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pierfe ha scritto:Segnalo quest'articolo interessante "Titoli nobiliari: Onori e offerte..." riferito alle Case già Sovrane:
http://www.economist.com/news/internati ... and-offers
Vorrei sottolineare che la nobiltà è una dignità che per esistere deve avere un suo riconoscimento nell'ambito del diritto pubblico.
Al contrario se non viene riconosciuta dal diritto pubblico è ridotta solo ad un valore morale insito all'interno dell'individuo, una memoria storica a niente più.
Quindi la nobiltà non riconosciuta (nobiltà di cortesia) non ha nulla a che fare con quella che era la nobiltà del passato.
Pier Felice degli Uberti




pierfe ha scritto:Vorrei sottolineare che la nobiltà è una dignità che per esistere deve avere un suo riconoscimento nell'ambito del diritto pubblico.
GENS VALERIA ha scritto:Infatti, l'ordinamento legale può pronunciarsi sul riconoscimento e la regolamentazione delle manifestazioni che derivano da una realtà, ma non sulla realtà stessa.
GENS VALERIA ha scritto:La nobiltà italiana è, oggi come ieri, un fatto sociale scaturito da un diritto naturale e millenario, sancito dallo “ jus gentium” ed insito nella persona quale una sorta di eredità immateriale, un diritto personale e come tale assolutamente inalienabile.
Alessio Bruno Bedini ha scritto:Sergio non ci capiamo. Sono io che non mi spiego bene. Cerco di rendere meglio il mio pensiero.
Il pagamento del relevio nel Regno di Napoli era condizione sine qua non per la successione nei titoli nobiliari.
Il regio assenso successivamente al pagamento del relevio era condizione sine qua non per la successione nei titoli nobiliari.
Su questi due punti non c'è nemmeno bisogno di discutere data la vasta bibliografia al riguardo.
Queste pratiche , tra gli Stati preunitari , valevano nel Regno delle Due Sicilie ed alcuni altri ma non per molti altri Stati , ti ho fatto l'esempio di Venezia dove queste pratiche non erano in vigore , ma anche Genova mi sono spiegato ?
In Italia non c'è più il re? Oggi non esiste successione automatica come non è mai esistita.
Non era così per tutti gli Stati preunitari , patriziati e moltissime nobiltà civiche... vedi sopra .
Oltre questo aspetto fondamentale ci sono altri elementi:
1) Discendi da una famiglia nobile ma lavori? Non sei nobile.
2) Discendi da una famiglia nobile ma non sei molto ricco? Non sei nobile.
Anche queste non erano leggi universali , senz'altro valevoli nel Regno Duosiciliano ma non in molte realtà statali aristocratiche , dei Barnabotti e dei nobili poveri in molti stati e statarelli ho già scritto , il concetto di attività meccanica che impediva l'accesso allo nobiltà cambiava a seconda dei luoghi e dei tempi , un notaio poteva essere nobile in uno stato e non nobile in un altro , lo stesso per un commerciante, questo è accettato ed descritto da moltissimi autori , se desideri approfondisco il discorso con esempi documentati .
3) Discendi da una famiglia nobile ma non sei figlio di primo letto di genitori coniugati in chiesa? Non sei nobile.
Per farla breve Sergio oggi non esistono persone nobili ma persone che discendono da antenati nobili. C'è grande differenza tra queste due definizioni.
Qui abbiamo una differente opinione , Alessio, esistono persone nobili che " spendono" oggi , in Italia la loro condizione /qualità in ambiti esclusivi e privati, realtà che non può essere negata ma solo proibita o ignorata.
pierfe ha scritto:Segnalo quest'articolo interessante "Titoli nobiliari: Onori e offerte..." riferito alle Case già Sovrane:
http://www.economist.com/news/internati ... and-offers
Vorrei sottolineare che la nobiltà è una dignità che per esistere deve avere un suo riconoscimento nell'ambito del diritto pubblico.
Al contrario se non viene riconosciuta dal diritto pubblico è ridotta solo ad un valore morale insito all'interno dell'individuo, una memoria storica a niente più.
Quindi la nobiltà non riconosciuta (nobiltà di cortesia) non ha nulla a che fare con quella che era la nobiltà del passato.
Pier Felice degli Uberti
l'articolo citato ha scritto:Sticklers find plenty to annoy them. Pier Felice degli Uberti, president of the International Commission on Orders of Chivalry, an academic body, finds Kigeli V’s trade in titles “very sad”. He has warned the ex-king that the titles do not form part of his historical tradition and should not be awarded. His majesty declined to comment but his secretary-general responded: “Who has the right to question his authorities but God and his countrymen?”
fonte: http://www.economist.com/news/internati ... and-offers

Qui abbiamo una differente opinione , Alessio, esistono persone nobili che " spendono" oggi , in Italia la loro condizione /qualità in ambiti esclusivi e privati, realtà che non può essere negata ma solo proibita o ignorata.


Alessio Bruno Bedini ha scritto:Il Regno di Napoli era il regno più grande e più importante della penisola italia. Per questo regno la situazione è quella che ti ho delineato.
Se poi esistevano altri statarelli, non regni, in cui la nobiltà aveva una successione automatica non ti so dire. Ti credo ma quel tipo di diritto non può essere applicato all'intera Italia.

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Il Regno di Napoli era il regno più grande e più importante della penisola italia. Per questo regno la situazione è quella che ti ho delineato.
Se poi esistevano altri statarelli, non regni, in cui la nobiltà aveva una successione automatica non ti so dire. Ti credo ma quel tipo di diritto non può essere applicato all'intera Italia.Qui abbiamo una differente opinione , Alessio, esistono persone nobili che " spendono" oggi , in Italia la loro condizione /qualità in ambiti esclusivi e privati, realtà che non può essere negata ma solo proibita o ignorata.
Tizio in casa sua può farsi chiamare da Caio o Sempronio anche Principe della fuffa e nessuno può proibirlo.
Ti renderai conto però di quanto la cosa sia ridicola.
GENS VALERIA ha scritto: Considera , Alessio, che ciò che reputi ridicola ( ne prendo atto ) non lo affatto per buona parte degli studiosi della materia , in Italia ed all' estero.


Alessio Bruno Bedini ha scritto:Chi pensa che oggi ancora esistano i nobili vive fuori dal mondo.
Nessuno può proibirgli di vivere in un mondo di fantasia ma tutti gli ridono in faccia.
Alessio Bruno Bedini ha scritto:GENS VALERIA ha scritto: Considera , Alessio, che ciò che reputi ridicola ( ne prendo atto ) non lo affatto per buona parte degli studiosi della materia , in Italia ed all' estero.
Su questo posso dire che la tua considerazione è errata.
Conosco vari ambienti universitari e nessuno prende in seria considerazione nè i titolo nobiliari nè chi si presenta con titoli nobiliari.
Conosco discendenti di famiglie nobili che insegnano in università italiane e non si fregiano di alcun titoli dei loro antenati. Alcuni di loro non usano nemmeno tutti i cognomi che hanno all'anagrafe e mi hanno detto che vogliono affermarsi con le loro forze e non per quello che hanno fatto i loro antenati. Rispetto moltissimo queste persone.
Se poi per "buona parte degli studiosi della materia" intendi i soliti famigerati che non fanno parte di nessuna università seria, bè abbiamo un concetto diverso di studioso e di mondo accademico.
Chi pensa che oggi ancora esistano i nobili vive fuori dal mondo.
Nessuno può proibirgli di vivere in un mondo di fantasia ma tutti gli ridono in faccia.![]()
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