Araldica delle Regioni

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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Petrus de Ocra » lunedì 16 novembre 2009, 15:49

Grazie a Dpascale per la delucidazione! ;)
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Guido5 » lunedì 16 novembre 2009, 16:24

fabrizio guinzio ha scritto:Non capisco come mai mancano 2 regioni nel progetto del 1910...

Caro Fabrizio,
forse dimentichi che la Regione Molise è stata istituita con Legge costituzionale 27 dicembre 1963, n. 3, dato che la Costituzione prevedeva 19 regioni, tra le quali "Abruzzi e Molise". Che poi alcuni stemmi manchino sulla tavola (probabilmente per esigenze grafiche) non vuol dire che non esistessero nel progetto 1910. Mi sembra infatti di aver visto da qualche parte quello emiliano (il nome "Emilia-Romagna", con il trattino che "congiunge e disgiunge", è nato con la Costituzione) con un covone di grano ... ma il "granaio d'Italia" era la Sicilia!

Ciao a tutti!
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 17 novembre 2009, 11:30

Sì, altro che "trascurate", avevo dimenticato che nel 1910 non erano ancora nate 2 regioni; grazie Guido per averlo ricordato. Aggiungo notizie sulle bandiere nazionali francese ed italiana, da verificare. Quella francese nata dall'unione dei colori azzurro - rosso della capitale, Parigi, con il bianco della dinastia capetingia. Quella italiana, nata come rammentato su ispirazione della sorella latina, dall'unione dei colori bianco e rosso di Milano con il verde, che da Federico II di Sicilia in poi fu uno dei contrassegni dei ghibellini(lo adottarono perchè il sovrano li riceveva spesso e volentieri in tenuta da cacciatore, di quel colore). La fazione ghibellina era stata fautrice di un'Italia riunita sotto una forte monarchia e successivamente(solo successivamente all'adozione del tricolore italiano, come scrive il Mola) detto ripetuto colore verde fu adottato come contrassegno dalla Massoneria e movimenti simpatizzanti. Pur considerato il difetto d'origine(periodo francese) sarebbero emerse radici antiche. Un Dante dipinto da Giotto vestito del tricolore verde -bianco - rosso(poi coperto dal marrone in epoca risorgimentale), colori delle tre virtù teologali; il fatto che nella tripartizione specialistica in ambito SRI fra oratores questa fosse destinata prevalentemente agli italiani, bellatores ai tedeschi e laboratores ai francesi i colori teologali ben si addicono ad un popolo di "santi etc." In Virgilio l'uso antico - romano delle piante tricolori di corbezzolo alias arbuto o cerasa marina nelle esequie degli eroi viene fatta risalire nientemeno che ai funerali di Pallante, alleato di Enea. In un numero della Rivista Militare italiana ho poi letto che le truppe alpine degli eserciti romani avevano per contrassegno una specie di "coccarda" con tali colori. Penso, se le cose stanno così, che il nostro vessillo è un allievo che ha superato il maestro. I nostri cugini francesi affermano questo per la loro grande cucina, fondata da Caterina de Medici. Ciao,
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Petrus de Ocra » martedì 17 novembre 2009, 21:50

Gentile Fabrizio Guinzio,

le cose che dice sul tricolore mi interessano molto. Non si può guardare la propria bandiera consci che si tratti di un' "imitzione"...

Ma non c'è il rischio che si sia voluta...nobilitare in seguito...diciamo "post-parto"....?

Nel senso che: ignoro se il verde sia colore ghibellino (quali potrebbero essere dei riscontri?). Ma se così fosse, sarebbe abbastanza chiaro il velato valore anticlericale, e dunque, si direbbe, ancora "gregario" d'Oltralpe, di una simile scelta (il valore polemico e politico di quella antica contrapposizione era, è noto, ben presente agli Italiani dell'Ottocento...).

Che il verde sia colore massonico invece mi è fin troppo noto....

In effetti bianco (fede), verde (speranza), e rosso (carità) sono le tre virtù teologali....ma chissà se i repubblicani napoleonidi li vedevano così... E se così li interpetò Giotto vestendo il suo Dante.

Interessanti i riferimenti alla classicità: soldati romani con il tricolore è un'idea avvincente....Quale è la fonte?

Grazie in ogni caso delle informazioni.

Saluti,

Furio
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda fabrizio guinzio » mercoledì 18 novembre 2009, 12:13

Petrus concedimi, in questo ambito, il tu. Le fonti, iniziando dal basso: l'articolo sulla Rivista MIlitare(quella dell'Esercito) è a firma di un ufficiale degli alpini; per reperire il numero mi recherò, non appena possibile, alla redazione sita in Roma nei pressi di piazza Venezia. Il verde colore ghibellino lo ho trovato nelle biografie di Federico II, il dato è poi passato negli scritti di vari araldisti italiani: Crollalanza, Guelfi - Camaiani(quest'ultimo, alla voce aquila definisce la fazione ghibellina "il partito nazionale italiano", se lo dice uno che si chiama guelfi di cognome!); pur essendo i due termini d'origine tedesca in Italia, come noto, sono passati ad indicare uno il partito imperiale sacro - romano(confessionale cattolico) l'altro il partito papista. Certamente, e purtroppo, logge massoniche lo hanno adottato in senso anticlericale come da te giustamente rammentato, ma è un senso estraneo al vero significato storico del ghibellinismo. Il capo di verde con N d'oro e tre rose d'oro era quello araldico del Regno italico napoleonico. Personalmente, per par condicio dei colori della bandiera, sono contento che il colore araldico nazionale italiano sia l'azzurro sabaudo simbolico della devozione alla Madonna e che tale colore, con la corona di stelle della Santissima, sia la bandiera dell'Europa. Un caro saluto,
fabrizio guinzio
 
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Giorgio Aldrighetti » giovedì 19 novembre 2009, 20:52

Mi permetto ricordare che l’Ufficio Araldico istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, aveva previsto per le Regioni una corona d’oro all’antica, come si evince dalla concessione dello stemma alla Regione Autonoma della Valle d’Aosta, il cui D.P.R.13 luglio 1987 concessivo così recita Stemma: di nero, al leone d’argento, linguato e armato di rosso; alla bordatura diminuita, d’oro. Lo stemma è sormontato da corona d’oro, formata da un cerchio brunito, gemmato, cordonato ai margini, sostenente quattro alte punte di corona all’antica (tre visibili) alternate da otto basse punte, ugualmente all’antica (quattro visibili, due e due).
Caduto nel vuoto, quindi, l’auspicio dell’insigne araldista Giacomo Bascapè che nel 1983, nella sua monumentale opera Insegne e simboli, araldica pubblica e privata medioevale e moderna, edita dal Ministero dei Beni Culturali, affermava: “E speriamo che le regioni, quando adotteranno gonfaloni e stemmi, non si rivolgano a disegnatori inesperti d’araldica e non chiedano ad essi di simboleggiare ‘l’industria e il progresso’ (come una regione intende fare) ma si comportino come il Piemonte che ha assunto uno scudo storicamente ed araldicamente perfetto”.
Arrigo Pecchioli, nella prefazione alla ristampa anastatica del Vocabolario Araldico Ufficiale del sen. Antonio Manno, commissario del re presso la Consulta araldica e stampato a Roma nel 1907, parlando degli stemmi assunti dalle Regioni italiane, testualmente asseriva che, tranne poche eccezioni, “sono araldicamente degli scarabocchi indecifrabili e indescrivibili”.
Massimo Sgrelli, capo del cerimoniale di Palazzo Chigi, nella sua pubblicazione Il cerimoniale moderno e il protocollo di Stato, nel capitolo Araldica annota: “è utile segnalare che alcune amministrazioni regionali e locali, giudicando l’argomento dell’araldica delle proprie insegne rientrante nella propria sfera di autonomia, hanno scelto e deliberato insegne, bandiere e gonfaloni con criteri del tutto estranei ai canoni araldici, i quali sono espressione di precisi concetti e valori fra loro collegati e ordinati. La Regione Lombardia, ad esempio, ha scelto come proprio simbolo la rosa camuna, che è certamente un simbolo lombardo storico tipico ma che non ha alcun connotato araldico e, detto fra noi, contraddistinguerebbe meglio una marca di benzina o una catena di supermercati. Faccio perciò espresso invito, per amore di patria, a ricorrere in materia al competente ufficio araldico della Presidenza del consiglio dei ministri”.
Ma l'invito, purtroppo, è rimasto inascoltato...
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Petrus de Ocra » venerdì 20 novembre 2009, 4:17

Ringrazio Fabrizio delle informazioni.

Penso che difficilmente appureremo che cosa si volle significare, coniando il tricolore della Repubblica Cisalpina, con il verde messo al posto del blu dei francesi; e quali "significati" siano da riferire direttamente alle intenzioni dei primi che usarono il tricolore.

Il blu sabaudo colore nazionale: almeno non è "copiato" da nessuno; è autenticamente un pezzo (a cui si può essere più o meno affezionati...) della strana nostra storia nazionale.

Anche a me, da ultimo, piace molto la bandiera europea.

Circa l'auspicio di Massimo Sgrelli, davvero c'è da lamentare che sia rimasto inascoltato.
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » venerdì 20 novembre 2009, 10:23

Petrus de Ocra ha scritto:
Circa l'auspicio di Massimo Sgrelli, davvero c'è da lamentare che sia rimasto inascoltato.


Quello che, mi pare, non si voglia tentare di comprendere in questo dibattito, a parte il continuo e generico rammarico per "l'araldica maltrattata" o "ignorata" e tirando in ballo, addirittura, "l'amor di Patria", è che molte regioni per loro scelta NON hanno voluto legare la propria simbologia ad una raffigurazione araldica, per tante considerazioni di cui si è già detto, ma forse anche perché la monotona staticità dell'araldica civica italiana a obsolete normative e forme ottocentesche la privano ormai di molto appeal nella percezione comune e di versatilità e praticita negli usi pratici della comunicazione istituzionale. Forme vecchie avvertite come segni meramente burocratici.
Comuni e province li usano per prassi ma nelle grandi città ove si hanno i mezzi e le necessità il modello burocratico è stato spesso oggetto di notevoli restyling (Si pensi a Milano, Roma, Firenze, Palermo etc.)

Significativo di questo è che anche le regioni che hanno emblemi araldici, fortunatamente a mio avviso, li abbiano rinnovati in forme nuove e, anche la Val d'Aosta come modello di uso comune, usa uno stemma graficamente ben lontano dal solito disegnetto burocratico.

Credo che, ci piaccia o meno, una Regione sia legittimamente in grado nel 2009 di stabilire autonomamente la propria simboligia pubblica adeguandola alle proprie necessità così come avviene negli altri paesi europei dove nessuno si sogna in un Land tedesco o in una Region francese di impicciarsi su come debba essere il loro emblema.

Quanto al segno lombardo, la rosa camuna ripeto: potrà piacere o meno (e personalmente non mi entusiasma davvero) ma questo non mi evita di riconoscere come sia emblema assolutamente araldico, perfettamente blasonabile, tanto che il consiglio regionale lo raffigura da anni in uno scudo a punta tonda.

Saluti cordiali a tutti.

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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Antonio Pompili » sabato 21 novembre 2009, 10:58

Franz Joseph von Trotta ha scritto:Quello che, mi pare, non si voglia tentare di comprendere in questo dibattito, a parte il continuo e generico rammarico per "l'araldica maltrattata" o "ignorata" e tirando in ballo, addirittura, "l'amor di Patria", è che molte regioni per loro scelta NON hanno voluto legare la propria simbologia ad una raffigurazione araldica, per tante considerazioni di cui si è già detto, ma forse anche perché la monotona staticità dell'araldica civica italiana a obsolete normative e forme ottocentesche la privano ormai di molto appeal nella percezione comune e di versatilità e praticita negli usi pratici della comunicazione istituzionale. Forme vecchie avvertite come segni meramente burocratici.
Comuni e province li usano per prassi ma nelle grandi città ove si hanno i mezzi e le necessità il modello burocratico è stato spesso oggetto di notevoli restyling (Si pensi a Milano, Roma, Firenze, Palermo etc.)

Significativo di questo è che anche le regioni che hanno emblemi araldici, fortunatamente a mio avviso, li abbiano rinnovati in forme nuove e, anche la Val d'Aosta come modello di uso comune, usa uno stemma graficamente ben lontano dal solito disegnetto burocratico.

Credo che, ci piaccia o meno, una Regione sia legittimamente in grado nel 2009 di stabilire autonomamente la propria simboligia pubblica adeguandola alle proprie necessità così come avviene negli altri paesi europei dove nessuno si sogna in un Land tedesco o in una Region francese di impicciarsi su come debba essere il loro emblema.

Quanto al segno lombardo, la rosa camuna ripeto: potrà piacere o meno (e personalmente non mi entusiasma davvero) ma questo non mi evita di riconoscere come sia emblema assolutamente araldico, perfettamente blasonabile, tanto che il consiglio regionale lo raffigura da anni in uno scudo a punta tonda.

Caro Franz, credo che più che mancata volontà di comprendere qualcosa da parte di qualcuno in questa discussione, si possa parlare piuttosto dell'incontro di diverse sensibilità riguardo le evoluzioni in corso (e quelle possibili) dell'araldica delle istituzioni come dell'arte e della scienza araldica in generale. Come sappiamo bene ci sono grandi studiosi della materia che vedono nell'uso di sistemi di riconoscimento mediante emblemi che esulano da uno scudo araldico i naturali e giusti "eredi" dei vecchi (forse nessuno si spingerebbe a parlare di obsoleti) stemmi. Ci sono altri studiosi che invece non accettano di buon grado l'idea di sostituire uno stemma con un logo o anche, più semplicemente, di vedere adottato un logo laddove potrebbe essere utilizzato benissimo un buon vecchio stemma.
Personalmente ritengo che la stanchezza e l'impolverimento delle forme dell'araldica non possa essere mai motivo sufficiente per scartare da subito l'uso dei suoi sistemi di riconoscimento. Piuttosto, come tu ricordi e auspichi, si potranno studiare nuove forme, più al passo con i tempi e più rispondenti ai gusti e, di conseguenza, più godibili anche all'occhio meno attento - perchè meno predisposto e meno preparato a coglierla - alla specificità del sistema araldico. Citi tra gli altri lo stemma della mia Città. Sono d'accordo con te: lo stemma civico graficamente reso così come lo si può osservare tanto sul sito del Comune di Roma, quanto su autobus e taxi, quanto su avvisi pubblici e manifesti pubblicitari, è, pur in consonanza con il plurisecolare spirito araldico, uno stemma che si trova a suo agio in giro per la Capitale degli inizi del terzo millennio.
D'altra parte è vero che - così come il singolo ha il diritto di dotarsi dello stemma (o altro emblema) che preferisce, nelle forme e nello stile che più gli piacciono - anche una Regione avrà molto più che semplicemente voce in capitolo per poter scegliere tranquillamente l'una o l'altra possibilità, l'una o l'altra forma, l'uno o l'altro stile. Lo capisco, lo condivido, lo trovo giusto.
Ma sono anche dell'idea che un minimo di uniformità, pur nella legittima specificità e nel rispetto delle autonomie delle istituzioni regionali e del patrimonio storico-culturale e artistico delle singole regioni, non sarebbe così privo di senso. Non dico che sia necessario, e neanche che sarebbe opportuno... dico solo che non sarebbe privo di senso. Stiamo sempre parlando di regioni che sono enti territoriali costitutivi della stessa realtà: la Repubblica Italiana. Anche - se lo sappiamo bene - perfino laddove l'uniformità a livello di usi e stili araldici è oggetto di chiara codificazione, non mancano eccezioni, spesso numerose.
Resta un problema di fondo: creare sia pure un minimo di uniformità a qualunque livello tra sistemi di emblemi diversi tra loro non è impresa facile. Una corona come quella di cui abbiamo un precedente autorevole - lo ha ricordato lo stimato Giorgio - nello stemma regionale valdostano potrebbe essere posta soltanto a timbrare uno scudo (magari reso in uno stile di gusto contemporaneo) ma non certo utilizzata come ornamento di un logo. Non è tuttavia impossibile che un emblema non araldico possa validamente utilizzare ornamenti che riprendono e richiamano quelli utilizzati abitualmente in contesti araldici. L'emblema della nostra amata Repubblica Italiana, con l'elemento decorativo dei rami decussati e legati in punta, ne costituisce un esempio luminoso. E - lo diciamo come inciso - è stata proprio la sua autorevole natura anaraldica a indurre alcune Regioni e alcuni Comuni ad adottare emblemi che di fatto si collocano al di fuori della scienza araldica.
Infine, con tutto il realismo di cui possiamo esser capaci, dobbiamo dire che l'araldica è figlia del suo tempo. E lo è anche la sua evoluzione in altre iconografie (o meglio dovremmo dire la sua sostituzione con queste) che il mondo moderno ha creato. Per questo molto difficilmente una direzione presa da tempo per una determinata forma espressiva può lasciare spazio a nostalgici (per quanto comprensibilissimi e degni di rispetto) desideri di ritorno al passato. Per cui se ormai la direzione dell'abbandono dello scudo araldico per l'adozione di altre forme grafiche - pure altamente espressive e pure conseguenti ad una genesi creativa e simbolica - che si pongono fuori dal sistema araldico, è direzione già presa, ben difficilmente si potrà tornare ad emblemi racchiusi dai contorni di uno scudo. Sempre dovremo auspicare però di ritrovare in ogni emblema chiarezza del simbolo/figura, nobiltà della forma, bellezza della grafica.
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Giorgio Aldrighetti » sabato 21 novembre 2009, 13:46

Caro d. Antonio,
grazie per l'apprezzamento della corona all'antica della regione Val d'Aosta...
Mi preme ora ricordare che negli stemmi portati nel berretto e nell'uniforme dei vari Corpi di Polizia Locale (i vigili aurbani ora si chiamano così) ne vedi di tutti i colori e di tutte le corone... si passa dal semplice logo - salvo qualche sparuto caso di stemma - non timbrato da alcuna corona, ai loghi timbrati dalle corone più strane, a cinque, sette, nove merli o idem per il numero delle torri... basta girare per l'Italia ed osservare...
Grazie ancora e buon temine d'anno liturgico.
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Antonio Pompili » sabato 21 novembre 2009, 14:02

Grazie a te carissimo Giorgio per questo tuo ulteriore concretissimo e sensato contributo alla nostra discussione.
Anche questo ci aiuta a dire che, per quanto forme di espressione grafica diverse dagli stemmi possano rispondere validamente alle nuove esigenze di comunicazione, più facilmente rispetto al sistema araldico (con tutto il suo impareggiabile apparato organizzativo e descrittivo) sono soggette agli influssi e alle mode del design, e, di conseguenza, possono risentire maggiormente del capriccio e dell'approssimazione.
Una buona conclusione dell'anno liturgico anche a te.
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Sigillum1 » sabato 21 novembre 2009, 16:05

Cari tutti, concordo integralmente, anche se in ritardo, con von Trotta e con la sua analisi storica: l'Araldica era (al momento dell'istituzione delle regioni) ed è probabilmente ancora, per le molte ragioni che ha correttamente indicato, un linguaggio poco gradito e poco interessante, simbolo di un passato superato e, nella comune percezione della disciplina e della sua simbologia, di ceti di cui la nostra Costituzione aveva scientemente deciso di disinteressarsi, abolendo ogni distinzione che da essi potesse derivare. Del tutto ragionevole perciò mi pare la volontà delle regioni di scegliere liberamente, e credo che sia nostro compito, attraverso i nostri studi e le nostre competenze, offrire loro l'opportunità di valersi ancora dell'Araldica che, come ormai ben sappiamo, non è, e soprattutto non è stata, quel che ancora purtroppo molti ritengono. Si può scegliere, fra i simboli araldici e non, e il nostro territorio, così ricco di comunità a lungo autonome, ce ne fornisce certamente molti. Un cordiale saluto. Silvia
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Antonio Pompili » sabato 21 novembre 2009, 17:20

Sigillum1 ha scritto:Cari tutti, concordo integralmente, anche se in ritardo, con von Trotta e con la sua analisi storica: l'Araldica era (al momento dell'istituzione delle regioni) ed è probabilmente ancora, per le molte ragioni che ha correttamente indicato, un linguaggio poco gradito e poco interessante, simbolo di un passato superato e, nella comune percezione della disciplina e della sua simbologia, di ceti di cui la nostra Costituzione aveva scientemente deciso di disinteressarsi, abolendo ogni distinzione che da essi potesse derivare. Del tutto ragionevole perciò mi pare la volontà delle regioni di scegliere liberamente, e credo che sia nostro compito, attraverso i nostri studi e le nostre competenze, offrire loro l'opportunità di valersi ancora dell'Araldica che, come ormai ben sappiamo, non è, e soprattutto non è stata, quel che ancora purtroppo molti ritengono.
Si può scegliere, fra i simboli araldici e non, e il nostro territorio, così ricco di comunità a lungo autonome, ce ne fornisce certamente molti.

Bene. Ancora una volta siamo d'accordo, soprattutto circa l'analisi storica condotta. Aggiungerei però una necessaria precisazione. Se parliamo di Araldica non parliamo di una forma espressiva che si genera da sé gli emblemi ma che li trae dal vissuto contemporaneo e pregresso. L'araldica non se li inventa gli amblemi ma li adotta; questo certo tipo di invenzione ci fu peraltro in epoca barocca quando furono create le interpretazioni simbolistiche (o sedicenti tali), che noi oggi giustamente tanto critichiamo da un punto di vista scientifico, e spesse volte su queste stesse pagine virtuali.
Certo, noi possiamo, dobbiamo e desideriamo ardentemente offrire il nostro contributo perchè l'araldica delle istituzioni sia sempre più viva e attuale e come tale sia riconosciuta da tutti. Anche se il rischio che una istituzione (come un singolo) possa appoggiarsi a consulenti di sicura fama nei rispettivi campi ma di poca o nessuna esperienza araldica è un rischio sempre alla porta.
Infine come non concordare sulla ricchezza estetica e formale della nostra amata scienza araldica, ricchezza che ci consente di creare sempre nuovi stemmi che, pur rimanendo nel solco della tradizione - che è cosa ben diversa da un "passato superato" di cui liberarsi perchè ritenuto un peso - portano una ventata di innovazione con la creatività tecnico-artistica che ci permettono di esplicare tuttora?
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Petrus de Ocra » domenica 22 novembre 2009, 16:46

Cari amici,

ringrazio tutti per gli interventi.

Sono molto d'accordo con Von Trotta sul punto che l'araldica pubblica alla fine dell'Ottocento toccò l'apice della "bolsitudine", e che perciò si rese antipatica: "fogliami" codificati e retorici, coroncine prive di ogni storicità turrite e merlate, nastri e coccarde tricolori ecc. sono tutte cose accumunate da una caretteristica, su cui ditemi se concordate: NON sono "araldica" in senso pieno, antico e genuino della parola: sono oscuramenti della tradizione schietta della età d'oro nazionale: il medioevo maturo e la Rinascenza. In questo senso il mio auspicio riguardava il recupero della tradizione "vera", di simboli circa i quali non si può opinare che fossero o no "rappresentativi", perchè lo furono nell'età migliore della storia nazionale (o quella che è largamente ritenuta tale): insegne comunali che fanno bella mostra di sè in tanti palazzi civici dei comuni iatliani, nelle aule delle antiche repubbliche, o che intrecciano la loro storia con quella delle monarchie normanna o angioina. Ritenere superabile questo patrimonio simbolico è altra cosa dal voler abbandonare -giustissimamente-l'araldica paludata liberty! E' cosa assai più seria e impegnativa, sulla quale andrei con i piedi di piombo.
Poi è chiaro che l'araldica è suscettibile di evoluzioni: ma a cosa si è giunti in questa direzione? Francamente solo a una grossa perdita, limitatamente, ovvio, per chi ha questa specifica sensibilità, e per la quale oggi a un simbolo ricco di senso come, per esempio, la croce di Genova, si preferisce la brutta caravella pubblicitaria. Il punto non è, naturalmente, la scelta stilistica e realizzativa, che è figlia dei tempi: il punto è il simbolo, bambino da non buttare con l'acqua sporca. E l'araldica vera, mi insegnate, è assai più incline ad essere incarnata da uno stile scarno, da grafismi agili e asciutti, dotati di un valore estetico, francamente, molto potente e tutt'altro che inascoltabile, persino, per la sensibilità estetica contemporanea, come manifestano molti esempi (per esempio l'araldica pubblica usata con orgoglio, e proprio "bella", nella Comunità Autonoma Catalana; o i Quattro Mori sardi, - chi li chiamerebbe obsoleti?- e senz'altro mantengono una pregnanza visiva immediata e "moderna"; o l'araldica, spesse volte genuiina e antica, di cui -persino- si fregiano alcune squadre di calcio).

L'esempio lombardo non affatto trai più "esecrandi", tutt'altro, sebbene, come ogni cosa, opinabile.
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Re: Araldica delle Regioni

Messaggioda Sigillum1 » domenica 22 novembre 2009, 17:26

Caro tutti, e caro Antonio, la mia esperienza circa l’Araldica contemporanea è davvero inesistente e dunque non entro mai, quando possibile, nel merito, ma francamente non ho capito granchè del tuo discorso: di una cosa tuttavia sono certa, gli emblemi araldici si sono sempre scelti (e dunque anche inventati) e si scelgono, o si ereditano o, un tempo, venivano attribuiti da una qualche autorità, perché mai si adottano? E quale differenza vi è, a tuo avviso, fra scegliere ed adottare?
E quali sarebbero le “invenzioni di epoca barocca”? Se intendi le interpretazioni, d’altro si tratta, semplicemente di letture simboliche di emblemi araldici che quei significati tendenzialmente non contenevano, quanto meno in assenza di documentazione coeva.
Il “passato superato” che citi dal mio intervento, non ha alcun nesso, a mio avviso, con il tuo discorso: è quello dell’Italia preunitaria e dei simboli delle dinastie, delle signorie, della nobiltà, quello cui l’Araldica è legata nella comune percezione della gente, seppure impropriamente, è quello che probabilmente ha influito nella decisione di molte regioni di non adottare simboli araldici…, hanno scelto, anche loro, anche se scegliere significa in primo luogo conoscere e non sono certa che, in quel momento, i contenuti della disciplina fossero davvero correttamente noti. E’ una considerazione storica che condivido con von Trotta e che è certamente ragionevole, anche se naturalmente la si può, come ogni ipotesi, discutere.
Le regioni hanno tutto il diritto di progettare i loro simboli indipendentemente d’Araldica storica (e per la verità anche dall’Araldica) che pure è nata e si è storicamente sedimentata sui loro territori e credo che gli studiosi di questa disciplina potrebbero, da questo punto di vista, essere propositivi, mostrare e dimostrare loro che è possibile il recupero di figure e di colori che hanno in passato rappresentato quei territori e le loro popolazioni, e che non sono necessariamente quelli delle dinastie e dei principati che pure vi operarono..La mia proposta è in ogni caso storica, quella che mi pare di nostra competenza. Ciao. Silvia
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