mancando cosi tanti dati al problema proposto
Vorrei solo voi pensaste a una situazione che continua ad essere poco nota
Dante Alighieri quando tratta le nostre materie e' un propagatore di bufale
Non ha idea di quando inizino i cognomi e l'araldica (che oggi sappiamo iniziano a diffondersi a cavallo del la meta' del XII secolo )
E ha idee completamente confuse sulla nascita del concetto di nobilta
Ma attenzione
Anche diversi dei nostri storici moderni hanno le idee confuse e non hanno chiara l'importanza e la dirompenza sociale della nascita dei cognomi e degli stemmi familiari in societa' come quella fiorentina o simili !!!
E Dante quando parla di cognomi ai tempi di Carlo magno
e Giovanni Villani quando parla delle famiglie fiorentine cognominate nel 1050
E Dante Alighieri quando assegna lo stemma al Marchio Ugo di Toscana ( stemma fasullo che campeggia sulla Badia e a fiaco della tomba di Ugo )
in realta' non inventavano niente ( erano in buona fede ) ma solo riportavano le opinioni che circolavano nella societa' di fine duecento e che qualcuno aveva messo in giro
Qualcuno aveva messo in giro delle invenzioni !!! Qualcuno in malafede !!! consapevole di mentire
Nel caso della leggenda di Alberto da Giussano abbiamo la fortuna di conoscere il colpevole
Cosa spinse il nostro frate ad inventarsi questa storia ?
difficile a tanto tempo di distanza capire il suo scopo
Era solo desiderio di fama o si proponeva altro
[b]
e questo apre al caso fiorentino della Cronaca di Ricordano Malispini[/b]
by dressa Silvia DiacciatiRicordano Malispini, guelfo fiorentino vissuto nel corso del XIII secolo, è il presunto autore della Storia fiorentina, una cronaca che – continuata per gli anni 1282-1286 da un nipote di Ricordano, Giacotto -, dopo alcuni primi capitoli di materia leggendaria, narra le vicende della città Toscana fino agli anni Ottanta del Duecento. Gli eventi narrati in tale cronaca corrispondono, anche se in forma più sintetica, a quelli contenuti nella cronaca di Giovanni Villani e questo evidente legame tra i due testi è all’origine dell’intensa discussione che da ben più di un secolo ha animato numerosi studi relativamente ai rapporti intercorrenti tra i due testi e tra di essi e l’opera di Dante Alighieri. La storia malispiniana è stata così al centro di accurate ricerche che hanno visto impegnati diversi studiosi spesso giunti ad opinioni decisamente contrastanti tra di loro, vale a dire tra chi – primo tra tutti Raffaello Morghen – sosteneva l’autenticità della cronaca di Ricordano che, dunque, come prima cronaca fiorentina in volgare sarebbe stata fonte comune tanto di Dante quanto di Villani e chi, invece, la riteneva un plagio tardo-trecentesco dell’altra più famosa cronaca fiorentina. Ormai tuttavia, sebbene sostenitori dell’autenticità del testo malispiniano non siano mai venuti meno, sulla base delle salde prove portate ed esposte in suoi numerosi scritti da un attento conoscitore della questione quale C. T. Davis, sembra comunemente accettata l’idea che la cronaca del Malispini altro non sia che una copia più tarda di quella del Villani a cui l’autore avrebbe aggiunto particolari e notizie basandosi su materiale trecentesco sconosciuto o tralasciato dall’altro cronista. Davis non esclude per altro che il compilatore della copia avesse avuto a disposizione come fonte una raccolta di informazioni composta da un duecentesco Ricordano Malispini In realtà, tuttavia, non esiste di fatto, stando alle attuali conoscenze archivistiche, una singola prova che testimoni dell’esistenza storica a Firenze nel XIII secolo di un esponente della famiglia Malispini di nome Ricordano, nome mai rammentato nell’onomastica familiare di quel secolo. Vincenzo Follini, editore della cronaca nel 1816 – e al suo seguito qualche altro studioso – ha proposto una ipotetica biografia di Ricordano, ma anch’egli fu costretto ad ammettere di non essere stato in grado di portare prove archivistiche a suffragio dell’esistenza del cronista. Follini ritenne dunque di poter affermare che Ricordano nacque all’inizio del Duecento e morì poi intorno al 1286, quando la cronaca fu continuata dal nipote Giacotto. In effetti un Giacotto Malispini è ben documentato per i decenni finali del XIII secolo, era un miles, fu consigliere cittadino nel 1278 e tra i fideiussori della Parte Guelfa in occasione della cosiddetta pace del cardinal Latino siglata a Firenze nel 1280. Assai difficilmente, tuttavia, egli fu il continuatore della cronaca: suo padre era un certo Tedaldo e non il Francesco ricordato nella cronaca stessa. Ben più numerose, invece, sono le notizie rintracciabili per la famiglia Malispini nel corso del XIII secolo: si trattava di una famiglia che partecipò al governo comunale fin dall’epoca consolare ed i cui esponenti erano legati ad importanti corporazioni quali quella di Calimala e Por Santa Maria. La Storia fiorentina, che, dopo aver dato ampio spazio a vicende leggendarie quali quella della fondazione di Fiesole e di Firenze, narra gli eventi cittadini, sarebbe dunque solo una tarda copia del testo di Giovanni Villani a cui il compositore aggiunse alcune notizie assenti nella propria fonte principale, in particolare a proposito di una famiglia poco nota alle cronache fiorentine medievali, quella dei Bonaguisi.
Questo e' il punto c'e' il fondato motivo di ritenere che la Cronaca del Malispini servisse a MIGLIORARE la storia di alcune famiglie fiorentine con poca o nulla storia
E siamo nel XIV secolo !!!
.
