Pagina 1 di 1

Massimario della Consulta Araldica del Regno d'Italia

MessaggioInviato: giovedì 20 aprile 2006, 14:18
da antonio_conti
Buongiorno a tutti,
chi mi sa dare informazioni sul Massimario della Consulta Araldica del Regno d'Italia?
L'art. 83 che vedo citato a proposito dell'uso del cosiddetto gonfalone della Chiesa che cosa è esattamente? l'articolo di un decreto, di un pronunciamento, di una circolare o che altro? Ha una data questo provvedimento?

Saluti :wink:

Antonio

MessaggioInviato: lunedì 2 ottobre 2006, 22:04
da Alessio Bruno Bedini
L'art. 83 del Massimario della Consulta araldica del Regno d'Italia recita: “Le famiglie che dettero Sommi Pontefici alla cattolicità, od ebbero il Vicariato od il generalato della Romana Chiesa, o ne furono privilegiate, possono usare l'ornamentazione araldica della così detta Basilica; cioè: il gonfalone della camera Apostolica accollato con le chiavi pontificie, cimandone lo scudo, e ponendolo in capo, secondo la tradizione, previo riconoscimento, caso per caso, preceduto dal parere della Commissione araldica romana”.

La consulta araldica era un vero e proprio organo dello stato. Il massimario fu una serie di norme stabilite dalla consulta araldica, mi sembra di aver letto da qualche parte, nel 1920.

Credo possa essere paragonato agli odierni codici delle autority.

MessaggioInviato: lunedì 2 ottobre 2006, 22:14
da Aesculapius
Cari amici,
aggiungo per eccesso di zelo, poichè so bene non ve n'è bisogno, la definizione di gonfalone papale o basilica e cioè "gonfalone papale a guisa di ombrellone a gheroni rossi e gialli, coi pendenti tagliati a vaio contrastanti; l'asta a forma di lancia coll'arresto ed è attraversato dalle chiavi pontificie, una d'oro e l'altra d'argento decussate, addossate, gli ingegni n alto, legate di rosso (ex P. Guelfi Camajani - ex A. Manno): nè più nè meno di quell'ombrellino rosso e giallo che si vede sullo stemma degli Ottoboni ad opera di Ikkon Andrè Yamashita

Immagine

Saluti

P.S. in questo caso le chiavi non sono attraversanti ma attraversate !

MessaggioInviato: lunedì 2 ottobre 2006, 22:39
da antonio_conti
Alessio Bruno Bedini ha scritto:L'art. 83 del Massimario della Consulta araldica del Regno d'Italia recita: “Le famiglie che dettero Sommi Pontefici alla cattolicità, od ebbero il Vicariato od il generalato della Romana Chiesa, o ne furono privilegiate, possono usare l'ornamentazione araldica della così detta Basilica; cioè: il gonfalone della camera Apostolica accollato con le chiavi pontificie, cimandone lo scudo, e ponendolo in capo, secondo la tradizione, previo riconoscimento, caso per caso, preceduto dal parere della Commissione araldica romana”.

La consulta araldica era un vero e proprio organo dello stato. Il massimario fu una serie di norme stabilite dalla consulta araldica, mi sembra di aver letto da qualche parte, nel 1920.

Credo possa essere paragonato agli odierni codici delle autority.


Grazie per la risposta caro Alessio ,
mi dispiaceva vedere quel topic abbandonato a se stesso, e soprattutto ero dispiaciuto di non saperne di più .
Interessante il paragone con le odierne Autority!

Per quanto riguarda il gonfalone, la consulta ha fatto davvero un pout pourry araldico dando adito (incolpevolmente) a credenze infondate come quelle che vogliono per esempio gli Este con lo stemma con il palo di gonfaloniere già nel Trecento poi inspiegabilmente scomparso... :shock: .


Ciao
Antonio

PS
E' stato un piacere incontrarti a Bologna!

MessaggioInviato: lunedì 2 ottobre 2006, 22:42
da antonio_conti
Aesculapius ha scritto:Cari amici,
aggiungo per eccesso di zelo, poichè so bene non ve n'è bisogno, la definizione di gonfalone papale o basilica e cioè "gonfalone papale a guisa di ombrellone a gheroni rossi e gialli, coi pendenti tagliati a vaio contrastanti; l'asta a forma di lancia coll'arresto ed è attraversato dalle chiavi pontificie, una d'oro e l'altra d'argento decussate, addossate, gli ingegni n alto, legate di rosso (ex P. Guelfi Camajani - ex A. Manno): nè più nè meno di quell'ombrellino rosso e giallo che si vede sullo stemma degli Ottoboni ad opera di Ikkon Andrè Yamashita

Immagine

Saluti

P.S. in questo caso le chiavi non sono attraversanti ma attraversate !


Un eccesso di zelo appropriato!
Sì, gentile dott. Russo, il cosiddetto gonfalone è quello! In uno dei suoi diversi usi in araldica! :D

Cordiali saluti

Antonio

MessaggioInviato: martedì 3 ottobre 2006, 13:53
da fra' Eusanio da Ocre
Aesculapius ha scritto:...(omissis)...P.S. in questo caso le chiavi non sono attraversanti ma attraversate !


Vero! :shock:

Sarebbe interessante conoscere il perchè di questa "libera interpretazione", la quale risulta praticamente inedita prima d'ora...

Bene :D vale

MessaggioInviato: mercoledì 4 ottobre 2006, 20:02
da Aesculapius
Eppure il caro Ikkon è stato allievo oltre ad essere "erede artistico" di B.B. Heim !!! :wink:

Antonio

Basilica

MessaggioInviato: giovedì 5 ottobre 2006, 20:35
da Domenico Serlupi
Desidero precisare che lo stemma sopra riportato è Serlupi-Crescenzi- Ottoboni e che autore ne è il Comm. Maurizio Bettoja di Roma.
Lo stemma disegnatomi dal Principe Ikkon Andrè Yamashita, sempre con la Basilica, è visibile a questo indirizzo:
http://xoomer.alice.it/ottoboni/home1.htm

MessaggioInviato: giovedì 5 ottobre 2006, 20:45
da Aesculapius
Chiedo scusa per gli errori: ho creduto di riassumere il cognome del titolare dell'arma nel solo cognome Ottoboni ed evidentemente sbagliavo.
Per quanto riguarda l'autore dello stemma credevo fosse di Ikkon Andrè Yamashita: me ne scuso con il comm. Bettoja a cui, è evidente, non volevo arrecare alcun danno o togliere alcun merito., sono stato probabilmente tratto in inganno dal fatto che lo stemma del comm. Bettoja si trovava (nel sitohttp://www.serlupi.it/Ottoboni.html) insieme a tanti altri stemmi del noto araldista coreano.

Antonio

MessaggioInviato: sabato 7 ottobre 2006, 9:32
da Elassar
Alessio Bruno Bedini ha scritto:Credo possa essere paragonato agli odierni codici delle autority.

In effetti, ci sono non poche differenze tra le moderne autorità inipendenti e la Consulta del Regno: innanzitutto, quest'ultima non era indipendente dal potere politico (come le odierne authorities). Ciò dervava dalla aprticolare posizione e dal particolare ruolo che la Consulta aveva nel quadro del Regno, e che ne comportava la sua assimilazione ad una classica amministrazione (e questo a differenza, p. es., della Banca d'Italia, la cui indipendenza dal potere politico sussisteva anche durante il regno).
inoltre, i provvedimenti della Consulta non erano in grado di innovare nell'ordinamento (a differenza dei regolamenti delle autorità indipendenti), in quanto si trattava di meri provvedimenti amministrativo, per di più, di regola, meramente ricognitivi di diritti preesistenti.
Ovviamente, è indubbia l'importanza che la Consulta ha avuto nella storia del Regno d'Italia, ma ritengo sia improponibile un accostamento con le moderne authorities.
Elassar

MessaggioInviato: sabato 7 ottobre 2006, 11:23
da Alessio Bruno Bedini
Comprendo come il paragone con le moderne autority sia difficile. Per capire cos'era la consulta araldica, occorre capire bene il suo posto nell'ordimnamento amministrativo.

Il R.D. 2 luglio 1896 n. 313 afferma:

Art. 1 "La Consulta Araldica è stabilita presso al Ministero dell'Interno ed è istituita per dare pareri ed avvisi al Governo, sui diritti garantiti dall'Art. 79 dello Statuto fondamentale del Regno e sulle domande e questioni concernenti materie nobiliari ed araldiche."

Art. 2 "E presieduta dal Ministro dell'Interno e composta da dodici Consultori effettivi, di cui quattro Senatori del Regno e due alti funzionari dell'ordine giudiziario; da sei Consultori onorari; da un Commissario del Re e da un Cancelliere.
Tutti sono nominati, su proposta del Ministro dell'Interno, con decreto Reale.
"

Art. 3 "Elegge nel suo seno una Giunta composta di cinque Commissari e due supplenti. La Giunta sceglie il proprio presidente."

Dunque pur essendo un "ufficio" alle dipendenze del ministero dell'interno ed essendo presieduta dal ministro stesso, ha una sua autonomia e una sua giunta autonoma direttiva.

Per quanto rigurada il massimario, sulla base dell'art. 1 dello stesso R.D., credo possa a questo punto essere definito "un parere o un avviso al Governo".