Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda contegufo » lunedì 19 novembre 2012, 19:55

Salve

A Lucca lo status di nobile non veniva decretato da alcuna autorità a differenza dei periodi successivi (leggi '800) era semplicemente l'affermazione su scala sociale ovvero l'acquisita ricchezza che faceva la differenza.
La capacità del successo economico elevava la stessa famiglia ad appartenere alla ristretta cerchia di chi aveva in carico l'onore di servire la Repubblica.
Ma la ricchezza si faceva lavorando in special modo nella mercatura, cives et mercatores, ed in seguito come banchieri perfino fregati nella restituzione del credito erogato! viewtopic.php?f=3&t=12400&p=146658&hilit=bottini#p146658.

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Il ritratto dei coniugi Arnolfini è splendida sintesi di nostalgica emozione di chi, per lavoro, era costretto a lunghi periodi lontano dalla amata città. (Jan van Eyck, datato 1434). National Gallery, Londra.
http://it.wikipedia.org/wiki/Ritratto_d ... _Arnolfini

Sintomatico il caso di una famiglia, tuttora esistente, definita nobile ed inscritta nel Libro d'oro del 1638 ma poi non più registrata come tale in seguito a rovesci economici.
E' quindi probabile che il "lavoro meccanico" fosse necessario per campare come conseguenza di una diversa situazione su scala socio-economica e quindi fatto non tanto per fare ma per sopravvenuta necessità.

Quindi il nobile non era un operatore ai telai ma proprietario di tanti telai o botteghe che facevano ricchezza portandone alla famiglia le relative benefiche conseguenze. viewtopic.php?f=3&t=11921&hilit=sardi+lucca&start=15#p142535.

Saluti
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » domenica 22 febbraio 2015, 10:13

Nello Stato Pontificio esisteva una normativa ben precisa che stabiliva che l'eleggibilità dei membri del consiglio fosse subordinata al non svolgere arti vili.
Questo è ribadito in:
- Motu proprio 6 luglio 1816 https://books.google.it/books?id=wyIsAA ... &q&f=false
- Motu proprio 5 ottobre 1824 http://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=h ... =1up;seq=3

Da questa normativa dunque sembrerebbe che se una famiglia nobile, perduto il proprio patrimonio, svolgeva attività vili perdeva contemporaneamente anche l'eleggibilità.
Dunque perdeva anche lo status di nobile essendo considerata di fatto una "famiglia vile".
La qualità nobile era riacquistabile in seguito?
Probabilmente, ma era il consiglio sovrano in questo e da un punto di vista formale non vi era troppa differenza con una nuova aggregazione.
Dunque ciò che contava era anzitutto il riconoscimento del ceto dominante.
La storia di famiglia contava poco se non vi era questo riconoscimento.
Allora (come oggi) contavano ricchezza, prestigio, potere.

Per completezza di informazione poi segnalo che a partire dal Moto proprio 21 dicembre 1827 http://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=n ... =2up;seq=4 le cose cambiarono poiché lo svolgere attività vili non fu più considerato motivo per l'esclusione dall'eleggibilità.
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda contegufo » domenica 22 febbraio 2015, 20:25

Salve

L'attività di Speziale era compatibile con lo status nobiliare?

Saluti
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » domenica 22 febbraio 2015, 20:30

Nella classica divisione in tre ceti prevista da alcuni ordinamenti dello Stato Pontificio era previsto un primo ceto di possidenti nobili, un secondo ceto di possidenti non nobili (potremmo chiamarlo cittadini onorati) e un terzo ceto formato da lavoratori che svolgevano attività non vili e meccaniche. In fondo alla scala sociale erano i villici.

Poteva esistere uno speziale nobile? Forse ma credo sia stato un caso rarissimo se non inesistente.
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda M.Brivio » martedì 24 febbraio 2015, 14:45

contegufo ha scritto:L'attività di Speziale era compatibile con lo status nobiliare?

"Per ammettere nel 1614 Nicolao Bellingeri, figlio di Giovanni Guglielmo allora Commissario delle biade di Pavia, del cui nonno omonimo si sa che possedeva una spezieria
annessa alla casa di proprietà in Bassignana, ci si appella al fatto che questi la faceva gestire da intermediari, malgrado alcuni testimoni sostengano che lui in persona si recava a Milano a comprare i medicinali, che teneva la contabilità, pronto a inviare ai debitori le liste dei farmaci non pagati, e che divideva il guadagno con il gestore. Molti asseriscono di averlo visto frequentemente nella bottega a dirigere i propri affari, altri solo per chiacchierare con gli avventori, ma mai a vendere nè trattare denari, “atteso che gli era Ms Prete Jacobo suo fratello che manegiava il tuto ne il detto Ms Nicolao se impediva di cosa alcuna”

(C. PORQUEDDU, "Nobili e mercanti, cives e forenses nelle ammissioni al collegio dei Giudici", cfr. ASPV, Università, collegio dei giudici, cart. 12)
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 24 febbraio 2015, 16:36

Mi sembra una conferma di quanto affermato da MMT: occorre fare riferimento agli statuti comunali e pariteticamente agli atti di aggregazione(che potevano essere immediate nobilitazioni o frutto di un più o meno lungo percorso nobilitante, a seconda dei casi) delle varie famiglie alla nobiltà civica. Ciao,
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