adaltri ha scritto:Un cordiale saluto agli utenti del forum
Saluti a lei, caro Andrea, e benvenuto tra noi.Sono l'amministratore del sito "Catalogo aperto dei manoscritti malatestiani", promosso dalla Biblioteca Malatestiana di Cesena e dall'Università di Cassino. Nel ringraziare Antonio Conti per la cortese segnalazione del nostro progetto, mi rivolgo alla vostra competenza per identificare uno stemma che compare nell'ultima carta di un manoscritto malatestiano. L'identificazione consentirebbe, in sede di descrizione, d'indicare l'area di probabile produzione del codice.
Grazie
Andrea Daltri
http://www.malatestiana.it/manoscritti/
É un onore per il
forum poter contribuire agli studi di una così eminente Istituzione pubblica: speriamo di saper essere all'altezza della richiesta.
Per prima cosa, cerchiamo di circoscrivere l'oggetto della ricerca:
- scudo gotico, realizzato ad inchiostro e colorato con (analogo mezzo? La scoloritura cui è stato oggetto nel corso del tempo non permette di precisare meglio questo aspetto, tramite la visione forzatamente indiretta da
Internet);
- il blasone risente di questa carenza cromatica, in maniera purtroppo pesante. Con buona approssimazione, si può affermare che il
nero del campo ed il
rosso delle figure fossero i due soli colori in uso all'amanuense, il quale non poteva perciò rendere appieno la cromia originale dell'arma. A riprova di ciò, il capo angioino (di forma anomala, ma certamente tricromo:
azzurro nel campo,
dorati nei gigli,
rosso nel lambello) è stato da lui reso in un araldicamente assurda sequenza di
otto gigli di nero, alternati ai nove pendenti di un lambello confinante di rosso, sfruttando come "3° colore"... il chiarore della superficie scrittoria!
- blasone ipotizzabile:
di (...), allo scaglione diminuito e rialzato di (...), accompagnato in capo da due stelle di otto raggi, ed in punta da un crescente montante, (il tutto dello stesso), al capo di (azzurro), caricato da otto gigli di (oro) alternati ai nove pendenti di un lambello confinante di rosso;
- il disegno fa parte di un testo in scrittura gotica di particolare nitidezza ed eleganza, ed alcuni suoi dettagli permettono (con notevolissima probabilità) di attribuirne l'esecuzione al medesimo redattore del testo;
- la forma dello scudo, e gli elementi (anche non araldici) che lo compongono e lo circondano, lasciano ipotizzare una datazione a cavallo fra XIII e XIV secolo;
- il dato araldico conferma codesta possibile datazione: la composizione è semplice, come avveniva in epoca antica, ma non elementare come accadeva ai primordi dell'araldica. La compresenza di tre generi diversi di figure (
scaglione, stelle, crescente) fa credere che questo stemma sia "nato" poco prima della data di realizzazione del manoscritto;
- infine, il
capo angioino, che poi
angioino non è: per esserlo, dovrebbe avere
tre soli gigli... o un loro
seminato, nel caso degli esemplari più antichi (metà XIII secolo). Tale anomala proliferazione lascia perplessi. Impossibile credere che l'amanuense abbia "copiato male": è stato troppo preciso negli altri (pochi) dettagli qui visibili. Diventa percorribile la seguente ipotesi, la quale parte dal dato di fatto che, dopo i primi utilizzi politici (ad indicare cioè l'appartenenza ad una fazione ben precisa), il
capo d'Angiò divenne una vera e propria
moda araldica: e come tale, venne utilizzato in forme non canoniche da parte di chi, non avendo diritto al suo uso legittimo, voleva però... farsene

bello! E una fra le modalità più seguite di
variante non canonica era proprio quella di reiterare a dismisura
gigli e
pendenti...
- è lecito vedere nel titolare di quest'arma un personaggio laico o una famiglia (ne farebbe fede l'assenza di timbri e di altri ornamenti esterni), di area probabilmente tosco-romagnola (come sembra suggerire la frammistione fra semplicità formale e capo pseudo-angioino).
Salvo errori ed omissioni, tanto è...
...e ora, non ci resta che disanonimizzarlo!
Bene

vale