Cronista di Livonia ha scritto: 1. Sua Santità Pio XII non era un Capo di Stato ex-alleato che aveva cambiato alleanza durante una guerra e quindi, pur temendo comprensibilmente per la propria incolumità e per quella di tutti coloro che gli erano fedeli in quei momenti difficili, non aveva da temere una immediata rappresaglia da parte dei tedeschi.
Gentile Cronista,
evidentemente ignora che Hitler era intenzionato a "farla pagare" al Servo di Dio Pio XII, fortemente anti-nazista, da poco, inoltre, sono disponibili ulteriori prove del piano di Hitler per rapire e uccidere il Santo Padre (cfr.
http://www.zenit.org/article-18643?l=italian).
Come vede, il Papa rischiò tantissimo a rimanere a Roma nel settembre del 1943, come rischiò anche qualche mese prima a recarsi di persona a San Lorenzo a confortare i romani dopo il bombardamento della Città. Solo una persona della famiglia reale si recò sul posto, la principessa Maria Josè, che non era nemmeno una Savoia di nascita. Riguardo alla fuga, sembra che il principe Umberto volesse rimanere a Roma a guidare le forze armate, ma gli augusti genitori non glielo permisero. Prima che morisse in esilio, lo storico Nicola Caracciolo, domandò al vecchio Re Umberto conferma di tale circostana, ma lui non rispose nulla per rispettare la memoria del padre.
Probabilmente se fosse rimasto a Roma, avrebbe salvato quel trono che perse, invece, tre anni dopo.
Riguardo a Mafalda, aggiungo che alla la firma dell'armistizio con gli alleati, Mafalda, partita per Sofia, per assistere la sorella Giovanna, il cui marito Boris III era in fin di vita, non fu messa al corrente dei pericoli, forse per paura che informasse il Landgravio agli ordini del Führer. Seppe quindi dell'armistizio nel suo viaggio di ritorno, alla stazione ferroviaria di Sinaia, in piena notte, da Elena di Romania
e non dalla sorella Giovanna di Bulgaria, che aveva fatto fermare appositamente il treno e aveva tentato di farla desistere dal rientro in Italia. Consiglio che Mafalda decise di non seguire per congiungersi con i figli e la famiglia, incurante dei rischi che correva; infatti, nonostante fosse figlia del Re d'Italia e legatissima alla sua famiglia di origine, era anche cittadina tedesca, principessa tedesca, moglie di un ufficiale delle SS tedesco e, quindi, si sentiva sicura che i tedeschi l'avrebbero rispettata. Con mezzi di fortuna, il 22 settembre 1943 riuscì a raggiungere Roma e fece appena in tempo a rivedere i figli, custoditi in Vaticano da Monsignor Montini (il futuro Papa Paolo VI). Il giono dopo, poi, fu catturata, appunto con un tranello, come da Lei ricordato.
A presto.
PMMO