Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 



l'uso del loro stemma termina con l'esercizio del loro ministero (cui lo stemma è legato nel suo contenuto giuridico e nel suo uso ufficiale e pubblico) per morte o per rinuncia, come è stato per Benedetto XVI.
Nunkij ha scritto:Crede che quindi il papa emerito non utilizzi il suo stemma per questa "regola" (non so bene come chiamarla, ergo uso le virgolette), per scelta personale oppure per ovviare a confusioni?
Dato che la figura del papa emerito è relativamente nuova, non pensa che sarebbe il caso di definire una serie di regole araldiche per poter modificare il suo stemma? Un particolare galero, oppure un ornamento ad hoc. Pensa sia il caso e se lo fosse, cosa suggerirebbe?

PS: personalmente trovo che l'idea del galero bianco fosse splendida.
Andrea Cionci ha scritto:Il cardinale, infatti, non spiega PERCHE’ Benedetto abbia deciso di non utilizzare un nuovo stemma da emerito e l’interpretazione di don Pompili è, sulla carta, del tutto ragionevole. Forse era perfino condivisa dal cardinale di Montezemolo.
Anche sul fatto che Benedetto XVI non utilizzi più direttamente il proprio stemma ha ragione don Pompili. Lo abbiamo del tutto ammesso nell’articolo.
L'interpretazione data nel precedente messaggio era così condivisa dal Cardinale e me, che nel nostro Manuale di Araldica Ecclesiastica (edito per i tipi della Libreria Editrice Vaticana nel 2014, tradotto in inglese, francese e tedesco, ed uscito in seconda edizione nel 2016) scrivevamo tale nota:Ciò è stato ribadito al Cardinale e a me dallo stesso Benedetto nel corso della visita privata che egli ci ha concesso quando gli abbiamo offerto in omaggio una copia del nostro libro."In data 15 aprile 2013, durante la preparazione di questo testo, Sua Santità Benedetto XVI, manifestando all'Autore vivo gradimento e sentita gratitudine per linteressante studio fatogli pervenire, ha fatto sapere che preferisce non adottare un emblema araldico espressivo della nuova situazione creatasi con la rinuncia al Ministero Petrino".
Non mi interessa qui entrare nella differenza tra munus e ministerium, come in alcuni dei citati capitoli della sopracitata "inchiesta" si fa (con argomentazioni e conclusioni che, per inciso, in buona parte non condivido). Ma una cosa è certa. Il Papa Emerito Benedetto non ha voluto adottare uno stemma che indicasse il suo nuovo status, e questo è assolutamente in linea con la sua decisione di ritirarsi a vita privata, scelta che non rende necessario l'uso di uno stemma. Lo studio fatto dal Cardinale e da me per l'ipotesi dello stemma di un Papa Emerito era teorico e teorico è rimasto.
La questione-chiave è però che il suo segretario, l'arcivescovo Gaenswein, utilizza il suo stemma, partito col proprio, fin dal 2018. Potrebbe essere una questione di gusto personale, come dice don Pompili e come abbiamo ventilato anche noi.
Ora però, appare del tutto evidente che, data l’ottennale, feroce diatriba sui due papi, Mons. Gaenswein avrebbe compiuto in questo caso, una scelta estremamente inopportuna nel continuare a usare il proprio vecchio stemma per una mera questione estetica. Egli ha infatti ricevuto nel 2017 un nuovo stemma partito con quello di Bergoglio, non casualmente, ma PROPRIO perché il Prefetto della Casa pontificia ha la tradizione di unire il proprio stemma con quello del pontefice regnante, uso consolidato da molto tempo. Altrimenti che bisogno ci sarebbe stato di apportare questo cambiamento?
A meno di non considerare l’araldica come un inutile gioco decorativo, appare un evidente sgarbo istituzionale il fatto che Mons. Gaenswein rifiuti l’aggiornamento bergogliano del proprio stemma continuando a usare quello di Benedetto papa regnante, soprattutto con simili polemiche in corso. Credo che tutti Voi possediate abbastanza sensibilità per comprenderlo, o no?
La stessa sensibilità vorrebbe che papa Benedetto inviasse ai propri aficionados delle cartoline AGGIORNATE in sue vesti da papa emerito, e senza stemma, per non dare ombra a un "legittimo papa Francesco" attaccato già su molti fronti. Ora, siccome conosciamo tutti l’eleganza, la signorilità e l’umiltà di papa Benedetto, difficilmente egli potrebbe tollerare un'indelicatezza istituzionale come quella compiuto da Mons. Gaenswein verso il “legittimo pontefice” se egli non fosse intimamente d’accordo e per motivi ben precisi.
Ho già avuto modo di dire, e lo ribadisco, che la partizione con l'arma del Pontefice regnante della propria arma personale da parte del Prefetto della Casa Pontificia non è mai stata oggetto di legislazione da parte della Chiesa. Si tratta di consuetudine consolidata, che in passato è stata adottata anche dai Cardinali in ossequio al Papa che li aveva innalzati alla porpora e in ossequio agli eventuali papi regnanti successori. Mons. Jacques Martin partì la sua arma con quella di tre Papi! Quella di San Paolo VI, del Vener. Giovanni Paolo I e di San Giovanni Paolo II. Ma si tratta di consuetudine. Non è un obbligo. E in linea teorica se un Prefetto della Casa Pontificia volesse usare il suo stemma secondo la composizione precedente all'ascesa al soglio pontificio di un nuovo Papa nessuno potrebbe impedirglielo. E non necessariamente toccherebbe leggervi chissà quale messaggio di rifiuto dell'autorità del Papa regnante e di riconoscimento dell'autorità di altro Pontefice. Vorrei invitare il Dott. Cionci a recarsi nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, se non lo avesse fatto in tempi recenti. Infatti qualche mese fa è stato portato a termine il restauro della splendida Estasi di Santa Teresa del Bernini. L'opera, insieme all'intera decorazione della cappella, è stata commissionata dal Cardinale Federico Cornaro. Ai lati del gruppo scultoreo centrale sono rappresentati i membri della nobile famiglia del Cardinale, come affacciati per assistere alla mistica scena (descritta dalla stessa Santa nel libro della sua vita) dalle tribune di un teatro. A chiudere in alto i gruppi scultorei laterali lo stemma cardinalizio del Cornaro, recante le insegne della famiglia e completato dalle insegne papali. Ma non si tratta dello stemma del Papa regnante del tempo, Innocenzo X, bensì dell'arma innalzante le inconfondibili tre api del suo predecessore, Urbano VIII (Maffeo Vincenzo Barberini), il quale oltre a essere venerato dai Cornaro - che al contrario non apprezzavano molto Papa Pamphilj - era stato anche il protettore del Bernini, il quale con il nuovo Pontefice era stato sostituito come artista "di corte" dal Borromini. Ora, se da una parte questo doveva essere uno "schiaffo araldico" al Papa regnante, non credo che con quello stemma così composto il Cardinale Cornaro volesse dichiarare ancora regnante il Papa che era morto!
Io penso - ma è mio personale pensiero e potrei sbagliare - che Mons. Gaenswein preferisca usare lo stemma che ha adottato fin dall'inizio "solo" per particolare devozione al Papa che ha servito per anni come segretario (cosa che ancora fa) e che lo ha eletto all'episcopato e consacrato. D'altra parte solo chiedendo direttamente al titolare quali sono le sue intenzionalità simbologiche si potrebbe avere una risposta certa. Ogni altra conclusione può suonare solo come ipotesi se non come congettura. E congetturale potrebbe sembrare anche l'interpretazione nei termini di veicolo di un messaggio in codice (circa la detenzione del primato petrino) nell'invio da parte di Benedetto XVI (o di chi per lui) di cartoline ove egli compare in abito corale pontificio e ove compare il suo stemma papale. A parte la questione meramente pratica, per cui... essendone evidentemente avanzate dagli anni di pontificato, perché spendere soldi per stamparne altre? (in fondo discorso simile è stato quello della veste bianca utilizzata ancora dal Papa Emerito, semplicemente perché tali abiti erano quelli di cui già disponeva...) A parte questo, dicevo, potremmo fare un'altra riflessione. Il tondo della Basilica di San Paolo fuori le Mura ove Benedetto è effigiato in abiti liturgici, con tanto di inconfondibile pallio con le croci rosse che è presente anche nel suo stemma papale, dovrebbe essere coperto finché è sul soglio di Pietro Papa Francesco perché in caso contrario quel tondo rischierebbe di creare confusione sull'identità del Papa regnante? Con la morte si cessa di essere Papa. Lo stesso con la rinuncia (ben prevista dal Codice di Diritto Canonico e scelta da Benedetto XVI). E con questo, forse che chi è stato Papa o altri per lui devono cancellare tutti i segni di ciò che è stato? Nella liturgia continuiamo a ricordare i Papi Santi della storia (io stesso sono Parroco di una parrocchia romana intitolata all'ultimo Papa Martire che la storia ci ha lasciato), ma questo senza offesa per il Papa regnante. E ugualmente sui sepolcri dei Papi (non di quelli più recenti) sono rappresentati i loro stemmi, ma questo senza che si voglia dire che sono ancora i Papi regnanti! Posso solo ribadire quanto ho scritto sopra: la differenza fra uso pubblico/ufficiale, e uso personale/privato. Sopra ho fatto l'esempio di un qualunque altro Vescovo Emerito. Invito a leggerlo di nuovo qualora fosse ritenuto utile. Qui accenno in aggiunta al caso del Cardinale Edwin Frederick O'Brien, fino al 2019 Gran Maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Prima di essere nominato Pro-granmaestro nel 2011, egli era Arcivescovo di Baltimora e aveva partito la sua arma personale con quella della Sede diocesana statunitense, secondo l'uso consolidato in America. Assunto il suo nuovo ruolo, ha inquartato lo stemma così composto con l'arma dell'OESS, senza abbandonare nel 2° e nel 3° quarto la partizione con l'arma diocesana, come da consuetudine sarebbe dovuto accadere. Forse che egli voleva dichiarare di essere ancora l'Ordinario dell'Arcidiocesi di Baltimora? Se dovessimo leggere chissà quali messaggi in codice nei casi in cui gli usi araldici vanno contro le consuetudini (e talora contro la chiara legislazione della Chiesa in materia araldica) potremmo ritrovarci tutti insieme per scrivere un'enciclopedia di molti volumi!
I fatti oggettivi sono che oggi Mons. Gaenswein usa il proprio stemma inquartato con quello di BXVI papa regnante, nonostante l’aggiornamento bergogliano, cosa che ben difficilmente può essere ignota a papa Benedetto il quale per la sua signorilità e teutonica precisione formale, certamente non commetterebbe un simile errore se non per consentire il filtrare di quello stesso messaggio che egli comunica in tante altre occasioni che abbiamo indagato a fondo dal capitolo 6 in poi, fino al 14 almeno.
Parleremo tecnicamente di un "partito", non di un "inquartato" a voler essere precisi formalmente anche noi... Ma, a parte le altre possibili intenzionalità che in quell'uso mi sono permesso di richiamare, potremmo anche dire che Benedetto XVI, una delle menti più geniali che da un secolo a questa parte l'umanità (e non solo la Santa Chiesa) abbia conosciuto, uomo di cultura immensa, oltre che di profonda spiritualità, non necessariamente deve badare a quelle che Antonio Battistella circa un secolo fa avrebbe chiamato "quisquilie araldiche"... O potremmo anche dire che probabilmente egli conosce bene come me (e forsanche meglio di me) certe eccezioni alle consuetudini araldiche che sono tutt'altro che significative o preoccupanti nel loro valore simbolico-comunicativo.
Circa la tiara, il card. Montezemolo ha sì suggerito l’adozione delle tre fasce dorate, come dice don Pompili, ma la scelta della mitra da vescovo è stata voluta da Benedetto XVI (come spiega il card. Montezemolo) e non sappiamo perché. Almeno, io non lo so. Anzi, chiedo a don Pompili se ne sa qualcosa.
Semplicemente perché Benedetto XVI non ha voluto nel suo stemma la tiara, che nei secoli era stata caricata del valore simbolico relativo a un potere temporale (superiore a quello di ogni imperatore o re) di cui ormai da tempo i Papi non si riteneva più detentori. Anche di questo con il Cardinale scriviamo nel Manuale, che invito a leggere. Ancora ce ne sono copie in giro (pochissime in verità!) della seconda edizione.
Nel contesto generale del Piano B, preparato fin dal 1983, appare quindi come molto credibile che BXVI volesse mantenere un profilo più basso proprio per evitare di dover cambiare le sue insegne papali al momento di un prevedibile “nascondimento” in un inesistente emeritato. La mitria da vescovo è senz’altro più plausibile per un papa “emerito” che non una ingombrante tiara. Le tre fasce dorate si potevano anche accettare, senza dare nell’occhio, per questo probabilmente ha accettato la proposta del buon cardinale di Montezemolo.
Il Cardinale di Montezemolo aveva preparato ben 8 bozzetti diversi dello stemma di Papa Benedetto subito dopo la sua ascesa al trono di San Pietro. Avevano tutti la tiara. Li ho visti, e conservo i lucidi originali dell'impianto ornamentale di partenza. Papa Benedetto li vide, ma disse di non voler più la tiara come timbro del suo stemma pontificio (come spiegato nel Manuale). Era dell'idea che dovessero comparire le sole chiavi. Il Cardinale fece notare che sarebbe stato uno strappo troppo grande rispetto alla plurisecolare tradizione araldica pontificia, e propose una mitria con tre fasce dorate in sostituzione della vecchia tiara: intatto tutto il valore più spirituale delle tre corone, ogni riferimento alla regalità mondana era così messo da parte. Al Papa l'idea piacque. Il Cardinale realizzò un nuovo disegno a partire da quello che tra i bozzetti con tiara era più piaciuto al Papa per quanto riguardava la composizione interna dello scudo, ma stavolta con il nuovo copricapo. L'approvazione del Papa fu piena. Il nuovo stemma papale era pronto! Papa Benedetto aveva guardato semplicemente a ciò che era stato e non doveva più essere nel volere così il suo stemma. Escludo nella maniera più assoluta quindi che egli volesse guardare a ciò che avrebbe potuto essere di quello stemma con una sua eventuale scelta futura di ritirarsi a vita privata.
Colgo l’occasione per ringraziare don Pompili a posteriori per la sua disponibilità e per ribadire che non è stato affatto contrapposto al cardinale, ma solo a una realtà oggettiva. Mi spiace aver dovuto illustrare cose spiacevoli, ma a ognuno il suo mestiere.
Cordialità,
Andrea Cionci
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
Andrea Cionci ha scritto:Reverendo Don Antonio,
temo che le sue argomentazioni di natura araldica continuino ad essere piuttosto deboli, dal punto di vista logico, di fronte all'argomentazione canonica, indiziaria, testimoniale, logica che ho prodotto.
Gentilissimo Dott. Cionci,
penso che una persona addentro come Lei alla storia della Chiesa e alle cose della religione cattolica, solo per un errore di distrazione mi abbia rivolto il trattamento di Reverendo, essendo riservato a un Parroco il titolo di Molto Reverendo. In verità come Parroco romano avrei addirittura diritto al trattamento di Reverendissimo, per via dei privilegi anticamente riservati a questa carica. Ma non vi bado nella maniera più assoluta, anche perché per via del mio stesso ministero devo occuparmi di cose ben più importanti. Ad ogni modo, se ai titoli ecclesiastici (almeno quelli a me personalmente destinati) non bado un gran che, mi permetto di farLe notare che la Sua valutazione delle mie argomentazioni di natura araldica come "piuttosto deboli" potrebbe suonare, soprattutto nel contesto in cui scriviamo, un po' ardita. Magari sarà pure vera, chissà! ma può risultare ardita. Come vicepresidente dell'Istituto Araldico Genealogico Italiano, accademico associato dell'Accademia Internazionale di Genealogia e dell'Accademia Internazionale di Araldica - e tra gli studiosi di queste materie questi titoli sì che hanno un loro peso! - sto sempre molto attento ad ogni parola che dico e che scrivo quando parlo di araldica. In ogni caso, io non metto in discussione (non in questo contesto, in altri lo farei) l'argomentazione canonica, indiziaria, testimoniale, logica che Lei con tanto impegno ha prodotto. Affermo solo, senza paura di esser smentito da alcuno, che l'uso privato che oggi del proprio stemma papale può fare il Papa Emerito non ha lo stesso valore che poteva avere quando egli esercitava il ministero petrino. Avendo rinunciato ad essere "Sommo Pontefice" - e furono limpidissime e inequivocabili le parole dello stesso Benedetto che dichiarò "da stasera non sono più Sommo Pontefice"... era il 28 febbraio 2013, Lei lo ricorderà - il suo stemma, che non può essere cancellato dalla storia come non può esserlo il suo luminoso pontificato, non ha più il contenuto di uno stemma ufficialmente utilizzabile. Proprio come il pallio che, pur restando in suo personale possesso (come per tutti gli arcivescovi metropoliti emeriti che, passati alla luce della risurrezione, con il loro pallio devono essere sepolti), egli non indossa più, perché simbolo di un ministero che non esercita più, perché più non gli appartiene. Non è l'uso di uno stemma a conferire giurisdizione, ma è il potere giurisdizionale a legittimare l'uso dello stemma. Lo aveva espresso molto bene anche il Cardinale di Montezemolo nelle parole che Lei ha riportato nel Suo articolo.
Sarei tentato dal risponderLe ancora nel merito ma poi ho deciso di fare un'unica considerazione. Quando ho letto che Lei considera la questione dell'uso dello stemma di BXVI papa regnante come del tutto normale così come il fatto che il papa Benedetto abbia giustificato l'utilizzo della veste bianca con il fatto che non aveva altri vestiti disponibili, ho pensato: "Va bene, mi arrendo".
Non riesco a capire in quale passaggio io avrei parlato di un uso (attuale) dello stemma come "del tutto normale". Come ho sopra scritto - e come penso sempre si possa verificare in quanto dichiaro - peso accuratamente le parole. Piuttosto che "del tutto normale", ho detto altro che potrei sintetizzare - con un'espressione in linea con quella che Lei mi attribuisce - parlando di un uso "del tutto insignificante" dal punto di vista del valore araldico, cioè del valore di uno stemma come espressivo di ufficio ecclesiastico realmente posseduto ed esercitato (in questo caso il ministero di Romano Pontefice che oggi non più detiene e non più esercita).
Quella sulla veste bianca, infatti, è la risposta più surreale in assoluto dell'intera vicenda del Piano B. O meglio, è surreale interpretarla in modo legittimista di Bergoglio. Secondo Voi, il finissimo, coltissimo, correttissimo teologo Joseph Ratzinger avrebbe gettato nel panico 1 mld e 285 mln di fedeli continuando a indossare la veste bianca, cosa stigmatizzatissima persino dal card. Pell, perché al momento non aveva altre talari nell'armadio? https://www.liberoquotidiano.it/articol ... erche.html
Il Covid ancora non c'era, ma già nel 2013 un'epidemia aveva sterminato i sarti ecclesiastici di Roma? E per i successivi otto anni il Santo Padre non ha avuto i soldini per comprarsi una talare nera...?
Personalmente io tutto questo panico non l'ho avvertito attorno a me... e ne incontro di gente! ... come - grazie al Cielo! - nemmeno io ne sono stato travolto. Ad ogni modo io non mi interesso di vesti pontificie, ma di stemmi pontifici (ed ecclesiastici in genere, e non solo ecclesiastici, ma anche gentilizi, civici, militari...). Direi questo però, sempre per tornare alla questione araldica - che è interesse preminente nel nostro forum - e cioè che pur indossando il Papa Emerito una veste bianca, per giunta privata di fascia (stemmata, quale era quella usata da Benedetto) e di pellegrina, quella veste non lo rende di nuovo Papa regnante, né è espressione della sua pretesa di esserlo ancora. Potrebbe essere espressione di questo la sua comparsa in ambito pubblico con i segni più propri ed esclusivi del ministero petrino: se comparisse con l'anello del pescatore, il pallio, il fanone... Ma in più di 8 anni dalla fine del suo pontificato non mi pare di averlo visto mai così... Stesso discorso che ho fatto per lo stemma. Se il Papa Emerito avesse scritto Encicliche o Costituzioni Apostoliche o altri documenti esclusivi del Papa, e avesse siglato quei documenti con il suo stemma avremmo potuto dire: Papa Benedetto sta affermando di essere ancora il Papa! Cosa che egli invece non fa, coerente con la sua scelta umile e coraggiosa di aver rinunciato ad essere "Sommo Pontefice" (e non solo a fare il Sommo Pontefice). Ma se quello stemma va in giro ancora attraverso vecchi biglietti e cartoline, questo uso ha ben scarso valore quanto a contenuto araldico.
Va bene, a questo punto non mi resta che darVi ragione. Se la questione dello stemma è definita tam quam da quella della veste bianca, allora mi considero soddisfatto. E non è un trucco dialettico, è proprio il chiarimento dei due piani di rapporto con la presente dimensione spazio-tempo in cui siamo immersi.
Con molti saluti,
AC
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
Andrea Cionci ha scritto:Revederendissimo,
purtroppo mi trovo di fronte a una tipica risposta "tecnicista" che perde completamente di vista il panorama generale.
Non si offenda, ma è come se Lei - mi passi la metafora - fosse un sarto ecclesiastico di lunga esperienza che mi eccepisse come "in realtà una volta c'erano tonache estive bianche senza filettatura nera, rossa o porpora e quindi il papa non veste di bianco per dirci che è ancora papa, ma solo perché si riferisce a un uso eccezionale di tale veste estiva".
E' una battuta, ovvio, ma per significarLe che Lei perde completamente di vista il significato politico-comunicativo della questione, forte delle Sue indiscutibili e profondissime conoscenze di araldica.
Quanto alle vesti ho già risposto nel precedente messaggio. La semplice veste bianca indossata da Papa Benedetto oggi non dice - né esplicitamente né attraverso un linguaggio in codice - che egli sia il Papa. O Le devo ricordare che un protonotario apostolico indossa una veste paonazza come un vescovo (ma non la mozzetta e il tricorno dello stesso colore, e tantomeno la cordoniera verde con la croce, e l'anello) senza che per questo possa dichiarare di esser vescovo? Tanto più uno che è stato Vescovo di Roma se continua a indossare una veste bianca (privata di fascia stemmata e pellegrina, e mai più completata di mozzetta papale) non sta facendo torto a nessuno, e non sta dichiarando di essere ancora il Papa.
Ma a parte il discorso sulle vesti, mio unico interesse qui è stato ribadire - e credo di averlo dimostrato a sufficienza, e chi ci legge potrà farsi un chiaro giudizio in merito - che ricorrere all'araldica per dare forza alle Sue tesi non ha senso, perché lo stemma partito del Prefetto della Casa Pontificia non è discriminante e perché l'uso dello stemma di Papa Benedetto preesistente alla sua rinuncia ormai non ha più nessun contenuto araldico giuridicamente significativo ma è solo memoria araldica di quel che Egli è stato (e non è più), Romano Pontefice. Ho tutto argomentato. Chi vuol capire capisca.
La gente comune di tali questioni araldiche non conosce nulla. Può sapere solo alcune cose, cioè che il Prefetto della casa Pontificia unisce (partisce?) lo stemma con quello del papa regnante. Mons. Gaenswein risponde ai giornalisti che vogliono intervistare BXVI con il suo stemma da papa regnante e con frasi del tipo "vorrei ma non posso", a nome del papa "emerito".
Punto, i fatti sono questi e lo stridore di una tale situazione lo avverte chiunque senza essere un fine araldista. Anzi, forse proprio essendo privi di tali impacci si può comprendere intuitivamente che c'è qualcosa che non va.
Quindi i casi sono due: o BXVI è perfettamente consapevole dello stemma e della mia lettera, e allora risponde per forza in Codice Ratzinger = sede impedita.
Oppure Mons., Gaenswein avventatamente usa stemma ed espressioni di cortesia senza interpellare papa Benedetto, pur affermando che parla a suo nome. E allora siamo ancora in sede impedita.
Che la maggior parte delle persone che circolano sulla faccia della terra nemmeno conosca l'esistenza dell'araldica cambia poco nel contesto della discussione qui intavolata. Perché il punto di partenza è stata la mia critica alla Sua dichiarazione che il Papa Emerito e il Prefetto della Casa Pontificia facciano scientemente e coscientemente uso dei loro stemmi per far passare certi messaggi che Lei definisce parte del "Codice Ratzinger". Io ho solo voluto dimostrare che non è così. E penso di esserci riuscito. Ogni argomento contrario a quello che ho offerto lungamente nei messaggi precedenti, vista l'ampiezza e la certezza dei dati che ho fornito, non può che avere il peso dell'opinione personale. Ogni opinione è rispettabile, ma i dati di una scienza (quale è l'araldica) sono altra cosa. Lei può pure essere dell'opinione che "vorrei ma non posso" sia una frase per dichiarare prigionia in sede impedita... Io penso al fatto che solitamente la gente, quando dice a qualcuno che cerca un incontro non richiesto e non gradito, "vorrei ma non posso" lo dica per non essere scortese... Ma qui siamo nell'ambito di opinioni, di libere interpretazioni su affermazioni verbali. Le interpretazioni sugli usi araldici possono essere libere solo fino a un certo punto e in alcuni casi. Nel caso da noi analizzato c'è poco da interpretare: parlano i dati che io ho fornito. Gli usi araldici che Lei presenta come indizio di qualcosa non lo sono. Mi dispiace.
In ogni caso Mons. Gaenswein ha uno stemma nuovo bergogliano, e non lo usa. E questo è oggettivamente non gentile verso Francesco e non opportuno per motivi di politica e di comunicazione, per quanto possa essere araldicamente lecito e privo di "valore legale" come Lei giustamente sottolinea. Il riferimento che Lei fa a stemmi usati da papi morti è del tutto non calzante, dato che qui ci si trova di fronte alla compresenza di quelli che vengono percepiti come due papi. E' come se in una guerra antipapale un aristocratico avesse indifferentemente innalzato il proprio vessillo con pezze di un papa o dell'altro, per una questione estetica. Mi spiego? In una situazione come questa, usi disinvolti dell'araldica sono impensabili, intollerabili o significativi.
Forse Lei Dott. Cionci, occupato come è dalle sue indagini non ha molto tempo per girare nella Città Eterna. Io ne ho poco di tempo libero (dal ministero sacro in primo luogo e dall'araldica in secondo), ma quel poco che ho lo dedico ad ammirare gli angoli, sempre infinitamente numerosi, che ancora non conosco della mia splendida Città. Quando ha modo vada a fare una bella visita alla chiesa di Santa Caterina della Rota. Sulla sinistra della facciata troverà l'emblema dell'Arciconfraternita di Sant'Anna de' Parafrenieri, al centro lo stemma di Papa Francesco felicemente regnante, e sulla destra quello del Prefetto della Casa Pontificia, Primicerio dell'Arciconfraternita. Lo stemma riprodotto su quella targa è partito, e nel 1° quarto c'è l'arma di Papa Francesco. Vada, vedrà. Non è vero che Mons. Gaenswein non usi lo stemma che oggi gli sarebbe più conveniente. Né si può pensare che quello stemma sia stato attaccato su quella facciata a sua insaputa... La facciata, restaurata, l'ha inaugurata lui. E qui parliamo di un uso eccellente e pieno di significato, quanto alla comunicazione araldica.
Quanto al mio riferimento agli usi di stemmi di Papi morti è perfettamente calzante, perché a loro, come a Papa Benedetto (al quale auguriamo lunga e serena vita), il ministero petrino non compete più. Si smette di essere Papa per morte o per rinuncia (c'è anche la deposizione, ma non ci interessa ora)... ricorda? Gli stemmi restano - e menomale! se no io come impiegherei tanto del mio tempo?! - ma non sono più gli stemmi del Papa regnante.
PS
Quanto alla frase "non sarò più sommo pontefice" se avesse la curiosità di leggere l'inchiesta avrebbe piena soddisfazione. Disse così perché erano ormai 17 giorni che nessuno si era accorto del vero significato della sua Declaratio (annuncio di autoesilio in sede impedita). Ergo era perfettamente giustificato a "stare al gioco", così pronunciò quella frase alle 17.30 del 28 febbraio, ma dopo le 20.00 (ora dell'entrata in vigre del "provvedimento") non confermò nulla, né verbalmente, né per iscritto. Infatti, nn avrebbe mai potuto ratificare una rinuncia al solo ministerium poiché l'ente è inseparabile dal munus. Il legittimo papa è molto più intelligente di quanto pensiate. Si fidi: legga l'inchiesta per intero.
Con cari saluti.
AC
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
Andrea Cionci ha scritto:Mons. Gaenswein risponde ai giornalisti che vogliono intervistare BXVI con il suo stemma da papa regnante e con frasi del tipo "vorrei ma non posso"
Visitano il forum: Nessuno e 2 ospiti