Da quando il castello di Udine venne abbandonato e, se non prima, fu nel X secolo, le poche abitazioni, che per necessità di sua vita v'erano sorte d'attorno, diedero ricetto non più a vassalli armati, ma a semplici pastori, e la villa, aperta ed isolata in mezzo alla pianura, coi casolari sparsi nelle adiacenze, per alcuni secoli ancora avrebbe forse vissuto nella impossibilità di allargarsi, qualora i patriarchi, con Bertoldo, nel 1218, onde avere più sicura residenza e sottrarsi alle prepotenti ingerenze dei castellani, non fossero venuti ad abitarlo. Con le costruzioni di difesa che vi eressero, la vita che vi portarono e 1'intenzione di farne il centro materiale e morale del patriarcato, ebbe così inizio l'ingrandimento di Udine. E ad Udine fra il XIII ed il XV secolo affluirono gli insofferenti del vassallaggio feudale friulano e gli emigrati lombardi e toscani: elementi di lavoro, di iniziative commerciali e di liberali tendenze, particolarmente bene accetti ai patriarchi, i quali miravano a formare una comunità, in cui fiorissero i traffici, e fosse ad essi soggetta, ma indipendente dalle influenze dei nobili feudatari. Di questi tempi, in cui qualsiasi contratto veniva rogato ed i notai fungevano anche da legali, era naturale che, con l’aumentare degli affari, molti si collocassero ad esercitare in Udine il notariato e per la coltura loro poca, ma di molto superiore alla comune e per l'agiatezza e per le larghe aderenze, facessero poi parte di quella nuova borghesia, che, coi popolani, teneva il reggimento della pubblica cosa. Fra le famiglie, le quali a tale professione dovettero l'esser loro, troviamo primissima quella dei Lovaria. Chi sia stato lo stipite di essa, che dal paese da cui proveniva, secondo il costume dei tempi, aveva preso il cognome, non sappiamo. Un albero genealogico autenticato porterebbe Giovanni, stando al de Rubeis l'autor della famiglia sarebbe Lorenzo, mentre un brano genealogico del Joppi ci indica Silvestro. Le ricerche fatte non offrendoci documentazione sufficiente per sostenere se e quale di tali notizie sia l'esatta, dobbiamo presentare come dubbie le due prime generazioni, che figurano in questa genealogia. Certo è che i Lovaria, come lascia scritto il Monticoli, si trovavano già in Udine nella seconda metà del 1300 e che al notaio e giudice ordinario Lorenzo fu concessa, ai 5 maggio 1432, 1'ambita inscrizione alla cittadinanza udinese. Con l'elezione di Lorenzo, nel 1442, a consigliere nobile di Udine, questa famiglia incomincia a sedere, quasi ininterrottamente fino ai giorni nostri, nel maggior consiglio della città, esplicando in esso l'esperienza, l'esattezza e la rettitudine proprie della delicata professione, per oltre due secoli esercitata. Di fatti la professione essi abbandonano dopo il 1600, quando, raggiunta posizione cospicua, dedicano l'opera loro alle cariche pubbliche alcuni, altri alle carriere ecclesiastica e militare, segnalandosi tutti per zelo e saggezza. Con ducale veneta del 10 maggio 1769 ai discendenti del nobile dottor Bernardo venne conferito il titolo di conte, titolo, che non venne da poi, per rigore araldico, riconfermato, non essendo stata provata la legittimità dei matrimoni celebrati in Spagna, del capitano conte Gasparo quando egli trovavasi colà in servizio militare, con Maria de Medina, del loro figlio Bernardo con Filippa Torres e del nipote Giuseppe con Antonia Gomez. Il trasferimento di questo ramo in Spagna, che risale alla metà circa del 1700, avrebbe portato all'estinzione della famiglia in Friuli, qualora il sacerdote conte Antonio, non avesse invitato il collaterale Giuseppe, a far ritorno in Patria. Giuseppe giunse in Friuli nel 1818 e prese dimora nella casa avita di via S. Maria Maddalena ora via Lovaria presso il vecchio cugino, che fece donazione di tutto il suo patrimonio ai nascituri di lui figli. Da uno di questi discende Antonio, che, dopo aver adempiuto con caldo cuore di patriotta e valorosamente il dovere di cittadino e di soldato al fronte, sposa Carla Petitti di Roreto, figlia del generale illustre e governatore di Trieste. In casa Lovaria entrarono donne delle nobili famiglie Sbruglio, Cossio, Stainero, Valentinis, Susanna, Monaco, Tartagna, Moroldi e, dama distintissima, Anna Tomadini. Sono poche le notizie raccolte, e limitati i documenti e le memorie che si poterono avere in esame, ma tuttavia sufficienti per presentarci le caratteristiche morali di questa nobile famiglia friulana, la quale, per oltre cinque secoli, ci dà costante esempio di rettitudine, e di seri, semplici e signorili costumi.
Giacomo Di Prampero
Per quanto riguarda lo stemma non ho rinvenuto altre notizie se non un altro disegno che qui propongo
Saluti, Andrea

si arriva in cielo