Ho trovato un buon sunto storico [non piu on line] nella cache di http://72.14.221.104/search?q=cache:yrP ... =clnk&cd=8
Storia e archeologia
Sull’esatta etimologia del nome Arena sono state avanzate varie ipotesi. La prima è collegata all’ambiente montuoso in cui è situato il paese. Il nome, infatti, potrebbe derivare dal greco Orelne (paese montuoso) o da Eripna (monte scosceso, rupe). Una seconda teoria, invece, sostiene che Arena derivi da Erymnòs (luogo difeso, saldo) o da Erumnòs (fortezza, fortilizio). Il paese vanta origini antichissime. Pare, infatti, che il primo insediamento urbano risalga al IX secolo. Fu importante contea appartenente alla famiglia dei Conclubet prima e a quella degli Acquaviva poi. È certo, infatti, che nel 1125 Ruggero di Conclubet si insediò nel paese diventando primo conte di Arena. In questi anni egli attuò una politica di ripopolamento della valle del fiume Marepotamo in cui si svilupparono numerosi centri. Dopo un breve periodo di governo con il figlio di Ruggero, Guglielmo, nel 1198 la contea passò a Giovanni Conclubet che, dopo qualche tempo, si ammalò di lebbra. A causa delle sue disperate condizioni di salute Giovanni decise di dettare testamento, ma guarì miracolosamente grazie alle preghiere di San Pier d’Arena, Santo monaco del cenobio di Ciano. La gratitudine del conte fu tale che concesse molti dei suoi beni a chiese e monasteri. Matteo, fratello di Giovanni, ebbe un atteggiamento diverso nei confronti della Chiesa. Intentò, infatti, numerose azioni di reintegra contro i conventi. Nel 1229 Riccardo, nipote di Matteo, diventò signore di Arena. Per la sua grande fedeltà alla monarchia sveva fu nominato Gran Giustiziere di Sicilia dal re Manfredi di Svevia. Il fratello Federico diventò anche vicario del sovrano e nel 1256 fu convocato a Napoli da papa Alessandro IV per assistere, insieme agli altri Grandi del Regno, alla scomunica di Manfredi. Quando Carlo I di Francia invase il regno i Conclubet furono tra le prime vittime della vendetta angioina. La contea fu confiscata e i membri della casata fatti prigionieri o dispersi, mentre Federico e Riccardo non fecero più ritorno dalla Sicilia. Per i Conclubet si aprì un periodo doloroso (dal 1269, anno della confisca dei beni, al 1299, anno della restituzione). Durante questo trentennio i possedimenti della famiglia furono amministrati su nomina regia dal funzionario Michele Belot, mentre Carlo I tentava di investire del titolo di conti di Arena numerose dinastie nobiliari francesi. Le casate, però, rifiutarono la proposta. Al sovrano angioino non rimase, dunque, che perdonare i Conclubet, limitandosi a privarli dei beni situati fuori dal territorio di Arena. Restituì loro la contea nel 1299. Giovanna I nominò, nel 1352, Giordano Conclubet suo ciambellano e nel 1381 re Ladislao lo volle Giustiziere di Calabria, accogliendolo nel Gran Consiglio del Regno e nominandolo Castellano di Stilo. Giordano fece costruire fuori le mura del castello di Arena la cappella di S. Giacomo sulla quale, con una bolla del 1398, Papa Bonifacio IX concesse ai Conclubet lo “jus patronati” e indulgenze a chi la visitava. All’inizio del 1400 Nicolò Conclubet venne nominato primo conte di Arena, in base a una nuova numerazione dinastica. In questo periodo il territorio della dinastia raggiunse la sua massima espansione, ottenendo nel 1421 il centro di Caridà e acquistando nel 1428, per cinquemila ducati, la contea di Mileto. Loyse, figlio di Nicolò, rischiò con azioni spregiudicate di compromettere i successi del padre, schierandosi e appoggiando apertamente la rivolta di Centelles e causando l’amministrazione regia del feudo. Fu Gian Cola Conclubet a risollevare le sorti della famiglia avvicinandola ai nuovi dominatori Aragonesi, affiancandoli durante la guerra d’Otranto contro gli infedeli. Gian Cola fu devoto di San Francesco di Paola, ai piedi del quale andò a prostrarsi prima di raggiungere il campo di battaglia. In quest’occasione si racconta che il Santo raffigurò la propria immagine su un lenzuolo con un pezzo di carbone e che, all’improvviso, il tessuto si illuminò di una luce misteriosa. Per questa ragione Gian Cola, tornato ad Arena, concesse al beato Francesco da Zumpano, degli Agostiniani Scalzi, di costruire un convento presso Soreto. Gian Francesco, figlio di Gian Cola, convinto di fare cosa gradita alla memoria del padre, concesse il convento ai Frati minimi, piuttosto che agli Agostiniani. Francesco da Zumpano, indignato, abbandonò Soreto, lanciando contro il convento una terribile maledizione: «Mu diventa folea di ciauli» (Che diventi nido di corvi). Proprio Gian Francesco fu riconosciuto da Carlo V di Francia suo consanguineo e gli fu permesso di aggiungere al suo stemma l’aquila nera degli Asburgo. Il dominio dei Conclubet continuò ancora per qualche tempo. Nel 1661, infatti, Domenico Conclubet, non avendo figli, lasciò i suoi possedimenti al fratello Andrea, brillante uomo politico che amministrava anche possedimenti fuori Arena come Seminara, Palmi e Stilo. Fu in questi anni che si diffuse un crescente interesse verso la cultura. Andrea, infatti, ospitò nel suo salotto culturale l’Accademia degli Investiganti e fu anche uno dei rinnovatori di questo centro al quale partecipò anche Giovan Battista Vico. Il marchese Milani, invidioso del suo successo politico e delle sue ricchezze, gli tese un agguato. Andrea morì pochi giorni dopo a causa di un’infezione. L’assassinio fu un avvenimento gravissimo perché coinvolgeva due Grandi del Regno. Il mandante e gli esecutori furono esiliati in Sicilia per allontanarli dalle vendette dei Conclubet. L’unico figlio di Andrea, Riccardo, si ammalò gravemente a 14 anni morendo nel 1678, tre anni dopo il padre. Il patrimonio dei Conclubet passò ai discendenti della sorella di Andrea, Anna, che era sposata con un membro della famiglia spagnola Acquaviva d’Aragona. Gioisa Acquaviva d’Aragona, duca d’Atri e figlio di Anna Conclubet, prese possesso del marchesato di Arena, contea di Stilo, e delle terre di Palmi e Seminara. A questi possedimenti si aggiunsero quelli privati che contribuirono a formare uno dei più cospicui assi feudali. Quando scoppiò la guerra tra Spagna e Austria gli Acquaviva si schierarono con gli spagnoli, rimanendo fedeli anche quando ormai la sconfitta era inevitabile. Gerolamo d’Atri, della famiglia degli Acquaviva, preferì morire esule a Roma piuttosto che ritornare a Napoli, vendendo il feudo di Arena e i casali ai Caracciolo di Girifalco. L’arrivo di questa nuova dinastia segnò l’inizio di una lotta senza sosta con gli abitanti. I Caracciolo, infatti, iniziarono a pretendere dai contadini “angarie” e “parangarie”, prestazioni lavorative obbligatorie. Intanto la disastrata situazione economica della popolazione si aggravò ulteriormente, al punto che si dovette chiedere al sovrano Ferdinando IV il rateo in dieci anni del debito dovuto al fisco. L’ultimo marchese della casa fu Michele che aveva due figlie: Anna e Alice. La prima rinunciò ai diritti di primogenitura in favore della sorella, sposata con Edoardo di Francavilla. Fu con costoro che lo stato di Arena e Soreto scomparve poiché l’ingente patrimonio della dinastia fu disperso.
C'è qualcuno che già si è cimentato nello scrivere la genealogia di questa famiglia?



