Stemma da decifrare su vassoio

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini

Stemma da decifrare su vassoio

Messaggioda stellacometa » giovedì 12 luglio 2012, 13:46

Potreste aiutarmi a "decifrare" lo stemma di casa di mia madre?
Si tratta di uno stemma su un antichissimo vassoio da the e caffè i cui pezzi recano le iniziali DP de Palma.
Immagine
Grazie
stellacometa
 
Messaggi: 13
Iscritto il: giovedì 28 giugno 2012, 19:40

Re: Stemma da decifrare su vassoio

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 12 luglio 2012, 16:39

Così facile che ci riesco anch'io :D
Del Balzo.
Ciao!
F.
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar
Avatar utente
Franz Joseph von Trotta
 
Messaggi: 1664
Iscritto il: martedì 2 dicembre 2003, 13:57

Re: Stemma da decifrare su vassoio

Messaggioda C.Quaratesi » giovedì 12 luglio 2012, 16:44

Ach, superata per un minuto. Anch'io ero arrivata alla stessa conclusione (anche se ho trovato stemmi dal Balzo antichi con una stella gigante con tanti raggi) Però ora mi viene spontaneo domandare notizie sul vassoio: esiste una foto totale, e magari anche quella dei marchi di garanzia dell'argento, se ci sono? Così potremmo avere altre notizie, sull'epoca di produzione e magari anche sull'autore del pezzo! [dev.gif]
Caterina
C.Quaratesi
 
Messaggi: 422
Iscritto il: martedì 19 ottobre 2010, 13:47

Re: Stemma da decifrare su vassoio

Messaggioda Delehaye » giovedì 12 luglio 2012, 20:01

DEL BALZO (http://www.delbalzo.net)

inquartato, nel 1° e 4° di rosso alla stella a 16 raggi d’argento; nel 2° e 3° d’oro alla cornetta d’azzurro
In alcuni testi, come ad esempio: Famiglie nobili e titolate del Napoletano" di Francesco Bonazzi di Sannicandro, la cornetta è verde. legata e guarnita di rosso

Immagine
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
Avatar utente
Delehaye
 
Messaggi: 2332
Iscritto il: martedì 28 febbraio 2012, 1:42
Località: Napoli

Re: Stemma da decifrare su vassoio

Messaggioda Delehaye » giovedì 12 luglio 2012, 20:04

stellacometa - martedì 10 luglio 2012, 21:28 ha scritto:gentilissimi,
mi sapreste dire qualcosa su uno stemma con 2 stelle comete con coda alternate 2 fiaschette da caccia?
ho visto che leone de Castris a Napoli ha uno stemma molto simile nelle fiaschette mentre le stelle comete-nel mio caso- hanno la coda.
grazie
gloria

viewtopic.php?t=15555#p180703


cosa può fare una foto rispetto ad una descrizione ... [sweatdrop.gif]
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
Avatar utente
Delehaye
 
Messaggi: 2332
Iscritto il: martedì 28 febbraio 2012, 1:42
Località: Napoli

Re: Stemma da decifrare su vassoio

Messaggioda stellacometa » venerdì 13 luglio 2012, 9:00

Grazie per le vostre gentili risposte.
Anch' io avevo notato analogie con lo stemma del Balzo. Inoltre, la mia famiglia è originaria della Normandia e si stabilì proprio a Napoli.
Ma non mi convincono le diversità: la stelle nel nostro caso sono comete a 8 punte ed i corni da caccia sono invertiti con l'imboccatura rivolta a sinistra.
Questo cosa vuol dire?
sicuramente farò delle foto del vassoio che è una lega d'argento simile a quella di piatti e vassoi che ho visto esposti nel castello di Carlo V a Gant.
grazie ancora,
Gloria
stellacometa
 
Messaggi: 13
Iscritto il: giovedì 28 giugno 2012, 19:40

Re: Stemma da decifrare su vassoio

Messaggioda Delehaye » venerdì 13 luglio 2012, 10:06

tho... un'altra Normanna napoletana! Boujouo ! [thumbup.gif]
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
Avatar utente
Delehaye
 
Messaggi: 2332
Iscritto il: martedì 28 febbraio 2012, 1:42
Località: Napoli

Re: Stemma da decifrare su vassoio

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » venerdì 13 luglio 2012, 11:45

stellacometa ha scritto:Ma non mi convincono le diversità: la stelle nel nostro caso sono comete a 8 punte ed i corni da caccia sono invertiti con l'imboccatura rivolta a sinistra.
Questo cosa vuol dire?


Araldicamente assolutamente nulla. Sono delle normalissime variazioni di dettagli, dovute alla diversità delle epoche, dell'esecutore, dello stile, della tecnica, dei materiali... L'araldica non è un "copia incolla" perenne e immoto di uno stemma iniziale.
Per inciso i Del Balzo si dicevano discendenti di uno dei re Magi, la stella alludeva a questo po' po' di ascendenza, il corno alla parentela con gli Orange se ben ricordo :D
Ciao!
F.
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar
Avatar utente
Franz Joseph von Trotta
 
Messaggi: 1664
Iscritto il: martedì 2 dicembre 2003, 13:57

Re: Stemma da decifrare su vassoio

Messaggioda stellacometa » venerdì 13 luglio 2012, 16:03

Grazie ancora.
scusate se approfitto della vostra gentilezza.
Spero di poter entrare in possesso di un libro che parla delle discendenza paterna della mamma.
per ora cerco di ricostruire.
Il nonno si chiamava Umberto de Palma Avati di Casalciprano.
Avevano terre in Calabria fino agli anni 50'.
la mamma è nata a Napoli ma vissuta a Firenze dove ha frequentato la scuola di Poggio Imperiale.
Lo stemma di famiglia del Balzo- nel vassoio- quindi, come può entare in toto nella famiglia de Palma?
i 4 pezzi da the / caffè sembrano cesallati dalla stessa mano, della stessa epoca, dello stesso materiale e recano le iniziali DP intrecciate.
grazie,
Gloria
stellacometa
 
Messaggi: 13
Iscritto il: giovedì 28 giugno 2012, 19:40

famiglia DE PALMA

Messaggioda Delehaye » venerdì 13 luglio 2012, 16:24

Da principio Casalciprano fece parte del dominio della famiglia Castropignano, che prese il nome dal feudo, non potendosi presumere il contrario, cioé che la famiglia avesse dato nome al feudo.
In seguito Casalciprano, con tutta la contrada, dovette certamente far parte della potente Signoria dei d'Evoli, che dominavano nei tre rami principali: in Trivento, Frosolone, Castropignano e quindi dovette seguire le divisioni e suddivisioni che questi rami fecero fra loro.
Dopo vari secoli di dominio di questa famiglia, Andrea d'Evoli iuniore, proprietario del feudo dal 1457, lo passò poi ai Mazzacane, dai quali per matrimonio di donne passò ai De Raho e prima a Giambattista figlio di Porfiria Mazzacane, sorella di Isabella Signora di Casalciprano. I De Raho, probabilmente di Aversa (origine dibattuta), dominarono Casalciprano per due secoli, fino alla prima metà del XVIII secolo, periodo in cui il borgo passò nelle mani dei Brancia, marchesi di Mirabello, causa il matrimonio tra un De Raho (o De Rago) e Donna Francesca Brancia, che non ebbe figli così che la famiglia si estinse. Poi i titolari del paese diventarono i De Leto, duchi di Polignano (Bari), perché Gaetano De Leto sposò il 23 gennaio 1735 Donna Nicoletta De Ballo, baronessa di Casalciprano, matrimonio celebrato dal vescovo di Trivento Mons. Fortunato Palumbo. Dopo le vicende del terremoto del 1805, a metà Ottocento il borgo passò a Francesco Tommasi di Spinete, quindi venduta alla famiglia Di Palma-De Leto, tuttora con il titolo nobiliare di marchesi di Casalciprano.
Estintasi la famiglia de Raho, rimase estinto anche il titolo di Barone.La famiglia, che si estinse nella persona del Duca D. Filippo, si trasferì a Napoli dopo il terremoto del 26 luglio 1805, che distrusse completamente il Palazzo Ducale. Il feudo, verso la metà del 1800, fu quindi venduto al Dott. D. Francesco Tommasi di Spinete.
Nella seconda metà dell'Ottocento si avviò il processo di unificazione dell'Italia voluto dai Savoia e portato avanti da Garibaldi e i Mille. Nel 1861 Casalciprano fu unito a Frosolone ed insieme ad esso al collegio di Bojano, ma venne poi ancora una volta distaccato ed aggiunto di nuovo al collegio di Campobasso.
L’ insofferenza nei confronti del nuovo Stato, che impose nuove tasse e una lunga leva militare, sfociò nel fenomeno del Brigantaggio: contadini e pastori locali, sorretti da un istinto delinquenziale, dandosi alla macchia rubavano, ricattavano, estorcevano ed uccidevano senza pietà. Il governo della Destra affrontò questo fenomeno con la dura repressione militare prevista dalla legge Pica del 1863.
Per quanto riguarda le terre molisane, sul Matese, sulla montagna di Frosolone, nelle boscaglie del medio Trigno e del territorio di Trivento, operavano numerose bande di briganti che terrorizzavano le popolazioni indifese e maltrattavano i piccoli e grandi proprietari locali, i cosiddetti "galantuomini".
Come gli altri paesi, anche Casalciprano ebbe i suoi briganti, i più famosi furono Pasquale Picciano, detto Rosciuolo, Gaetano Policella, fucilato a Castropignano e Gaetano Corsilli. Per proteggere le loro terre i galantuomini cercavano in ogni modo di eliminare l'elemento di rischio, spesso con tacito consenso, ma anche con l'arresto o, addirittura, con l'uccisione.
Drammatico epilogo di questo scontro fu la morte del brigante di Casalciprano, Costanzo Eugenio Lombardi, avvenuta per ordine del galantuomo locale Nicolangelo Antonecchia.
La famiglia più importante in questo periodo fu quella dei di Palma, che assunsero come cognome di Palma - de Leto conservando così il titolo di Marchesi di Casalciprano fino agli inizi del Novecento.

fonte: http://www.comune.casalciprano.cb.it/op ... lesimo.htm

La storia del feudo di Casalciprano non è molto documentata.
Del paese molisano non si hanno notizie anteriori al XIV secolo.
Si sa per certo che nel 1457 Casalciprano era di proprietà di Andrea D'Evoli, già titolare del feudo di Castropignano.
Successivamente passò alla famiglia Mazzacane, di cui si ricorda Pietro Mazzacane, che tenne il feudo fino alla sua morte, nel 1590, quando fu ereditato dalle figlie Isabella e Porfilia.
In seguito al matrimonio di Porfilia con Alfonso De Raho, dal 1648 Casalciprano entrò in possesso della famiglia De Raho, che lo mantenne sino al 1750, quando fu alienata alla famiglia Brancia, che ne fu titolare per circa dieci anni.
Alla fine del XVIII secolo Casalciprano appartenne alla famiglia De Leto; ultimi feudatari furono i De Palma, che ne detennero la titolarità fino alla fine della feudalità.
Non è semplice risalire all'origine del toponimo del paese; forse al nome originario "Casale" fu successivamente aggiunto "Ciprano", dal nome di un probabile feudatario o fondatore del paese.

fonte: http://www.pagus.it/progetto/comuni/cas ... /fonti.htm

Altro ramo, ora estinto, è quello dei Duchi di Sant'Elia e Baroni di Casalciprano e Monacilioni. Lo stemma usato da questo ramo è il seguente: spaccato alla fascia in divisa d'oro: 1° d'argento alla palma di verde accostata da due rose di rosso; 2° bandato d'azzurro e d'oro. Il feudo di Casalciprano pervenne ai di Palma per mezzo di una sorella di Filippo de Leto (feudatario di Casalciprano, morto celibe), che sposò un membro della famiglia di Palma. Di seguito ricordiamo i titolari di questa famiglia per S.Elia a Pianisi. Nel 1610 Marcantonio di Palma acquistò il feudo di Sant'Elia a Pianisi, in contado di Molise, da Gianvincenzo Brancia. Marcantonio, morì il 10 dicembre del 1615 e gli successe il figlio primogenito, Ferrante (viv. nel 1634) che ottenne il titolo marchesale sulla terra di S.Elia. Seguì Marcantonio (viv. nel 1670) che concesse il feudo di Monacilioni al Mendoza. Titolare del feudo fu quindi Francesco (+ S.Elia a Pianisi il 15 lug. 1682), probabilmente fratello del precedente. Fu inumato nel locale convento di Padri Cappuccini. A lui seguì Marcantonio che sposò Vittoria Capano, la quale ricamò personalmente un paliotto d'altare, conservato presso la locale Chiesa parrocchiale. Sesto titolare del feudo fu Francesco, il quale a causa delle esazioni fatte indebitamente eseguire a proprio vantaggio sui beni di pertinenza delle chiese di S.Elia e del seminario metropolitano, fu colpito da scomunica nel 1708. A lui si deve il riscatto della terra di Monacilioni che tornò così in possesso della famiglia di Palma. Successore di Francesco fu Giuseppe di cui si trova traccia in due noti atti pubblici stipulati, il primo il 15 gennaio del 1753, che riguarda la convenzione con l'Università di S.Elia, e l'altro del 4 giugno 1760, concernente la donazione in favore del locale convento dei Cappuccini. Ultima titolare di questa famiglia fu Maria Vittoria, VIII Duchessa di Sant'Elia e Baronessa di Monacilioni (concessione del 1613), che sposò il Principe Francesco Giudice Caracciolo di Cellamare, Duca del Gesso.
fonte: http://www.casadalena.it/di%20Palma%20Castiglione.htm

Palma Castiglione (di)
Casalciprano (? per successione de Leto - eversione feudale), Monacilioni, Sant' Elia a Pianisi
Bandato d'oro e d'azzurro col capo del medesimo caricato da un ramo di palma al naturale
Immagine
Partito: nel 1° di rosso a due bande d'argento; nel 2° di rosso ad un ramo di palma al naturale, posto in sbarra; al capo di rosso caricato di una rosa d'argento (ramo di Sicilia)
Immagine
http://www.casadalena.it/di%20palma%20c ... onebis.jpg
Ultima modifica di Delehaye il venerdì 13 luglio 2012, 18:02, modificato 1 volta in totale.
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
Avatar utente
Delehaye
 
Messaggi: 2332
Iscritto il: martedì 28 febbraio 2012, 1:42
Località: Napoli

famiglia AVATI

Messaggioda Delehaye » venerdì 13 luglio 2012, 18:01

AVATI e AVATI di Pago
Titoli: marchese; nobile dei marchesi, duca di San Pietro, marchese col predicato di Pago
Dimora: Napoli, Bari
Motto: “Per aspera ad astra”
Famiglia originari della Spagna, trapiantatasi nel Regno di Napoli nel XVI secolo con FRANCESCO quale Maestro di Campo dell’Esercito dell’imperatore Carlo V, cavaliere dell’Ordine di San Giacomo della Spada; GIOVAN TOMMASO ebbe da re Filippo II nel 1595 il titolo trasmissibile di marchese “ in vista dell’antica nobiltà della famiglia, e l’inviolata fedeltà”.
Il titolo venne annotato nel Cedolario di Terra di Lavoro in data 8 ottobre 1798 in persona di VINCENZO, ed in seguito in persona di DOMENICO in data 12 luglio 1853; ricevuta nel S. M. O. di Malta nel 1612 (Archivio di Stato di Napoli volume XXVI, Priorato di Capua) e nel 1624 in persona di GIUSEPPE come cavaliere di ”giustizia”. Un ramo del casato ottenne nel 1717 l’aggregazione alla nobiltà napoletana Fuori Piazza ed aggregato al Patriziato di Bari nel 1791 ed iscritto al Registro delle Piazze Chiuse nel 1805; con D. M. del 17 ottobre 1912 vennero riconosciuti in persona di DOMENICO per maritali nomine, dal matrimonio avvenuto nell’anno 1885 con la nobile Maria dei conti De La Tour, i seguenti titoli: nobile dei marchesi, duca di San Pietro, marchese col predicato di Pago, trasmissibili ai maschi primogeniti.
Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana,iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma: d’azzurro al monte roccioso di tre cime uscenti dal lato destro dello scudo, sinistrato da un leone rampante sullo stesso, il tutto d’oro sormontato da una stella d’argento.
Immagine

genealogia deglla famiglia AVATI
http://www.famiglienobilinapolitane.it/ ... /Avati.htm

un po' di storia familiare:
http://www.lalbadellapiana.it/files/17- ... _russo.pdf

Avati duca Pio di Domenico, da Napoli fu creato Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia con Decreto del 09 Maggio 1926 (Supplemento Ordinario della gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 192 del 18 Agosto 1928 - http://augusto.digitpa.gov.it/gazzette/ ... 1928192_SO)

Avati di Bari
Avati di Napoli
Avati di Pago (Duchi e Marchesi)
Avati di Pago (Marchesi, Nobili, Duchi)




M13. Don Giuseppe Carignani (* 6-4-1866 + 13-6-1920), Patrizio Napoletano.
= 22-10-1894 Maria Buonocore (+ 16-7-1961).
N1. Donna Laura (* Napoli 6-10-1895 + ?)
= Napoli 29-4-1936 Ruggero Raimondi
N2. Donna Elena (* Napoli 24-10-1896 + ?)
N3. Don Felice (* Vico Equense 25-8-1898 + Napoli 5-11-1952), Patrizio Napoletano.
= Napoli 20-10-1928 Nicoletta Avati, figlia del Marchese Ugo Avati (* Napoli 23-3- 1907 + ?).
O1. Donna Donatella (* Napoli 3-10-1929)
= Roma 4-4-1964 Don Vittorio de Giovanni Greuther dei Duchi di Santa Severina (vedi/see)
O2. Don Giuseppe (* Napoli 30-3-1931), Patrizio Napoletano.
O3. Don Francesco (* Napoli 18-8-1932), Patrizio Napoletano.
O4. Donna Maria Cristina (* Napoli 30-5-1935)
= Napoli 29-6-1949 Don Raffaele Paternò Duca di San Nicola (vedi/see)
fonte: http://3lk.it/Zuj5hx



F6 Marchese Don Ludovico Paternò (1897-1974), VI Marchese di Casanova, IX Duca di San Nicola, XII Duca di Pozzomauro, Patrizio di Benevento
= 1930 Donna Elena del Pezzo, figlia di Don Nicola dei Duchi di Caianello e di Maria Pia Buonocore
G1 Donna Maria Immacolata (1931), Patrizia di Benevento.
= 1953 Enrico Barone
G2 Marchese Don Raffaele (1932), VI Marchese di Casanova, X Duca di San Nicola, XIII Duca di Pozzomauro, Patrizio di Benevento.
= 1959 Donna Maria Cristina Carignani, figlia di Don Felice dei Duchi di Novoli, Patrizio Napoletano, e della Nobile Nicoletta dei Marchesi Avati
H1 Don Roberto (1960), Patrizio di Benevento.
I1 Don Ludovico (1995), Patrizio di Benevento.
H2 Donna Fabrizia (1961), Patrizia di Benevento.
= 1991 Giuseppe Cinalli
fonte: http://www.angelfire.com/realm/gotha/gotha/paterno.htm
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
Avatar utente
Delehaye
 
Messaggi: 2332
Iscritto il: martedì 28 febbraio 2012, 1:42
Località: Napoli

Re: Stemma da decifrare su vassoio

Messaggioda stellacometa » venerdì 13 luglio 2012, 21:08

Certamente non é facile legare lo stemma alla storia familiare...
grazie dell'aiuto-
se potete, datemi altre notizie,
riconoscente,
gloria
stellacometa
 
Messaggi: 13
Iscritto il: giovedì 28 giugno 2012, 19:40

Re: Stemma da decifrare su vassoio

Messaggioda roberto di calabria » lunedì 10 settembre 2012, 22:02

Per Stellacometa da parte di Roberto di Calabria

Chi ti scrive è un Avati di Polistena in provincia di Reggio Calabria.

Lascia stare tutto quello che hai già letto sulla famiglia Avati !

L'origini della famiglia Avati o d'Avati di Polistena sono nell'antico paese di Piperno, l'attuale Priverno, per come ho potuto stabilire attraverso la lettura di un poemetto stampato a Napoli in occasione della laurea di Giovan Tommaso Avati; di questo antenato conservo anche la pergamena di laurea e sono sicuro che le notizie riportate nel poemetto sono state dettate da lui.

Questo è lo stemma nella laurea di Giovan Tommaso Avati, nato nei primi anni del 1700, forse nel 1702 o nel 1704, è morto il 13 marzo o maggio del 1765, nella pergamena non si riesce a capire l'anno di laurea, il poemetto è stato scritto nel 1729.

(in questo spazio doveva trovare posto lo stemma ma non capisco perché non lo posso incollare)


Io riconosco soltanto lo stemma dei Milano d'Aragona e forse quello dei Palermo di Grotteria ma non sono disposti in modo ortodosso sarei felice se qualcuno mi aiutasse a decifrare gli altri emblemi.

Il poemetto è conservato presso la biblioteca dell'Abbazia di Montecassino.

Uno studioso dei libri parrocchiali di Priverno mi ha detto che nei volumi della chiesa rimangono tracce della famiglia d'Avati, in particolare di Pietro e Domenico, vissuti nell'ultimo quarto del XVI secolo.

Aspetto con ansia di ricevere qualche foto dei registri o qualche annotazione su questi miei antenati e sulle loro parentele.

Giantommaso d'Avati o Avati compare a Polistena alla fine del 1500 come medico o per meglio dire come dottor fisico e non come marchese, una sua figlia venne battezzata dal feudatario Milano d'Aragona.

Questo è lo stemma nella laurea di Domenico Tommaso nato il 29 aprile del 1637 da Giuseppe ed Elisabetta Lombardo ovvero nipote del dottor fisico Giantommaso

(in questo spazio doveva trovare posto lo stemma ma non capisco perché non lo posso incollare



Quello di sinistra è proprio lo stemma degli Avati mentre quello a destra è lo stemma, antico, dei Lombardo

Ometto di aggiungere tutti i passaggi fino alla mia nascita per non suscitare l'anatema di qualche “nobile” parente!

Per quanto riguarda i rapporti con la tua famiglia, ti posso aggiungere che mio zio, morto nel 1985 , mi aveva parlato di un ramo degli Avati imparentato con i Palma, nei suoi discorsi sosteneva che questo ramo della famiglia era residente a Firenze ma neppure lui conosceva come erano iniziati i rapporti di parentela.

In effetti a metà del 1700 Fedele Avati che vantava il diritto di majorasco sugli altri fratelli si sposò con una Carbone di Sinopoli (sempre in provincia di Reggio Calabria) ed andò a vivere in quel paese dando vita ad un altro ramo della famiglia.

Ai primi del 1800 un suo discendente era giudice a Napoli e si interessava di araldica al punto che scrisse due pubblicazioni “A difesa del sedile di Porto Ercole (l'antica Tropea), ed “ A pro del sedile di San Basilio di Amantea”, firmandole con il duplice cognome Avati Carbone.

Secondo le ricerche effettuate dal compianto marchese Natale Zerbi, nella metà del 1800, i pronipoti di Fedele non trovarono di meglio che sposarsi tra di loro, il risultato di questi matrimoni fu che quel ramo della famiglia si estinse, almeno, ufficialmente.

Tuttavia, un mio prozio, in uno studio sulle origini della nostra famiglia, racconta di aver incontrato agli inizi del 1900, a Napoli, dei figli naturali di un Avati di Sinopoli che erano stati riconosciuti dal padre; io posso aggiungere che nel secondo decennio del 1900 l'ultimo degli Avati di Sinopoli, Romolo Avati, all'età di 18 anni, emigrò verso l'America del nord, probabilmente per gravi problemi.

Lo stesso prozio nel redigere l'albero genealogico della nostra famiglia indicò tra gli ultimi pronipoti nati da regolari matrimoni una donna di nome Antonietta che sposò Federico Di Palma, nella seconda metà del 1800.

Secondo una pubblicazione della fine del 1800 l'araldo nobiliare napoletano che potrai trovare alla biblioteca Vittorio Emanuele di Napoli Federico di Palma dei marchesi di Pietramelara su sarebbe sposata con Marianna Avati nome già presente nelle precedenti generazioni di questo ramo. .

Pertanto il cognome Avati Di Palma potrebbe essere dovuto al fatto che quel ramo della famiglia Avati si stava estinguendo e si pensava di potergli dare continuità coniugandolo ai Di Palma.

Tieni conto che in alcuni paesi della provincia di Cosenza in cui gli abitanti sono d'origine albanese esistono numerosi Avati ed anche Avato, e che un sacerdote Giovan Francesco d'Avati di San Demetrio Corone, nato nel 1717, morì da professore di greco ad Urbino nel 1800 . .

Inoltre il numero delle famiglie Avati si è moltiplicato a dismisura per il semplice fatto che a Polistena e nei paesi vicini era consuetudine dare ai bambini abbandonati il cognome del sindaco del tempo.

Il famoso regista Pupi Avati è nato a Budrio e la sua famiglia era presente in quella città dalla fine del 1600 è probabilmente che siamo parenti in quanto nella sua famiglia si susseguono i nomi di Giuseppe e Tommaso.

Dovresti vedere dove erano i terreni che tuo nonno ha venduto, Sinopoli, potrei fareuna ricerca presso la conservatoria dei registri immobiliari di Reggio Calabria ma dovrei conoscere la paternità e la data di nascita.

Cerca di scoprire dove erano nati i genitori del nonno per ampliare la ricerca, aspetto tue notizie.

Roberto di Calabria

Dal verbale d'interrogatorio dei fratelli Bandiera
D. Come vi chiamate? R. Emilio Bandiera.
D.Siete barone? R. Non me ne curo.
D.Donde siete? R. D’Italia.
DI.Ma di che parte? R. D’Italia.
D.Ma dove nato? R. In Italia.
roberto di calabria
 
Messaggi: 1
Iscritto il: mercoledì 5 settembre 2012, 23:54


Torna a Araldica / Heraldry



Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 7 ospiti