da aristarco » martedì 14 novembre 2006, 17:27
Signor Pompili,
anzichè estrapolare brani del mio intervento, illustri il suo punto di vista: il mio lo conosce bene. Non è un mistero che gli ultimi anni del governo Gonzales siano stati caratterizzati dall'esplosione di una vera e propria "tangentopoli" spagnola, ove il di Pietro nazionale si chiamava Baltazar Garzon, e militava apertamente nelle fila della sinistra (fu candidato senza successo prima nel PSOE e poi nell'IU). Garzon invocava - spesso anche con metodi spettacolari (partecipò personalmente all'arresto di un parlamentare socialista, dirigendo le operazioni da un elicottero della polizia ed impartendo ordini con un megafono) - una "palingenesi" della sinistra spagnola per via giudiziaria. Questa è storia, non visione soggettiva del passato recente.
Lei mette forse in dubbio che Zapatero sia un massimalista? E' forse un socialdemocratico moderato, tanto per intenderci, alla maniera di Solana, di Almunia, di Gonzales (l'area moderata del PSOE)?
Crede forse che Mariano Rajoi avrebbe introdotto i PACS o varato la legge sulla nobiltà di cui stiamo parlando?
Ha mai letto un intervento parlamentare di Zapatero, preferibilmente risalente al periodo in cui era segretario del PSOE e capo dell'opposizione ad Aznar? Rammenta cosa va dicendo oggi?
Prima di Zapatero, il PSOE ha governato per ben 14 anni - dal 1982 al 1996 - con maggioranze parlamentari ampiamente "rassicuranti" ma, nonostante le numerose riforme sociali e di costume, mai e poi mai Gonzales ha ritenuto di dover intaccare e minare in profondità due capisaldi della società spagnola: il legame con la Chiesa e la tutela giuridica dell'aristocrazia tradizionale, sebbene in una prospettiva costituzionale e non classista. Mi creda, con il clima che si respirava in Spagna nel 1982, Gonzales avrebbe avuto la forza elettorale e parlamentare per realizzare quanto oggi fa Zapatero.
Comunque, giustifico le sue perplessitè: evidentemente, lei ha scarsa dimestichezza con la società e la recente storia spagnola e le farebbe bene interloquire con chi è direttamente coinvolto negli effetti della legge di cui stiamo discorrendo.
Si accorgerà che i margini di consenso sono davvero esigui!
Ci sono due differenti formae mentis: chi accetta il contraddittorio, confuta le opinioni dissimili dalle proprie, argomenta i propri assunti, si pone - nei riguardi del proprio interlocutore - con un atteggiamento collaborativo, e chi invece non accetta le opinioni diverse dalle proprie, non vuole che siano divulgate, vuole limarle, censurarle, insomma livellarle ed omologarle.
Dire che un uomo politico è fazioso, massimalista, provinciale rientra a pieno titolo nel cosiddetto "diritto di critica": non sono reati, crimini, ma qualità politiche, non certo positive. Diverso è sostenere, per esempio, che un presidente del consiglio viola la legge, usa il potere legislativo ed esecutivo per i propri interessi privati, cerca di minare l'istituto della magistratura, è corrotto (senza che sia ancora stato giudicato definitivamente): questa non è critica politica...
Infine, pensi a "limare" i suoi di interventi, che ai miei provvedo personalmente.