Enigma trecentesco

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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 15 dicembre 2010, 9:01

Salvanèl ha scritto:
fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Scusate una cosa: il nostro bravo Salvanèl ci segnala che questo stemma è in ballo da sette secoli. Anno più, anno meno.
Possibile che i primi a cercare di blasonarlo siamo noi...!?

Proprio così. Conosco abbastanza bene le fonti locali, a stampa e archivistiche. In CASTELNUOVO E., a cura di, Il duomo di Trento : pitture, arredi e monumenti, Trento 1993 sono stati catalogati tutti i monumenti funebri della Cattedrale con schede di Marco Collareta e Michelangelo Lupo ma lo stemma era stato blasonato come "mantello di vaio" ed attribuito erroneamente ad altra famiglia.

Credo che la domanda di fra Eusanio si riferisse alle fonti antiche più che alla recente catalogazione storico-artistica, spesso interessata a tutt'altri aspetti dei manufatti. Possibile che nessun araldista o prosopografista trentino-tirolese di Ancien Régime si sia preso la briga di blasonare in qualche modo -possibilmente in termini tradizionali- questo stemma?

Però, a parte questo, fammi/facci capire una cosa:
Salvanèl ha scritto:Variante dello stemma precedente databile al 1485.
Sepolcro di Calepino Calepini nel Duomo di Trento.
Pur essendo collocato alla destra araldica, appartiene alla moglie del defunto, mai citata nei documenti noti, appartenente forse alla famiglia dei notai trentini de Brezio (ma anche de Bretio, de Brecio, de Pretio). Bret in tedesco è l’assicella, la tavola e Schachbret lo scacchiere: arma alludente?

Se la moglie non è citata in nessun documento noto, su che base ipotizzi (o in generale si ipotizza) che appartenesse alla famiglia da Brezio/Bret? Ci sono altri indizi storici o lo deduci solo dalla configurazione dell'arma? Perché se così fosse staremmo facendo un ysteron-proteron metodologico, cioè procedendo alla rovescia: anziché riconoscere nell'arma l'allusione al cognome, staremmo ricavando il cognome come allusione all'arma (del resto di discussa e non immediata interpretazione), cioè di fatto creando un fantasma e dandogli consistenza reale...

Per gli appassionati della discussione terminologica, notifico che ho modificato il mio intervento di ieri sera
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Salvanèl » mercoledì 15 dicembre 2010, 11:17

Se la moglie non è citata in nessun documento noto, su che base ipotizzi (o in generale si ipotizza) che appartenesse alla famiglia da Brezio/Bret? Ci sono altri indizi storici o lo deduci solo dalla configurazione dell'arma? Perché se così fosse staremmo facendo un ysteron-proteron metodologico, cioè procedendo alla rovescia: anziché riconoscere nell'arma l'allusione al cognome, staremmo ricavando il cognome come allusione all'arma (del resto di discussa e non immediata interpretazione), cioè di fatto creando un fantasma e dandogli consistenza reale...


Fischnaler Konrad Tirolisch-Vorarlberg'scher Wappenschlüssel . – Innsbruck : Vereins Buchhandlung, [1937]-1951,
vol. II, 1-2, p. 149, cita un sigillo di “Odoricus Murlin Sohn des † Wilhelm de Pretio zu Arz in Nonsberg, Notar in Trient, s. 1468 August 6” con questo stemma blasonandolo come una serie di 9 file di elementi, “simili a clessidre”. Fischnaler però non dice dove ha visto il sigillo. Ho controllato tutti i documenti relativi alla famiglia Calepini noti, dal secolo XII al XVI, non molti in verità ma le mogli non vengono quasi mai citate, tantomeno questa. Lo stesso dicasi per i notai Brez dei quali esistono alcuni documenti sottoscritti come notai (usano tabellioni che non comprendono lo stemma) e pochissimo altro. Il francescano Giancrisostomo Tovazzi vissuto nel XVIII secolo, archivista e poligrafo, che ebbe modo di riordinare l'archivio dei Calepini oggi disperso, descrive il sepolcro ma non sa individuare la moglie.
Qualche anno fa ho visto la riproduzione di una miniatura di un codice con una dama che si pettinava con un'oggetto di osso molto simile all'elemento dello stemma ed il pettine aveva proprio i lati lunghi concavi ed i corti convessi ma purtroppo non riesco a risalire al testo in questione. Nel secolo scorso si usavano ancora pettinini di osso con denti molto fitti per stanare i pidocchi ma erano pressochè rettangolari.
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Tilius » mercoledì 15 dicembre 2010, 12:53

Salvanèl ha scritto:Qualche anno fa ho visto la riproduzione di una miniatura di un codice con una dama che si pettinava con un'oggetto di osso molto simile all'elemento dello stemma ed il pettine aveva proprio i lati lunghi concavi ed i corti convessi ma purtroppo non riesco a risalire al testo in questione. Nel secolo scorso si usavano ancora pettinini di osso con denti molto fitti per stanare i pidocchi ma erano pressochè rettangolari.


Interessante parallelismo iconografico. Ma temo che, in mancanza di ulteriori elementi, difficilmente possa essere utilizzato come elemento di riferimento (al pari delle clessidre o delle "asce bipenni" di Highlanderiana memoria sopra citate...). [sorry.gif]
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda contegufo » mercoledì 15 dicembre 2010, 15:13

Buon pomeriggio a tutti

Così come per avatar caricaturali o pagine in bianco spesso mi esprimo allo stesso modo ovvero con l'ironia ma non tutti distinguono la posizione di confine fra il serio e il faceto.
Passati interventi come "Il Conte dei tre scalini", "Snobilitato che fa rima con spretato" oppue "I due cavalieri" provano che argomenti importanti possano essere affrontati con un modo di porsi che non si compiace più di tanto, ovvero "Non prendo gli altri sul serio, non mi prendo sul serio, prendo tutto molto sul serio"
Il disegno di guido 5 non poteva farmi non ricordare simboli che hanno appartenuto agli anni più oscuri della democrazia, ON (Ordine Nuovo), Freda e Ventura e bombe di qua e bombe di là i cui mandanti ed esecutori restano ancora avvolti nella nebbia.
La blasonatura andava presa appunto con ironia e collocata oltre il punto di confine che non è fisso.
La soluzione è fuori dal foglio!

Cordialmente
Ultima modifica di contegufo il giovedì 16 dicembre 2010, 0:48, modificato 2 volte in totale.
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 15 dicembre 2010, 15:57

Salvanèl ha scritto:Fischnaler Konrad Tirolisch-Vorarlberg'scher Wappenschlüssel . – Innsbruck : Vereins Buchhandlung, [1937]-1951,
vol. II, 1-2, p. 149, cita un sigillo di “Odoricus Murlin Sohn des † Wilhelm de Pretio zu Arz in Nonsberg, Notar in Trient, s. 1468 August 6” con questo stemma blasonandolo come una serie di 9 file di elementi, “simili a clessidre”. Fischnaler però non dice dove ha visto il sigillo. Ho controllato tutti i documenti relativi alla famiglia Calepini noti, dal secolo XII al XVI, non molti in verità ma le mogli non vengono quasi mai citate, tantomeno questa. Lo stesso dicasi per i notai Brez dei quali esistono alcuni documenti sottoscritti come notai (usano tabellioni che non comprendono lo stemma) e pochissimo altro. Il francescano Giancrisostomo Tovazzi vissuto nel XVIII secolo, archivista e poligrafo, che ebbe modo di riordinare l'archivio dei Calepini oggi disperso, descrive il sepolcro ma non sa individuare la moglie.


Allora, la famiglia de Bretio/Bret esiste, l'attribuzione dello stemma pare sostenuta dal sigillo scomparso (c'è almeno un'immagine probatoria della sua esistenza reale?), c'è anche un termine impressionistico per la sua blasonatura (le "clessidre"), la tomba anche esiste (anzi ce ne sono due), l'unico elemento forse in discussione è il legame della/e tomba/e, del/i suo/i stemma/i e quindi della famiglia Bret coi Calepini (a meno che ciò non sia inferibile da altri elementi presenti sulla tomba e qui non presentati o dai documenti citati da frate Tovazzi), ma questo è forse un problema che va oltre gli scopi immediatamente e puramente araldico-blasonici, per i quali mi pare invece cruciale l'attendibilità o meno della documentazione citata da Fischnaler.
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 15 dicembre 2010, 16:01

contegufo ha scritto:La blasonatura andava presa appunto con ironia e collocata oltre il punto di confine che non è fisso.
La soluzione è fuori del foglio!

Chissà poi perché... perché vuoi/dovremmo abdicare così? A me il tono ironico piaceva, ma trovavo seria e valida nel merito la proposta, solo vista dall'altro punto di vista, come dicevo sopra.
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda StefanoM » mercoledì 22 dicembre 2010, 13:40

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Si tratta di VAIO [cool.gif]

BUON NATALE A TUTTI!
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda adj » mercoledì 22 dicembre 2010, 14:00

StefanoM ha scritto:Si tratta di VAIO [cool.gif]

Donde la granitica certezza?
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Tilius » mercoledì 22 dicembre 2010, 14:32

Dal font oversize, che é notoriamente autoavverante... [sweatdrop.gif]

Del nostro amico Stefano c'é anche questa vecchia discussione sul vaio antico, ma graficamente mi sembrano cose ben distinte... [hmm.gif]
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 22 dicembre 2010, 14:57

L'ipotesi mantello di vaio è già stata avanzata da uno storico dell'arte che se ne è occupato nel 1993 (v. sopra, messaggio di Salvanèl del 15 dicembre: "In CASTELNUOVO E., a cura di, Il duomo di Trento : pitture, arredi e monumenti, Trento 1993 sono stati catalogati tutti i monumenti funebri della Cattedrale con schede di Marco Collareta e Michelangelo Lupo ma lo stemma era stato blasonato come "mantello di vaio" ed attribuito erroneamente ad altra famiglia."), ma appunto era già stata scartata a priori, sennò non ci rompevamo la testa a cercare la blasonatura giusta...
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda StefanoM » mercoledì 22 dicembre 2010, 17:20

http://www.scaligeri.com/uploads/images ... eri_02.jpg

Guardate lo stemma argento e oro. Ha un disegno molto simile. Di cosa si tratta? [hmm.gif]
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Tilius » mercoledì 22 dicembre 2010, 17:31

Scaccato ondato (DAP dixit ;) )
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 22 dicembre 2010, 20:56

Oppure fasciato contronebuloso, discutiamone, ma qualunque roba sia è diverso dallo scaccato concavo-convesso (di asce bipenni) del Duomo di Trento... ;)
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda contegufo » mercoledì 22 dicembre 2010, 23:36

Salve

Credo che il Nostro si sia divertito a prendere in giro un po' tutti dai viventi di quel tempo per passare agli appassionati araldisti del 2000.

Di certo aveva in mente tre cose:
1° L'alternanza di una stessa figura sia per colore che per posizione
2° L'elemento di base facente parte della matrice (immagine di Guido5)
3° L'immagine globale che se ne ricava

Partendo da queste considerazioni e dall'assunto che niente del genere è oggi conosciuto si potrebbe pensare ad un vaio personalizzato oppure ad uno scaccato con figure a cui dare un nome (asce?)

L'idea dell'ascia bipenne emerge dal già citato disegno e sia pure nell'imprecisione dello scalpellino appare confermata nella lastra tombale.
Sicuramente il Nostro era personaggio originale forse a chi gli chiedeva cosa fosse quel disegno poteva aver risposto: "Provate ad indovinare!"
Ieri come oggi.

Cordialmente
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Tilius » giovedì 23 dicembre 2010, 9:28

contegufo ha scritto:L'idea dell'ascia bipenne emerge prepotentemente dal già citato disegno


Prepotentemente forse solo per quelli dotati di un immaginario araldico forse un filino too much celtico-barbarico... [ops.gif]
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