Araldica in "Studi Calabresi"

Discussioni ed informazioni sui tutti i testi che si possono reperire di araldica, genealogia, storia di famiglia, ordini cavallereschi e sistemi premiali / Discussions and information regarding all available texts on heraldry, genealogy, family history, orders of chivalry and systems of merit

Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, Lambertini, Alessio Bruno Bedini

Araldica in "Studi Calabresi"

Messaggioda da Fiore » lunedì 10 novembre 2008, 16:48

Segnalo l’uscita di due interessanti saggi che riguardano temi di Araldica Calabrese.

Nell’ultimo numero di Studi Calabresi, Rivista del Circolo di studi Storici “Le Calabrie”, sono contenuti, infatti, i seguenti articoli:
Storie di spine tra palmenti e celle: annotazioni su due stemmi Carafa nell’eremo di Sant’Ilarione, di Maurizio C. A.Gorra
Lo stemma di Annamaria Piccolomini sulla pala dell’Annunciazione nella chiesa omonima in Gioiosa: araldica e committenza, di Furio Pellicano.

Il primo articolo presenta l’edizione di due stemmi pertinenti ai Principi Carafa di Roccella, rinvenuti recentemente durante una campagna di ricerche, scavi e restauri nel complesso monastico dell’Eremo medievale di Sant’Ilarione, situato sul fiume Allaro, nel territorio di Castelvetere-Caulonia.
L’edizione di questi stemmi viene a completare un lavoro di èquipe condotto da vari ricercatori (archeologi, antropologi, conservatori dei Beni Culturali) della Soprintendenza Archeologica della Calabria e delle Università di Reggio Calabria e Pisa; i primi risultati di queste ricerche sono pubblicati nello stesso numero di Studi Calabresi.
Il primo stemma, in pietra, è stato rinvenuto buttato sul fondo di un palmento svuotato e ripulito dopo almeno un secolo di abbandono, e rappresenta il simbolo di una fondamentale tappa della successione feudale nello Stato di Roccella, ovvero il passaggio dal ramo principale della casata a quello cadetto dei duchi di Bruzzano.
La datazione del pezzo è stata effettuata dall’autore grazie all’intreccio interdisciplinare dei dati artistico-stilistici e araldici, ovvero tipologici dell’arma Carafa e dei timbri che ornano lo scudo e, non ultimi, di quelli storico-genealogici. La datazione dello stemma ha permesso di aggiungere un fondamentale tassello nella ricostruzione della storia dell’Eremo, che vede così datata e “firmata” con certezza la fase di ampliamento del corpo conventuale sul quale lo stemma era apposto: infatti, successivamente all’analisi dello stemma, che ne aveva accertato un uso parietale collocato ad un’altezza poco considerevole, è stato individuato il gancio di fissaggio sistemato ancora in situ sul piccolo ingresso dell’ala “nuova” dell’Eremo.
L’attribuzione dello stemma al primo ventennio del XVIII secolo, cioè al Principe Vincenzo Carafa, primo del ramo cadetto ad insediarsi a Roccella-Castelvetere, consente un’ulteriore definizione delle modalità di gestione del territorio da parte del titolare dell’arma, del quale si conoscevano gli ingenti lavori di migliorie nel nuovo stato feudale a lui pervenuto e, grazie a questa testimonianza araldica, possiamo affermare non si sia sottratto anche all’intervento su un importante luogo di culto, peraltro simbolico per la sua casata. Recenti ricerche sembrano attestare, infatti, che in Castelvetere, il culto di S. Ilarione, patrono della città, benché già presente almeno dal XV sec., venne incentivato proprio dai Carafa, in particolare da Fabrizio I principe della Roccella, ma, fino alla scoperta di questo stemma, il legame dell’Eremo con i feudatari non era mai stato documentato.
Il secondo stemma, invece, è dipinto all’interno dell’Eremo, al primo piano, all’ingresso di una serie di celle eremitiche e desta molti interrogativi sulle circostanze della sua realizzazione. Si tratta di un partito Carafa-Cantelmo/Doria del Carretto, pertinente alla coppia Vincenzo Maria Carafa -VIII Principe di Roccella- Livia Doria del Carretto, vissuti nella seconda metà del XVIII sec. L’analisi araldica ha fatto scaturire alcune considerazioni che gettano non poca luce su un altro periodo oscuro della vita dell’Eremo.
L’approccio metodologico nell’analisi di questo stemma si dimostra puntuale ed efficace: all’analisi tecnica del pezzo, che palesa una buona conoscenza dell’autore anche delle metodologie di analisi archeologiche, si unisce l’analisi formale della nota arma dei Carafa della Spina, inserita nell’evoluzione tipologica della stessa, già esaminata dall’autore e presentata al Convegno di Studi “Lo Stato feudale dei Carafa di Roccella” del dicembre del 2007.
Buono l’apparato critico e la bibliografia consultata.
Questo di S. Ilarione è un esempio emblematico di come l’Araldica vera, quella che non si ferma al mero aspetto blasonico quale in maniera distorta ed obsoleta si suole spesso riportare il ruolo di questa disciplina, qualora praticata con metodo e precisione interpretativa, sia a tutti gli effetti una Scienza documentaria della storia e possa agire a fianco delle Scienze accademiche intersecandosi con esse e usando di esse medesime metodologie d’indagine.

Il secondo articolo, “opera prima” del giovane Furio Pellicano, di breve estensione ma di denso significato, tratta di uno stemma dipinto sulla Pala d’altare dell’Annunciazione, sita nell’antichissima chiesa dell’Annunziata di Gioiosa Jonica, sorta nelle rovine della villa romana del Naniglio, a sua volta compresa nel territorio del feudo di S. Maria delle Grazie, pertinente ai possedimenti del Marchesato gioiosano. La chiesa fu di juspatronato dei marchesi Caracciolo di Gioiosa fino al 1871, quando tutto l’ex asse feudale fu alienato ai Pellicano, ivi compreso il juspatronato sulla chiesa.
L’analisi araldica dello stemma, un inquartato Piccolomini/Pignatelli/Caracciolo Pisquizi e Rossi, riporta con certezza la committenza della pala ad Annamaria Piccolomini, figlia di Margherita Caracciolo e di Pompeo Piccolomini, Principe di Valle, nonché ultima intestataria del marchesato di Gioiosa, e duchessa di Monteleone in quanto moglie del Duca Ettore Pignatelli.
L’attribuzione dello stemma ha così chiarito i precisi termini cronologici del dipinto nonché la certa committenza, attestando esso le combinazioni genealogiche pertinenti certamente all’ultima Marchesa di Gioiosa.
La metodologia d’indagine araldica precisa ed attenta, unita anche ad egregie considerazioni e conclusioni di carattere storico desumibili dalla committenza del dipinto, qualificano il lavoro come un inizio decisamente promettente di questo giovane studioso.

Consiglio a tutti la lettura di questi due interessanti lavori.

saluti
M.M.
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Re: Araldica in "Studi Calabresi"

Messaggioda Antonio Pompili » lunedì 10 novembre 2008, 20:54

Ho avuto modo di dare uno sguardo veloce ai due contributi, che meritano sicuramente una lettura attenta.
Già a prima vista posso dire però che si tratta di due saggi davvero interessanti.
Non posso che fare con gioia i miei complimenti all'ottimo Maurizio Gorra e al giovane (e promettente) Furio Pellicano. :)
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Re: Araldica in "Studi Calabresi"

Messaggioda Petrus de Ocra » martedì 11 novembre 2008, 14:16

Grazie davvero!
Va bene pubblicare, ma anche essere recensiti e complimentati veramente mi confonde... :oops:




Furio
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Re: Araldica in "Studi Calabresi"

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 12 novembre 2008, 13:31

Il vecchio frate crede proprio che tu, carissimo "quasi omonimo", dovrai iniziare ad :P abituarti a questo genere di :lol: "confusione"... :wink:

Bene :D vale
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Re: Araldica in "Studi Calabresi"

Messaggioda Petrus de Ocra » giovedì 13 novembre 2008, 15:20

:oops: :oops:
:2:
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