da Giorgio Aldrighetti » domenica 12 novembre 2006, 13:37
Unisco un mio contributo per lo stemma del salesiano cardinale Tarcisio Bertone, nominato lo scorso 15 settembre Segretario di Stato dal Santo Padre Benedetto XVI.
Osservando lo stemma araldico del porporato notiamo, con piacere, che l’insegna non ha subito modifiche nel tempo e ciò secondo le migliori regole dell’araldica. Infatti è lo stesso scudo che aveva quando, il 4 giugno 1991, fu consacrato arcivescovo a Vercelli e poi a Genova come arcivescovo metropolita e cardinale, modificando, ovviamente, solo - tra gli ornamenti esteriori – il colore dello smalto del cappello, cordoni e nappe, da verde a di rosso, quando il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II lo creò e pubblicò cardinale, nell’ottobre 2003.
Lo stemma così si legge araldicamente: “D’azzurro, alla torre circolare merlata alla guelfa di quattro pezzi, aperta e finestrata di cinque pezzi, tre, due, il tutto al naturale, fondata su di un colle di verde; mantellato di rosso, caricato a destra da un chrismon e a sinistra da una M sormontata da una stella di otto raggi, il tutto d'oro.
Lo scudo, accollato a una croce astile patriarcale d’oro, posta in palo, è timbrato da un cappello con cordoni e nappe di rosso. Le nappe, in numero di trenta, sono disposte quindici per parte, in cinque ordini di 1, 2, 3, 4, 5. Lo scudo è accollato in punta dal pallio d’argento, frangiato di nero, a cinque croci greche, patenti, dell’ultimo. Sotto la scudo, nella lista bifida e svolazzante d’argento, il motto in lettere maiuscole di rosso: FIDEM CUSTODIRE CONCORDIAM SERVARE”.
Analizzando lo stemma, osserviamo che gli smalti sono d’azzurro, di rosso, d’oro e di verde.
Per la scienza araldica l’azzurro ricorda il mare attraversato dai crociati per portarsi in Terra Santa e rappresenta la Giustizia fra le virtù, Giove fra i pianeti, il Toro e la Bilancia nei segni zodiacali, aprile e settembre fra i mesi, il martedì fra i giorni della settimana, lo zaffiro fra le pietre preziose, l’aria fra gli elementi, l’estate fra le stagioni, la fanciullezza sino ai quindici anni fra le età dell’uomo, il collerico fra i temperamenti, la rosa fra i fiori, il sei fra i numeri e lo stagno fra i metalli.
Il di rosso - considerato dagli araldisti il primo fra i colori dell’arme perché rappresenta il sangue vivo versato - simboleggia la Carità fra le virtù, Marte fra i pianeti, l’Ariete e lo Scorpione nei segni zodiacali, marzo e ottobre fra i mesi, il mercoledì fra i giorni della settimana, il rubino fra le pietre preziose, il fuoco fra gli elementi, l’autunno fra le stagioni, la virilità sino a cinquant’anni fra le età dell’uomo, il sanguigno fra i temperamenti, il garofano fra i fiori, il tre fra i numeri e il rame fra i metalli.
L’oro ricorda, invece, le antiche armature dei cavalieri che, secondo il rispettivo grado di nobiltà, erano appunto dorate o argentate e rappresenta la Fede fra le virtù, il Sole fra i pianeti, il Leone nei segni zodiacali, luglio fra i mesi, la domenica fra i giorni della settimana, il topazio fra le pietre preziose, l’adolescenza sino ai vent’anni fra le età dell’uomo, il girasole fra i fiori, il sette fra i numeri e se stesso fra i metalli, mentre il di verde ci conduce alla città di Sinope, la cui vista colpì grandemente i nostri crociati per la bellezza e la magnificenza dei numerosi e rigogliosi alberi che la circondavano, ricoperti di fittissime foglie di smagliante color smeraldo e simboleggia la Fortezza fra le virtù, Venere fra i pianeti, i Gemelli e la Vergine nei segni zodiacali, maggio e agosto fra i mesi, il giovedì fra i giorni della settimana, lo smeraldo fra le pietre preziose, la primavera fra le stagioni, la giovinezza sino ai trent’anni fra le età dell’uomo, ogni pianta verde fra i fiori, il cinque fra i numeri e il piombo fra i metalli.
Passando alle figure che caricano il campo dello scudo troviamo la torre che, per la scienza araldica, simboleggia il dominio, la forza, la costanza e la vigilanza, mentre il chrismon si richiama al tema della Regalità del Cristo e al Suo significato di “Sole di Giustizia”, con ciò significando che non esistono né pace, né ordine civile, dove non vi sia innanzitutto giustizia.
Il chrismon richiama pertanto le tre funzioni fondamentali di ogni società ben ordinata: la Sacralità che è fondamento del Potere, la Regalità che è la forma primigenia dell'esercizio di esso e la Giustizia sociale senza la quale nessuna compagine civile può mantenersi salda.
Sempre il chrismon - che è considerato il più antico simbolo della comunità cristiana - è costituito dalle due lettere greche chi (X) e ro (P) sovrapposte e intrecciate, del nome di Cristo; tale monogramma è noto dal IV secolo e appartiene alla tradizione imperiale romano cristiana e come tale si trova largamente usato sia nel mondo bizantino, sia in quello carolingio e ottoniano.
Per la M, infine, chiaro è il riferimento a Maria, all’Ausiliatrice, alla Madonna di don Bosco. San Giovanni Bosco, infatti, non si è accontentato di amare l’Ausiliatrice, ha fatto tanto per farla amare! Esiste una specie di patto tra Maria Ausiliatrice e la Famiglia Salesiana. Maria aiuta questa sua famiglia e ne sviluppa le opere. A loro volta tutti i membri e i rami della Famiglia, ognuno a modo suo, diffondono il culto dell’Ausiliatrice presso gli adulti e presso i giovani. È un aspetto del servizio salesiano alla Chiesa. È il significato dell’iscrizione luminosa che Don Bosco aveva letta sulla grande chiesa dei suoi sogni e che in effetti fece scolpire sul frontone della basilica di Torino: ‘Haec est domus mea, inde gloria mea’: Questa è la mia casa, da qui si diffonderà la mia gloria.
La stella, infine, che figura caricata nel canton sinistro del capo, rappresenta la mente rivolta a Dio, la finezza d’animo e azioni sublimi. Nell’araldica ecclesiastica la stella maggiormente usata è quella a otto punte, che simboleggia il Salvatore, e le otto beatitudini evangeliche, ma rappresenta anche la ‘Stella Maris’, Maria che diviene la stella del mattino delle litanie lauretane.
Nello stemma osserviamo l’abbinamento dei colori d’azzurro e di rosso nel ‘mantellato’; era preferibile, invece, caricare colore e metallo, secondo le consuete regole araldiche. Infine, il pallio figura di bianco, ma tale insegna, araldicamente, si riproduce, invece, con lo smalto d’argento e con caricate, di norma, tre croci greche di nero e non cinque.
Giorgio