Memini ha scritto:Nessuna volontà di attacco, tutt'altro, né alcuna volontà di portare altri ad aderire alle proprie convinzioni. Se siamo su questo sito è proprio perchè ognuno di noi possa correttamente e legittimamente esprimere le proprie opinioni: la verità assoluta non appartiene all'uomo.
Un punto fondamentale: in passato l'esercizio del potere,la influenza sugli affari, il peso sociale appartenevano in massima parte ad una classe "nobiliare", comunque creatasi nei secoli (cooptazione o infeudazione), molto restìa ad aggregare a sé quelli che considerava non adeguati: se lo faceva era soltanto perché si trattava di persone molto ricche, potenti, influenti ma conservava sempre una certa puzza sotto il naso nei confronti del parvenue (com'è noto, pecunia non olet......)
Oggi le persone ricche, potenti, influenti sono molto, troppo spesso, tutt'altro che "nobili" o ad essi assimilabili per la correttezza dei comportamenti; l'attuale ceto dirigente riempie di sé quotidianamente le pagine della cronaca nera con reati dal peculato all'appropriazione indebita alla malversazione, alla truffa, all' abuso di potere e chi più ne ha più ne metta: bisogna aspirare ad entrare in questo "club" che di fatto da qualche decennio ha soppiantato il vecchio ceto nobiliare nel'esercizio del potere ? E d'altronde, il vecchio ceto dirigente postunitario che era formato in massima parte da elementi di origine aristocratico-nobiliare offriva esempi di fior di galantuomini come di emeriti farabutti, con buona pace di chiunque. Ma questo è sempre stato così, giacché la permanenza al potere non qualificava positivamente nemmeno tutti i membri del ceto dirigente diciamo storico, intendendo così il Senato veneto piuttosto che gli "Alberghi" genovesi, o il Parlamento siciliano. Il genere umano è quello che è, con le sue virtù e i suoi vizi !
Pertanto oggi abbiamo "club" di vario tipo; da quelli che si basano sul potere finanziario ( e ne vediamo spesso l'operato) a quelli che, anche senza richiedere requisiti nobiliari, prestano attività di servizio (Lions, Rotary), ad alcuni prestigiosi Ordini cavallereschi nei quali l'accesso è ormai aperto a tutti a prescindere dall'entità del patrimonio personale ma che semmai dividono i propri membri in varie categorie, nobiliari e non, proprio secondo quelle caratteristiche di tradizione storico-genealogica che configuravano l'antica nobiltà. Del resto, se il fine è il servizio al sofferente, non ti serve avere una posizione influente in società, detenere un qualsivoglia potere economico, essere Console di vattelappesca ma soltanto conservare quel sincero spirito cristiano che fu all'origine di tali Ordini che solo successivamente diventarono clubs elitari e che, oggi, nella generalizzata decadenza del ceto nobiliare, si sono maggiormente aperti alla società civile. Pretendere di essere assimilati ad un ceto nobiliare al giorno d'oggi perchè si può esibire una dichiarazione dei redditi a 8 o 9 zeri suscita solo senso del ridicolo se i comportamenti pubblici sono quelli che diventano oggetto di cronache da rotocalco o,peggio, di indagini pesantissime da parte della Magistratura con esito spesso assolutamente disonorevole per l'indagato. Preferisco conversare con gente la cui famiglia ha goduto in un recente passato della legittima appartenenza al "club" (chiamiamolo così......) e ora non ne fa più parte per vari motivi piuttosto che partecipare a lussuosi ricevimenti in ville appartenute in passato a grandi famiglie e oggi in mano a squallidi personaggi ricchi, potenti, influenti che magari, per un residuo pudore,non possono proporsi in prima persona per l'ingresso nel "club" ma tentano di aprirne la strada a figli e nipoti, magari incolpevoli. Buon fine settimana
Concordo con tutto quanto scritto, tranne forse l'eccessivo "romanticismo" secondo cui si tende a considerare il ceto dirigente di un tempo, quello nobiliare, come composto da santi e probi, quando invece abbiamo esempi, e non minoritari, di "nobili" che si comportarono infinitamente peggio degli attuali arricchiti che magari non conoscono le buone maniere, che magari sono anche intrallazzatori, ma le loro azioni sono causa di minori danni sociali di quanto lo furono quelle di alcuni/molti "nobili" del passato. E questo mi da lo spunto per un'ulteriore provocazione: anche quei personaggi che nel passato compirono gesta deprecabili, scatenarono guerre per semplice egoismo ed avidità, che torturarono, incendiarono, distrussero, perseguitarono per i loro personali interessi, che furono l'opposto di quello che spesso leggiamo nei nostri "romantici" interventi sulle qualità e virtù della nobiltà che fu, eppure anch'essi sono definiti nobili. Perché? Perché con quel termine, nel passato, non si identificavano, come molti romantici pensano, i santi e i virtuosi, i galantuomini, ma semplicemente i potenti, il ceto dirigente dell'epoca che poteva essere virtuoso come immorale, sobrio come esagerato, elegante come cafone, parsimonioso come opulento, aiuto della società come avido ed egoista, cercante la pace come guerrafondaio... Poi è ovvio che in un'epoca dove la cultura (che è la base anche della ricerca del bello, dell'eleganza, dell'alto) era patrimonio di pochi, essenzialmente i nobili fossero quasi i soli ad essere portatori di eleganza, dignità non li eleva sopra gli altri, ma anzi, pone sulle loro spalle un peso ed una responsabilità maggiore che spesso non seppero rispettare. Ed è per questo che "combatto la battaglia" sull'"esclusione" dal club nobiliare di quei discendenti e di quelle famiglie che non seppero essere all'altezza di quelle responsabilità che la storia e la collettività conferirono loro. Proprio per la grande stima e per il valore che conferisco a quel ceto dirigente, vorrei che fossero spazzate via quelle mele marce e quei personaggi incompetenti che non si dimostrarono all'altezza delle loro responsabilità e dell'essere nobili. Invece molti preferiscono che nel "club" permangano tutti: una volta entrati, all'infinito, santi e immorali, capaci ed incapaci, facenti e nullafacenti, parsimoniosi e dilapidatori... solo perché ebbero la fortuna che qualcuno, nel passato, meritò di entrare nel club. Io vorrei invece arrivare a far capire che per la permanenza nel club non sia sufficiente che l'avo dei secoli andati abbia soddisfatto i requisiti di ammissione, ma che ogni generazione li soddisfi e anzi, li superi!

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I nobili di oggi riescono a mantenere benissimo vive e vegete le dimensione storiche e culturali .