contegufo ha scritto:venduta ai Medici del granducato di Toscana nel 1847 dal figlio di Maria Luisa, Carlo Ludovico di Borbone Parma, compresa una rinomata quadreria andata poi in parte ad arredare Palazzo Pitti in Firenze
Il caro contegufo mi perdonerà se gli faccio notare talune
atroci imprecisioni in quanto asserisce.
Primo: nel 1847 i Medici erano estinti da 110 anni (morte di Giangastone de' Medici nel 1737). Un po' difficile quindi che partecipassero a qualsivoglia mercimonio sul
libero stato di Lucca...
Secondo: Carlo Ludovico di Borbone non vendette proprio nulla.
Che, alla morte di Maria Luigia, Parma dovesse tornare ai Borboni provvisoriamente stanziati a Lucca era clausola stabilita a Vienna trent'anni prima. Così come il fatto che Lucca in quel momento avrebbe dovuto essere incamerata dal Granducato di Toscana.
Vedasi l'articolo 102 del trattato finale del congresso di Vienna: "reversibilità del ducato di Lucca"

L'unica cosa che Carlo Ludovico di Borbone "vendette" ai Lorena fu lo spaventoso debito pubblico del ducato, vieppiù gravato dei di lui debiti personali. Debiti talmente pressanti che il duca volle
anticipare i tempi, cedendo anzitempo Lucca (e relativi debiti) alla Toscana (10 ottobre 1847), ritirandosi quindi a Modena onde attendere a mo' di avvoltoio che Maria Luigia togliesse il disturbo da Parma. Non dovette attendere molto (poco più di 2 mesi), ché erano comunque notorie le non buone condizioni di salute della duchessa Maria Luigia, spirata di lì a poco (17 dicembre 1847).
Terzo: la summezionata quadreria lucchese venne dispersa già a partire da molto prima che Carlo Ludovico lasciasse Lucca (e venne venduta per il motivo più vecchio del mondo:
debiti).
Dal sito del palazzo ducale di Lucca:
La quadreria del Palazzo era formata da vari gruppi di opere accumulatisi nel corso del tempo. Al periodo della Repubblica risaliva il nucleo più antico, costituito da quadri di pittori del manierismo toscano, e pittori lucchesi del ‘600. Con la soppressione di molti enti religiosi fra 1808 e il 1809 confluirono nel Palazzo una grande quantità di opere di genere sacro e di varie epoche e stili che furono immagazzinate ma solo in minima parte utilizzate nell’arredo. Carlo Lodovico di Borbone costituì una nuova raccolta ospitata nelle ultime due sale dell’appartamento della Regina. La collezione era formata da circa 150 dipinti con opere rastrellate sul territorio lucchese (collezioni di famiglie lucchesi, da chiese e conventi) e un grosso gruppo proveniente dalla collezione Albani. Infine alcune grandi tele contemporanee di pittori locali, commissionate dai duchi, furono raggruppate nella sala degli Staffieri. La galleria fu messa in vendita dal Duca Carlo Lodovico fra il 1836 ed il 1844 a Londra, per fare fronte ai debiti che aveva accumulato. Il duca si rifiutò di cederla in blocco agli intermediari della National Gallery, poi a quelli del Duca di Northunberland che offriva quasi due milioni di franchi. I quadri furono venduti separatamente a prezzi irrisori, andarono dispersi e oggi sono solo in minima parte rintracciabili. Alla partenza da Lucca, Carlo Lodovico portò via con sé un nutrito numero di opere dei primi del ‘400 che aveva raccolto sempre dal territorio lucchese per ornare le cappelle ortodosse di Lucca e di Marlia. Nel 1848 Leopoldo II, Granduca di Toscana, divenuto sovrano di Lucca, volle riparare in qualche modo alla gravissima dispersione; fece trasferire nel Palazzo una selezionata scelta di tele provenienti dalla guardaroba delle Regie Ville e le rese immediatamente visibili aprendo al pubblico il Palazzo Ducale.
Nel periodo unitario questa raccolta assieme alle opere superstiti confluì nella nuova pinacoteca pubblica alloggiata nel Quartiere del Trono e inaugurata nel 1875. La pinacoteca fu trasferita un secolo dopo nell’attuale sede di Palazzo Mansi.
Al contrario, fu Leopoldo II di Toscana a voler generosamente regalare a Lucca una nuova Galleria formata attingendo all'enorme serbatoio di opere fiorentine già di proprietà medicea: confluirono così a Lucca opere importantissime di Pontormo, Bronzino, Veronese, Beccafumi, etc etc etc.
