
Ritratto ad opera di François Joseph Kinson
"Primogenito di Carlo Maria Bonaparte e Letizia Ramolino, Giuseppe Bonaparte, Re di Napoli prima e di Spagna poi, abbandonati gli studi ecclesiastici per ricoprire il ruolo di capofamiglia a seguito della prematura scomparsa del padre, giunge a Sarzana proprio con l’intento di ricostruire la genealogia della propria famiglia e dimostrarne le nobili origini. Giuseppe, le généalogiste de famille come veniva chiamato da Napoleone, sia pur frequentando, durante i suoi studi a Pisa, la casa dei Bonaparte a San Miniato sapeva di discendere dal ramo dei Bonaparte, che per lungo tempo avevano trascorso la loro vita a Sarzana, prima di trasferirsi definitivamente in Corsica. Pertanto si recò in quell'anno dal notaio ed archivista sarzanese Giovanni Antonio Vivaldi, incaricandolo di ricostruire mediante valida documentazione il proprio albero genealogico sino a provare la discendenza dai Bonaparte nobili fiorentini esiliati a Sarzana, nel XIII secolo, a causa delle continue lotte fra le fazioni Guelfe e Ghibelline. Ma non essendo soddisfatto del lavoro svolto, Giuseppe trasferì l’incarico a Domenico Marita Bernucci nel 1789, ex-abate che si appassiona allo studio senza volerne sapere le motivazioni. Le scoprirà più avanti, durante l’invasione dell’Armée d’Italie, quando il nome di Napoleone Bonaparte è sulla bocca di tutti a causa delle sue folgoranti imprese. La ricerca del Bernucci però non raggiunge lo scopo atteso da Giuseppe Bonaparte, arrivando solo a dimostrare che Gabriele, figlio di Francesco Bonaparte di Sarzana, dimorante ad Ajaccio nell'isola di Corsica nel 1567, discende da Gianfardo, vissuto a Sarzana nei primi anni del 1200. La ricerca si ferma non potendo vantare l’esistenza di documenti in epoca anteriore.
Tuttavia Gabriele viene a costituire il punto di congiunzione che permette la ricostruzione completa, perlomeno dall'inizio del XIII secolo, della genealogia di Napoleone, a partire dalla verifica dell'albero genealogico che Carlo Maria presenta alla scuola militare reale di Brienne per l'ammissione del proprio figlio Napoleone, e che inizia proprio con Gabriele, presente in Corsica vers 1567.
Di contro, quello ricostruito a Sarzana dal Bernucci tramite gli atti notarili e i documenti presenti nell'archivio capitolare ed in quello comunale, termina appunto con Gabriele che, come risulta da un atto notarile di cessione di credito vantato nei confronti del proprio cognato Francesco Montani a causa della vendita della propria casa situata in Sarzana in Piazza della Calcandola, nel Palazzo Calandrini nell’attuale piazza Matteotti, è residente ad Ajaccio proprio nel 1567. Coincidenza esatta quindi nel nome, cognome ed anno dell’ultimo Bonaparte sarzanese, capostipite del ramo corso
Seppur deluso dall'esito delle ricerche, non rappresentando prove tangibili sulle nobili origini dei Bonaparte, Giuseppe non si perde d'animo ed invia al Granduca Leopoldo di Toscana una supplica con lo scopo di essere insignito dell'Ordine di Santo Stefano, al quale potevano accedere solo i nobili, in quanto si accorge che in Francia, diversamente dalla Corsica dominata dalla Repubblica di Genova, diviene importante essere di nobili origini al fine di accedere alle cariche pubbliche.
Nella supplica, che non fu accolta in quanto Giuseppe veniva considerato straniero giacché la Corsica era divenuta francese dal 1768, lo stesso ricorda che la sua famiglia si trasferì da Firenze a Sarzana, dove i suoi membri ricoprirono incarichi importanti nella collettività, contraendo anche matrimoni con famiglie prestigiose come quella dei Malaspina, e da successivamente si insediò in Corsica in modo definitivo. I Bonaparte, infatti, a Sarzana, quasi tutti insigniti del titolo di Ser, ossia notaio, hanno quasi sempre ricoperto cariche importanti nel governo della città: dalla carica di Sindaco a quella di Priore, dall’essere membri del consiglio degli Anziani ad ambasciatori e procuratori della città".
Fonte: http://www.italiadiscovery.it/news/ligu ... e/1268.php
Forse questo fu ciò che spinse Napoleone a sopprimere l'Ordine di Santo Stefano il 9 aprile 1809: si ricordava del rifiuto fatto al fratello vent'anni prima.
Ritter






