Rammento il detto che vorrebbe le lingue nazionali come dialetti dotati di un esercito e di una marina da guerra...
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insomma una lingua "nazionale" viene semplicemente imposta sulle altre.
Che l'italiano fosse lingua nazionale prima del 1861 pare molto semplicistico e poco realistico; era indubbiamente una "lingua franca" scelta da una ridotta elite dirigente che l'aveva accettata nel "toscano" - ma si usava anche il francese - mentre, nella quotidianità, l'assoluta maggioranza della popolazione, e il ceto dirigente anche, parlava - e non infrequentemente scrivevea - nella sua propria lingua locale. Ovvia la necessità di avere una lingua comune, ma ridurre a "dialetti" le lingue locali, quasi fossero degli slangs, ovvero corruzioni di un precedente e sempre esistito "Italiano puro", nate dopo il 1861 non è veritiero naturalmente.
Il Veneto, ad esempio, era la lingua della Serenissima, parlata in Senato, con una ricca letteratura, e fu anche la
Kommandosprache della
Österreich-Venezianische Kriegsmarine, la Marina da guerra Austro-Veneta, composta quasi esclusivamente da ufficiali e marinai veneti e dalmati.
Nel 1866 a Lissa i marinai vittoriosi festeggiarono al grido di «Viva San Marco!».
Saluti,
FJVT