BECCARIA DI MILANO

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Messaggioda Cottoneum » martedì 8 marzo 2005, 14:29

Karl von Blaas ha scritto:Il titolo comitale non era trasmissibile, in quanto non abbinato al titolo di cavaliere aurato, bensì di cavaliere laterenense.


Credo di non aver capito: potrebbe spiegarsi meglio per favore?

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Messaggioda Karl von Blaas » martedì 8 marzo 2005, 16:11

I Pontefici erano soliti concedere a Collegi, Enti, Università degli studi, Cardinali, Legati, Nunzi e talvolta Patriarchi e Vescovi ed a talune famiglie, di poter creare, a volte senza limiti, altre in un numero determinato, cavalieri aurati, oppure vi procedevano direttamente. Anche gli Imperatori concessero direttamente o, con speciale diploma, ai Collegi dei medici e giuristi di Bologna e Ferrara la potestà di creare nuovi cavalieri aurati e conti palatini. La dignità di cavaliere aurato, sia imperiale che pontificia, veniva concessa a carattere ereditario, oppure personale; conferiva i privilegi della nobiltà, cioè faceva considerare come nobili (la nobiltà era di regola personale; quando voleva darsi ereditaria era esplicitamente detto nel diploma di concessione e talvolta era accompagnata dal titolo di Conte Palatino e dalla facoltà della piccola comitiva, consistente nel creare notai, giudici, dottori in diritto, in medicina, in teologia, nel legittimare bastardi, nel coronare poeti laureati, nel conferire stemmi, nel portare l'anello, la collana, la spada e gli speroni d'oro, non esistendo allora l'uso della croce pendente dal collo o dal petto. La Milizia Aurata, di creazione imperiale, cessò di esistere nel 1806 con lo sfasciarsi del Sacro Romano Impero; quella di creazione pontificia, negli Stati della Chiesa, venne ritenuta come titolo primordiale di nobiltà.

Detto questo si è notato che per il novanta per cento dei casi il titolo comitale unito a quello di cavaliere aurato risultava ereditario, mentre se abbinato a quello di cavaliere lateranense risultava personale.

Così, salvi rari casi esplititati nel diploma di concessione, il titolo comitale associato a quello di cavaliere lateranse era ad personam.

Cordiali saluti.
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Messaggioda Cottoneum » martedì 8 marzo 2005, 16:28

La ringrazio infinitamente.


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Messaggioda MAP » martedì 8 marzo 2005, 21:56

Vorrei qui far notare come un concittadino e contemporaneo del Manzoni, Gian Giacomo Poldi Pezzoli è ricordato in numerossimi siti (ne ho contati nove o più) nonché in libri d'arte e museologia di primissimo piano come "conte" Poldi Pezzoli, quando egli aveva il trattamento di Don senza titolo comitale.
Non solo, vorrei anche far notare un possibile motivo per cui Giulia Beccaria non si faceva chiamare marchesa: avete mai sentito parlare a scuola o negli ambienti accademici parlare del MARCHESE Cesare Beccaria? Direi di no (o almeno molto poco, pensando che altri suoi amici invece erano detti sempre CONTI Verri).
C'era dunque confusione? Forse allora no; ma adesso ce n'è molta!
Ultima chicca (tanto per esser sempre puntigliosi e un po' polemici): la figlia del Manzoni, Giulia, andò in sposa a Massimo, detto comunemente MARCHESE d'Azeglio, senza ricordarsi che non era il primogenito.

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Messaggioda Cottoneum » martedì 8 marzo 2005, 22:08

Ricordo che si dibattè a lungo sul Forum del CNICG riguardo al titolo dei cavalieri Poldi Pezzoli d'Albertone, e la discussione fu chiarita dall'intervento del dr Borella.
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Il barone Giulio Beccaria

Messaggioda Emanuele Pigni » mercoledì 9 marzo 2005, 12:00

Gentilissimi colleghi,

trascrivo dal mio "Armoriale del Regno italico" (di cui sto correggendo le bozze) la voce relativa a Giulio di Cesare Beccaria, nominato barone del Regno d'Italia da Napoleone I. Certo, è discutibile il riferimento all'antica famiglia decurionale di Pavia; ma per scelta, quando non si tratta di questioni araldiche napoleoniche, che io abbia approfondito personalmente, mi attengo alla bibliografia indicata in nota.

(Notino che il barone Beccaria non figura nell'elenco di titolati napoleonici pubblicato in Bascapè - Del Piazzo, Insegne e simboli, perché non ricevette mai le lettere patenti di istituzione nel detto titolo.)

Con i miei più cordiali saluti.

Emanuele Pigni

BECCARIA. - (Senza lettere patenti.)
Giulio BECCARIA, barone del Regno per decreto reale 17 gennaio 1812. Nacque a Milano il 21 marzo 1775 dal nobile Cesare e dalla nobile Anna Barbò; membro della municipalità di Milano, 1797-99; membro del consiglio comunale di Milano, 1802-1803 e 1810-1813; membro del collegio elettorale dei possidenti, dicembre 1807; membro della congregazione di carità di Milano, 1811-1813; giudice della corte dei conti, 25 marzo 1812; membro del consiglio generale del dipartimento dell'Olona, 15 aprile 1813; morì nel 1858.
Il barone del Regno apparteneva ad un'antica famiglia decurionale di Pavia. Arma: D'oro a tredici monti di rosso 3. 4. 3. 2. 1; col capo del campo, carico d'un'aquila coronata, di nero (che è dell'Impero).
FONTI E BIBL.: ASMi, Araldica, p. m., b. 84; Cremosano, II, pp. 27 e 37; Rietstap, I, p. 144; Crollalanza, I, p. 106; Enc. stor.-nob. it., II, p. 15.
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Messaggioda MAP » mercoledì 9 marzo 2005, 16:27

Ignoravo la discussione sui Poldi Pezzoli (che andrò quindi a leggere).
Grazie per l'informazione!! :D

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Messaggioda danti73 » mercoledì 9 marzo 2005, 19:53

Quindi lo stemma dei Beccaria fu uno dei pochi che non ebbe modifiche dell'araldica napoleonica? In genere si tendeva a modificare lo stemma, inoltre si mettevano anche i famosi "quarti" con le indicazioni del rango, nel caso dei baroni vi era un quarto rosso carico di una figura che variava a seconda della carica ricoperta, ammesso che ne avesse una.
Non facit nobilem atrium plenum fumosis imaginibus
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Messaggioda Emanuele Pigni » giovedì 10 marzo 2005, 10:55

Quindi lo stemma dei Beccaria fu uno dei pochi che non ebbe modifiche dell'araldica napoleonica?


No: semplicemente, Giulio Beccaria non ricevette nessuno stemma da Napoleone, né poteva usare il suo stemma antico, essendo vietato usare stemmi che non fossero stati concessi da Napoleone. Inoltre, a rigore non avrebbe potuto neppure usare il titolo di barone del Regno, non avendo ottenuto le relative lettere patenti (che avrebbero dovuto contenere anche la concessione di un'arma e di livree, ed eventualmente l'istituzione di un maggiorasco che rendesse ereditario il titolo); di fatto, però, anche in atti ufficiali chi avesse ottenuto un titolo per solo decreto veniva spesso qualificato con tale titolo. I casi come quello di Giulio Beccaria sono abbastanza numerosi; è probabile che vari titolati napoleonici, provenienti dall'antica nobiltà, non fossero interessati ai nuovi titoli e stemmi.

Con i miei più cordiali saluti.

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 10 marzo 2005, 17:20

Emanuele Pigni ha scritto:...(omissis)...è probabile che vari titolati napoleonici, provenienti dall'antica nobiltà, non fossero interessati ai nuovi titoli e stemmi.
Con i miei più cordiali saluti.
Emanuele Pigni


:shock: Anzi! Visti i modi e le vicende attraverso cui il Còrso prese il potere, è sicuro che molti nobili veri vedevano cotali annobilimenti peggio del fumo negli occhi.

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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 10 marzo 2005, 19:32

… ma è anche vero che molti nobili non disdegnarono: un curioso stemma nuovo di zecca venne elargito da Napoleone addirittura a Carlo Alberto di Savoia Carignano che mise in frigorifero (o meglio, visti i tempi, in ghiacciaia) l'avita arma sabauda ed alzò la novità napoleonica …
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Messaggioda Cottoneum » giovedì 10 marzo 2005, 19:40

Beh, penso che i duchi di Lodi siano stati contenti del titolo... :wink:
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Messaggioda MMT » giovedì 10 marzo 2005, 20:10

Franz Joseph von Trotta ha scritto:… ma è anche vero che molti nobili non disdegnarono: un curioso stemma nuovo di zecca venne elargito da Napoleone addirittura a Carlo Alberto di Savoia Carignano che mise in frigorifero (o meglio, visti i tempi, in ghiacciaia) l'avita arma sabauda ed alzò la novità napoleonica …
FJVT


cui sarebbe molto interessante dare un'occhiata, caro von Trotta! :wink:


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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » sabato 12 marzo 2005, 10:27

…et voilà le due primizie sabaudo-napoleoniche!

Carlo Alberto di Savoia Carignano, Conte dell'Impero Francese:
di rosso, al cavallo spaventato d'argento; quarto franco di conte proprietario.

Giuseppe Maria di Savoia Carignano, Barone dell'Impero Francese:
d'azzurro al levriero rampante d'argento, sormontato a destra da una stella d'argento di cinque punte; alla bordura composta d'argento e di nero; quartofranco di barone militare.

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Messaggioda MMT » sabato 12 marzo 2005, 11:26

Interessante davvero!



Michele.
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