Significato analogico e convenzionale del simbolo

Inviato:
mercoledì 3 febbraio 2010, 9:22
da Auriga
Gentili lettori,
ogni simbolo usato in araldica o altri contesti ha la funzione di mediare un contenuto tramite l'allegoria o metafora visualizzata.
Bene, vi sono dunque in ogni cultura simboli universalmente intelligibili perchè analogici, altri meno perchè promanano da una convenzione. Faccio alcuni semplici esempi:
- analogia: colomba=animale pacifico=simbolo di pace;
- analogia: leone=animale forte e combattivo=simbolo di fierezza;
il problema interpretativo nasce quando c'è bisogno di un codice (mi si perdonino gli errori sintattici):
- convenzione: lambello brisura= simbolo indicante rango (a titolo d'esempio)
- convenzione: numero di nappe=simbolo di dignità di prelatura, vescovile, arcivescovile, cardinalizia.
Orbene, nelle mie dilettantesche sortite in araldica (terminologia e grammatica) ho trovato elenchi vari, ma meramente nozionistici. Qualcuno è a conoscenza di quqlche saggio dove viene motivato il perchè della scelta di un simbolo convenzionale per rappresentare il determinato concetto?
Grazie.
Auriga.
Re: Significato analogico e convenzionale del simbolo

Inviato:
giovedì 4 febbraio 2010, 12:21
da Antonio Pompili
Gentile amico,
la questione da te sollevata con la tua richiesta è molto complessa.
Certamente l'araldica vive di simbologia. Essa è essenziale per lo studioso di araldica, dal momento che essa è intimamente connessa con le figure, a prescindere dal loro uso nelle armi. Anche se non mancano figure nate e impostesi con l'avvento degli stemmi, la cui origine o derivazione al di fuori dello scudo rimane spesso incerta. Tu citi il caso del lambello, ma potremo citare altri casi (diverso è invece il caso che pure citi dei fiocchi nei cappelli prelatizi: con essi parliamo di ornamenti esterni e la simbologia c'entra poco, trattandosi solo di convenzionali segni di distinzione). Per lo più in questi casi, tutte le possibili spiegazioni simboliche confluiscono nelle ipotesi circa l'origine dell'uso araldico delle figure stesse.
Ora, opere di carattere generale - soprattutto grammatiche e dizionari enciclopedici - che si interessanto della simbologia delle figure usate in araldica (ma certamente non solo in araldica!), ce ne sono. Anche se datata e con tutti i limiti che il peso degli anni le impone, l'Enciclopedia araldico-cavalleresca di Giovan Battista di Crollalanza resta un'opera preziosissima in questo senso. Ad esempio, a proposito del lambello l'Autore, citando il Ginanni, afferma che esso si vede sul rovescio dell'antico gonfalone di Orléans, dove la figura del Duca d'Orléans è rappresentata con un pendente del genere poggiato sulle spalle, da dove venne l'uso di impiegare la figura come brisura ponendola in capo tanto in Francia quanto in Inghilterra (meno frequentemente altrove).
In ambito inglese si possono trovare utili indicazioni nel dizionario di James Parker, A Glossary ot Terms used in Heraldry, e nell'ottimo lavoro The Art of Heraldry di Arthur Charles Fox-Davies. Qualche utile nota simbologica si trova - e siamo qui in ambito germanico - nel Lexikon der Heraldik di Gert Oswald. Mentre insuperabile per la simbologia è il francese Michel Pastoureau. Preziosissimo il suo testo sulla simbologia medievale (tradotto anche in italiano: Medioevo simbolico, Bari 2007) che per quanto sia di ampio respiro e dedichi esclusivamente all'araldica solo un paio di capitoli, ben illustra l'evoluzione e l'imporsi dei simboli nell'epoca in cui l'araldica nacque e conobbe le sue prime e più pure espressioni. Un piccolo gioiello, anche per i cenni simbologici, è pure il suo volumetto Figures de l'héraldique.
Sempre e comunque, ma soprattutto quando si ha a che fare con la letteratura meno recente, è importante non lasciarsi coinvolgere nel simbolismo araldico, aspetto deviato della vera simbologia che, pretende di ingessare non solo le figure, ma anche gli smalti e le loro combinazioni, in rigide e forzate predestinazioni d'uso. Nato in epoca barocca ad opera degli "araldisti" di corte, purtroppo continua ad ammaliare con i suoi presunti valori e significati occulti soprattutto coloro che sono alle prime armi nello studio dell'araldica.
In conclusione, opere di simbologia araldica non sono mai state scritte. E per un semplice motivo: perchè una simbologia araldica non esiste. Esiste la simbologia (nel senso più ampio) che l'araldica fa sua e alla quale talora conferisce un taglio particolare in forza del suo linguaggio e del suo stile propri. Per questo note utili di simbologia si possono trovare nelle migliori opere di araldica. Per lo studio della simbologia ad ampio raggio bisogna far riferimento a testi che esulano da trattazioni specificamente araldiche.
Re: Significato analogico e convenzionale del simbolo

Inviato:
giovedì 4 febbraio 2010, 12:40
da Auriga
Gentile Antonio Pompili,
davvero grazie per la sua generosa pazienza nel fornire corpose e preziose indicazioni su diversi testi.
E' proprio quanto vò cercando.
Per quanto mi riguarda, sono un neofita appassionato, tuttaltro che esperto di araldica, ma, di certo per quel poco che verrò apprendendo, non cadrò nell'errore di divenire un cerbero a guardia del puro pedissequo nozionismo araldico.
Grazie.
Auriga.
Re: Significato analogico e convenzionale del simbolo

Inviato:
venerdì 5 febbraio 2010, 11:07
da Antonio Pompili
Lieto di esserti stato di aiuto, nella speranza di aver fornito indicazioni utili anche ad altri che fossero interessati a questi aspetti.
Buono studio!
Re: Significato analogico e convenzionale del simbolo

Inviato:
sabato 6 febbraio 2010, 16:34
da Franz Joseph von Trotta
Antonio Pompili ha scritto: (...) Ad esempio, a proposito del lambello l'Autore, citando il Ginanni, afferma che esso si vede sul rovescio dell'antico gonfalone di Orléans, dove la figura del Duca d'Orléans è rappresentata con un pendente del genere poggiato sulle spalle, da dove venne l'uso di impiegare la figura come brisura ponendola in capo tanto in Francia quanto in Inghilterra (meno frequentemente altrove).
Non ricordo più dove, ma leggevo che tale accessorio o ornamento dell'equipaggiamento cavalleresco nei tornei era usato solo dai cavalieri più giovani, da qui la sua applicazione araldica a distinguere gli stemmi dei cadetti.
Saluti,
FJVT
Re: Significato analogico e convenzionale del simbolo

Inviato:
domenica 7 febbraio 2010, 0:42
da Antonio Pompili
Franz Joseph von Trotta ha scritto:Non ricordo più dove, ma leggevo che tale accessorio o ornamento dell'equipaggiamento cavalleresco nei tornei era usato solo dai cavalieri più giovani, da qui la sua applicazione araldica a distinguere gli stemmi dei cadetti.
Sì, caro Franz. Sosteneva qualcosa del genere il padre Menestrier, il quale parlava più genericamente di un simile uso tra i giovani gentiluomini, oltre che più specificamente come decorazione del collo dell'elmo. La notizia è presentata nel suo
Abbrégé méthodique des principes héraldiques, ou du véritable art du blason , Lyon 1673, p. 115 (cf F.-C. Menestrier,
Nouvelle méthode raisonnée du blason, Lyon 1770, p. 600). Probabilmente sarà stato il primo a parlarne. Anche se, come è avvenuto per molte affermazioni del gesuita, altri autori in seguito avranno "riciclato" la cosa.