Lei ha le sue convinzioni e non provo piacere a smuoverla da queste.
Nell'interesse del forum deve invece essere evitato di dare attestazioni di verita' a metodologie contrarie allo stato dell'arte .
Per chi ci legge quindi e' giusto che si chiarisca ripetendo magari cose gia' dette e ridette
I cognomi nascono in Italia per lo piu' a cavallo del 1200 .Avanti a questa eta' l'individuo era identificato con i patronimici che richiedono uno sforzo maggiore nell'individuazione certa dell'individuo
L'Araldica viene importata in Italia intorno al 1150
Il simbolo araldico normalmente precede il cognome e per alcuni anni ha la funzione di catalizzatore
Questo per una quantita' minima di famiglie : infatti le famiglie cognominate nelle prime decadi del 1200 sono una percentuale piccolissima e in Italia ,nonostante le imposizioni del concilio di Trento vi
sono famiglie prive di un cognome certo ancora alla fine del XVIII secolo , per non parlare di famiglie che spostandosi da un luogo all'altro lo cambiano
Da Istituzioni araldiche e paraldiche nella vita toscana del duecento Di Hannelore Zug Tucci
Nobilta’ e ceti dirigenti in Toscana nei secoli xi-xiii : strutture e concetti -- Convegno Firenze 12 dicembre 1981
................Le istituzioni araldiche traggono origine , come sappiamo bene , nel mondo feudale. E poiche’ si disputa se il loro centro d’irradiazione debba considerarsi l’Inghilterra degli ultimi re normanni
oppure la Francia degli stessi anni ( tra i numerosi contributi che affrontano questi problemi , ci limitiamo a rinviare ai piu’ notevoli apporti recenti : R. Viel , Les origines symboliques du blason , Parigi ,
1972 ; G.J. Brault , Early Blason Oxford 1972 ;H. Pinoteau , Origine et diffusione de l’eraldique capetienne in corso di stampa negli atti del Colloque de l’Accademie internazionale d’heraldique 5-9
ottobre 1981 ; M.Pastoureau, Histoire des theories ayant tente’ d’espliquer l’origine des armoiries (xii-xx siecle ) ibidem ) ,questo implica che la Toscana , e l’Italia in genere , restino in posizione
periferica e in ogni caso passiva.
Da cio’ deriva che ogni attribuzione di armi a personaggi vissuti in epoche precedenti alla prima meta’del xii secolo appartiene all’araldica fantastica , come e’ il caso notissimo della <<bell’insegna del
gran barone >>, l’arma << addogata bianca e rossa >> di Ugo il Grande di Tuscia , dalla quale si fanno discendere le armi di alcune casate fiorentine. Per quanto legittimata dall’autorita’ di Dante, essa
deve ritenersi immaginaria.
L’indiscussa preminenza anglo-normanna e francese che in Toscana fa del sistema araldico un prodotto d’importazione , esclude dunque che si possano collocare qui i problemi delle origini. Si tratta
invece di determinare perche’ le istituzioni feudali come le araldiche si siano trapiantate in un contesto diverso e possano essere state recepite dalle strutture comunali……..
Lo studio moderno dell'Araldica non ha piu' dubbi sulla questione .
Dante Alighieri e Giovanni Villani nonostante scrivano appena cento ,centocinquantanni , dopo questi accadimenti non ne hanno coscienza ( ma a dar retta completamente ai cronisti antichi si rischia di
prendere delle cantonate ad esempio Giovanni Villani anticipa di cento anni la costruzione delle mura fiorentine del 1173 )
La storia oggi viene ricostruita mettendo insieme le testimonianze che vengono dai documenti antichi sopravvissuti presi nel loro insieme ( nel caso fiorentino si veda l'ottimo "Firenze nell'eta'
romanica" del dr Enrico Faini ma oggi e' tutto un fiorire di studi universitari sui ceti dirigenti dei vari periodi e dei vari luoghi per cui si puo' imparare sempre qualcosa di nuovo sulla propria storia)
Sulle favole genealogiche dei secoli XVI XVII XVIII abbiamo discusso molte volte
Abbiamo visto che nemmeno il Papa Enea Piccolomini ne era esente .
Che era un vezzo del periodo che io ho chiamato " morale genealogica del periodo "
Un tempo ( io sono iscritto dal 2005 ) era molto comune che sul forum ( grazie ai vari Crollalanza , Spreti , e compagni tuttologi che continuano a veicolarle dal passato ) si parlassedi queste favole
contenenti antenati crociati, bizantini , franchi ,longobardi e non esenti da giganti o da regine spodestate .
Si vantassero diplomi imperiali fasulli con contee o marchesati inesistenti che avevano magari gabbato le consulte nobiliari ma che non reggevano agli studi moderni
Oggi non se ne parla quasi piu' , questo e' segno di serieta' del forum IAGI che e' riuscito ad educare gli utenti al rispetto di un metodo scientifico
Alcune citazioni
Maurizio Carlo Alberto Gora :
http://www.carnesecchi.eu/volopindarico.jpgProf. Alfeo Giacomelli :..........Del resto le grandi famiglie patrizie erano le prime a fare, da molto tempo, impressionanti falsi genealogici nei quali esse stesse non credevano
A Bologna l’adozione e la sostituzione di famiglie era frequente ma frequentissimo era il caso che i contadini di una tenuta o di un podere nobiliari finissero per essere designati col cognome dei
proprietari illustri e che questo si fissasse sostituendo eventualmente diversi cognomi originari: per alcune famiglie questo non sembra essersi verificato, ma per altre è avvenuto in maniera rilevante,
specie per Legnani, Lambertini, Magnani, Fantuzzi, ecc. per non parlare degli innumerevoli casi dei cognomi originati da professioni. A Bologna la tendenza alla "sostituzione" di famiglie antiche con
altre recenti, in origine caratterizzate da altri cognomi, era così diffusa che in parte venne accettata ed avallata dalle stesse famiglie antiche, mentre in altri casi fu lo stesso potere politico aristocratico a
favorirla. Tra Sei e Settecento, ad esempio, un oste suburbano Mittarelli, arricchito, divenne noto come Marescotti in quanto oste "alla Marescotta", osteria collegata in origine ad una tenuta della
famiglia patrizia. Il cognome passò al figlio dottore e da lui al nipote Jacopo, lettore dello studio e grande idraulico, particolarmente benemerito per aver difeso gli interessi bolognesi e favorito l’avvio
della grande bonifica settecentesca. Gran parte della sua rilevante ricchezza derivava però dalle speculazioni mercantili e dagli appalti del suocero Berselli, specificamente attraverso Civitavecchia, che
intorno al 1768-70 vennero convertite in notevoli investimenti immobiliari. Fu lo stesso senato aristocratico a promuoverne d’ufficio la nobilitazione (a cui si aggiunse un marchesato estero) con l’avvallo
del cognome Marescotti, sebbene la famiglia patrizia, in decadenza ed a rischio d’estinzione, sedesse ancora in senato. Le proteste di questa non vennero accolte e dettero origine solo ad un
compromesso: i nuovi ma ricchi nobili si chiamarono Marescotti Berselli e conseguirono immediatamente parentadi di rango patrizio, mentre gli antichi patrizi declinavano verso rango e parentele
borghesi. Del resto le grandi famiglie patrizie erano le prime a fare, da molto tempo, impressionanti falsi genealogici nei quali esse stesse non credevano: a Bologna, ad esempio, i Grassi rivendicavano
la continuità coi Grassi "Clarissimi" già illustri e caratterizzati da vescovi nel XII sec.; alterarono probabilmente ancora le loro più specifiche genealogie per nascondere la discendenza illegittima da
cardinali e cortigiane e, a loro volta, finirono per riconoscere l’improbabile derivazione di famiglie fiamminghe o dei Grassi del palazzo veneziano, nobilitati da recenti e popolane origini chioggiotte.
Tuttavia in certi casi l’identità delle origini tra famiglie nobili e famiglie popolari potrebbe anche non essere esclusa, perché, per altre famiglie anche importanti, molte diramazioni su vasta scala sono
ampiamente documentate per motivi politici, economici (ad esempio filiali mercantili ma talora anche di semplici contadini) o per "servizio" (così, ad esempio, documento esponenti di famiglie
capugnanesi in importanti collocazioni a Venezia – Vicenza tra Cinque e Seicento).