Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini
GENS VALERIA ha scritto:Noto con grande piacere , come annunciato sull' ultimo numero di "Nobiltà" la "crescita" di " Famiglie Storiche d'Italia " , associazione della quale I NOSTRI AVI diviene , in coabitazione , forum ufficiale.
Nel congratularmi con il dott. Pier Felice degli Uberti , colgo l'occasione per postare un mio modesto contributo :
Per possedere i requisiti di aggregazione alla nobiltà civica o ad un patriziato cittadino una famiglia doveva percorrere un certo iter, un cammino lungo generazioni durante il quale germogliava , si radicava , maturava nel proprio territorio o nella propria città , quando questo succedeva essa raggiungeva quella condizione, attributo e qualità che comunemente viene intesa con il termine di nobiltà , civica , decurionale o patriziato .
La famiglia diveniva quindi ragguardevole sia per eventuale posizione conseguita nell’ambito del governo della comunità , ma anche per modus vivendi , matrimoni contratti , posizione sociale .
Lo status di nobile si affermava da solo per mezzo dello stesso suo procedere negli anni e riuniva in se quelle concause atte a determinare in essa una capacità quasi “giuridica”, una qualità legata al sangue comune , “genus”, acquisita dal giorno nel quale era nata .
Questa qualità , condizione, attributo ereditario , non poteva essere oggetto di provvedimenti sovrani di “grazia” , ovvero concessione , surroga , assenso , convalida , revoca , privazione ecc. ma solo di provvedimenti di “giustizia”che non fa altro che far emergere , ufficializzare , se vogliamo, legalizzare uno stato di fatto autonomo e storicamente preesistente , in questo si diversifica la nobiltà “generosa” dalla nobiltà “di brevetto” ( un vero nonsenso storico-giuridico ) .
Cosa succede quando cambia il confine oppure il “clima politico-governativo ”nel quale vive la famiglia , avvenimenti accaduti più volte in Italia , nel corso di decenni, secoli o solo pochi anni .
Altre al cambio di città della famiglia ( mutamento attivo ), si sono verificato in molte regioni del nostro Paese molteplici mutamenti passivi , non dovuti alla volontà dei capifamiglia e quindi subiti ovvero mutamento dei confini di stato , di autorità sovrana o forma di governo
La famiglia trapiantata in altra città , in altro stato , può essere riconosciuta ed accolta quale nobile dalla comunità , eventualmente cooptata nell’assemblea di autogoverno cittadino in modo quasi automatico , nel caso i requisiti di nobiltà della nuova comunità siano assimilabili o adeguati .
In caso contrario l’aggregazione sarebbe stata rimandata o negata ( spesso per motivi futili legati ad attività accettate in una città e considerate “ vili ” in un’altra ).
A causa di conflitti bellici e successivi trattati di pace possono mutare sia i confini dello stato sia governi i quali possono al fine del riconoscimento collettivo o singolo richiedere documentazioni storico-genealogiche o atto di fedeltà.
Spesso si avverte , anche in personalità autorevoli , la tendenza a ritenere tuttora giuridicamente nobili solo quelle famiglie un tempo iscritte nel Libro d’Oro della Nobiltà italiana ( Consulta Araldica ), qualcuno “generosamente” prende in considerazione anche gli iscritti negli Elenchi ufficiali della nobiltà italiana (1922-1933 e suppl. 1934-36) , ben considerando il carattere provvisorio di tale elencazioni . Conoscendo , anche solo in parte , l’attività ricognitiva della già citata Consulta araldica (1889) affiancata dalle dodici Commissioni Araldiche Regionali non si può far a meno di notare la superficialità e la parzialità delle scelte operate , nonché la scarsa chiarezza ed uniformità interpretativa in materia di famiglie appartenenti a patriziati , nobiltà civiche e decurionali . Intere regioni vennero pressoché tralasciate in altri casi simpatie, antipatie personali, parentele , amicizie , relazioni politiche falsarono non poco l’elenco nobiliare.
Gioacchino Quadri di Cardano in “- Le Aristocrazie Cittadine - L’Aristocrazia cittadina dopo l’unità nazionale-” cita Carmelo Arnone ( rivista araldica 1947 ) , secondo il quale “ vennero riconosciute duecentoundici nobiltà civiche ma sarebbero esistiti altri novantasei patriziati che non furono riconosciuti dalla Consulta Araldica vuoi per mancanza di chiare fonti d’archivio vuoi per lo scarso interesse delle Commissioni regionali ”, inoltre , come non concordare con lo stesso autore quando ci ricorda che “ almeno fino alla pubblicazione in via definitiva degli elenchi nobiliari regionali ( ma anche successivamente ), la continuata attribuzione di titoli e trattamenti nobiliari anche negli atti pubblici dovette far sembrare poco appetibile l’idea di dover perder tempo a raccogliere documenti per ottenere ciò che di fatto già si aveva , ossia il possesso pubblico e pacifico di uno status particolare , ancorché solo onorifico”.
Mi risulta veramente difficile circoscrivere tra i limiti angusti delle pagine degli elenchi nobiliari del Regno d’Italia tutto ciò che per secoli ha rappresentato una realtà ben più ampia , non riconoscendo quello “status particolare” a quelle famiglie che possono vantare da secoli la condizione, attributo e qualità di nobile .
Al contrario dei titoli nobiliari ottenuti con provvedimenti di grazia i quali , in balìa di sovrane prerogative , decreti e statuti , possono essere concessi , revocati o non riconosciuti , la qualità di nobile , proprio in relazione alla sua “generosità” è indifferente al trascorrere del tempo delle disposizioni o decreti legislativi , dei mutati confini territoriali resiste indenne con tutta la sua ricchezza di tradizione storica .
Potremo domandarci in che modo la mancata cooptazione in una o più comunità cittadina od disconoscimento da parte di autorità statale aristocratica , monarchica , nel corso di spostamenti , migrazioni, guerre e successivo ridisegnarsi dei confini degli Stati preunitari , fino agli attuali non abbia potuto cancellare la qualità nobile di una famiglia ?
E’ semplice consapevolezza che l’attributo , la qualità ereditaria ovvero la caratteristica morale di una famiglia sono dati storici inalienabili e per questo motivo indifferenti ad ogni atto di disconoscimento passato od attuale , in pieno ossequio all'articolo terzo della Costituzione, " Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge ”.
Affermare la propria discendenza da una famiglia nobile o patrizia oggi , in Italia , non costituisce anacronistica rivendicazione di superiorità legata all’appartenenza ad un presunto ceto dirigente ma consapevolezza di condividere con altre famiglie un particolare patrimonio storico , culturale , religioso e morale .
P.S. Ovviamente l'aggettivo nobile o patrizia , riferito a famiglia nell'Italia del XXI secolo può essere sostituito con il più attuale e meno impegnativo storica ;)
fabrizio guinzio ha scritto:Continuando da altro topic. Condivido, carissimo Sergio, l'importanza di studiare la storia di tutte le famiglie. Oltre che nel topic di provenienza, lo ho scritto nel settore bibliografico(commentando un libro sulla storia di famiglie cremasche sia nobili che notabili che cita e rimanda a lavori su tutti i cognomi localmente presenti) e in numerosi altri siti. Per quanto riguarda la nobiltà di feudo e quella di comune, se ne è già parlato in vari topic(precedenze secondo gerarchia del titolo nobiliare, importanza del comune e rango attribuito alla qualifica nobiliare, antichità del casato e quant'altro). La distinzione fra nobiltà di brevetto o non di brevetto non la ho capita: tutti i casati nobili sia feudali che di comune sono basati su un atto giuridico di uno Stato sovrano o proveniente da poteri sovrani, anche non dinastici, riconosciuti a comuni, feudatari, ordini cavallereschi et cetera. La distinzione fra provvedimenti di giustizia o di grazia riguarda tutte le tipologie nobiliari. Per quanto concerne il cerimoniale(in Italia per i connazionali solo settore privato), rimando al Manuale sul Cerimoniale del competentissimo Sgrelli: innanzitutto i titoli più elevati principe duca(in Vaticano hanno il trattamento di Eccellenza) marchese, poi si tende a privilegiare altri fattori antichità del casato antichità del titolo/qualifica etc. Più o meno è così anche negli altri Paesi europei. Ciao,
fabrizio guinzio ha scritto:Carissimo, ho pari stima per tutte e due le tipologie, feudale e comunale(aveva talvolta rango(ma non il titolo!) pari a principi reali, talvolta quello immediatamente sotto i marchesi etc.), titolata e non - titolata, mi sono spiegato male. Ma, in tutta Europa, con qualche piccola variante, i titoli più elevati hanno tuttoggi la precedenza, ed io mi attengo. Più in alto di tutti i Re(sopra i Principi Sovrani) e ""top" gli Imperatori e parificati. E' certo che Venezia ci tenesse alla sua istituzione repubblicana, ma teneva altrettanto alla sua appartenenza all'Impero Romano d'Oriente del quale si considerava e de facto era una con - capitale, latina naturalmente,
Agli albori dei tempi ! Dall' VIII sec. la Venetia maritima di fatto era già autonoma da Basanzio ,con il secolo sucessivo ci fu piena autonomia
ed in Italia aveva un rapporto privilegiato con Torino fin dall'epoca del Conte Verde; i Savoia hanno la qualifica di patrizi veneti.
Con Filippo II di Savoia , dal 1496 , ma fu un titolo puramente onorifico , come altri concessi ai potenti el tempo.
Le sue preoccupazioni erano interne, non estere. Per nobiltà generosa, si intende quella attinta dopo 250 anni dall'attuazione giuridica per ogni tipologia: prima generazione innobilti, seconda e terza nobili di privilegio, quarta nobili di sangue; dopo la generosa quella cosiddetta di razza(uradel per i germanici), passati perlomeno 500 anni.
Dove hai scovato codesta aristo-tabellina ? E' scientifica ?![]()
Non capisco la differenza che tu fai fra, per esempio la qualifica nobiliare di Comune(Rimini) al generale Garibaldi o al generale Cadorna(Roma) ed il titolo nobiliare di D'annunzio o Marconi:
le regole sono le stesse.
Nonono![]()
Diavolo di un Fabrizio !![]()
Mi sei andato a pescare proprio un paio di rari casi in cui quella di patrizio non fu cooptazione da parte del patriziato ma purtroppo una sorta di “nomina” al titolo ( ahinoi ) , dettata da ragioni politico-opportunistiche .
Il gen. Cadorna fu “nominato” nobile dal governo provvisorio romano ed il papa si guardò bene da consideralo tale ( non fu mai invitato al suo cospetto tra i ranghi della nobiltà capitolina ) .
Il patriziato riminese “nominò” ( ari-ahinoi ) l'altro generale , il Garibaldi al suo ingresso in città , un po’ “pro captatio benevolentiae” , un po’ “obtorto collo” per via di una fastidiosa punzecchiata alla schiena causata da baionetta massonica .
Mi ostino a virgolettare il termine “nomina” al "titolo" di nobile , perché sempre più convinto che quello di nobile deve essere considerata una qualità , un attributo , uno “status”, che talvolta nel corso della storia i sovrani , [/u [u]sbagliando , hanno concesso quale titolo.
Ciao,
fabrizio guinzio ha scritto:...A me sembra che tu, carissimo Sergio, confonda la titolatura (titoli e qualifiche) e la qualità nobiliare...
GENS VALERIA ha scritto: Conoscendo , anche solo in parte , l’attività ricognitiva della già citata Consulta araldica (1889) affiancata dalle dodici Commissioni Araldiche Regionali non si può far a meno di notare la superficialità e la parzialità delle scelte operate ,...omissis... casi simpatie, antipatie personali, parentele , amicizie , relazioni politiche falsarono non poco l’elenco nobiliare.
Gioacchino Quadri di Cardano in “- Le Aristocrazie Cittadine - L’Aristocrazia cittadina dopo l’unità nazionale-” cita Carmelo Arnone ( rivista araldica 1947 ) , secondo il quale “ vennero riconosciute duecentoundici nobiltà civiche ma sarebbero esistiti altri novantasei patriziati che non furono riconosciuti dalla Consulta Araldica vuoi per mancanza di chiare fonti d’archivio vuoi per lo scarso interesse delle Commissioni regionali ”,
inoltre , come non concordare con lo stesso autore quando ci ricorda che
“ almeno fino alla pubblicazione in via definitiva degli elenchi nobiliari regionali ( ma anche successivamente ), la continuata attribuzione di titoli e trattamenti nobiliari anche negli atti pubblici dovette far sembrare poco appetibile l’idea di dover perder tempo a raccogliere documenti per ottenere ciò che di fatto già si aveva , ossia il possesso pubblico e pacifico di uno status particolare , ancorché solo onorifico”.
GENS VALERIA ha scritto: Il treno della Consulta è passato e non passerà più, Fabrizio, ha lasciato a terra, per svariate ragioni...
fabrizio guinzio ha scritto: Per quanto riguarda il treno della Consulta, a mio parere è solo in sosta...Ciao,

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