Cari amici,
proverò a sottoporre a Voi esperti di araldica, se posso, un mio personale parere da neofita circa l'argomento che si sta trattando: credo che l'araldica "soffra e goda" di quella peculiarissima posizione che è il trovarsi a metà strada tra la tecnica e l'arte; come nel campo della pittura, della scultura o ancora dell'architettura non v'è perfezione o tendenza ad essa che non sia il risultato di un armonioso connubio tra l'estro artistico e il rispetto delle regole tecniche.
Questo però non impedisce che alcuni dipinti, statue, monumenti e stemmi benchè tecnicamente perfetti non siano piacevoli a vedersi, così come, ed è il caso delle cosiddette armi d'inchiesta, il "non rispetto" delle regole araldiche o addirittura il sovvertimento delle regole medesime possa portare a risultati sorprendentemente positivi (credo che lo stemma di Goffredo di Buglione sia un capolavoro araldico nella sua semplice sfrontata noncuranza delle regole!!!).
Così pure tutte le varie imposizioni sui colori, sui loro accostamenti, sul loro numero, o sulle figure e le loro posizioni all'interno dello scudo, vanno interpretate come regole "generalissime" o piuttosto dei "consigli di massima" la cui devianza non implica necessariamente l'esecuzione di uno stemma poco piacevole...
Senza dubbio gli stemmi servivano in passato anche per essere riconosciuti da lontano, sin dagli spalti dei castelli...ma poi ? con il tempo il loro utilizzo divenne senza dubbio di ordine estetico e di riconoscimento "viciniore" (non avrebbero senso altrimenti le piccole brisure o le minime diversità tra uno scudo ed un altro) venendo meno la necessità di essere riconosciuto anche da grandi distanze (prendiamo in considerazione ad esempio le grandi armi dei Borbone o dei Savoia!!!) e facendosi viva la necessità di riconoscere gli stemmi nelle cancellerie, nei documenti, nei monumenti o anche semplicemente sulle carte da lettera e facendosi sempre più forte, quindi, lo spirito della bellezza e dell'armonia che riguardano l'intimo sentire di chi esegue il manufatto e non le "ferree regolette" create secoli e secoli fa...
Proviamo ad immaginare come sarebbe difficile l'applicazione pratica di queste regole se l'araldica fosse nel nostro Paese viva e diffusa come avviene in alcuni Paesi d'Europa o dell'Africa ad esempio... si diffonderebbero a bizeffe le "irregolarità" e le "infrazioni" che con il tempo diventerebbero regole comunemente accettate... evenienze che farebbero rizzare i capelli in testa a più di un purista/araldista ma che sono inevitabili quando la dottrina palpita e vegeta e non è più relegata nei libri e negli armoriali del passato !!!
Ciò non vieta che si debba cercare di evitare il "metallo su metallo e colore su colore"... monsignor Heim permettendo
Antonio
dott. Antonio Russo, MD
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Vorrei capir cos'è questo strano desio di saper oltre