fabrizio guinzio ha scritto:Carissimo Tomaso, riconoscendo il nostro Paese i predicati nobiliari(certamente no i titoli) come parte del nome di famiglie che ne abbiano diritto, non vedo alcun problema per le corone nobiliari(certamente senza nessuna connessione con i ripetuti titoli e qualifiche nobiliari). Ciao,
Effettivamente una soluzione potrebbe essere quella di autorizzare l'uso della corona sullo stemma a coloro che sono presenti nel Libro d'Oro (quello statale a Roma) e negli elenchi ufficiali, però, a mio avviso, si creerebbe solo una notevole fonte di problemi per l'ufficio araldico, poiché dovrebbe richiedere la documentazione sulla discendenza (oggi stanno scomparendo i diretti presenti sul Libro d'Oro e nel breve futuro ci saranno solo i discendenti), in più ci sarebbero i problemi relativi alle leggi in contrasto con il diritto nobiliare del Regno (adozione, pari diritti uomo/donna...), senza contare che protesterebbero tutti i discendenti di famiglie nobili di stati preunitari che non richiesero o non ottennero il riconoscimento durante il Regno d'Italia et cetera.
In definitiva, personalmente, lascerei all'Ufficio Araldico l'unica incombenza di registrare gli stemmi araldici (scudo, motto, elmo, cimiero) di chi ne fa richiesta, senza ulteriori elementi (al massimo le decorazioni pendenti dallo scudo dietro presentazione di autorizzazione del MAE). Se poi una persona vuole far aggiungere dal proprio disegnatore araldico la corona al proprio stemma, sarà libero di farlo, nessuna legge lo vieterà. L'utilità dell'eventuale registro degli stemmi privati è la tutela dello stemma araldico in sé, senza trasformarlo in una sorta di ufficio per ottenere riconoscimenti di nobiltà postumi.





