Lo Stemmario fiorentino Orsini De Marzo
La segnalazione che solo qualchte tempo fa davo dell'uscita dello “Stemmario bolognese Orsini De Marzo” non è ancora diventata vecchia, che lo stesso Editore ha già pubblicato il secondo titolo di questa nuova collana intitolata “Edizione europea delle fonti per l’araldica e la genealogia conservate in collezioni private”.
In questo caso credo che, senza esagerare, siamo di fronte ad una pietra miliare per lo studio dell’araldica fiorentina, (e italiana in generale) il nuovo titolo lo “Stemmario fiorentino Orsini De Marzo” infatti è l’edizione completa a colori di uno stemmario seicentesco dipinto da Bernardo Benvenuti (1634 - 1699) antiquario del Gran Duca di Toscana Ferdinando III de’Medici (per l’uso del quale il codice venne probabilmente compilato) codice giunto da tempo nella collezione privata di proprietà della Familienstiftung Haus Orsini Dea Paravicini.
Lo straorinario valore storico-araldico dello stemmario appena pubblicato, al di là della ovvia utilità del censimento di migliaia di stemmi di famiglie fiorentine e toscane (molte delle quali a mio avviso "araldicamente sconosciute"), è che il compilatore annota al di sotto di ogni stemma nella sua bella e leggibile calligrafia seicentesca, l’anno, il titolare dell’emblema e la sua provenienza precisa da lapidi, prioristi, sepoltuari, edifici di culto, edifici pubblici e privati, monumenti e opere d’arte, testimonianze araldiche di cui molte oggi sono scomparse.
A mio avviso è assolutamente intrigante tra le fonti documentarie utilizzate dal Compilatore, oltre ai tanti ed antichi prioristi della Repubblica citati, un “Libro antiquo dell’arme del 1302”.
Ogni stemma è finemente acquarellato a colori con i metalli resi in argento e oro, il disegno araldico è accurato con un tratto seicentesco ancora godibile e per nulla decadente; la perizia artistica distinta dai delicati chiaroscuri delle figure può forse spiegarsi nella probabile illustre committenza di questo stemmario.
La mole del tomo infine è sbalorditiva: se ben 905 sono le pagine stemmate a colori del codice (in f.to A4!) la parte introduttiva con la trattazione storico critica sullo stemmario e sull’araldica fiorentina con gli indici finali fanno sfiorare al volume le 1000 pagine totali.
Non posso che rallegrarmi con questo Editiore che ancora una volta offre all’araldista un prodotto dall’eccezionale e indiscutibile valore storico-araldico, un altro antico stemmario oggi fruibile in un volume stampato con pregio ed eleganza che ho potuto aggiungere tra i volumi migliori della mia biblioteca araldica. E non è cosa da poco.
FJVT
In questo caso credo che, senza esagerare, siamo di fronte ad una pietra miliare per lo studio dell’araldica fiorentina, (e italiana in generale) il nuovo titolo lo “Stemmario fiorentino Orsini De Marzo” infatti è l’edizione completa a colori di uno stemmario seicentesco dipinto da Bernardo Benvenuti (1634 - 1699) antiquario del Gran Duca di Toscana Ferdinando III de’Medici (per l’uso del quale il codice venne probabilmente compilato) codice giunto da tempo nella collezione privata di proprietà della Familienstiftung Haus Orsini Dea Paravicini.
Lo straorinario valore storico-araldico dello stemmario appena pubblicato, al di là della ovvia utilità del censimento di migliaia di stemmi di famiglie fiorentine e toscane (molte delle quali a mio avviso "araldicamente sconosciute"), è che il compilatore annota al di sotto di ogni stemma nella sua bella e leggibile calligrafia seicentesca, l’anno, il titolare dell’emblema e la sua provenienza precisa da lapidi, prioristi, sepoltuari, edifici di culto, edifici pubblici e privati, monumenti e opere d’arte, testimonianze araldiche di cui molte oggi sono scomparse.
A mio avviso è assolutamente intrigante tra le fonti documentarie utilizzate dal Compilatore, oltre ai tanti ed antichi prioristi della Repubblica citati, un “Libro antiquo dell’arme del 1302”.
Ogni stemma è finemente acquarellato a colori con i metalli resi in argento e oro, il disegno araldico è accurato con un tratto seicentesco ancora godibile e per nulla decadente; la perizia artistica distinta dai delicati chiaroscuri delle figure può forse spiegarsi nella probabile illustre committenza di questo stemmario.
La mole del tomo infine è sbalorditiva: se ben 905 sono le pagine stemmate a colori del codice (in f.to A4!) la parte introduttiva con la trattazione storico critica sullo stemmario e sull’araldica fiorentina con gli indici finali fanno sfiorare al volume le 1000 pagine totali.
Non posso che rallegrarmi con questo Editiore che ancora una volta offre all’araldista un prodotto dall’eccezionale e indiscutibile valore storico-araldico, un altro antico stemmario oggi fruibile in un volume stampato con pregio ed eleganza che ho potuto aggiungere tra i volumi migliori della mia biblioteca araldica. E non è cosa da poco.
FJVT