GENS VALERIA ha scritto:Non posso che condividere ciò che scrive von Kaltenbach.
Stavo rivedendo l'interessante l'intervento dell'amico Tomaso , poiché non intendo mettere alla prova la pazienza dei nostri utenti, mi limito a fare una semplice considerazione .T.G.Cravarezza ha scritto: (...) Per questo motivo la nobiltà è uno status pubblico che deve essere normato dalle leggi e riconosciuto dallo Stato per esistere, altrimenti non esiste.
Il serpente si morde la coda:
Per quale motivo dopo anni impiegati a predicare ciò che pacificamente accettato da tutti, ovvero che oggi in Italia , la nobiltà non è uno "status pubblico" ,
bensì " privato" con valenza storico-morale per quale motivo dovrebbe essere normato dalle leggi e riconosciuto da uno Stato che se ne disinteressa ?
Cordialissimi saluti
Forse non mi sono spiegato bene o hai frainteso quanto ho scritto.
Siccome per la mia idea storica del concetto di nobiltà, essa è "...uno status pubblico che deve essere normato dalle leggi e riconosciuto dallo Stato per esistere", è consequenziale che se tale status non è normato dall'Autorità sovrana (monarchica o repubblicana che sia) con conseguenti diritti/doveri per chi ne è insignito, automaticamente tale status non esiste. Di conseguenza, in Italia, oggi, non esistono persone nobili, cioè facenti parte di quel ceto sociale che nel passato, ma anche nel presente in altri stati, è regolamentato da leggi, prevede diritti e doveri per i suoi appartenenti e ha rilievo pubblico. Oggi, in Italia, esistono "discendenti di persone nobili", cioè di persone che nella loro epoca facevano parte della nobiltà, cioè quel ceto sociale normato da leggi, riconosciuto dallo Stato, beneficiario di diritti e latore di doveri, con rilevanza pubblica.
Spero di essermi spiegato. Questo ovviamente non significa buttare al macero tutto il passato della propria famiglia o rendere inutile la storia di famiglia. Significa solo essere consapevoli che ci sono famiglie attuali con avi nobili, ma che i loro discendenti non lo sono. Porteranno sulle loro spalle la responsabilità del passato familiare, come ogni essere umano, trarranno insegnamento dagli atti positivi come dai negativi, compiuti dai propri avi e cercheranno di vivere la loro vita all'insegna dei valori che le generazioni passate hanno trasmesso loro. Ma dovranno essere consapevoli che i diritti/doveri e le responsabilità nei confronti della collettività che avevano i loro avi nobili non sono nemmeno lontanamente ritrovabili e riconosciuti in loro, oggi, in Italia. Solo questo mi preme far presente, non voglio né eliminare i titoli nobiliari che oggi, privatamente, vengono mantenuti da molte famiglie "a ricordo" del loro passato né svilire la nobiltà (anzi, è proprio perché riconosco il ruolo sociale fondamentale che ha sostenuto nei secoli passati che non voglio la si consideri solo come quella che molti giornali di pettegolezzi fanno passare oggi in Italia).





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