Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 6 novembre 2012, 15:12

«Così potranno consolarsi quelle famiglie, le quali si vedranno notate in questo Priorista, se decadute sono presentemente, e mancanti di beni e fortuna; mentre che tutto il Mondo farà loro giustizia, che benché povere; sono però nobili, ed antiche, e in conseguenza degne di tutta la considerazione; non essendo al parere de' più savi le sole ricchezze quelle che costituiscono le Famiglie nobili e grandi»
G.M. Mecatti, Notizie istorico-genealogiche appartenenti alla nobiltà e cittadinanza fiorentina, Firenze, 1754.
Saluti :D
F.
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda Avilius » martedì 6 novembre 2012, 18:10

No , cortese amico , la questione può avere una soluzione , basta un po' di buona volontà,
qualità rara oggigiorno nei nostri legislatori ( e infatti , ad esempio , abbiamo ancora un
codice civile quasi centenario ). Se un marchese di famiglia dalla plurisecolare storia ha
un titolo ma non un predicato , non riconoscergli la possibilità di indicare in atti pubblici
il predetto titolo è indirettamente un attentato ad un suo diritto ultra garantito anche dalla
legislazione europea dei paesi repubblicani più moderni : il diritto alla tutela del nome !
E questo soprattutto quando la famiglia del marchese in questione ha ricevuto il titolo
appoggiato sul cognome e non su di un feudo. Sono proprio questi i casi che lo Stato dovrebbe
tutelare per primi. Giocando con nomi di fantasia cerco di spiegarmi meglio : se un Boria
discende da un celebre ammiraglio e la sua famiglia è principesca da 500 anni (senza predicato) ,
considero una violazione del suo diritto al nome esporlo al rischio di essere confuso con
omonimo Boria discendente da un ricchissimo e famoso venditore ottocentesco di lupini.
Anzi , dirò di più , entrambi sono degni della stessa tutela perchè un businessman odierno
potrebbe essere più fiero di essere riconosciuto discendente di un grande imprenditore
che di un grande ammiraglio. Sempre che essere riconosciuto marchese con un atto pubblico
non comporti vantaggi o privilegi rispetto agli altri cittadini. Su questo non ci piove e credo
che questo , forse involontariamente , fosse il reale intendimento del costituente.
Circa la perdita della nobiltà : solo chi ti ha riconosciuto degno di un titolo , secondo me ,
può non ritenerne degni anche i discendenti e quindi privarli di questa eredità. Fatto salvo ,
come detto , il popolo che , la storia insegna , è sempre sovrano anche in casi di monarchia
assoluta , come ci ha insegnato la rivoluzione francese.
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda contegufo » martedì 6 novembre 2012, 18:39

Salve

Nel caso dell'italico stivale visto un po' di pasticci combinati dalla Consulta Araldica ci si dovrebbe rifare alle leggi nobiliari degli stati preunitari che avevano i loro libri d'oro.
Capisco che anche in questi casi ci siano dei mugugni ma operazioni ulteriormente retroattive le vedo assai improbabili e talmente di largo respiro da mettere in secondo piano aspetti ben più pressanti della vita del paese.
Ma parlare per ipotesi non fa male a nessuno!

Saluti
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda Avilius » martedì 6 novembre 2012, 18:46

Condivido pienamente ma ritengo che i pressanti ed importanti problemi
odierni ( che hanno la precedenza su tutto ) dipendano anche dall' aver
trascurato per decenni l' osservanza di diritti ( e doveri ) fondamentali.
Chi non rispetta il proprio passato e trascura ideali fondanti di una civiltà
non merita un radioso futuro. Avilius
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 6 novembre 2012, 18:47

Esprimo anche io il mio parere in merito all'interessante quesito.
Un tema che io ritengo analogo è sorto con la recente nota della Santa Sede riguardo gli ordini cavallereschi riconosciuti e tutelati dalla Stessa. Discutendo con varie persone che mi riproponevano la consueta giustificazione del riconoscimento implicito della Santa Sede di molti ordini dinastici grazie alle bolle pontificie mai abrogate, io ho sempre evidenziato l'analogia tra le bolle costitutive di molti ordini cavallereschi del passato e le lettere patenti di nomina a conte, barone, principe... In sintesi, sia per le bolle pontificie mai abrogate sia per le lettere patenti di nomina, io vorrei sottolineare un concetto che ritengo fondamentale: tali documenti non erano dei semplici fogli di carta da incorniciare e da appendere alla parete della propria abitazione; non erano delle semplici "autorizzazioni all'uso delle onorificenze" come quelle rilasciate dal MAE; non erano delle sentenze di qualche tribunale della Repubblica Italiana del 2012, non competente in materia, che confermava l'uso del titolo principesco a Pinco Pallo. Tali documenti producevano effetti legali, sociali, fiscali rilevantissimi; creavano diritti e doveri da parte dei destinatari, ma anche da parte dell'Autorità che li emetteva; in definitiva il nobile non era tale solo perché il passante lo salutava con un: "Ossequi Conte Pinco Pallo", ma era tale perché lo Stato riconosceva in quella persona ed, eventualmente, nei suoi discendenti, dei diritti e doveri specifici e di conseguenza tali diritti e doveri si riflettevano anche all'interno della società.
Pertanto oggi, 6 novembre 2012, il discendente di un titolato del XV secolo, può tranquillamente utilizzare il titolo nobiliare conferito all'avo, sempreché abbia rispettato ciò che veniva indicato nelle lettere patenti circa la trasmissibilità dello stesso (e questo è tutto da vedere se è stato fatto e se è soprattutto fattibile), ma, siamo sinceri, tale status non è che l'ombra, e neanche quella, di ciò che era per l'avo del XV secolo sia per ciò che concerne i diritti davanti allo Stato ed alla società sia per ciò che concerne i doveri.
Quindi, la nobiltà possiamo anche definirla come infinita nel tempo, ripeto, rispettando ciò che veniva richiesto nelle lettere patenti circa la trasmissibilità del titolo. Essa deve essere da sprone per l'attuale discendente a mantenere alti i valori morali e sociali che permisero all'avo di ottenere il titolo, ma da un punto di vista pratico e reale, oggi non esiste, almeno in Italia, lo status nobiliare: esso deve considerarsi come l’amore per la storia della propria famiglia, per ciò che i propri avi hanno fatto e come stimolo a continuare tale storia portando avanti quei valori fondanti la propria famiglia. Ma non continuiamo a discutere dei cavilli burocratici e di lettere patenti. Va bene discuterne come amanti della materia, come storici, ma senza conferire a tali documenti, nel 2012, un valore ancora reale, perché tale valore non esiste più, almeno in Italia, soprattutto se paragonato a ciò che tale status comportava nel passato.
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda petecciano » martedì 6 novembre 2012, 19:11

Gent.mo Avilius, le Sue argomentazioni appaiono convincenti. però ho qualche dubbio in merito all'esistenza di titoli senza predicato. Sicuramente esistevano nelle repubbliche marinare nel medioevo( anche per l'assenza di feudi: non dimentichiamo che la concessione dei feudi era materia imperiale). Durante il regno Savoiardo con il titolo veniva concesso il predicato ( es: Diaz, duca della Vittoria; D'Annunzio principe di Montenevoso; Volpi conte di Misurata). Forse, ma è un'ipotesi, i titoli concessi senza predicato erano personali e non trasmissibili? come il titolo di conte palatino in molti ducati preunitari?
Del resto, ragionando sull'origine dei titoli, essi derivavano dal possesso di una qualifica ( in origine conti e marchesi erano i titolari dei territori così denominati all'interno dell'impero e poi dei regni)e di un territorio mentre la qualifica di nobile ( o di patrizio in ricordo della suddivisione tra patrizi e plebei a Roma)derivava non da concessione regia ma dallo status ( ovvero dallo stile di vita).
La confusione odierna credo possa derivare dai vari annuari, albi etc. della nobiltà ( nel senso che non sono il Vangelo)e dalla presenza anche dopo l'unità d'Italia, di titoli concessi ( con quale valore ?) da stati esteri come la Città del Vaticano.
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda Avilius » martedì 6 novembre 2012, 19:28

T.G.Cravarezza ha scritto:Esprimo anche io il mio parere in merito all'interessante quesito.
Un tema che io ritengo analogo è sorto con la recente nota della Santa Sede riguardo gli ordini cavallereschi riconosciuti e tutelati dalla Stessa. Discutendo con varie persone che mi riproponevano la consueta giustificazione del riconoscimento implicito della Santa Sede di molti ordini dinastici grazie alle bolle pontificie mai abrogate, io ho sempre evidenziato l'analogia tra le bolle costitutive di molti ordini cavallereschi del passato e le lettere patenti di nomina a conte, barone, principe... In sintesi, sia per le bolle pontificie mai abrogate sia per le lettere patenti di nomina, io vorrei sottolineare un concetto che ritengo fondamentale: tali documenti non erano dei semplici fogli di carta da incorniciare e da appendere alla parete della propria abitazione; non erano delle semplici "autorizzazioni all'uso delle onorificenze" come quelle rilasciate dal MAE; non erano delle sentenze di qualche tribunale della Repubblica Italiana del 2012, non competente in materia, che confermava l'uso del titolo principesco a Pinco Pallo. Tali documenti producevano effetti legali, sociali, fiscali rilevantissimi; creavano diritti e doveri da parte dei destinatari, ma anche da parte dell'Autorità che li emetteva; in definitiva il nobile non era tale solo perché il passante lo salutava con un: "Ossequi Conte Pinco Pallo", ma era tale perché lo Stato riconosceva in quella persona ed, eventualmente, nei suoi discendenti, dei diritti e doveri specifici e di conseguenza tali diritti e doveri si riflettevano anche all'interno della società.
Pertanto oggi, 6 novembre 2012, il discendente di un titolato del XV secolo, può tranquillamente utilizzare il titolo nobiliare conferito all'avo, sempreché abbia rispettato ciò che veniva indicato nelle lettere patenti circa la trasmissibilità dello stesso (e questo è tutto da vedere se è stato fatto e se è soprattutto fattibile), ma, siamo sinceri, tale status non è che l'ombra, e neanche quella, di ciò che era per l'avo del XV secolo sia per ciò che concerne i diritti davanti allo Stato ed alla società sia per ciò che concerne i doveri.
Quindi, la nobiltà possiamo anche definirla come infinita nel tempo, ripeto, rispettando ciò che veniva richiesto nelle lettere patenti circa la trasmissibilità del titolo. Essa deve essere da sprone per l'attuale discendente a mantenere alti i valori morali e sociali che permisero all'avo di ottenere il titolo, ma da un punto di vista pratico e reale, oggi non esiste, almeno in Italia, lo status nobiliare: esso deve considerarsi come l’amore per la storia della propria famiglia, per ciò che i propri avi hanno fatto e come stimolo a continuare tale storia portando avanti quei valori fondanti la propria famiglia. Ma non continuiamo a discutere dei cavilli burocratici e di lettere patenti. Va bene discuterne come amanti della materia, come storici, ma senza conferire a tali documenti, nel 2012, un valore ancora reale, perché tale valore non esiste più, almeno in Italia, soprattutto se paragonato a ciò che tale status comportava nel passato.


Non posso che inchinarmi ad un intervento che avrei voluto avere la capacità di scrivere io stesso.
Mi è piaciuto davvero perchè obbiettivo , sereno , scientifico , dal quale si evincono senza fatica
i profondi ideali e la vera cultura speifica di chi lo ha scritto. Un po' mi ha anche commosso ( sto
invecchiando , mi sono scoperto la lacrima facile ) , perchè scritto dal degno figlio di un generale
( e soprattutto galantuomo ) ai comandi del quale ho avuto l' onore di aver servito la Patria.
grazie , Avilius
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda contegufo » martedì 6 novembre 2012, 19:31

Salve

Segnalo un testo recentemente uscito per i tipi Orsini de Marzo ovvero Memoriale per la Consulta Araldica (Legislazione nobiliare) http://www.orsinidemarzo.com/it/index.p ... o_tipo=ODM la cui presentazione conclude così. "........Un excursus storico giuridico da cui traspaiono le enormi differenze, soprattutto per quanto riguarda la successione nobiliare, evidentemente inconciliabili senza venir meno a tradizioni consolidate nei secoli, con i noti effetti aberranti e grotteschi fraintendimenti nonostante tutto ancor duri a morire."

Cordialmente
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 6 novembre 2012, 19:54

T.G.Cravarezza ha scritto: (..)Tali documenti producevano effetti legali, sociali, fiscali rilevantissimi; creavano diritti e doveri da parte dei destinatari, ma anche da parte dell'Autorità che li emetteva; in definitiva il nobile non era tale solo perché il passante lo salutava con un: "Ossequi Conte Pinco Pallo", ma era tale perché lo Stato riconosceva in quella persona ed, eventualmente, nei suoi discendenti, dei diritti e doveri specifici e di conseguenza tali diritti e doveri si riflettevano anche all'interno della società.
Pertanto oggi, 6 novembre 2012, il discendente di un titolato del XV secolo, può tranquillamente utilizzare il titolo nobiliare conferito all'avo, sempreché abbia rispettato ciò che veniva indicato nelle lettere patenti circa la trasmissibilità dello stesso (e questo è tutto da vedere se è stato fatto e se è soprattutto fattibile), ma, siamo sinceri, tale status non è che l'ombra, e neanche quella, di ciò che era per l'avo del XV secolo sia per ciò che concerne i diritti davanti allo Stato ed alla società sia per ciò che concerne i doveri.
Quindi, la nobiltà possiamo anche definirla come infinita nel tempo, ripeto, rispettando ciò che veniva richiesto nelle lettere patenti circa la trasmissibilità del titolo. Essa deve essere da sprone per l'attuale discendente a mantenere alti i valori morali e sociali che permisero all'avo di ottenere il titolo, ma da un punto di vista pratico e reale, oggi non esiste, almeno in Italia, lo status nobiliare: esso deve considerarsi come l’amore per la storia della propria famiglia, per ciò che i propri avi hanno fatto e come stimolo a continuare tale storia portando avanti quei valori fondanti la propria famiglia (... ).


Il tuo intervento , Tomaso mi interroga profondamente.

Ho sempre utilizzato il termine " status" tra virgolette, in quanto, oggi, altro non è che uno stile di vita morale trasmissibile , che non comporta benefici o diritti ma solo doveri etici.

Ho sempre riso delle " macchiette dei cicisbei con l'erre moscia ... più fumo che sostanza: il mondo pullula di ricchi gaudenti e deficenti, scarseggia di gentiluomini attributi-muniti.

Viviamo tempi mooooolto confusi ( verissimo ) ma non ho mai accettato di essere minimamente messo sullo stesso piano di un
" cavaliere" del Farlocco Militar Ordine di S. Birillo Martire. Se qualcuno lo fa ...ahinoi, ha decisamente buttato il bambino con l'acqua sporca , con un serio pericolo di infanticidio, questo va sottolineato ad ogni livello religioso e civile.

Patriziato e nobiltà sono qualità e, come tali, deteriorabili se non conservate in condizioni appropriate , ma covano come favilla sotto la paglia per divampare dopo qualche decennio, ma solo allorquando le caratteristiche morali siano nuovamente adatte.

Oggi la nobiltà è escusivamente élite etica di storica tradizione , il rimanente sono chiacchere.
Chi si arroga tali prerogative deve interrogarsi profondamente, ma moooolto profondamente sull'eticità , sulla storia , sulla tradizione che intende osservare ed ( eventualente ) trasmettere...


Saluti toto corde
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda contegufo » martedì 6 novembre 2012, 20:24

Salve

Il problema è che la moralità non è attestabile da alcuno se non da sè medesimi, mano sulla coscienza.
La facciata di persona perbene non è condizione sufficiente quanto piuttosto la punta di un iceberg di ignota profondità.

Diciamo che serve una autocertificazione che sfidi i secoli!

Saluti
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda pierluigic » martedì 6 novembre 2012, 20:40

.


Non ce l'ho fatta a morsicarmi la lingua …scusatemi …….ridico la mia ( probabilmente una volta di troppo )

Ogni tanto si torna su questo argomento : la lingua batte proprio dove il dente duole


Io credo che la famiglia e la sua storia siano il cemento tra le generazioni passate presenti e future e questa sia la sua utilita'

Ho sempre detto che la microstoria familiare permette di chiarire ( e spesso di reinterpretare ) i fatti della macrostoria

Nell'ambito della storia familiare credo che la nobilitazione ( normalmente di un solo ramo ) faccia parte della storia familiare ma sia semplicemente un avvenimento tra i tanti e spesso non il piu' importante che riguardano la famiglia

La storia della nobilta' e' diversa da luogo a luogo in Europa , e diversa da luogo a luogo in Italia

In Italia e' abbastanza rara ad esempio la nobilta' guerriera , ampissima e predominante invece la nobilta' cortigiana .

La nobilitazione e' una convenzione non un fatto genetico . La nobilitazione non muta il DNA o il gruppo sanguigno quindi non ha a che fare con le caratteristiche genetiche delle generazioni che verranno

Perche ci sia la nobilitazione occorre una "fonte degli onori" che "legalizzi" il titolo

Normalmente in una Repubblica italiana del passato esistevano i patrizi e non i titolati

Quando "la fonte degli onori " decade dalle sue prerogative perche' la nobilta' continui ad esistere occorre che una nuova "fonte degli onori " avente il diritto confermi il titolo senza di cio' il titolo decade col decadere della fonte ( e' sempre avvenuto cosi )

La nobilitazione e' talvolta divenuta una gabbia vedi il topic

http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?f=6&t=14410


Insomma non ancoratevi al passato !


E' ovvio che chi discende da una famiglia nobile possa conservare una visione quasi malinconica verso un mondo fuggito

La nostalgia e' un sentimento comprensibile ma puo' essere molto deleterio , in un mondo che cambia tumultuosamente ma un mondo , che per quanto non sembri , offre anche immense opportunita' ai giovani di proiettarsi verso il futuro

Fate che il passato non sia una benda che accechi

Oggi occorrono conoscenze fisico-matematiche un' inglese fluente e lo spirito per girare il mondo e tanta fiducia in se stessi e nelle proprie capacita'

Quindi per piacere guardate avanti , sfidate il futuro


pierluigic


.
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda contegufo » martedì 6 novembre 2012, 21:03

pierluigic ha scritto:
......Oggi occorrono conoscenze fisico-matematiche un' inglese fluente e lo spirito per girare il mondo e tanta fiducia in se stessi e nelle proprie capacita'

pierluigic


Salve

L'autostima è un valore primario ed essenziale al successo nella vita. Ma quanti invece privilegiano al contrario la critica ahimè distruttiva fatta di impedimenti, lacci e lacciuoli per tenere a sè la prole condizionandola, vita natural durante, così come l'eccessiva benevolenza iperprotettiva?

Scusate ma gli stranieri ci ridono dietro.

Prima di dare nobiltà con lettere patenti fons honorum certificate sarebbe bene guardare oltre il pelo dell'acqua per scorgere la parte dell'iceberg nascosta e per niente edificante!

Saluti
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 6 novembre 2012, 22:39

pierluigic ha scritto:(...) Quando "la fonte degli onori " decade dalle sue prerogative perche' la nobilta' continui ad esistere occorre che una nuova "fonte degli onori " avente il diritto confermi il titolo senza di cio' il titolo decade col decadere della fonte ( e' sempre avvenuto cosi )
La nobilitazione e' talvolta divenuta una gabbia vedi il topic
http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?f=6&t=14410
Insomma non ancoratevi al passato ! E' ovvio che chi discende da una famiglia nobile possa conservare una visione quasi (...)
Fate che il passato non sia una benda che accechi (...) Oggi occorrono conoscenze fisico-matematiche un' inglese fluente e lo spirito per girare il mondo e tanta fiducia in se stessi e nelle proprie capacita'
Quindi per piacere guardate avanti , sfidate il futuro
pierluigic


Caro Pierluigi, sai perfettamene che esistono oggi Fons Honorum non "associative" in grado ( anche se con valore privato ) di riconoscere distinzione storiche.

Coloro, come noi , che amano la genealogia e non considereno semplice archeologia nostalgica la ricerca dei nostri Maggiori , amano considerare che la vita ed evenuali benemerenze/insegnamenti dei nostri avi possano essere di esempio e di sprone per la nostra esistenza affinchè sia ...appena ... appena un pelino migliore.
Sia famiglia storico-elitaria o no non ha importanza, cerchiamo di migliorarci.

Cordialmente
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda petecciano » mercoledì 7 novembre 2012, 15:35

Il sonno porta consiglio ( o il sonno della ragione genera mostri? ) ...di conseguenza dopo una notte di sonno facendo tesoro degli interventi, mi sento in grado di tentare di rispondere al mio quesito.
Premesse:
1)i titoli sono concessi da qualcuno che ne ha l'autorità ( imperatore, Papa, Re, in alcuni casi Duchi regnanti)
2)i titoli possono essere personali o trasmissibili e seguono , rigorosamente, le leggi vigenti in merito( primogenitura, non trasmissibilità alle donne salvo eccezioni e con l'avallo dell'autorità concedente)
3)i figli cadetti del titolato ........non sono titolati . I fratelli del primo titolato non sono , araldicamente, nessuno.
3) lo status di nobile o di patrizio non è concesso ma è conseguenza di una situazione , perloppiù protatta nel tempo ( dalle mie parti 7 generazioni)
4)si può essere nobili , o patrizi, senza essere titolati.
5) si può essere titolati senza essere nati nobili o patrizi
6)l'essere nobile o patrizi, essendo una qualità acquisita, comporta anche il perdurare degli standard richiesti ab origine. La perdita protratta degli standard comporta la perdita della qualifica
Poichè penso che la premessa sub 6 darà adito a opinioni contrarie, motivo qui di seguito.
Posto che la nobiltà o il patriziato non comportano modificazioni genetiche ( su questo penso ci sia uniformità di opinioni) credo che il figlio di un nobile o di un patrizio ( e quindi nato con una certa posizione sociale e culturale- il nobile analfabeta è una figura che dal 1600 in poi non si incontra tanto facilmente-) che ha perso la propria posizione e la sua discendenza, anche essa vissuta fuori dai quelli che erano i canoni richiesti ab origine, trascorso un certo numero di generazioni ( poche, penso) decadano totalmente dalla qualifica originaria del progenitore.
Del resto penso che il vivere - o non vivere- con un certo stile, avere o non avere una educazione , sia per quanto riguarda gli studi, ma anche per quella che è la vita di società, frequentare o non frequentare determinati ambienti, essere frequentato o meno dai prorpi parenti, comporti differenze sostanziali.
A ben vedere la nobiltà è un concetto medioevale derivante dagli ideali cavallereschi, ma da sempre, in ogni società civile si sono formate più classi vuoi per ragioni prettamente economiche, vuoi per l'appartenenza a famiglie da cui avevano tratto i natali personaggi illustri. L'appartenenza a tali classi privilegiate ( chiamiamoli patrizi, optimates, popolo grasso) non aveva più senso mancando i presupposti.
Il pro-pronipote di un illustre e nobile cittadino, discendente da più generazioni intermedie vissute in condizioni non eccelse con matrimoni ...non all'altezza della propria famiglia di origine, quasi illetterate, senza alcun contatto con il ramo principale della famiglia e senza contatti con il mileu di provenienza ...come può essere considerato nobile, quando non parla più la stessa lingua e non conosce i valori comuni alla coeva aristocrazia?
Egualmente Il discendente di un ramo cadetto di un titolato.
Accetto correzioni e bacchettate sulle mani ( però, per favore con riferimento al numero incriminato della mia premessa) ;)
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Re: Ma lo status di nobile o di patrizio...si perde?

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 7 novembre 2012, 18:16

petecciano ha scritto: ( ...) 6) l'essere nobile o patrizi, essendo una qualità acquisita, comporta anche il perdurare degli standard richiesti ab origine. La perdita protratta degli standard comporta la perdita della qualifica
Poichè penso che la premessa sub 6 darà adito a opinioni contrarie, motivo qui di seguito.
Posto che la nobiltà o il patriziato non comportano modificazioni genetiche ( su questo penso ci sia uniformità di opinioni) credo che il figlio di un nobile o di un patrizio ( e quindi nato con una certa posizione sociale e culturale- il nobile analfabeta è una figura che dal 1600 in poi non si incontra tanto facilmente-) che ha perso la propria posizione e la sua discendenza, anche essa vissuta fuori dai quelli che erano i canoni richiesti ab origine, trascorso un certo numero di generazioni ( poche, penso) decadano totalmente dalla qualifica originaria del progenitore.


Opinione personalissima :

a) Se qualcuno ti dice che la nobiltà senza comportamento altezzoso, opulente e godereccio fa sghignazzare il volgo è solo perchè la percepisce solo come oggetto di mercato e forse è indaffarato a contare i soldini.

b) Una famiglia già appartenente al ceto dirigente può rimanere in ombra per alcune generazione per far riemergere in altro periodo la propria qualità nobiliare , la quale essendo ereditaria ( ossia generosa ) non va in prescrizione.
Mai sentito parlare dei tutelatissimi Barnabotti veneziani ?

c ) da “ Le Nobiltà Europee ” di Jean Pierre Labatut:
“Molti nobili polacchi vivevano allo stesso modo dei contadini e, tuttavia, non si poteva affatto eccepire sulla loro qualità di nobili, perché della nobiltà conservavano certi segni caratteristici, come quello di portare i capelli corti , mentre i contadini li portavano lunghi. Inoltre le loro donne portavano scarpe, mentre quelle contadine avevano ai piedi dei sandali fatti di strisce di cuoio intrecciate e , cosa indubbiamente più eloquente, qualora fossero stati condannati a pene corporali, li si frustava facendoli stendere su un tappeto e non sulla nuda terra come avveniva per i contadini, Ma soprattutto conta il fatto che essi avessero piena consapevolezza di far parte della nobiltà: il tipo di vita che essi conducevano non alterava l’unità dell’ordine nobiliare.”


Comunque considerando che oggi si parla di qualità e titoli " de courtesie " , ti consiglio di dormire saporitamente:
essi hanno ( per chi li accetta, ovviamente ) solo valore storico-morale.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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