da Pasquale M. M. Onorati » domenica 17 maggio 2009, 13:41
Gentili Signori,
E’ ormai chiaro, dai post precedenti, che tutta la riforma della Corte Pontificia, operata dal Servo di Dio Paolo VI, che come sottolineato da Fabrizio Guinzio, era nobile di nascita, non ha cancellato totalamente la tradizione ( con la t minuscola) precedente, ma si è limitata, in alcuni casi, a cambiare semplicemente gli appellativi (da Corte a Casa Pontificia, da cameriere a gentiluomo, p.es) e in altri casi a sopprimere delle dignità (p.es. Custode del Conclave) e a ridistribuirne le relative funzioni (p.es. al Prefetto della Casa Pontificia). Non sono stati toccati lo storico corpo delle Guardie Svizzere (parole del Papa), nè la Gendarmeria Vaticana, nè illustrissimi dignitari come gli Assistenti al Soglio e così via. Come ricorda il Papa nella sua lettera al Cardinale Villot, le vere motivazioni di questa riforma sono altre, rispetto a quanto detto da alcuni, almeno se vogliamo ragionare sui documenti:
1) Far sì che tutto ciò che circonda il Vicario di Cristo sia ispirato alla semplicità evangelica;
2) Applicare gli orientamenti raccolti dal Concilio Vaticano II;
3) Tener conto del processo storico – psicologico in atto;
4) Riformare “figure” non più corrispondenti alle necessità per le quali furono istituite.
Non mi pronuncio più riguardo la grandezza di questo Papa, ma sfido chiunque a trovare in lui, come in qualsiasi altro Papa della storia, anche Alessandro VI, un solo errore di natura dottrinale. Alla fine, ciò che conta nella vita di un Papa non sono le sue più o meno presunte mancanze dal punto di vista umano, ma il suo Magistero. Preciso, infine, che non ritengo la mia una "teoria" neo-guelfa, ma solo il pensiero di un cattolico praticante. Grazie per l’attenzione.
Fructum affert in patientia