Presento l'altro ramo, marchionale, stabilitosi a Pontremoli nel corso del XVI secolo.
DOSI DELFINIArma :
Inquartato : al 1°e 4°di verde alla colonna d'argento accollata da tre corone d'oro all'antica, sinistrata da una cicogna d'argento, coronata d'oro, tenente una palla dello stesso ; il tutto sostenuto da una fascia in divisa, abbassata, di rosso ; al 2°e 3°d'azzurro a due delfini d'oro affrontati e accompagnati in capo da tre gigli dello stesso.
Titolo : Marchese (m)
Dimora : Pontremoli, Milano e Pisa

Secondo alcune antiche cronache l'origine della famiglia DOSI sarebbe comune a quella dei Pico, dei Pio, dei Manfredi, dei Papazzoni, dei Pedoca figli e nipoti di un Manfredi di Sassonia che avrebbe sposato una figlia di Costanzo imperatore colla quale sarebbe passato in Italia.
Il nome della famiglia ricorre frequentemente nel medio evo in cronache della Mirandola, di Carpi, di Quarantoli, di Modena, di Bologna e di Parma.
Le prime notizie storiche si riferiscono al giuramento di fedeltà fatto alla città di Modena nel 1168 da alcuni della famiglia, alla loro partecipazione a lotte di supremazia che si svolsero in quella città nel XIII e nel XIV secolo.
La famiglia è citata nel
< Liber nobilium et potentium civitatis Mutinae et districtus, conditus et factus 1306 inditione quarta de Mense Februarii > tra i nobili abitanti in
Porta Cittanovae.
Dopo aver risieduto lungamente in Modena, la famiglia si distribuì a Bologna
(Vedi Dosi Delfini seg.).
L' Angeli nella sua < Storia di Parma > narra che durante le lotte tra guelfi e ghibellini parmigiani Passerino Bonacolsi signore di Mantova, intervenuto contro i Rossi occupò nel 1315 il castello dei Dossi (Parma, ed. 1591, lib. II, p. 153).
Un GUGLIELMO nel sec. XVI si trasportò a Pontremoli come comandante del presidio Farnese di quel castello.
Dopo essere stata insignita della nobiltà pisana, la famiglia nelle persone di FRANCESCO e GIUSEPPE de Dosiis, zio e nipote, con patente dell' 8 ottobre 1697 fu dal duca Francesco Farnese iscritta tra la nobiltà di Piacenza con trasmissibilità a tutti i discendenti.
Poichè Francesco e Giuseppe esercitavano la mercatura, il duca concesse loro ampia e libera facoltà
< exercendi etiam in posterum et simul et divisim, honesto tamen et laudabili usu et in re habito modo, ut coram coeteris nobilibus sint irreprensibiles, negotiationem, quam agunt, sine ullo preiudicio nobilitatis et abque eo quod per hoc ab ipsa cadant, seu cecidisse intelligantur > (Archivio di Stato in Parma,
Patenti, voll. 61-67).
La famiglia crebbe in splendore, sia per ricchezza accumulate, e per i meriti personali dei suoi membri, sia per illustri parentadi contratti, tantochè Carlo di Borbone nella patente data a Colorno il 30 maggio 1733 a favore di essa la dichiara : < Famiglia Pontremolensis praeclara ut proprio suo, ita cognitionum nitore, insigni probitate praedita, victu omni et cultu expolita >, la quale - continua - nei suoi < ornatissimi palazzi > ha ospitato il duca Francesco Farnese e la duchessa Dorotea Sofia.
La detta patente è concessa ai fratelli :
- GIUSEPPE ANTONIO, cav. dell' ordine di Santo Stefano
- ANGELO, dottore in utroque iure
- LUCA ANTONIO, canonico
- GIOVANNI SIMONE, già fin dal 1718 creato scudiere ducale
i quali sono insigniti del titolo di marchese, trasmissibile a tutti i discendenti maschi di Giuseppe Antonio.
La famiglia fruì di varii ordini cavallereschi tra i quali ininterrottamente quello di S. Stefano, da Giuseppe Antonio alla morte dell'ultimo insignito GIAN CARLO (1915).
Numerose furono le cariche coperte dai membri della famiglia coi Farnese e coi Borbone.
GIUSEPPE ANTONIO, ricordato, fu deputato della città di Pontremoli a D. Carlo infante di Spagna (1731).
GIOVANNI SIMONE fu ciambellano del medesimo principe, fu insignito dell'ordine equestre Costantiniano di San Giorgio e di quello di San Lodovico, priore nel 1825, fu comandante i Cacciatori volontari della Lunigiana (1837), gonfaloniere (1838), podestà (1849) e commissario straordinario del Comune di Pontremoli.
GIAN CARLO (1824-1915) fu volontario nel 1848 nelle milizie universitarie toscane, deputato delle prov. Parmensi a presentare l'atto di annessione al regno d'Italia al re Vittorio Emanuele nel 1859 insieme col march. Giuseppe MISCHI, al co. Jacopo SANVITALE, a Giuseppe VERDI, al co. Carlo FIORUZZI.
Fu insignito della commenda della Corona d'Italia, eletto cittadino onorario di Torino.
ANDREA (1863-1924) fu membro della R. Deputaz. di Storia patria per le provincie Parmensi.
La sontuosa villa dei Chiosi presso Pontremoli costruita da Carlo e da Francesco nell'anno 1700 ospitò, oltre gli antichi duchi Farnese, il gen. Raffaele Cadorna nel 1865.
http://www.lunigiana.net/pontremoli/visita/visita10.htmLa famiglia è rappresentata da :
Gian Carlo, di Andrea, di Gian Carlo, di Gian Simone (* Pontremoli, 29-III-1896)
capitano dei granatieri, decorato di 2 medaglie al valore militare,
sposato il 13 luglio 1921 a Laura BUTTINI, da cui :
1) ELENA MARIA (* Pontremoli, 02-VI-1922)
2) GABRIELLA MARIA (* Milano, 12-XII-1923)
3) PIER ANDREA (* Milano, 09-II-1928)
Fratelli :
GIAN SIMONE (* Pontremoli, 26-V-1898)
CECILIA MARIA PIA (* Pontremoli, 02-VII-1894)
Zio :
CARLO ALBERTO (* Pontremoli, 16-VI-1868), sposato il 23 febbraio 1895 con Giromina PARASACCHI, da cui :
a) NERA (* Pontremoli, 08-III-1896) in Quiricib) DOSIO (* Pontremoli, 1897 + 09-I-1899)c) MARIA TERESA (* Pontremoli, 17-I-1901)d) BIANCA MARIA (* Pontremoli, 04-VII-1902)e) GIOVANNI (* Pontremoli, 08-III-1906)f) FRANCESCO (* Pontremoli, 01-II-1914)Cordiali saluti