Comunque, riguardando l'immagine del Card. Michael Von Faulhaber, proposta dal caro Giuseppe, vorrei dire che personalmente, al di là di un giusto e necessario discorso circa la disposizione più armoniosa possibile dei vari elementi in uno stesso scudo, a livello più squisitamente simbolico devo riconoscerne la grande validità.
Infatti - se mi è lecito esporre un mio simile pensiero - credo che il pregevole metodo di "accollare due scudi in virtù delle affinità che li legano" da te, caro Frate, magistralmente definito come "meravigliosamente antico", possa trovare un interessantissimo parallelo nell'araldica gentilizia.
Infatti nelle armi di una dama maritata ad un nobile i due scudi di entrambi i coniugi sono timbrati dalla corona nobiliare indicante la dignità propria del marito...
Qui abbiamo qualcosa del genere: il galero cardinalizio (indicante la dignità propria del vescovo diocesano, insieme alla croce alla patriarcale) sormonta sia l'arma personale del vescovo che quella della sua diocesi... Ora, quella che il vescovo vive con la sua chiesa diocesana non è forse una sponsalità paragonabile a quella realizzata nel patto nuziale?
Una sostanziale differenza con il caso "parallelo" è che qui si tratta dello stemma del "marito" e non della "dama".
