da Guido5 » lunedì 20 giugno 2005, 17:00
Caro Antonio,
eccoti la trascrizione (qualche volta incerta!) dei fogli 345 e 346 (parte) del libro manoscritto "EUROPA GENTILIZIA OVVERO ARMI ED INSEGNE DI REGNI PROVINCIE CITTÀ E FAMIGLIE D'EUROPA RACCOLTE E DESCRITTE DA ANTONSTEFANO CARTARI NOBILE ORVIETANO Accademico Intrecciato Apatista Ansioso, ed Infecondo" (Archivio di Stato di Roma, busta 158, fondo Cartari Febei)
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URBANIA - Città nel Ducato d'Urbino. D'azzurro col padiglione e le due chiavi Pontificie de' proprj smalti, con un fiordaliso d'oro sopra del tutto, e con due api dell'istesso in capo dello scudo. Ughelli tom. 2. Nell'anno 1280 sotto il Ponteficato di Martino Quarto fu fabricato da Guglielmo Durante Sprestatore (?), Nunzio e Governatore per la Sede Apostolica dell'Umbria Senense, un Castello che da esso ebbe il nome di Castel Durante tre (?) miglia distante da Urbino. Ritenne per più secoli questo nome finche nell'anno 1635 il Pontefice Urbano Ottavo il dichiarò Città, dandole il nome proprio e l'insegna composta della propria famiglia e della dignità Pontificia, unendo in persona dell'istesso Vescovo le due Chiese, d'Urbania e di S. Angelo in Vado, nel tempo istesso eretta in Catedrale.
URBINO - Città dell'Umbria. Usò già lo scudo d'azzurro con tre bande d'oro, la prima carica di un aquiletta di nero, arme propria della famiglia de'Montefeltri la qual fu la prima à posseder quello Stato col titolo di Ducato. Estinte poi le famiglie de'Montefeltri, degli Ubaldini, e della Rovere, e ricaduto per conseguenza il Ducato alla Santa Sede in tempo del Pontefice Urbano Ottavo, prese questa città per propria insegna lo scudo d'azzurro col padiglione di S. Chiesa soraposto di rosso e d'oro, congiunto colle due chiavi Pontificie poste in r....tra..nza (?), l'una d'oro e l'altra d'argento. Ughelli tom. 4. Siede quest'antica città sopra
346
di un monte alle fonti del fiume Foglia, è Sede Arcivescovale e capo dello Stato che da essa vien detto Ducato d'Urbino, onde in essa risiede un Cardinale Legato Pontificio. Uscirono da essa molte perone insigni non solo nelle arti di guerra, ma eziandio in quelle di pace, fra' quali notar si deve quel sempre celebre nè mai à bastanza celebrato Rafael Sanzio, di cui basta riferire ciò che altri disse, che Hic ille est Raphael, timuit quo sospite vinci Rerum magna parens, ac moriente mori.
L'epigrafe, di Pietro Bembo, dice: Qui è quel Raffaello dal quale, lui vivo, la natura (la gran madre delle cose) temette di esser vinta e, lui morto, di morire.
Grato a chi mi suggerira' le parole sulle quali la trascrizione zoppica.
Ciao a tutti!
Guido5