Urka! Mi é sfuggita proprio la
sparata più roboante di tutte!

Premesso che davvero non mi é possibile credere, nemmeno in forma dubitativa, che il
dott. (sic...
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) Paolucci o Sgarbi abbiano mai potuto autenticare questa
cosa, posso dire che le croste di ogni tempo abbondano di firme altisonanti orgogliosamente quanto fallacemente esibite dai proprietari come attestati di autenticità.
Michelangelo fu, nel campo del disegno anatomico (la
figura) sicuramente il maggior disegnatore del Cinquecento italiano, e probabilmente di ogni tempo.
Pensiamo a questa vetta di assoluta eccellenza quando osserviamo le tozze e un po' ridicole proporzioni che contraddistinguono la resa anatomica delle figure nel dipinto di Miglionico, la legnosa disarticolazione delle membra, l'ottusa inespressività dei volti, la volgare banalità delle pose (impagabile l'uomo che sorregge le gambe di Cristo, in acrobatico equilibrio su due scale diverse, arpionando con ciascun piede i pioli distanti e per questo
ribaltandosi all'indietro in una posa a metà fra il
defecatorio e il
puerperale...).
Di queste
deposizioni/crocifissioni di impianto rigorosamente centrale, dominate dalla figura della croce posta parallelamente all'osservatore in una concezione fortemente antiprospettica dove la profondità é affidata esclusivamente alla collocazione spaziale delle figure (e all'
efficacia che il pittore sa indfondere nella resa di questa spazialità...), abbonda il catalogo di tutti gli emuli michelangioleschi, da quelli più vicini al maestro (Daniele da Volterra), ai manieristi più indipendenti e originali (Rosso Fiorentino) ma per forza di cose non etranei all'influenza di quello che si apprestava a diventare il
Grande Vecchio dell'arte italiana dell'epoca della Maniera, per finire con i
revivalisti michelangioleschi più sfegatati, ben esemplificati, questi ultimi, nella figura di Giorgio Vasari.
Tutti pittori, questi, di una qualità infinitamente superiore ai mezzi invero modestissimi dell'anonimo realizzatore del dipinto di Miglionico.
Tutte composizioni, queste, esemplate, elaborate, metabolizzate su disegni originali del maestro,
mai da lui tradotti direttamente in pittura.
Il dipinto di Miglionico é una pallida
larva michelangiolesca , asfissiata nello stanco e oramai esangue ripetersi fine a sè stesso dei moduli anatomici del fiorentino, manierista ormai solo nell'acido e, ahimé, disarmonico alternarsi delle tinte sgargianti dei panneggi.
Anche solo il sostenere l'orgine toscana della mano dell'autore di questo dipinto mi sembra contraddetto dalla infinita superficialità con cui il messaggio michelangiolesco viene applicato e, in questo caso, tristemente svilito.
Difficile, per tale motivo, che sia stato realizzato Michelangelo vivente.
PIù probabile che sia una produzione tarda e
fortemente provinciale.