da Antonio Pompili » giovedì 4 febbraio 2010, 12:21
Gentile amico,
la questione da te sollevata con la tua richiesta è molto complessa.
Certamente l'araldica vive di simbologia. Essa è essenziale per lo studioso di araldica, dal momento che essa è intimamente connessa con le figure, a prescindere dal loro uso nelle armi. Anche se non mancano figure nate e impostesi con l'avvento degli stemmi, la cui origine o derivazione al di fuori dello scudo rimane spesso incerta. Tu citi il caso del lambello, ma potremo citare altri casi (diverso è invece il caso che pure citi dei fiocchi nei cappelli prelatizi: con essi parliamo di ornamenti esterni e la simbologia c'entra poco, trattandosi solo di convenzionali segni di distinzione). Per lo più in questi casi, tutte le possibili spiegazioni simboliche confluiscono nelle ipotesi circa l'origine dell'uso araldico delle figure stesse.
Ora, opere di carattere generale - soprattutto grammatiche e dizionari enciclopedici - che si interessanto della simbologia delle figure usate in araldica (ma certamente non solo in araldica!), ce ne sono. Anche se datata e con tutti i limiti che il peso degli anni le impone, l'Enciclopedia araldico-cavalleresca di Giovan Battista di Crollalanza resta un'opera preziosissima in questo senso. Ad esempio, a proposito del lambello l'Autore, citando il Ginanni, afferma che esso si vede sul rovescio dell'antico gonfalone di Orléans, dove la figura del Duca d'Orléans è rappresentata con un pendente del genere poggiato sulle spalle, da dove venne l'uso di impiegare la figura come brisura ponendola in capo tanto in Francia quanto in Inghilterra (meno frequentemente altrove).
In ambito inglese si possono trovare utili indicazioni nel dizionario di James Parker, A Glossary ot Terms used in Heraldry, e nell'ottimo lavoro The Art of Heraldry di Arthur Charles Fox-Davies. Qualche utile nota simbologica si trova - e siamo qui in ambito germanico - nel Lexikon der Heraldik di Gert Oswald. Mentre insuperabile per la simbologia è il francese Michel Pastoureau. Preziosissimo il suo testo sulla simbologia medievale (tradotto anche in italiano: Medioevo simbolico, Bari 2007) che per quanto sia di ampio respiro e dedichi esclusivamente all'araldica solo un paio di capitoli, ben illustra l'evoluzione e l'imporsi dei simboli nell'epoca in cui l'araldica nacque e conobbe le sue prime e più pure espressioni. Un piccolo gioiello, anche per i cenni simbologici, è pure il suo volumetto Figures de l'héraldique.
Sempre e comunque, ma soprattutto quando si ha a che fare con la letteratura meno recente, è importante non lasciarsi coinvolgere nel simbolismo araldico, aspetto deviato della vera simbologia che, pretende di ingessare non solo le figure, ma anche gli smalti e le loro combinazioni, in rigide e forzate predestinazioni d'uso. Nato in epoca barocca ad opera degli "araldisti" di corte, purtroppo continua ad ammaliare con i suoi presunti valori e significati occulti soprattutto coloro che sono alle prime armi nello studio dell'araldica.
In conclusione, opere di simbologia araldica non sono mai state scritte. E per un semplice motivo: perchè una simbologia araldica non esiste. Esiste la simbologia (nel senso più ampio) che l'araldica fa sua e alla quale talora conferisce un taglio particolare in forza del suo linguaggio e del suo stile propri. Per questo note utili di simbologia si possono trovare nelle migliori opere di araldica. Per lo studio della simbologia ad ampio raggio bisogna far riferimento a testi che esulano da trattazioni specificamente araldiche.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)