De Rampinis vs Corvo

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De Rampinis vs Corvo

Messaggioda StefanoM » giovedì 16 novembre 2006, 12:40

Leggendo alcuni articoli relativi alla famiglia Corvo o Corvi d'Abruzzo ho trovato poco chiare le informazioni relative alla loro presunta origine. Tutto sembra partire dal feudo di Fontecchio a XIII secolo inoltrato. Alcuni genealogisti, poi, la fanno risalire ad un ramo collaterale della fam. De Rampinis di Isernia con molti dubbi. Io, invece, a mio modesto parere, ipotizzerei un origine tedesca del casato dato che in Germania esistono più casate che richiamano nome e stemma Corvo e Corvi.

Voi che ne pensate?

Chi sono questi De Rampinis?
Ma sopratutto da dove i Corvo? 8)

Scansionerò gli stemmi tedeschi. :wink:
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Messaggioda L.de Bellis » giovedì 16 novembre 2006, 14:09

Preg.mo Stefano,

rendo questa nota con la speranza di una qualche utilità.
La famiglia Corvo in Puglia fu di origine normanna e fu Signora di Aquatetta, località tra Minervino e Spinazzola.
Arma: d'oro al corvo di nero.

Cordialità
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Messaggioda cipollone » giovedì 16 novembre 2006, 17:40

Beh, non so quanto possa incastrarci ma i "corvi" erano anche quegli strumenti che i Romani utilizzavano per abbordare le altre navi e ingaggiare così battaglia. Non a caso quei corvi erano come dei pontili muniti di rampini ad una estremità...
per natura son dolce e forte ancora / e piaccio a chi sta e a chi lavora
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Messaggioda StefanoM » venerdì 17 novembre 2006, 19:44

La famiglia Corvo in Puglia fu di origine normanna e fu Signora di Aquatetta, località tra Minervino e Spinazzola.

Arma: d'oro al corvo di nero.

Queste nonte sono tutt'altro che trascurabili.

Infatti due sono le tipolgie araldiche di queste casate Corvo Corvi;

d'oro al corvo di nero
più ratra d'argento al corvo di nero
Anche in Germania.

Adesso bi sogna chiarire quel "normanna".

A che epoca risalgono i Corvo in Puglia?

Ho l'impressione che tutti siano gli stessi rami di una unica grande casata.

Voi che ne pensate? :wink:

Qui ci vorrebbe la consulenza di uno dei nostri luminari del forum :wink:
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Messaggioda Lasa pur dir » venerdì 17 novembre 2006, 22:04

Cari amici, vi invio una storia che riguarda la famiglia Corvo e Roccascalegna, ultimo paese ad abolire lo "jus primae noctis".:shock:
Come di ogni leggenda ne esistono diverse versioni, vi propongo questa che circola in rete ed è abbastanza vicina alla storia che mi raccontava mio nonno che da ragazzo, prima che la torre crollasse riuscì a vedere la mano insanguinata del Barone sullo stipite della porta... (almeno così diceva lui. :D)

Alla fine del 1500 il barone Vincenzo Corvi di Sulmona acquistò per 10.000 ducati il feudo di Roccascalegna (Chieti), paese così chiamato, secondo la leggenda, perchè gli abitanti accedevano alle loro abitazioni attraverso scale di legno (scale e pase sarebbero state distrutte da formiche giganti).
Nella prima metà del 1600 a Vincenzo successe Annibale, soprannominato “Corvo” per l’abitudine di imporre agli abitanti di Roccascalegna, ogni volta che passavano sotto le mura del castello l’adorazione di un corvo, nero come la notte e dagli occhi fiammeggianti.
Questa non fu l’unica sopraffazione che Annibale, detto "Corvo de Corvis", impose ai suoi poveri vassalli.
Nel 1646, per esempio, applicò lo "ius primae noctis"; se inizialmente si trattò solo di un balzello, successivamente la legge fu applicata alla lettera e la sventurata sposa che non si presentasse vergine al barone, veniva gettata nelle segrete dove spade accuminate ne avrebbero dilaniato il corpo.
Nostante i baroni nominassero il clero, che di solito finiva così con l’avallare qualsiasi angheria da loro commessa, un parroco osò scomunicare il barone. Per non incorrere nella sua ira egli tentò poi la fuga, ma gli sgherri del nobile lo raggiunsero e trucidarono.
Miglior sorte non toccò ad un altro prete che osò ribellarsi: il barone lo fece uccidere sulla quarta colonna della navata destra della Chiesa di San Pietro.
Stanchi dei soprusi, gli abitanti di Roccascalegna decisero di uccidere il barone Corvo e così un uomo, travestito da donna o una donna stessa, lo accoltellò con un colpo secco al cuore.
Il barone quarantacinquenne si pose la mano sulla ferita e maledisse il suo assassino e prima di morire lasciò l'impronta della propria mano insanguinata sul muro vicino al talamo. Il corvo sarebbe perito come il suo padrone sotto la furia omicida dell'assassino.
Si sussurra che quando imperversa una tempesta di neve lo spettro del barone passeggi sopra le mura delle torretta ridendo e maledicendo la sua sorte. Strani lamenti si udirebbero provenire dalle segrete e talvolta, all’imbrunire, la nera sagoma di un uccello, forse un corvo, volerebbe intorno al palazzo e alla Chiesa di San Pietro.


Ecco un'immagine del restaurato castello!

Immagine
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Messaggioda San Marco » giovedì 30 novembre 2006, 21:55

Una famiglia Corvi è iscritta nell' Albo d' Oro della Nobiltà Italiana come Baroni di Fontecchio (m.pr.) e Nobili di Sulmona (m.f.). Arma: d'oro al corvo di nero fermo sulla maggiore delle tre vette di un monte di verde movente dalla punta.
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de Rampinis vs Corvo

Messaggioda alfabravo » giovedì 30 novembre 2006, 23:20

Egr. Sig. StefanoM,

V. Spreti scrive di questa famiglia sulla sua "Enciclopedia storico nobiliare":

ARMA: d'oro al corvo di nero fermo fermo sulla maggiore delle tre vette di un monte di verde movente dalla punta.

Dimora: Sulmona

Antica famiglia di Sulmona ascritta a quel primo ordine civico e ricevuta nell'Ordine di Malta dal 1597 come quarto di altra famiglia. Fu infeudata di Pietrabbondante, Fontecchio e di altri feudi. Con RRLLPP 21 agosto 1901 venne riconosciuto a VINCENZO di Saverio il titolo trasmissibile di barone di Fontecchio. E' iscritta nell'Elenco Nobiliare Italiano con questo titolo e con l'altro di nobile di Sulmona (m) nella persona di Vincenzo di Saverio Corvi
Fratello: Patrizio
Ramo secondogenito: + Luigi, sposa nob. Lucia Tabassi e da cui: Mario
Sorelle di Luigi: Ernesta e Clotilde

Vorrei aggiungere che questo cognome è diffuso sporadicamente in tutta Italia anche con varianti e derivati. Alla base sono per lo più nomi o soprannomi medievali, ma alcuni cognomi possono essere formati da toponimi che hanno lo stesso etimo.
Certo, corvo in latino è corvus, mentre in tedesco è rabe, non mi sembra vi sia affinità fonetica, ma una "presenza" germanica non la escluderei: guardando lo stemma vediamo oro e nero: colori tipicamente tedeschi, anzi ghibellini. Se non tedeschi italianizzati potrebbereo essere stati italiani filotedeschi.
Per cocludere tenga presente che presso i germani settentrionali si ricordano due corvi, Hugin ("Pensiero") e Munin ("Ricordo"), i compagni del dio Odino che lo informano di tutto ciò che avviene nel mondo, ma siccome l'Abruzzo è in Italia, anche se alcuni santi (Benedetto o Meinrado ) sono rappresentati con un corvo, nella tradizione popolare questo pennuto, come la gazza, è considerato "ladro".

Distinti saluti da Ritter
alfabravo
 
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Messaggioda San Marco » venerdì 1 dicembre 2006, 0:20

veramente mi risulta che, in araldica, il corvo simboleggia l'ingegno acuto e la saggia prudenza.
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Messaggioda aristarco » venerdì 1 dicembre 2006, 13:40

Albo d' Oro della Nobiltà Italiana

Leggo spesso citazioni di questa fonte ed, altrettanto spesso, ne sento parlare. Chiedo informazioni.
Grazie.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 1 dicembre 2006, 16:56

San Marco ha scritto:veramente mi risulta che, in araldica, il corvo simboleggia l'ingegno acuto e la saggia prudenza.


In araldica ogni figura :shock: simboleggia di tutto...

...ed il 8) contrario di tutto.

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Messaggioda San Marco » sabato 2 dicembre 2006, 0:51

Naturalmente Lei ha ragione, come in tutte le cose il tutto è contrario del tutto, ma credo che una certa codificazione sia necessaria. Lorenzo Caratti di Valfrei nel suo Dizionario di Araldica dice che il corvo simboleggia quello che ho riportato, e nel Dizionario dei Simboli di Jean Chevalier e Alan Gheerbrant, a sostegno di tale dicitura, è riportato un passo della Genesi (8, 6-7) da cui si evince che esso è simbolo di perspicacia. Comunque non desidero iniziare una inutile contrapposizione.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 4 dicembre 2006, 18:03

San Marco ha scritto:Naturalmente Lei ha ragione,

Naturalmente il vecchio frate non vuole avere nè ragione nè torto, ma desidera soltanto esprimere un parere dettato dall'esperienza.

come in tutte le cose il tutto è contrario del tutto, ma credo che una certa codificazione sia necessaria.

I simboli nascono prima della coscienza scritta dell'uomo, e quindi prima di qualsiasi codificazione in cui li si cerchi di costringere.

Lorenzo Caratti di Valfrei nel suo Dizionario di Araldica dice che il corvo simboleggia quello che ho riportato, e nel Dizionario dei Simboli di Jean Chevalier e Alan Gheerbrant, a sostegno di tale dicitura, è riportato un passo della Genesi (8, 6-7) da cui si evince che esso è simbolo di perspicacia.

In epoca barocca, ad ogni elemento dell'araldica venne appioppato almeno uno pseudosignificato che non stava nè in cielo, nè in terra.
Ecco perchè, oggi, a livello araldica è bene andarci cauti prima di affidarsi ad affermazioni apodittiche.


Comunque non desidero iniziare una inutile contrapposizione.


...e soprattutto :wink: basata sul nulla! Nessuno la vuole! :P

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Messaggioda San Marco » martedì 5 dicembre 2006, 16:01

Gentile moderatore, il simbolo per la cultura medievale è un punto di riferimento fondamentale come dice Jacques Le Goff ed il medievo è il periodo in cui l'araldica attraverso le guerre, e soprattutto le crociate, le manifestazioni cavalleresche, tornei e giostre ebbe uno sviluppo imponente. L'uomo medievale, dotto o ignorante, non faceva distinzione, ad esempio, fra gli animali reali e quelli immaginari che gli tramandava la tradizione e grazie all'affluenza del cristinesimo essi assumono dei simboli che non avevano nelle precedenti epoche. Con il Vangelo molte cose acquistano dei significati che prima non avevano o li sommano. Quindi, per conto mio, quando si " creava " una nuova arma era tenuto in considerazione tutto questo nuovo mondo che era l' effetto proveniente da suggestioni religiose, allegorico-filosofiche e pseudo scientifiche. Ecco perchè il corvo ha quel significato, naturalmente in riferimento a quel momento storico. Non desidero nulla dimostrare per forza, ma far capire che immaginare non significa dimostrare ed affermare che il simbolo è un principio senza bisogno di prove, Il simbolo non è un argomento ma si iscrive in una logica. Esso è interpretazione magico-religiosa ed è legato a ciascun periodo storico. Medioevo, araldica e simbologia di quel tempo, sono legati indissolubilmente.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 5 dicembre 2006, 16:35

San Marco ha scritto:...(omissis)...il simbolo per la cultura medievale è un punto di riferimento fondamentale

E non solo.
Lo è per tutte le culture.
Compresa la nostra.


...(omissis)...per conto mio, quando si " creava " una nuova arma era tenuto in considerazione tutto questo nuovo mondo che era l' effetto proveniente da suggestioni religiose, allegorico-filosofiche e pseudo scientifiche.

Direi meglio: ogni nuovo "prodotto" nasceva all'interno di questa meravigliosa incubatrice di simboli.

Ecco perchè il corvo ha quel significato, naturalmente in riferimento a quel momento storico.

Suggerirei di fare attenzione alle generalizzazioni, e di contestualizzare i riferimenti.
Stemmi nati in uno stesso momento possono ben essere dotati delle stesse figure, ma possono averle adottate per motivazioni opposte.


Non desidero nulla dimostrare per forza, ma far capire che immaginare non significa dimostrare...(omissis)...

Immaginare è una strada scivolosa, che può :P condurre alla meta... o far 8) uscire di strada!


Con stima

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Messaggioda San Marco » martedì 5 dicembre 2006, 16:52

Immaginare è anche la facoltà di cogliere il valore di una ipotesi o di una interpretazione a livello superiore, è partecipare più o meno intensamente ad un mondo di fantasia. L'uscita di strada è difficile quando si focalizza il complesso delle immagini o dei simboli in riferimento ad una determinata cultura per rappresentare il proprio sistema di valori.
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