Consultando il Crollalanza non ho riscontrato nessun Sistro.
http://www.storiadimilano.it/arte/imprese/Imprese05.htmIl Morso; Impresa Visconti perseverate negli Sforza.
http://books.google.com/books?id=H48ZAA ... so&f=falseDal Crollalanza del 1895-1899 per I Cavazzi della Somaglia
(Resid. Milano e Roma). « Questa fam. milanese, sebbene non compresa nell'elenco di Ottone Visconti, è assai antica ed illustre. Il Giulini parla di un Trinzano Gavazio, giureconsulto milanese, che Matteo Visconti mandò nel 1299 podestà a Vigevano; Cuccio, vissuto intorno al 1322, fu uno dei capi dei Guelfi; Erasmo, Francesco e Giovanni-Antonio furono decurioni; Carlo-Girolamo lasciò alcuni volumi con preziose notizie statistiche ed economiche sul ducato di Milano. Bernabò Visconti, vicario imperiale, investì questa fam. del feudo nobile e gentile della Somaglia, il 10 lug. 1371; Francesco Sforza confermò tale investitura nel 1451, e concesse ai Cavazzi, in data 3 feb. 1452, i titoli di Conti e Baroni. L' Imperator d'Austria, con sovrana risoluzione del 1816, confermò questa fam. nell'antica nobiltà e nei titoli stessi, i quali competono a tutti i maschi. » m
ARMA: Inquartato: nel i° di rosso a tre anelletti male ordinati e intrecciati d'oro; nel 2° di rosso ad una nappa d' oro
nel 3°; di rosso al morso di cavallo d'argento, posto in sbarra; nel 4° d'azzurro a tre fascie ondate d'argento; con la campagna arcuata d' oro, caricata d' un cavaliere montato sopra un cavallo galoppante e tenente una spada in alto, il tutto al naturale ; al capo dello scudo d'argento, caricato di tre biscie di verde, ondeggianti in palo, coronate d' oro, disposte in fascia, ingollanti ciascuna un fanciullo di carnagione, la coda della biscia di mezzo addestrata dalle lettere F R e sinistrata dalle lettere S P di nero. Sul tutto d'azzurro a tre sbarre di rosso, bordate d'oro; a un busto di moro, attortigliato d'argento, vestito di rosso, attraversante. — Q'm.: Un cavaliere uscente, 1' elmo ornato d'un pennacchio di rosso, tenente colla destra una mazza ferrata, appoggiata sulla sua spalla, e colla sinistra uno scudo ovale, il tutto al naturale. — Div.', ME MINISSE JUVAT.
Lettere S P nel Crollalanza nello Spreti sono S F....?
Interpretazione dello Spreti per stemma Cavazzi trattato nel nostro Forum;
viewtopic.php?f=3&t=9963Dallo Scrittore Diego Sant’Ambrogio
http://books.google.com/books?pg=PA398& ... utput=textRiesce quindi facilmente spiegabile come, giunto Francesco Sforza all'apogeo della sua fortuna, dopo casi tanto singolari, nell' intento di amicarsi o ricompensare le famiglie patrizie milanesi che gli erano state larghe di favori e di sussidii, scegliesse come impresa personale preferita quella dei tre anelli, già di Cabrino Fèndulo e strettamente attinente alla signoria di Cremona, solo territorio di cui poteva legalmente disporre in seguito alle di lui nozze con Bianca Maria.
Vi era in quest' elezione di impresa araldica un fine tatto politico e un alto sentimento di convenienza, giacchè, distribuendo un' onorificenza di cui nessuno poteva contestargli il legittimo possesso, l'avveduto Francesco Sforza rimoveva ogni benchè lontana causa di rancore od umiliazione nei patrizii milanesi e si accaparrava in bel modo l' animo loro.
Va notato da ultimo che non il solo Francesco Sforza serbò particolare affetto e propensione a tutto ciò che concerneva la sovranità di Cremona, ma anche i figli suoi e tutti in Italia consideravano allora quel ducato come il vero e indiscutibile loro possesso personale, e cosi sappiamo dal Corio che, allorchè Ascanio trovavasi relegato a Ferrara dal sospettoso fratello Lodovico il Moro, duca di Bari, gli venivano profferti dai Veneziani uno stendardo colla vipera e genti d'arme, acciocchè a Cremona, come dote materna, volesse muovere la guerra.
Tra le famiglie fregiate dell' onorifico distintivo dei tre anelli intrecciati, citiamo i Cavazzi della Somaglia, i Sanseverino, i Birago, e in ispecial modo i Borromeo, i quali ultimi dovevano avere speciali benemerenze agli occhi di Francesco Sforza , essendo in una possessione di detta famiglia patrizia, e precisamente alla Peschiera fuori di Porta Vittoria, già Tosa, che Francesco Sforza attese pazientemente nel 1450 l'imminente resa di Milano. Più tardi, e cioè nel 1487, diedero gli Sforza ai Borromeo un altro segno araldico che conservasi tuttora nello stemma di quella famiglia, e cioè
il freno d'argento, per aver essi sedato alcuni moti dei Valsesiani e degli Svizzeri nei loro possedimenti della valle di Domodossola.
Studiosi e diligenti indagatori potranno fornire maggiori notizie in proposito e assodar meglio quanto siavi di fondato nel far derivare da Cabrino Fèndulo e dalla Signoria di Cremona, il segno araldico dei tre anelli intrecciati distribuiti da Francesco Sforza come sua impresa personale, ma, ove ciò fosse, sarebbe questo uno dei casi in cui riescirebbe manifestamente provato anche ai più restii di quanto efficace sussidio sia la numismatica a spiegazione e schiarimento di oscuri fatti storici intorno ai quali difettino documenti scritti o sufficienti attestazioni.
http://books.google.com/books?id=fLg9AA ... &q&f=false$. XIII. E Campanello dicesi una sorta d'imboccatura del morso del cavallo.
Sarebbero gli anelli a qui si attaccano le redini.
http://www.sellerialaquercia.it/attrezz ... -aste.htmlImboccatura a Morso snodato come quello dei Visconti-Sforza che si usa per cavallo sboccato oppure focoso pericoloso alla lingua del cavallo.
http://www1.archeorivista.it/http://www ... 7cddccc3adhttp://www.google.com/imgres?imgurl=htt ... 80&bih=518Ciao, Maria Luisa