G. A. Cucchi ha scritto:Ovvero: qual è la differenza, in fondo, tra un barone di cent'anni fa e un industriale di adesso?
E' una domanda molto interessante. Mi permetto di rispondere perchè ho avuto modo di pensarci in passato, riferendomi all'esempio di una coppia in cui
lui appartiene ad una famiglia
antica,
lei, invece, è la figlia di un industrialotto del secondo dopoguerra.
L'educazione ed il tratto più o meno sono gli stessi per entrambi.
Quel che cambia è il rispetto per il denaro.
Chi ha vissuto dei frutti dei propri beni per generazioni non si fa mancar nulla, ma non
sperpera assolutamente.
Potrei citare, ad esempio, la consuetudine per cui in
certe famiglie il capitale era intoccabile, passava di generazione in generazione senza subire diminuzioni. Spesso ad un solo figlio maschio era consentito sposarsi. Con i
frutti si doveva costituire la dote per sposar le figlie e, con quel che rimaneva, bisognava viverci dignitosamente. Il risultato era, necessariamente, una vita economicamente accorta, senza sperperi, anche se, in definitiva, agiata.
Alcune famiglie son finite in miseria disperdendo ripetutamente il capitale tra più figli maschi sposati.
Con l'arrivo dell'industria, invece, in una sola generazione spesso è stato possibile accumulare notevoli patrimoni:
gente in gamba, lavoratori sul serio, con un reddito elevatissimo. E, proprio grazie al reddito, abituati ad una
disponibilità di denaro tale da aver poche preoccupazioni di spesa.
Si aggiunga inoltre che, qualche volta, le umili origini ed un passato di stenti, hanno portato a
sfoghi e sfoggio di benessere incomprensibili per chi sempre e da generazioni ha ben vissuto.
Se voi guardaste, come io faccio, la coppia di cui parlo, notereste come me questa differenza. Per carità, è solo un esempio.
Probabilmente i loro figli, crisi globalizzazione ecc. ecc. permettendo, non avranno più certi problemi.
E' un piccolo contributo alla discussione, e, come tale, valutatelo.
Saluto tutti. Antonio