo che non ci comprendiamo…tenterò di schematizzare, ad evitare altri e francamente spiacevoli travisamenti delle mie parole

1. Anch’io sto parlando di origini dell’Araldica, peraltro citando letteratura specifica: le armi araldiche si sono acquisite in vari modi, non tutti conosciuti, fra questi anche attraverso l’assunzione di elementi di una bandiera territoriale o feudale, che transitarono entro uno scudo che, divenuto ereditario, servì ad identificare nei secoli successivi una stirpe o una famiglia; tali emblemi erano di consueto rappresentati sulle bandiere, e non nel paleolitico (ma andiamo indietro dove!!!!), ma per tutto il Medioevo
2. Non ho in alcun modo contestato il diritto degli ecclesiastici a produrre in proprio un complesso di emblemi e non ritengo affatto che per farlo debbano averli ricevuti in eredità, rispetto molto le pulsioni emblematiche di tutti
3. Premesso che non ho alcun interesse ai passatempi dei vescovi, trovo del tutto comprensibile che essi si esprimano attraverso un complesso simbolico e un motto, del tutto personali, che, nel presente e nel futuro, ne rappresentino gli intenti e il messaggio (questo, credo sia il solo, ma essenziale, uso cui sono destinati): mi sembra uno scopo non solo legittimo ma degno d’impegno, e dunque non mi pare che perdano il loro tempo (ho detto invece che, se gli stemmi non fossero sempre stati ereditari, molti degli utenti di questo forum perderebbero il loro tempo)
4. Trattandosi di complessi emblematici personali e non trasmissibili ereditariamente, ritengo possano chiamarsi imprese (forse) ma che abbiano poco a che fare con l’Araldica
Buona notte a tutti. Silvia
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Messaggioda Antonio Pompili » domenica 10 febbraio 2008, 3:33

Cara Silvia, è proprio su questo ultimo punto che non ci comprendiamo. Ma ormai non posso che prendere atto di una tua opinione diversa dalla mia e manifestarti tutto il mio rispetto per essa, pur non condividendola, e facendo solo un'ultima considerazione a riguardo.
Ma una precisazione vorrei farla prima, se me lo consenti, circa il terzo punto da te indicato.
Tu scrivi:
3. Premesso che non ho alcun interesse ai passatempi dei vescovi, trovo del tutto comprensibile che essi si esprimano attraverso un complesso simbolico e un motto, del tutto personali, che, nel presente e nel futuro, ne rappresentino gli intenti e il messaggio (questo, credo sia il solo, ma essenziale, uso cui sono destinati)...

L'"uso cui sono destinati" gli stemmi ecclesiastici non è solo ai fini della rappresentazione di "intenti" e "messaggio" del titolare, vale a dire uno scopo rappresentativo (essenziale, come dici giustamente) della persona. L'araldica della Chiesa tende a riflettere la chiara e indiscutibile rappresentazione della gerarchia, o, in termini più sempilci, a indicare il rango del possessore di uno stemma. La legge araldica della Chiesa è collegata essenzialmente all'uso delle insegne gerarchiche.
Così posso dire un'ultima parola sul quarto punto, che non ci vede d'accordo. Se l'interesse della legislazione araldica ecclesiastica si concentra sugli ornamenti esterni che accompagnano lo scudo, lo scudo con le sue partizioni e figure resta il soggetto della scienza e dell'arte araldica. Per cui se un chierico non usa uno stemma acquisito per eredità, ne può creare uno ex-novo. Ma sempre di stemma stiamo parlando. Stemma di un chierico, con caratteristici ornamenti che indicano la sua dignità, ma stemma.
Se mi consenti una affettuosa battuta in conclusione: fino ad ora sono stato convinto di usare uno stemma degno di questo nome... spero proprio di poter continuare a farlo.
Buona notte a te. :wink:
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Messaggioda miss hompesch » domenica 10 febbraio 2008, 12:44

Come si può notare da tanti miei interventi su questo forum, a me piacciono molto le discussioni "ad ampio respiro" poichè in esse viene fuori la preparazione ed anche la passione verso l'argomento che si tratta.
Ad esempio, se mi occupo di calzature non basta solo usare buona pelle o una buona tomaia, o capire qual è il colore più di moda, serve ben altro: devo conoscere la struttura anatomica del piede per poter costruire una scarpa che consenta di poter camminare a lungo facendo ben poggiare il piede a terra, poichè il piede regge l'intera impalcatura del corpo.
Così come queste discussioni reggono l'intera impalcatura di una disciplina: se riprendo l'esempio fatto sopra e lo riporto all'araldica sarebbe come dire che non basta avere capacità di descrivere uno stemma blasonando e vedere qual è quello più nuovo e che va "di moda", o chiamare il più bravo disegnatore e farlo realizzare, necessita conoscere i frustuli più interni di questa disciplina, la sua "anatomia" per poterla meglio "far camminare" e consentire di poter "fare tanta strada".
E' innegabile che i principi basilari sui quali poggia l'araldica siano due, come ha precisato Sigillum e così partitamente li elenco:
1) Le rappresentazioni sullo scudo
2) L’ereditarietà
Se viene a mancare uno di questi due elementi, non significa che non si stia parlando di Araldica ma significa solo che sta nascendo un filone di questa disciplina che contiene in sé uno solo degli elementi strutturali dell’Araldica e cioè la rappresentazione.
Sigillum non ha mai detto che ciò non va bene o che sono “simboli” senza importanza: ha solo precisato che non se ne occupa perché in essi scorge la mancanza di un elemento strutturale della stessa disciplina.
E anzi propone una nuova idea: dice, cioè, che è necessario codificare questo filone dell’Araldica ecclesiastica contemporanea ma se propone tale idea è solo perché vuole valorizzare tale nuovo aspetto della disciplina e così poter dare ad esso la dignità scientifica di cui è sicuramente degno.
Per quanto riguarda l’ereditarietà, gli stemmi di famiglia sono similari a quelli di una città o di un ente di qualsiasi natura poiché sono insegne che vanno a distinguere “per sempre” quella famiglia, quel luogo, quell’associazione.
Ma uno stemma vescovile nasce e muore con il vescovo di cui è simbolo: e come precisa il signor Antonio p.v.g. che credo sia un ecclesiastico "vero" nella vita reale, rivendica il rango del possessore all'interno della gerarchia ecclesiastica con una specifica insegna.
Non per questo è meno importante, ma non rappresenta una moltitudine bensì solo una persona e nessun altro mai potrà fregiarsene poiché quel simbolo e quel motto appartengono solo ad una persona e basta.
Anche io, nella mia immensa vanità, ho un piccolo simbolo con un mio motto “Cor ad cor loquitur”, nota frase, ma rappresenta solo me stessa , e ciò che io voglio comunicare di me: mi firmo, nelle lettere personali of course, con questo piccolo emblema e questa frase. E ciò non interesserà mai più nessuno una volta che io non ci sarò più!
O mi vengono in testa i signa tabellionis notarili che sono i “timbri” con i quali i notai usavano dare pubblica fede al documento rogato: essi sono studiati e rappresentano uno di quei tanti aspetti di cui si occupa la diplomatistica per meglio interpretare un documento.
Pertanto, non vedo cosa ci sia di strano a prendere coscienza di questa evoluzione della disciplina araldica e a tentare di “regolamentare” con nomenclature adatte un nuovo “settore” di ricerca di questa disciplina e dare così il giusto valore anche a questi simboli. Significa solo fare un passo avanti con scarpe comode, ben fatte ed anche “alla moda”.


NB: Per evitare i soliti fraintendimenti, specifico che sono intervenuta non per prendere le parti di Sigillum che non ha di certo bisogno di me né di nessun altro, ma solo perché mi è gradito dire ciò che penso su un argomento se stimola il mio famigerato e ormai noto neurone. Tutto qui!
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Gli emblemi ecclesiastici

Messaggioda Sigillum1 » domenica 10 febbraio 2008, 17:30

Caro don Antonio, il tuo “stemma” è certamente degno di considerazione e, mi cito, rispetto e apprezzo le pulsioni emblematiche di tutti, comprese quelle della nostra Miss, alla quale ricordo che il suo motto, come quelli dei vescovi, potrà anche in futuro interessare a qualcuno: una biografia? Magari di genere? Sono molto di moda…, mentre le ricordo che i suoi eredi potrebbero farne il proprio logo o costruirci sopra uno stemma, perché no?
Con l’occasione…ha espresso compiutamente il mio pensiero e mi ha confortato sapere che qualcuno comprende, e che non vengo percepita come una pericolosa ed insensata rivoluzionaria.
Mi domando se, in questo forum, anche un pizzico di solidarietà al femminile non gioverebbe, sbaglio o siamo pochissime?
Ancora a don Antonio: sono vecchiotta e ho una certa esperienza di ricerca; conosco bene gli stemmi ecclesiastici e so che le insegne che portano ne comunicano, fuori dallo scudo, anche la collocazione gerarchica; dirò di più, queste imprese godono di un ulteriore privilegio, possiamo via via intervistare i loro ideatori e spiegarne il significato agli utenti, come i trattatisti del Cinquecento.
Sono intervenuta su questo tema, che conosco così poco, solo per chiedere a voi che ve ne occupate, di tener conto, quando li descrivete, delle caratteristiche peculiari dell’oggetto e di non impoverirne la descrizione utilizzando sempre e comunque il linguaggio araldico (il caso “mano d’aquila” è stato, a mio avviso illuminante) e di dichiarare con chiarezza che state costituendo anche un nuovo dizionario, quello delle figure prodotte da uno specifico ceto, con significato e funzioni peculiari, che spiegherete a noi, e ai posteri. Un cordiale saluto. Silvia
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:)

Messaggioda Fritz » domenica 10 febbraio 2008, 17:59

Forse bisognerebbe che tutti leggessimo (o rileggessimo) il libriccino Stelle e Stellette di Umberto Eco, editore Il Melangolo :)
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Re: Gli emblemi ecclesiastici

Messaggioda Antonio Pompili » domenica 10 febbraio 2008, 21:56

Sigillum1 ha scritto:Sono intervenuta su questo tema, che conosco così poco, solo per chiedere a voi che ve ne occupate, di tener conto, quando li descrivete, delle caratteristiche peculiari dell’oggetto e di non impoverirne la descrizione utilizzando sempre e comunque il linguaggio araldico (il caso “mano d’aquila” è stato, a mio avviso illuminante) e di dichiarare con chiarezza che state costituendo anche un nuovo dizionario, quello delle figure prodotte da uno specifico ceto, con significato e funzioni peculiari, che spiegherete a noi, e ai posteri. Un cordiale saluto. Silvia

Sulla necessità di porre attenzione alle nuove "figure prodotte da uno specifico ceto" e sulla opportunità di saperle descrivere con un linguaggio adeguato, magari anche esso "nuovo", non posso che esser d'accordo con te, cara Silvia. E anzi, permettimi di ringraziarti personalmente per questo significativo invito alla riflessione e al lavoro araldico, che certo non può esser solo a carico degli "esperti" del settore, ma può e deve ricevere il contributo di tutti coloro che si interessano con passione e competenza all'araldica (non solo ecclesiastica) e alla ricchezza sempre nuova delle sue figure!
Grazie di cuore e un carissimo saluto a te.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » domenica 10 febbraio 2008, 22:48

da Fiore ha scritto:La testa equina mi sembra però di un vero e proprio cavallo, non marino, perché vedo le briglie.
In ogni caso, è proprio una... brutta bestia, eh?
Sono proprio curiosa di sapere se mai una famiglia ebbe :shock: il coraggio di adottarla nel suo stemma...
M.

I laziali Anguillara, a cavallo fra XIV e XV secolo, lasciarono nel Viterbese un loro stemma dotato di un cimiero con un grillo analogo a questo di cui state parlando.

Per grilli il Baltrusaitis intende le mostruose ed innaturali frammistioni fra membra umane ed animali di cui la terza figura del manoscritto postato da Fritz è egregio esempio.

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Re: L'araldica vescovile

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » domenica 10 febbraio 2008, 23:15

antonio p. v. g. ha scritto:Quanto detto da Guido mi sembra poi una ulteriore conferma del semplice fatto che anche al di là dell'acquisizione per ereditarietà si può far uso di qualcosa che possiamo considerare e chiamare "stemma".

Non solo.

Quando l'imperatore Napoleone Bonaparte ideò il suo sistema simbolico-blasonico (destinato a durare pochi anni), previde esplicitamente che i nuovi stemmi realizzati secondo i criteri e le motivazioni da lui creati sarebbero stati in prevalenza personali.

Perchè legati al rango ed alla carica.

Nè più, nè meno, come la massima parte degli stemmi religiosi odierni.

Ma nessuno studioso di araldica, nè tanto meno coloro che si son occupati di araldica napoleonica (come di recente han fatto Bascapè/del Piazzo in Italia), ha finora ritenuto che gli stemmi napoleonici facessero parte di un universo esterno all'araldica, o che andassero blasonati secondo lessici separati.

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