Uno stemma, cinque cuori

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Re: Uno stemma, cinque cuori.

Messaggioda marioalberto » giovedì 29 gennaio 2009, 20:28

Cari amici del forum, caro frate ,cara Lucia,
un lieve intermezzo di araldica.
Ma come nasce lo stemma dei cinque cuori?
Non e' facile dirlo; dalle fonti osservate non ho trovato uno specifico.Posso solo provare una mia ipotesi di lavoro.

Immagine
E 'probabile che all'inizio della nostra storia il quarto armellinato( I°e 4° quarto) rappresenti una unica arma iniziale, cioe' l'arma semplice parlante della famiglia e che poi in tempi successivi sia divenuto uno stemma composto, tipicamente spagnolo.( vedi immagine postata).
D'altra parte l'introduzione dell'ermellino in araldica ,ed il suo successivo uso , e' antica ed risale al XIII secolo nel ducato di Bretagna, ove tante famiglie hanno l'armellino nello scudo.(Fac simile del grande stemmario del toson d'oro,1430 ,biblioteca dell'arsenale Parigi)
Ora , secondo lo scrittore genealogico" Baraona" ed altri storiografi,Zurita, Yimenez de Rata, i Guevara discenderebbero dai duchi di Bretagna , passati poi intorno al 706 in Navarra per la lotta contro i Mori, e poi sparsi in altre case "solar" nellaSpagna nord occidentale.
Tale quarto iniziale peraltro e' descritto in maniera diversa: non entreremo nei dettagli delle varie composizioni,quante sianole bande armellinate, se insistono su campi d'oro o di rosso,se gli armellini siano interi o a fiocchi,invece e' interessante capire come l'arma diventi composta perdendo nel tempo la sua unicita'.

Questa combinazione nasce sempre in Spagna agli inizi del XIII secolo,a seguito della fusione del regno di Castiglia ,(dirosso al castello d'oro aperto e fenestrato d'azzurro),col regno di Leon (d'argento con leon d'oro coronato dello stesso).Diventa, prima un partito , che include i due stemmi primitivi,poi per dare maggiore risalto ed unita' anche alla vista, diventa inquartato.(1230)
L'esempio ebbe un chiaro seguito , come e' ovvio prima in Spagna e poi nella restante Europa, e si sviluppa in maniera coerente e seguendo delle regole precise.
Gli stemmi che si fondono in un inquarto vengono posti in modo che l'arme piu' importante ,piu' antica, venga posta al I° e al 4° quarto,l'altra al 2° e al 3° quarto.L'ordine di prececenza a volte si poteva anche cambiare per contratto , es. una alleanza di parentela , una concessione , un maggiorascato.
Nel nostro caso allo scudo armellinato ,l'armellino comunque e' raro nell'araldica spagnola, si associano le famose "panelas" (dischetti in forma di cuore , a volte anche fronde di albero,ma questo piu' frequente nell'araldica francese e siciliana,d'oro o d'argento che insistono su un campo rosso.(immagine gia' postata in precedenza).Il fatto è che anche le panelas sono una composizione tipica e rara del blasone spagnolo.Queste,forse, erano gia' presenti come arma parlante iniziale di qualche altra casa "solar " dei Guevara .
E' probabile che a seguito di un antico contratto matrimoniale (XIII, XIV secolo) le due armi si siano fuse. Almeno cosi' penso possano essere andate le cose.Quando sia avvenuto di preciso non saprei propio dirlo, ma penso nel XIV secolo ,se si tiene conto del fattoche l'arma agli inizi di questo secolo era gia' conosciuta.
A questo punto , se qualcuno degli amici del forum , il frate stesso,ha qualche notizia o nota da suggerirmi sarei molto felice di colmare questa mia lacuna.
Grazie a tutti, e a ben risentirci .... marioalberto.
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Re: Uno stemma, cinque cuori.

Messaggioda lucia lopriore » giovedì 29 gennaio 2009, 22:58

Caro Marioalberto,
grazie di aver ripreso l'argomento.
Personalmente, al momento, non ho risposte al riguardo ma mi riservo di controllare e riprendere la questione con dati certi.
Un cordiale saluto.
Lucia.
Lucia Lopriore

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Re: Uno stemma, cinque cuori.

Messaggioda marioalberto » mercoledì 18 febbraio 2009, 22:45

Cari amici del forum, caro frate, cara Lucia,
restando ancora nel tema stretto dell'araldica sui cinque cuori, vi segnalo,così, alcuni blasoni spagnoli che contengono le famose "panelas"e che il nostro caro e volenteroso T G Cravarezza vorra' postare.
Si tratta delle armi delle famiglie "Basurto" ,"Perea", "Solcado".( ve ne sono comunque altre).
Le prime due originarie di Vizcaja, Avila e Guipuzoa , regioni della spagna nord occidentale ,e poi da li' diffuse sempre nella Spagna del nord; la terza arrivata in Navarra dalla Castiglia nel XIII secolo.(Anche i Velez de Guevara erano originari della Spagna del nord-ovest.)
Guarda caso, sempre, dalla stessa regione geografica hanno inizio diverse famiglie, che a ben osservare, manifestano in certo senso una matrice araldica simile o vicina, almeno inizialmente .
Le "panelas " come abbiamo visto sono rare ,(termine solo presente nell'araldica spagnola).
Nell'araldica francese esistono, invece, le cosiddette "feuille de peuplier"(J. D'Eschavannes 1885 Paris, Science du blason).
A ben risentirci ,saluti cordiali . marioalberto
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Re: Uno stemma, cinque cuori.

Messaggioda Guido5 » giovedì 19 febbraio 2009, 15:47

Cari amici,
se in spagnolo “panela”, in araldica, è la “hoja de álamo puesta como mueble en el escudo” (“Diccionario de la lengua española” della Real Academia Española) credo che le “panelas" possano essere blasonate - e lo aveva fatto "San Marco" - con il loro nome: foglie di pioppo, così come avviene in Francia. Questo non vuol dire ostracismo per il termine spagnolo originario: Oltralpe infatti si usa anche il termine “francesizzato” (ovviamente!) “panelle”. Il glossario di “Heralogic” (http://www.heralogic.eu/gloss_p.html) riporta:
Panelle - Nom donné à la feuille du peuplier. - 1772 C'est le nom qu'on donne aux feuilles de peuplier. 1798 Signifie une feuille de peuplier. 1843 Feuille de peuplier. 1872 Nom héraldique de la feuille du peuplier. 1885 Feuille de peuplier. 1887 Nom héraldique de la feuille de peuplier. 1899 Nom que l'on donne à la feuille du peuplier. 1901 Nom héraldique de la feuille du peuplier blanc. 1905 Nom donné à la feuille du peuplier.

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Re: Uno stemma, cinque cuori.

Messaggioda T.G.Cravarezza » giovedì 19 febbraio 2009, 19:27

marioalberto ha scritto:Cari amici del forum, caro frate, cara Lucia,
restando ancora nel tema stretto dell'araldica sui cinque cuori, vi segnalo,così, alcuni blasoni spagnoli che contengono le famose "panelas"e che il nostro caro e volenteroso T G Cravarezza vorra' postare.
Si tratta delle armi delle famiglie "Basurto" ,"Perea", "Solcado".( ve ne sono comunque altre).
Le prime due originarie di Vizcaja, Avila e Guipuzoa , regioni della spagna nord occidentale ,e poi da li' diffuse sempre nella Spagna del nord; la terza arrivata in Navarra dalla Castiglia nel XIII secolo.(Anche i Velez de Guevara erano originari della Spagna del nord-ovest.)
Guarda caso, sempre, dalla stessa regione geografica hanno inizio diverse famiglie, che a ben osservare, manifestano in certo senso una matrice araldica simile o vicina, almeno inizialmente .
Le "panelas " come abbiamo visto sono rare ,(termine solo presente nell'araldica spagnola).
Nell'araldica francese esistono, invece, le cosiddette "feuille de peuplier"(J. D'Eschavannes 1885 Paris, Science du blason).
A ben risentirci ,saluti cordiali . marioalberto


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Re: Uno stemma, cinque cuori.

Messaggioda Guido5 » giovedì 19 febbraio 2009, 20:49

Cari amici,
lo stemma dei Basurto è disegnato maluccio: nell'immagine non si vedono né “panelas", né “panelles”, né "feuilles de peuplier" e nemmeno foglie di pioppo, bensì cinque cuori infiammati. Ciò non toglie che il Rietstap parli in effetti di "cinq panelles d'or, les tiges (i picciòli) en haut, 2, 1 et 2...".

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Re: Uno stemma, cinque cuori.

Messaggioda marioalberto » giovedì 19 febbraio 2009, 21:02

Grazie a Guido5 per la costante attenzione prestata al forum e per le preziose informazioni, e un grazie anche aT., G. Cravarezza.
Segnalo , ancora ,in aggiunta lo stemma degli "Hurtado", en campo de oro, cinque panellas,de gules puestas en aspra.
A ben risentirci , marioalberto
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Re: Uno stemma, cinque cuori.

Messaggioda Marques Montereale » mercoledì 7 dicembre 2011, 1:42

Buona sera signori, perché stiamo parlando del lignaggio di Guevara, ecco un membro di questa famiglia, ricordo i membri illustre di questa antica famiglia. Don Pedro Ladron de Guevara Velez, il primo conte di Oñate, che era stato il feudo di famiglia fin dal Medioevo. Hanno governato con il pugno di ferro per il suo servizio e disponibile detotal indipendenza da parte del re. Per mantenere la purezza del sangue, incestuosamente sposati tra cugini come numero di Inigo Villamediana del cugino della contessa de Onate. Dei figli di questo matrimonio, anche sposati cugini, e nel caso di Beltran, Marques de Campo Real e non dimenticare che è stato anche il primo marchese di Montereale, (anche se i attuale proprietario ( di nome), è l'uomo che parlando a voi ora, oltre la linea sua altezza serenissima don Enzo Pasqualone, il principe di Montereale) come Beltran ha detto che sposa sua nipote, figlia di suo fratello Iñigo. Non pensate che questi matrimoni incestuosi sono circa 200 anni fa.

I miei bisnonni erano cugini, anche alcune delle sorelle di mia nonna anche sposato i parenti della stessa famiglia, così ho parenti con il cognome Velez Ladrón de Guevara y Velez Ladrón de Guevara, che è abbastanza scomodo nella burocrazia. Ora dirò di più l'affascinante storia della mia famiglia, che è uno dei più antichi della Spagna, e ha affermato di essere i discendenti dei duchi di Bretagna e il Merovingi.

Saluti di , Jorge Marchese di Montereale[
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Re: Uno stemma, cinque cuori.

Messaggioda marioalberto » sabato 31 dicembre 2011, 13:44

Cari amici del forum,
un grazie a,Jorge di Montereale per avere ripreso il forum fermo da molto tempo.Concordo con lui sulla grandezza della famiglia Velez de GUEVARA che e' stata presente in diversi momenti della storia Spagnola.Non ho tuttavia chiaro il senso del messaggio(che a mio avvisova integrato con l'altro del forum "storia di famiglia e genealogia", se cioe', chi firma il messaggio e'discendente da Beltran Velez oppure no ,e se esiste ancora il titolo di marchese de Montrraele o no; poi mi pare di capire che nel secondo forum Jorge sostenga che Beltran non abbia avuto discendenza.
Visto ,allora, che l'attore primevo del nostro incontro e' Bertran Velez,passiamo a conoscerlo.

Bertan Velez de Guevara ,1° marchese di Camporeale e poi marchesedi Montereale , gentiluomo di camera del re, luogotenente del regno di Napoli dal maggio1650 a settembre dello stesso anno, mentreil fratello Inigo (vicere di Napoli)era impegnato nella campagna di guerra contro i francesi per la riconquista di Piombino e di Portolongone, viene nominato repentinamente, sett.1951 ,Vicere' di Sardegna e subito inviato nell'isola per tentare risanare il grave dissesto finanziario e comporre un aperto dissidio tra il vicere ed il Visitatore Generale.
La nomina fu cosi' immediata che don Bertrand si reco', da Madrid alla Catalogna, col corriere postale e si imbarco' subito sulla "Capitana di Sargegna", senza la famiglia, con una esigua scorta,con poco servitu',invitando la moglie ed i figli seguirlo in un momento piu' favorevole ,sbarcando ,cosi ',solo dopotre giorni ,ad Alghero.
Ma poco dopo, a solo sei mesi dal suo arrivo,per quelle bizzarrie che rendono imprevedibile la storia, il marchese si ammalo di "calenduras", una febbre,grave,elevata con delirio ,eruzioni cutanee e dolori al petto, che lo condusse a morte in breve tempo(febbraio 1652), tra lo sconforto di tutti, giacche 'il Velez, era tenuto in grande considerazione presso la corte di Madrid. Aveva , comunque ,compiuto un buon governo.
Don Beltrano, che da giovane aveva rivestito l'abito di San Giovanni Gerosolimetano e che era stato avviato alla carriera ecclesiastica,vedendo che il fratello Inigo
aveva avuto solo due figlie femmine ,e che gli altri fratelli erano tutti morti e senza prole ,dismesso l'abito talare , aveva sposato Catalina Velez (9à contessa di On
nate e 4° contessa di Villamediana) ,figlia primogenita del fratello Inigo ,da cui ha discendenza.
Catalina ,rimasta vedova dopo la morte prematura del marito ,si sposa in seconde nozze con Ramiro de Guzman, 2à marchese di Medina de las Torres (vicere '
di Napoli dal 1637 al 1644) e che era al suo terzo matrimonio, da cui ha discendenza.
In fondo ognuno ha la sua storia.

Queste considerazioni, cari amici del forum, solo per creare un gustoso dibbattito,come spero, sull'argomento e trascorrere cosi un piacevole fine d'anno.
AUGURI a TUTTI di BUON ANNO e a ben risentirci , marioalberto.
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Re: Uno stemma, cinque cuori.

Messaggioda eracleion » venerdì 23 marzo 2012, 1:32

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Re: Uno stemma, cinque cuori.

Messaggioda marioalberto » mercoledì 11 aprile 2012, 21:06

Cari Utenti del forum,
grazie ad Eracleion per le interessanti segnalazioni .
D'Altra parte e' noto ,come in molteplici luoghi dell'Italia meridionale ,vi siano testimonianze dei Velez de Guevara
e delle numerose diramazioni-
Ad es. a RECALE ( terra del lavoro) intorno al 1750 i Guevara Suardo, duchi di Bovino,costruirono un bel palazzo,
accanto ad una torre fortificata a guardia della strada Caserta Foggia , divenuto dopo un centro di notevole interesse e di attrazione per un bel giardino alll'italiana.
A RACALE(Lecce),e' riportato lo stemma postato in precedenza nel forum.Sarebbe interessante conoscere la provenienza esatta del luogo ove si trova e sapere anche come i Basurto ,una famiglia di origine della Spagna del nord ovest ,siano arrivati in Puglia-( arma- in campo de gules cinco panelas de oro ,poste su un'onda bianca ed azzurra.Lo stemma postato mi sembra diverso)-
Eracleion ,sicuramente ,potra' darci qualche dritta a tale proposito.
Grazie ancora delle precedenti notazioni e saluti a tutti , marioalberto
marioalberto
 
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Re: Uno stemma, cinque cuori.

Messaggioda eracleion » sabato 21 aprile 2012, 17:22

La famiglia Guevara viene a Racale nel 1539 per un matrimonio con l'ultima discendente della famiglia Tolomei. I Tolomei diventano signori di Racale nel 1411, discendenti di Pia, celebrata d Dante, e provengono da Siena. In molti documenti vengono ricordati come "de senis". Il primo fu Puccio (diminutivo di Iacopo?) che gli storici chiamavano anche Bucio o Buzzo. A donare il feudo ai Tolomei fu il re Ladislao di Durazzo come premio per l'aiuto ricevuto in molte imprese nell'Italia centrale e nell'assedio di Taranto. Dopo Puccio venne Salvatore e poi Puccio II, uomo d'arme. Fu tra i primi ad intervenire nella liberazione di Otranto dai Turchi nel 1480 e fu poi mandato a presidiare le coste intorno a Gallipoli da eventuali sbarchi. Poi fu signore Bindo, fratello del celebre vescovo di Lecce, Marcantonio Tolomei. Il feudo passò poi ad Alfonso che lo tenne per soli 2 anni e da questi alla figlia Porsia, ancora minorenne, ma molto bella e ricca, la quale, raggiunta la maggiore età, sposò il conte di Potenza, Alfonso Guevara, e si trasferì in terra lucana. Quando Alfonso fu nominato governatore della Terra d'Otranto lei tornò col marito ad abitare a Racale nel castello paterno. Il feudo passò poi alla nipote Porsia Guevara, figlia di Carlo Guevara. Nel periodo della permanenza di Porsia col marito a Racale la stessa fece restaurare il castello. Le armi che andremo a vedere sono di quel periodo.
http://img703.imageshack.us/img703/1783/p1060062n.jpg
"Arme dei Tolomei d'azzurro alla fascia d'oro accompagnata da tre crescenti dello stesso, due in capo e uno in punta".
Questa si trova su un loggiato nell'atrio del castello di Racale.

Altra arme dei Tolomei posta su un affresco del convento di Santa Maria la Nova.
http://img43.imageshack.us/img43/6835/pc190053.jpg

Immagine dei committenti dell'affresco che si trova nella chiesa della Madonna dell'Alto a Felline (Lecce). Vediamo in questa foto Porsia Tolemei, Lucio Sessa, abate commendatario dei beni della stessa abazia dell'Alto. Sessa, originario di Potenza, venne a Racale al seguito dei Guevara. Poi ancora vediamo Camillo Tolomei che nel 1560 venne fatto maresciallo di campo dal duca di Umena in Francia.
http://img151.imageshack.us/img151/8601/p6010030.jpg

Questo scudo si trova nell'atrio del castello di Racale, scolpito su un grosso vaso di pietra leccese. Nel primo le cinque panelas con le code di ermellino della famiglia Guevara, nel secondo le armi dei genitori di Porsia Tolomei: Alfonso Tolomei e Maria Del Balzo.
http://img824.imageshack.us/img824/289/p1060058f.jpg

Stemma Guevara-Tolomei-Del Balzo come il precedente posto nella parte alta di un loggiato nell'atrio del castello di Racale.
http://img821.imageshack.us/img821/825/p1060057j.jpg
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Re: Uno stemma, cinque cuori.

Messaggioda eracleion » sabato 21 aprile 2012, 18:54

I Basurto erano una nobile famiglia spagnola originaria della città di Toro, nel regno di Leon. Giunsero in Italia con Alfonso nel 1525, al seguito dell'imperatore Carlo V che lo decorò con l'ordine di San Giacomo della spada. Alfonso, figlio di Pietro, fu investito dei feudi di Castro Pizzoli nel 1529 e di Torninparte nel 1532, in Abruzzo. Leggendo la storia della poetessa Isabella Morra sappiamo anche che l'Imperatore Carlo V si rivolse ad Alfonso Basurto per sapere la verità sull'uccisione della poetessa in quanto il Basurto all'epoca era anche Governatore di Basilicata. Da Alfonso nacque Francesco e da questi Pietro, poi ancora un altro Alfonso che convolò a nozze con Anna Maria Pignatelli, unione dalla quale fu generato un altro Francesco che diventa duca di Alliste e sposa Antonia Beltrano da cui nasce Felice al quale venne conferito il titolo di Cavaliere di Malta e nel 1695 compra dal fisco il feudo di Racale. I Basurto resteranno feudatari di Racale fino al 1806 quando fu soppressa la feudalità. L'arma dei Basurto, blasonata dal Foscarini, era "spaccato nel primo grembiato controgrembiato d'argento e di nero ad otto stelle disposte in bordura dell'uno nell'altra. Nel secondo di rosso a cinque panelas di nero; 2.2,1.Lo scudo accollato alla Croce di San Giacomo della Spada". I colori del gonfalone di Racale sono di nero e argento come l'arma dei Basurto, ma in tutti gli stemmi da me visti sia a Racale che ad Alliste e a Muro Leccese,usano soltanto la croce di Malta e le 5 panelas.

Stemma di Francesco Paolo Basurto nel primo, nel secondola moglie Anna Calò di Taranto (per gli araldisti, l'albero con il serpente è usato solo dai Calò di Gallipoli e Soleto).
http://img706.imageshack.us/img706/4544/p1060056t.jpg


Sepolcro di Alfonso Basurto nella chiesa di San Giacomo degli Spagnoli a Napoli.posto alle spalle del mausoleo del vicerè don Pedro De Toledo.(per i piu' curiosi la scultura e' opera del maestro Caccavello e' costo'600 ducati alla moglie Eleonora de Nocera.)
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/c ... i%29_7.jpg
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Re: Uno stemma, cinque cuori

Messaggioda marioalberto » mercoledì 12 dicembre 2012, 18:47

Cari Utenti del forum,
mi dispiace intervenire con notevole ritardo ma a volte puo succedere.
In merito allo stemma dei Basurto ,anche da me in precedenza a postato, vorrei , se possibile capire,
qundo e per quale motivo (per restare nel tema del forum ) compaiono nell'arma di questa bella e grande famiglia i cinque cuori.Si tratta di alleanza matrimoniale o aquisizione di nuovi titolo od altro? Incorniciare il tema araldico, di volta in volta trattato , con un percorso storico, a mio modo di vedere , amplia ed impreziosisce questa splendida disciplina rendendo piu intriganti le storie di queste famiglie.
Colgo l'occasione ,inoltre, di ringraziare Eracleion sia pure con notevole ritardo, e
ne sono dispiaciuto ,per essere intervenuto in questo forum con le sue interessanti notazioni storiche ... ma tant'è,
grazie e tanti cari saluti a tutti ..... marioalberto
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Re: Uno stemma, cinque cuori

Messaggioda marioalberto » sabato 12 aprile 2014, 9:44

Innanzi tutto,
tanti e cari auguri ai moderatori del forum ed a tutti gli utenti dello stesso,perle prossime
festivita' pasquali.

Prendendo lo spunto da quanto in precedenza detto, e' agevole osservare, che nella settimana santa che sta per giungere, nel passato erano abbastanza frequenti, in tutte le cittadine siciliane, molti usi e rappresentazioni sacre.
Ricordo di avere letto, in alcuni testi ,ad es. "C. Cataldo, le rose di damasco" ,dell'esistenza di una usanza molto diffusa nella sicilia spagnola e poi borbonica ,e prottratasi fino al XIX secolo, dello "JUS GALLINAE": e cioe' del diritto allla gallina.
Cioe', proprio a Pasqua , tra i vari usi e costumi vigenti in quei tempi ed inframezzati alle rappresentazioni sacre , si era soliti aggiungere nei contrattti di locazione , propio una gallina, che veniva cosi donata, all'affituario ,dall'usufruitore di ogni locale o casa affitata.
Appunto il Cataldo, a pag 179, delle "rose di damasco" cita ad es.che il barone Alfonso Velez (e cosi' restiamo nel tema dei cinque cuori del forum) il 16 agosto del1862, con atto del notaio Andrea de BLASI, AFFITTAVA TRE RISPETTIVE CASE , col compenso dovuto ,e tre rispettive galline, a Pasqua del1863 col patto che non valessero meno di 16 tari'.(cioe ' le galline dovevano essere anche robuste e buona salute ).

La notazione teste' citata, puo' suscitare a prima vista un benevolo sorriso , o esprimere una curiosita' storica della vita di una cittadina siciliana , ove Tradizione e festeggiamenti religiosi sembrano integrarsi in modo stabile.
Ma non e' cosi' . Nulla e' mai come appare.
Costume e leggenda e la poco spiritualita' ,in questo caso ,si fondono nella storia in modo penetante e diverso.
In una prossima nota vedremo che vi e' un preciso percorso storico, attraverso cui si arriva, con chiare connotazioni sociali economiche ed antropologiche alla istituzione ed al mantenimento per diversi secoli di questo vero e proprio retaggio feudale.

Per ora, e mi rivolgo ai forumisti, vorrei conoscere la loro opinioni , e,se hanno sentore di fenomeni simili presso altre famiglia siciliane o dell'Italia meridionale o di altri stati europei, perche' a me ,pare ,che fosse una pratica diffusa quasi un obbligo sociale tra il feudatario e l'affituario.
Tale pratica, comunque ,per legge ,venne abrogata da Ferdinando III nel1812 ,con la promulgazione degli "Atti e Costituzione Siciliana "-

Grazie per avere seguito il forum,,,, nuovi auguri ,,, saluti Marioalberto
marioalberto
 
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