Nobile?

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Re: Nobile?

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 27 marzo 2009, 22:42

Il Nobile Alessandro Scala in un articolo dal titolo: "Nobiltà non è titolo ma qualità", così si esprimeva nel 1915 :

"La Nobilitazione è stata sempre considerata dai giureconsulti come un atto sovrano col quale si dichiara Nobile chi lo è già, per la posizione sua sociale,per la serie di antenati viventi, more nobilium, per le parentele contratte, per i
beni posseduti.
Il Sovrano non può creare Nobili, ma dichiara, ossia riconosce tali, coloro che hanno i requisiti per esserlo, e il Brevetto di Nobilitazione in questo caso, altro non era anticamente che un atto valevole a far ritenere Nobile, senza contestazione,una Famiglia o un individuo, perché godesse dei privilegi spettanti al Ceto Nobile. Questo però nei paesi, dove non esistevano le Nobiltà municipali,cioé le distinzioni di Ceto nel Governo dei diversi Comuni nei quali il Ceto Nobile costituiva un Senato vitalizio che si chiamava Patriziato.Per appartenervi conveniva provare la Nobiltà, e non già per brevetto di Principe,ma con la dimostrazione che il padre e l'avo non avevano esercitato arti manuali, ed anzi avevano occupato cariche civili o militari, vivendo more nobilium ecc. Il volere fare della Nobiltà un titolo, come quello di Barone o di Conte, che in certi Paesi era inerente al possedimento di feudi ed in altri era spesso conferito ad honorem sul cognome, è un errore grossolano, nel quale purtroppo s'incorre anche al dì d'oggi. Altro errore inerente a questo, è il conferire la Nobiltà personale, perché chi è Nobile trasmette col sangue la Nobiltà ai discendenti“.


Saluto toto corde
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Re: Nobile?

Messaggioda MMT » venerdì 27 marzo 2009, 23:07

Molto interessante il saggio riportato da Sergio de Mitri.
In effetti il concetto di ascrizione al patriziato lo possiamo immaginare come un iter, che una famiglia intraprendeva col passare del tempo (per alcuni durato anche secoli) in base al quale i candidati erano sviscerati per vedere se veramente erano degni di approdare alla nobiltà generosa. Spesso non vi riuscivano, oppure solo in parte ottenendo una nobiltà non ereditaria (i notai e quanto si disse altrove). Dello stesso avviso erano gli ordini cavallereschi che prima di qaccogliere al loro sodalizio un nuovo membro istituivano un vero e proprio processo non solo sul candidato ma su tutti i suoi antenati per quarti materni e paterni: per evitare "contaminazioni" musulmane, ebree, o situazioni di nascite irregolari (bastardume) o di chi avesse la macchia d'esser sporcato le mani con le "arti meccaniche". Insomma era una faccenda piuttosto complessa che nelle libere Città, che come han detto giustamente prima di me, non erano poi così numerose, veniva presa sul serio. Dobbiamo infatti considerare che si trattava di forme di governo tipicamente "aristocratiche" nel senso classico del termine: il governo di pochi. Ed erano questi pochi, custodi delle importanti cariche per nascita, che consideravano se una persona e la sua famiglia tutta fosse stata degna di assurgere alla loro stessa condizione, considerandoli pari. E' un po' quello che possiamo immagine come una forma di snobbismo: chi era ritenuto degno ne era fuori. Questa vicenda, ovviamente, era tutt'altro che questione di semplice soluzione: l'assemblea dei patrizi e dei decurioni decideva e spesso erano voti negativi.
La vicenda ebbe lunga vita, dall'età comunale sino ai prima anni dell'800, quando, specie nelle piccole città, che ormai avevano perso non solo la gloria e la grandezza antica, ma anche il numero necessario di persone alla formazione dell'assemblea sorsero problemi per le candidature. Vi posero rimedio i famosi motu propri di Leone XII della Genga che, ammettendo al primo ceto anche persone non nobili (non in possesso di tutti i requisiti per cui si veniva considerati tali, diremmo oggi aprendo i rubinetti), crearono una sorta di rivalità tra apparteneti al ancien regime e quelli appartenenti al "nuovo".
Questo grossomodo, quello che accadde negli Stati della Chiesa, che -eccetto la parte più recente di Leone XII- è comune anche ad altre realtà maggiori e minori della nostra penisola.
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Re: Nobile?

Messaggioda MMT » venerdì 27 marzo 2009, 23:12

Sono invece d'accordo con Furio, sulla vicenda della Consulta. Io per esempio non avrei creato distinzioni tra Nobile e Patrizio civici, poichè patrizio era un titolo e nobile una condizione, un attributo. E' anche vero che i patriziati più antichi sono stati riconosciuti con riguardo: i veneti con il titolo di conte, i genovesi con quello marchionale... vennero bistrattati i romani e i napoletani... per ovvi motivi politici!
A proposito invece della non-volotà di aggregazione al patriziato in opposizione al sovrano, posso riportare un caso opposto, divertente: il generale Raffaele Cadorna, una volta entrato a Roma il 20 settembre 1870 venne ascritto al patriziato romano!!!
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Re: Nobile?

Messaggioda Furio » sabato 28 marzo 2009, 2:21

Una piccola osservazione a proposito del brano su riportato "La Nobilitazione è stata sempre considerata dai giureconsulti come un atto sovrano col quale si dichiara Nobile chi lo è già, per la posizione sua sociale,per la serie di antenati viventi, more nobilium, per le parentele contratte, per i beni posseduti.” ciò vale per i soli riconoscimenti perché in tutti i manuali si fa la distinzione fondamentale tra noblesse de race e annoblis, cioè tra nobiltà di sangue e nobilitati. Le grandi famiglie non hanno un’origine chiara ma il ricordo si perde nella notte dei tempi, in genere nelle crociate, spesso nella leggenda o “affabulazione”, presupponendo che siano nobili da sempre, i nobilitati invece discendono da un ricco borghese o un valoroso guerriero ma di sangue plebeo , e ho trovato spiritosa la risposta di Ciano < i miei antenati cominciano con me> in cui c’è lo schietto orgoglio del capostipite che non ricorre a fantasie genealogiche posticce.
Riporto di seguito, riassumendo, quello che ho trovato sui modi di acquisizione della nobiltà.
Si diventava nobili: 1 per fatto d’armi con privilegio sovrano, 2 per la carica esercitata, (noblesse de robe o nobiltà di toga), 3 per eredità o matrimonio, 4 per acquisto di feudo nobile, 5 per aggregazione in un ceto nobile, questi modi di acquisto danno la nobiltà originaria che dopo 250 anni, vivendo more nobilium e contraendo nobili parentele diventava <nobiltà generosa>.
cordialmente Furio
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Re: Nobile?

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 28 marzo 2009, 13:06

Alla luce del concetto ben sottolineato da Furio :
"si fa la distinzione fondamentale tra noblesse de race e annoblis" ,
la cosiddetta " Nobiltà di brevetto " che veniva concessa dal Sovrano , d'imperio , ma per alcuni giuristi non era in ossequio al diritto storico-nobiliare , perchè simulava antecedenze non esistenti . In parole povere il Sovrano può creare Conte il Sig. Volpi ( e lo fece ) ma non può crearlo né nobile né tantomeno Patrizio .

Per fare un po’ di chiarezza sul "titolo-qualità) di Patrizio , il Bollettino Ufficiale della Consulta Araldica, 1893, vol. II, pag. 21, così recita :

“Il titolo di Patrizio è da ammettersi esclusivamente
1) per le Famiglie appartenenti ai già Patriziati sovrani di Venezia, di Genova, di Lucca, (che esercitavano diritti di Sovranità in nome delle rispettive Repubbliche);
2) alle Famiglie iscritte ai registri o Libri d’Oro delle Città che ottennero specificatamente tale titolo;
3) alle Famiglie che ad una vera Nobiltà Civica o Decurionale, ammessa nei passati tempi come titolo primordiale dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme,detto di Malta, aggiunsero storica importanza e la tradizione del titolo patriziale”

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Re: Nobile?

Messaggioda Salvennor » sabato 28 marzo 2009, 14:15

Però nel discorso relativo alle caratteristiche e alle differenze tra patriziato, nobiltà e titoli feudali, mi sfugge qualcosa. Ma il fatto dell'impossibilità di creare, da parte di un'Autorità sovrana (re, imperatore etc...) nobile o patrizio una persona, mentre invece può conferirgli titoli feudali, non è in contraddizione con il fatto che ci sarà pure stato un inizio per la condizione di patrizio o nobile per quella famiglia? In pratica ci sarà stato un antenato che, forse anche all'improvviso, si è conquistato certe condizioni, sociali, professionali, culturali etc..., in pratica quelle condizioni considerate requisiti per essere considerati patrizi o nobili. E magari l'antenato ha avuto molti rami discendenti, ma solo uno o pochi ha mantenuto tali requisiti, e gli altri rami magari hanno anche perso memoria del loro avo. Cioè, anche per i patrizi ci sarà un periodo di riferimento, altrimenti si dovrebbe andare indietro nel tempo, magari quando l'antenato era nella steppa vicino al mare Caspio, qualche tribù barbarica. Magari gli antenati dei Latini. E ciò complica le cose.
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Re: Nobile?

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 28 marzo 2009, 15:40

Per quello che riguarda la Repubblica di Venezia , l'inizio del Patriziato nel X sec. coincide con la consapevolezza , da parte delle famiglie che fondarono la città e per questo "originarie" , di doversi organizzare per governare la stessa in modo autonomo , dandosi quindi delle regole , riunendosi in assemblea dei capifamiglia ed eleggendo un capo .
Poco alla volta queste famiglie , autodefinitesi "patrizie" [king.gif] cooptavano altre famiglie ritenute merievoli , votando a maggioranza la loro aggregazione .
Nella millenaria storia della Serenissima una prima "blindatura" [nonono.gif] di queste aggregazioni si ebbe nel 1297 ( Serrata del Maggior Consiglio ) poi man mano veniva avvertita la necessità di ampliare il Consiglio e/o renderlo più rappresentativo e accogliendo famiglie ritornate in Patria dopo la caduta di Acri (1291) , quella di Costantinopoli (1304) o meritevoli dopo la guerra contro Genova e la repressione della congiura di Tiepolo ( 1310) , la guerra di Chioggia ( 1381 ) .
Dal 1646 al 1718 la Repubblica ricompensò con il Patriziato i suoi " figli " che avevano contribuito con un generoso [notworthy.gif] finanziamento a rimpinguare le assetate casse dello Stato , svuotate per le spese sostenute nella guerre contro il Turco . Anche in questo caso ( che a prima vista potrebbe sembrare una mera operazione finanziaria ) l'ingresso nel Maggior Consiglio era comunque sottoposto a duplice [thumbdown.gif] voto . [thumbup.gif]
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Re: Nobile?

Messaggioda Qohelet » sabato 28 marzo 2009, 17:12

Una osservazione: in generale i titoli che risalgono quantomeno ad un paio di secoli e via fino all' origine dei tempi fa erano "acquistati" (attraverso un feudo, un prestito fatto al sovrano per qualche guerra eccetera) oppure conquistati in battaglia (molto più raro). In entrambi questi casi è assolutamente ovvio che si parla di famiglie già cospicue prima della formale concessione di un titolo: se un tale poteva permettersi di pagare 100 soldi d' oro nel 1342 (parlo di una patente di nobiltà che ho sottomano in questo momento) per l' acquisto di un feudo nobile è implicito che non era il garzone del fabbro di Balangero. Idem per un tizio che partiva non dico per le Crociate, ma anche solo per la guerra di successione polacca o per le battaglie austro-francesi del 1792. Si trattava di personaggi già illustri e già "nobili" in re ipsa anche prima della concessione formale di un titolo. Prova ne sia che quasi tutte le patenti nobiliari iniziano con lunghi sproloqui sulla magnificenza dell' insignendo e sui grandi, a volte secolari meriti che la famiglia decorata si era guadagnata. In questo senso una corona comitale o marchionale non era altro che la sanzione formale di una nobiltà già conclamata e riconosciuta nel milieu sociale dell' investendo. Con molta stima

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Re: Nobile?

Messaggioda Salvennor » sabato 28 marzo 2009, 17:57

Dunque, nel passato, in genere il fatto di essere ammessi ufficialmente nelle classi patrizia o nobile era in realtà contingente ad una preesistente condizione sociale caratterizzata dai requisiti già citati nei precedenti post, o cmq dalla maggiorparte di tali requisiti. E per vari aspetti ciò vale anche per le concessioni di titoli feudali, dato che spesso tali concessioni erano subordinate a versamenti in denaro da parte dell'insignito. E se il motivo era legato a meriti di guerra, anche tale condizione presupponeva una certa disponibilità finanziaria precedente. Dunque erano rari gli esempi come quello della nascita della famiglia denominata Sforza, "fondata" da un ex agricoltore (così sapevo), che si era arruolato in una compagnia di mercenari, e li aveva dato il meglio di se meritando promozioni e innescando un processo positivo per la sua famiglia che, anche grazie a matrimoni fortunati, crebbe in importanza politica, militare e economica.
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Re: Nobile?

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 28 marzo 2009, 19:06

Direi che vi erano casi nei quali l'essere agiati ( ed i borghesi nel medioevo si arricchivano spesso con il commercio ) permetteva di acquistare un feudo, in altri casi il feudo veniva acquisito per particolari meriti es. valore in battaglia oppure allenze matrimoniali , fedeltà alla corona ecc. ma il titolo in ogni caso era concesso dal Sovrano .
Ovviamente varie leggende venivano tramandate per nobilitare le ascendenze familiari , magari riconducendo le proprie origini a quelle di tribuni romani .
Nel caso del Patriziato Veneziano( ma non solo) la ricchezza era quasi completamente legata al commercio navale , ma in origine la "qualità " di Patrizio era dovuta esclusivamente al fatto di appartenere ad una famiglia tra le primitive fondatrici della città , come scrivevo prima non vi era concessione ma cooptazione del titolo-qualità di Patrizio dopo votazione " democratica".
A dimostrazione di ciò basti ricordare l'esistenza dei Barnaboti , patrizi meno abbienti ,anzi decisamente spiantati , che occupavano dignitosamente il loro seggio del Maggior Consiglio ed accanto a loro vi erano patrizi parvevu ( di elezione recente sec. XVII inizio XVIII, causa elargizione allo Stato ) che si mostravano per i campi e le calli di Venezia indossando il grembiule , suscitando non poco scandalo , in quanto esercitavano nel contempo un'attività commerciale dalla quale non volevano o potevano distaccarsi .
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Re: Nobile?

Messaggioda Salvennor » sabato 28 marzo 2009, 20:14

Dunque a volte il fatto di appartenere al patriziato o alla nobiltà di una certa entità statale esulava dalla condizione economica di certe famiglie, dato che ciò che contava era la condizione di discendenti da un capostipite, o famiglia, che era già in un passato più o meno remoto considerata patrizia, x es per essere annoverata tra i fondatori di una certa città (stato), come a Venezia. Poco importava se vari rami discendenti non avevano mantenuto (o acquisito) anche una condizione economica forte. Per la mia regione ho potuto vedere che per essere ascritti all'elenco nobiliare ufficiale sardo (che non ha valore giuridico naturalmente) occorre dimostrare l'aggancio genealogico o a un capostipite insignito di diploma di Cavaliere ereditario, o insignito sia del precedente e sia della prerogativa di Nobile sardo (Don), oppure viene ascritto anche chi dimostra di discendere direttamente da una persona che compare negli elenchi dei convocati o partecipanti alle Cortes (Parlamento). E quì c'è da dire che in tali convocazioni appaiono certamente molti nobili e cavalieri insigniti, ma c'è anche una parte considerevole che è priva di titoli nobiliari ufficiali, e ciò x es si vede anche dal seguente elenco al link http://www.araldicasardegna.org/storia_ ... s_1626.htm Anche se cmq credo che tale elenco sia parziale, perché mancano i rappresentanti di varie parti dell'isola. Ciò è un esempio di diversità del concetto di nobiltà vigente in Sardegna; venivano considerati nobili anche i parlamentari delle Cortes, mentre non erano ufficialmente nobili gli amministratori dei vari comuni, nemmeno parte di quelli delle città maggiori. Dagli elenchi dei parlamentari si può notare a volte come alcuni di essi, o cmq appartenenti a quelle famiglie, ottengano un titolo nobiliare nei periodi successivi, specie quei rami che avevano mantenuto una condizione sociale adeguata. Sto parlando di secoli fa, al limite fino a fine 700; nel periodo successivo entrano in gioco anche altri fattori, legati all'evoluzione della società. Ora che sto compiendo le mie ricerche genealogiche x curiosità controllerò se tra i miei antenati diretti c'è stato qualcuno che è stato parlamentare. Non saprei se la probabilità che ciò sussista sia elevata, forse no, anche se in tali elenchi ci sono molte persone con mio cognome, anche decine in una sola convocazione, e anche dalla zona che mi interessa. Ma per curiosità voglio appurare anche questo.
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Re: Nobile?

Messaggioda Furio » domenica 29 marzo 2009, 1:41

Caro Salvennor,
premetto di non avere conoscenze puntuali sulla Sardegna, però posso dire che l’elenco ufficiale aveva valore legale per la consulta italiana e rappresenta l’ultima ricognizione della nobiltà isolana quindi con valore storico probante.
La nobiltà poi appartiene allo status della persona quindi si acquista dalla nascita ed è imprescrittibile, anche se bisogna provare la legittima discendenza da un insignito certo, con documenti autentici e la decorosa posizione sociale dei gradi intermedi.
Resta il fatto che in Italia non c’è più un’autorità legittima che possa riconoscere alcunché essendosi la Repubblica disinteressata al problema, solo l’Ordine Sovrano di Malta continua a verificare la nobiltà dei suoi cavalieri emettendo pareri legali.
A questo proposito vorrei ricordare che se il Regno di Italia ha unificato i vari stati formando una nobiltà italiana restano i diritti nobiliari degli stati precedenti anche se non riconosciuti. Mi spiego meglio: essendo la nobiltà imprescrittibile a differenza dei titoli feudali basati sul fatto di possedere esiste una nobiltà del regno di Sardegna a prescindere del regno di Italia e dei suoi riconoscimenti. Evidentemente sono diritti solo teorici… Infine le Cortes si ispiravano al diritto catalano e se erano riservate solo ai nobili rappresentano una eccellente prova di nobiltà “senatoriale” più elevata quindi di una carica amministrativa.
cordialmente Furio
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Re: Nobile?

Messaggioda Salvennor » domenica 29 marzo 2009, 3:33

Furio ha scritto:Caro Salvennor,
premetto di non avere conoscenze puntuali sulla Sardegna, però posso dire che l’elenco ufficiale aveva valore legale per la consulta italiana e rappresenta l’ultima ricognizione della nobiltà isolana quindi con valore storico probante.
La nobiltà poi appartiene allo status della persona quindi si acquista dalla nascita ed è imprescrittibile, anche se bisogna provare la legittima discendenza da un insignito certo, con documenti autentici e la decorosa posizione sociale dei gradi intermedi.
Resta il fatto che in Italia non c’è più un’autorità legittima che possa riconoscere alcunché essendosi la Repubblica disinteressata al problema, solo l’Ordine Sovrano di Malta continua a verificare la nobiltà dei suoi cavalieri emettendo pareri legali.
A questo proposito vorrei ricordare che se il Regno di Italia ha unificato i vari stati formando una nobiltà italiana restano i diritti nobiliari degli stati precedenti anche se non riconosciuti.

Si, certo, intendevo dire che l'elenco ufficiale nobiliare sardo, che era riconosciuto dalla consulta del Regno d'Italia, non ha più valore giuridico nel vigente ordinamento, e ciò vale per tutti gli altri elenchi. E naturalmente ha senso fare verifiche genealogiche in tal senso solo in via teorica e a titolo di curiosità, dato che appunto non c'è più nessun organismo giuridicamente riconosciuto che possa operare ricognizioni nobiliari in tal senso, con esami dei documenti probanti e sentenze. Si, le Cortes si ispiravano all'ordinamento catalano-aragonese, e coloro che erano ammessi alle convocazioni del Parlamento erano considerati "nobili", a prescindere da titoli feudali, o dall'essere stati insigniti del cavalierato o della nobiltà; solo in parte tutte queste condizioni coesistevano in una sola persona, e infatti in tali elenchi ci sono molte persone senza il termine Don o Cav accanto. Da notare che nell'isola esistevano molte famiglie nobilitate tra fine 700 e prima metà 800 il cui cognome non compare mai negli elenchi delle convocazioni delle Cortes dei secoli precedenti. L'unica cosa che mi sfugge è il concetto di "decorosa posizione sociale dei gradi intermedi", in una ipotetica ricognizione nobiliare x es di inizi 900. Cioè, significa che se un tale verificava genealogicamente di discendere x es da un parlamentare delle Cortes del 1585, ma verificava anche che tra 1750 e fine 800 i suoi antenati erano decaduti socialm., allora era sentenza negativa?
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Re: Nobile?

Messaggioda linus » domenica 29 marzo 2009, 19:01

patrizi sabini ?? qualcuno sà qualcosa ??
grazie
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Re: Nobile?

Messaggioda Salvennor » domenica 29 marzo 2009, 19:43

Ma patrizi Sabini in che senso? Nel senso dei Sabini l'antico popolo italico stanziato tra Lazio e Appennino umbro già precedentemente alla fondazione di Roma? O nel senso di famiglia avente il cognome Sabini? Nella prima eventualità si può dire che tra i primi gruppi del patriziato della città di Roma c'erano anche famiglie di origine sabina, o cmq c'erano famiglie patrizie imparentate con famiglie sabine, come del resto c'era anche una componente etrusca. Anche se cmq i Sabini erano stati nemici dei Latini.
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