Rispondo qua e là.
Tilius ha scritto:Tomaso, il ragionamento che la nobiltà non sia più tale perché é crollato il sistema sociale e giuridico che la normava, non sta in piedi.
Nell'alto medioevo veniva considerato segno di estrema distinzione nobiliare l'essere discendenti (o gabellarsi tali...) da una famiglia di rango senatorio.
E questo anche se Roma era sparita da un pezzo.
E questo anche se i veri nobili (quelli col vero potere) erano quelli dell'aristocrazia guerriera longobarda o franca o gota.
Scusami Maurizio, ma il tuo ragionamento, secondo me, non fila. Non fila per il semplice fatto che quelle famiglie che si dicevano essere discendenti da famiglie senatorie romane non pretendevano di farsi appellare come "senatori romani" né pretendevano di essere "senatori romani", ma semplicemente affermavano di "discendere da senatori romani". Che avere avi tra i senatori romani fosse motivo di orgoglio personale e riconoscimento sociale della famiglia, nessuno lo mette in dubbio. Come è motivo d'orgoglio personale e riconoscimento sociale della famiglia chi oggi ha tra i propri avi illustri generali, scienziati, uomini politici, industriali e anche principi, conti et cetera, senza però pretendere di "ricoprire" la medesima condizione sociale degli avi, con i medesimi diritti e doveri (mio padre è generale, ma io non sono generale

Riguardo il principio ICOC riportato da Sergio
"È da ritenersi pertanto giuridicamente ultra vires l’eventuale ingerenza dei nuovi Stati succeduti alle antiche Dinastie, sia sul piano legislativo che su quello amministrativo nei confronti degli Ordini dinastici. Che questi non siano riconosciuti ufficialmente dai nuovi governanti, non inficia la loro validità tradizionale e il loro status , ai fini araldici, cavallereschi e nobiliari "http://www.icocregister.org/principi.htm
c'entra come i cavoli a merenda

, perché si riferisce non alla nobiltà, ma semplicemente alla limitata fons honorum che detengono le ex Case Reali, riconosciuta internazionalmente, e che permette la sopravvivenza, seppur molto limitata rispetto agli antichi splendori (ne avevamo già discusso in altro topic), degli ordini dinastici, oltretutto senza poterne creare di nuovi (quindi amministrando solamente gli esistenti) o concedere titoli nobiliari poiché tali prerogative non competono più loro. Ripeto però, si tratta di ex Case Reale riconosciute dal Congresso di Vienna, non la nobiltà intesa in senso globale.
In ultimo, concordo con Alessio riguardo l'importanza di una corretta terminologia per evitare fraintendimenti. Però c'è da considerare il luogo. Se faccio "scienza", non è corretto riferirsi ai discendenti di famiglie nobili, oggi in Italia, con la denominazione di "nobili", se invece non faccio "scienza", ma vivo nella quotidianità, parlo con gli amici, posso concedere l'utilizzo della parola "nobile" per identificare gli attuali discendenti di avi nobili come posso usare le varie titolature riferendomi ai discendenti et similia. Ma puramente per cortesia, non con il reale e scientifico significato storico del termine.
In ultimo, una piccola puntualizzazione all'ultima affermazione di Alessio che condivido:
Le cose cambiano e ogni cosa va definita come è giusto che sia nel suo tempo.
La nobiltà per come era è morta. Da un bel pezzo se non ve ne siete accorti.
"La nobiltà (intesa come quello status sociale specifico riconosciuto dallo Stato, con diritti e doveri, di rilevanza pubblica et cetera) per come era è morta"
ma solo in Italia. In Gran Bretagna la nobiltà esiste, come esiste in altri stati del mondo. Che poi sia differente rispetto a quella che era 100 anni fa, sono d'accordo, ma in quei Paesi dove è normata dallo Stato, la si può definire nobiltà a tutti gli effetti.