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Messaggioda Franco Benucci » lunedì 24 gennaio 2011, 11:04

Tilius ha scritto:
Franco Benucci ha scritto:Molto belli, come sempre: sti bavaresi sapevano disegnare...

...i Fugger questi codici se li fecero fare in Italia fra il 1550 e il 1555.


Non sarei così sicuro sulle date, anche se sono quelle di catalogo, evidentemente basate su Giulio III, ultimo papa citato: però alcuni elementi "romani" portano forse a anticipare la data d'inizio della raccolta al 1546-47 (regnante Paolo III Farnese, "gonfalonante" Pierluigi Farnese duca di PR-PC-Castro, Ranuccio Farnese cardinale). Inoltre, l'unica data esplicita, salvo errore e omissione, è il 1552 dei Cavalieri di S. Michele, alla fine: forse proprio la fine di tutto? Per saperlo con precisione o almeno restringere ancora di più bisognerebbe guardarsi carta per carta tutta la serie, confrontare persona per persona e casato per casato, ecc. Buon lavoro...
Però quello che volevo dire è che tutta l'opera mostra evidentemente una regia grafica unica, di stampo germanico: l'anonimo (credo) artista aveva certamente accesso - diretto o forse mediato da una squadra di emissari inviati alle varie corti - alle fonti locali (da cui la ricchezza di dati e le sfumature linguistiche riscontrabili nei cognomi), ma altrettanto certamente reinterpretava il tutto secondo la sua cultura, che era bavarese o comunque germanica (al di là di dove materialmente sarà avvenuta l'opera di collazione e assemblaggio dei materiali), e ogni tanto questo traspare in piccoli e grandi fraintendimenti, alterazioni o normalizzazioni, tipo la torta qui o la punta nera a Tufo (viewtopic.php?f=1&t=10268&start=75), ecc. Tanto più dove il dato di lingua insito nel cognome, anche se fedelmente riprodotto, non era per lui trasparente.
Ultima modifica di Franco Benucci il martedì 25 gennaio 2011, 17:52, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Tilius » lunedì 24 gennaio 2011, 11:25

Due o tre anni di differenza sulle date non fanno una gran differenza.
E comunque la mia osservazione non riguardava le date.
In Germania questi codici li danno di area italiana, realizzati da un gruppo di miniatori (certo sotto una regia unitaria) e probabilmente realizzati a Venezia (anche se nulla garantisce che i miniatori fossero veneziani: all'epoca la città era probabilmente ancora quella più internazionale d'Europa... ma sul fatto che fossero quantomeno italiani, dubbi ce ne sono pochini).
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 24 gennaio 2011, 11:57

Non so la regia, ma la "manina" dei miniatori dell'enciclopedia nobiliare ad uso Fugger in molti dettagli delle figure mi parrebbe proprio todesca... a meno che, vista la committenza, si facesse apposta ad imitare una maniera più teutonica...
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Messaggioda Tilius » lunedì 24 gennaio 2011, 12:05

Sì sì... infatti quei codici traboccano di cimieri e scudi alla todesca... [thumb_yello.gif]



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Messaggioda Franco Benucci » lunedì 24 gennaio 2011, 16:07

Tilius ha scritto:Due o tre anni di differenza sulle date non fanno una gran differenza.
E comunque la mia osservazione non riguardava le date.

Sì, la mia era solo un'osservazione en passant, diciamo uno scambio di informazioni. Non era questo il focus neanche del mio intervento.

In Germania questi codici li danno di area italiana, realizzati da un gruppo di miniatori (certo sotto una regia unitaria) e probabilmente realizzati a Venezia (anche se nulla garantisce che i miniatori fossero veneziani: all'epoca la città era probabilmente ancora quella più internazionale d'Europa... ma sul fatto che fossero quantomeno italiani, dubbi ce ne sono pochini).

La todeschità stilistica è stata osservata e ribadita appena sopra, quindi non insisto. Faccio un'ipotesi: miniatori locali lavoranti al Fontego sotto 'regia' d'oltralpe? La venezianità in effetti trasuda dalle forme cognominali, anche di terraferma, e dai volumi veneti, forse gli unici con 'dedicatoria' araldica e titoli volgari (non di mera toponomastica).

Quello che sto dicendo deriva da ripetute osservazioni dirette dei codici, ma non ho mai letto nulla in merito a parte le schede catalografiche. Sai se esistono studi al riguardo, in qualche lingua?
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Messaggioda Salvanèl » martedì 25 gennaio 2011, 10:43

La collezione di 15 volumi di stemmi italiani conservati oggi nella Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera Cod.icon. 267 , Cod.icon. 268 , Cod.icon. 269 , Cod.icon. 270 , Cod.icon. 271 , Cod.icon. 272 , Cod.icon. 273 , Cod.icon. 274 , Cod.icon. 275 , Cod.icon. 276 , Cod.icon. 277 , Cod.icon. 278 , Cod.icon. 279 , Cod.icon. 280 furono commissionati dal grande umanista e collezionista di libri Johann Jakob Fugger (1516-1557) all’antiquario mantovano Jacopo Strada (*Mantova 1507, +Praga 1588) suo agente in Italia per l’acquisto di opere d’arte. Secondo i bibliotecari monacensi furono realizzati a Mantova negli anni 1550-1555. Probabilmente dallo stesso Strada, architetto, orefice, pittore, numismatico e letterato. Famoso il ritratto che gli fece Tiziano.
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Messaggioda Franco Benucci » martedì 25 gennaio 2011, 16:05

Salvanèl ha scritto:furono commissionati dal grande umanista e collezionista di libri Johann Jakob Fugger (1516-1557) all’antiquario mantovano Jacopo Strada (*Mantova 1507, +Praga 1588) suo agente in Italia per l’acquisto di opere d’arte. Secondo i bibliotecari monacensi furono realizzati a Mantova negli anni 1550-1555. Probabilmente dallo stesso Strada, architetto, orefice, pittore, numismatico e letterato. Famoso il ritratto che gli fece Tiziano.

Molto interessante, davvero. Da dove lo sai? Ci sono studi in merito o sono le annotazioni del catalogo cartaceo (dato che quello informatico non ne parla, mi pare, e anche Fugger sta ben nascosto nel volume veneziano)?

Forse assemblati a Mantova in quegli anni, ma il volume di Roma mi pare certamente raccolto in loco prima, come dicevo nel 1546-47, e poi ha aggiornato solo il volume dei papi.
Allora a sto punto, forse: raccoglitori locali e miniatori d'oltralpe con coordinamento mantovano?
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Messaggioda Salvanèl » martedì 25 gennaio 2011, 17:15

Franco Benucci ha scritto:Molto interessante, davvero. Da dove lo sai? Ci sono studi in merito o sono le annotazioni del catalogo cartaceo (dato che quello informatico non ne parla, mi pare, e anche Fugger sta ben nascosto nel volume veneziano)?

Forse assemblati a Mantova in quegli anni, ma il volume di Roma mi pare certamente raccolto in loco prima, come dicevo nel 1546-47, e poi ha aggiornato solo il volume dei papi.
Allora a sto punto, forse: raccoglitori locali e miniatori d'oltralpe con coordinamento mantovano?


http://codicon.digitale-sammlungen.de/i ... 20266.html
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Messaggioda de la cerda » martedì 25 gennaio 2011, 17:32

Un commento a latere.

La facilità di consultazione online di questi armoriali della BSB mi fa pensare con tristezza alla situazione torinese.

I numerosissimi e splendidi codici araldici conservati alla Biblioteca Reale non solo non sono consultabili in rete (non so neppure se esistano immagini digitali, a parte quelle di qualche pagina pubblicata in occasione di mostre e manifestazioni) , ma sono anche di difficilissima consultazione "personale". [thumbdown.gif]
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Messaggioda Franco Benucci » martedì 25 gennaio 2011, 17:48

Salvanèl ha scritto:http://codicon.digitale-sammlungen.de/inventiconCod.icon.%20266.html

Grazie, questa non l'avevo trovata... Da leggere con calma

de la cerda ha scritto:I numerosissimi e splendidi codici araldici conservati alla Biblioteca Reale non solo non sono consultabili in rete (non so neppure se esistano immagini digitali) , ma sono anche di difficilissima consultazione "personale".

In rete direi senz'altro di no, ma per la consultazione diretta dell'Archinto io non ho avuto nessun problema (e sì che era l'ultimo sabato prima della chiusura estiva) e anzi l'assistenza di una gentilissima e competentissima funzionaria della Biblioteca a ciò delegata dalla direttrice. E' bastata una telefonata di prenotazione, fatta peraltro più che altro per scrupolo vista la data... e quando sono arrivato il codice era già sul tavolo che mi aspettava e la dottoressa già lì col suo portatile, le schede, la bibliografia e tutto
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Messaggioda Tilius » martedì 25 gennaio 2011, 22:35

Salvanèl ha scritto:Secondo i bibliotecari monacensi furono realizzati a Mantova negli anni 1550-1555. Probabilmente dallo stesso Strada, architetto, orefice, pittore, numismatico e letterato.


Wunderschoen! [thumb_yello.gif]
Questo aumenta ulteriormente la probabilità già elevatissima che i miniatori fossero italiani.

Che però siano opera di un unico miniatore mi sembra improbabile (per quanto stilisticamente il tutto sia indubbiamente molto unitario...)... e che questi possa essere direttamente lo Strada mi sembra un delirio all'ennesima potenza (proprio perché era un intrallazzone all'ennesima potenza... c'aveva altro e di meglio da fare).

Qua é il simpaticone ritratto da Tiziano.

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Messaggioda Tilius » martedì 25 gennaio 2011, 22:41

Franco Benucci ha scritto:La todeschità stilistica è stata osservata e ribadita appena sopra


Argomentare, Carissimo, argomentare.
Sennò io osservo che i Puffi esistono, che sono blu, e che vivono in graziose casette a forma di fungo (costruite dalla generosità dei Fugger in quel di Augsburg... la famiglia era molto attenta al sociale :D )

Per l'italianità combatte l'autorevole parere (fondato sui dettagli di commitenza) dei bibliotecari monacensi.
Per la todeschità combatte il duplice autorevole parere sopra ribadito (FB & FJVT)... invero con scarsità di dettaglio. It would be very appreciated. Il dettaglio, I mean.
Quali sono in dettaglio gli argomenti che si portano? Stilistici? Okkey. Però é vago, vaghisssssssimo... dettagliare con specifici esempi aiuterebbe assai la comprensione degli illetterati come il sottoscritto. [thumb_yello.gif]
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Re: Info

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 26 gennaio 2011, 0:40

Beh, in parte li avevi citati tu. Comunque, a volo d'uccello: elmi e cimieri dove ci sono, colori smaglianti, aquile feroci, leoni pelosi e strabuzzati, rabescature a nastro, eleganza e formalità di rappresentazione molto diversa dai coevi stemmari italiani anche di rango, ecc. Poi, ripeto, bisognerebbe prendere carta per carta e nome per nome e analizzare nel dettaglio. Buon lavoro...
Committenza fuggeriana, non ci piove dati i due stemmi del 270 e 271 con relative targhe onomastiche (al dativo); management stradese pare neanche (ma anche i bibliotecari lo affermano e basta e anzi poco dopo spargono punti interrogativi: il cod. 211 parla di tutt'altro, a meno che nel testo non ci sia un accenno esplicito all'operazione); il problema è chi sta in mezzo, cioè chi raccoglie i dati in giro per la Zitronenland a fine anni '40 (e questi penso che siano stati locali: almeno per la Repubblica erano veneziani, direi, dalle forme dei cognomi anche di t.f. e del titoletto del 270) e chi (più di uno certamente: questI bavaresI saNNO disegnare, dicevo) ridisegna il tutto qualche anno dopo (e qui lo stile parla tedesco al di là delle variazioni individuali: quindi todeschi, oppure mantovani ben addestrati allo stile todesco). Servirebbe un studio di dettaglio, come su molte cose, che non abbiamo il tempo e/o le energie di fare, mi pare, quindi stiamo tutti dicendo il nostro parere basato sulle osservazioni fatte e cercando le fonti, se ci sono.
Non è detto che gli "addetti ai lavori" museal-bibliotecari sappiano sempre bene cosa sia ciò di cui si occupano quotidianamente per dovere d'ufficio, spesso c'è un ipse dixit del 1700 e suppia o 1800 e rotti che si perpetua anche nelle versioni internet aggiornate 6 mesi fa. Esperienza personale quasi quotidiana.
Bello il ritratto, pensavo di cercarlo, ma mi hai preceduto, prevedibilmente... ;) Nell'originale la targhetta iscritta si legge?
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Messaggioda Tilius » mercoledì 26 gennaio 2011, 1:53

A dire il vero io facevo dell'ironia su quella che a parer mio é una assordante scarsità di elementi propriamente germanici.
Ma vabò.

Nella targa si legge nome, qualifiche, età.
Niente di eclatante.

PS: come raffronto, sempre Fuggeriano, si prenda il codicetto postato recentemente in bibliografia.
Quello sì che trasuda "à-la-Deutschland" (e più specificamente: "modi del Dürer") da ogni singolo tratto d'inchiostro come da ogni singola pennellata d'acquerello.
E i nostri codici italiani sono assai lontani da quei modi.
Assai.
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Re: Info

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 26 gennaio 2011, 9:13

L'esperto d'arte (in stile dureriano e non) sei tu (oppure sarà scrito nella scheda del codicetto Cgm 9460, che non ho cercato). A me pare che il codicetto fuggeriano sia più tedesco solo perché tratta di araldica e storia familiare tedesca. Quindi ci sono più cimieri cornuti, abiti e motivi araldici più tipici del luogo, scrittura "gotica" (Fraktur), ecc. La nostra serie di 15 invece rappresenta cose italiche, usa (minimalmente: nomi e rari titoletti, oltre alle 2 dediche al committente) grafia capitale e non mostra abiti, quindi la germanicità traspare solo dallo stile della raffigurazione strettamente inteso (colori, modi di rappresentare le bestie, rabescature dei campi, eleganza formale molto diversa da quella dei codici nostrani, ecc., forse altro da scoprire guardando con attenzione tutto).

Nelle pieghe delle schede del cod. icon. 211 a cui rinvia quella del 266, ho trovato questo qui sotto. Forse sono queste le annunciate spiegazioni sull'Arbeitsweise di Jacopo (ma qui soprattutto Ottavio!) Strada. Un po' pochino, direi, per affermare con certezza che la serie di 15 sia stata fatta a Mantova, dato che anche per questo qui in fondo se se dubita o almeno resta aperta l'ipotesi alamannica:

Strada, Jacopo et Ottavio de: Variae ac faciles molendina construendi inventiones
Regensburg
, Stadtbibliothek – 55 Bl – Süddeutschland oder Italien, 4. Viertel 16. Jh.
Sachgruppe: Architektur
Sprache: Latein
Einband: Blauer, reliefgeschnittener Samteinband mit Goldschnitt, in Gold aufgeprägt das Regensburger Stadtwappen. Vermutlich von Ottavio Strada für den Verkauf seiner nach Vorlagen seines Vaters Jacopo kopierten Werke veranlaßter originaler italienischer Einband, der für dieses und auch für andere Werke aus der Strada-Produktion in einheitlichem Format geschaffen und den Adressaten fertig übergeben wurde. Dazu gehören das Exemplar des Mühlenwerkes aus dem Besitz der Medici Florenz, IMSS: MED 2172/2 (dazu L'Album fiorentino : Jansen S. 61 und Tav. VIII), des Weiteren das dem Nürnberger Rat angebotene Exemplar, das im Nürnberger Ratsverlaß 1593 als seins ... in blohen sammat eingebundenen buchs ... von mancherley inventionen ... beschrieben ist (Theodor Hampe, Nürnberger Ratsverlässe über Kunst und Künstler im Zeitalter der Spätgotik und Renaissance 2: 1571-1633. Wien Leipzig 1904, Nr. 1286 (Sonderausg. aus »Quellenschriften für Kunstgeschichte«)), ferner ein lt. Inventar von 1596 entsprechend eingebundes Exemplar in der Kunstkammer von Schloß Ambras (Thieme-Becker : XXXII, 1938, 148). Identisch gebunden ist auch das Stradawerk »Symbola divina et humana pontificum imperatorum, Regum etc.« aus der Münchner Hofbibliothek BSB, Clm 9417 .
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