GENS VALERIA ha scritto:Alla fin fine, oggi, i nobili in Italia esistono , si chiamano così, si frequentano in luoghi esclusivi, ordini cavallereschi , circoli, salotti
Concordo anch'io, questa è la realtà sociale in cui ci muoviamo.
Capisco anche il punto di Tomaso: il venir meno della dimensione giuridica segna in effetti una cesura netta col passato, un punto di non ritorno. Credo che su questo siamo tutti d'accordo, però mutare nome alle cose è diverso.
Del resto, a ben vedere, alcuni pretendenti (penso, ad esempio, a Sigismondo d'Asburgo-Lorena) s'appellano tutt'oggi col titolo che sarebbe loro spettato se non fosse intervenuta quella cesura netta col passato che è stata senza dubbio l'unificazione d'Italia. Ugualmente il Papa non ha mutato titolo nei quasi 60 anni in cui aveva perso la sovranità territoriale, eppure anch'essa è stata una cesura giuridica radicale col passato, che ha trasformato profondamente l'ufficio pontificio.
Alla fine per i "nobili" odierni mantenere il titolo avito può essere un atto forse vanaglorioso per certi aspetti, ma non fa male ad alcuno e non sottende certo pretese giuridiche irrealizzabili. Per contro, temo che smettere di parlare di nobili e nobiltà potrebbe rischiare di prestare il fianco anche alla negazione di quel (poco) che è rimasto