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Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: martedì 3 marzo 2009, 19:42
da Salvennor
Ieri mi sono recato all'archivio arcivescovile per iniziare le mie ricerche. Però le prime ricerche non sono andate come pensavo, non so neanche se ho trovato ciò che cercavo, e anzi, forse non ho ancora trovato i dati che cercavo. Tra l'altro mi sono trovato un pò spaesato mentre leggevo il registro parrocchiale, non tanto perché era scritto in latino, ma perché era scritto in corsivo. Pur essendo scritto normalmente, con bella calligrafia, non ho decifrato molto del contenuto; ho decifrato una data, qualche nome, ma addirittura anche il cognome a seconda dei momenti lo leggevo anche in tre modi diversi. Per tale motivo volevo sapere se la seguente formula di "fede di battesimo" : "Die decima sexta ego infrascritus Canonicus Parochus solemniter baptizavi infantem dia precedenti natum ex per (eventuale titolo, nome e cognome del padre) et (nome e cognome della madre) Caralitanos, cui impositum est nomen (nome del bambino, a volte anche tanti nomi). Patrini fuerunt (eventuale titolo, nome e cognome del padrino) et (nome e cognome della madrina), in quorum fidem (firma del parroco)" , può essere presa come modello per la prossima consultazione all'archivio. Per esempio, può capitare che l'eventuale mancanza della data di nascita sottintenda che il bimbo era nato il giorno del battesimo? La formula può avere alcune parole diverse da quelle di cui sopra? Tale formula l'ho procurata oggi, risale a metà 800, di una parrocchia locale, il significato mi è noto, e volevo usarla come "guida" per decifrare più speditamente i registri battesimali. Sul web avevo letto che fino al 700 in Italia si usava il latino nei documenti parrocchiali, sostituito dall'italiano. Ma invece quì nella mia regione ho verificato, specie ieri, che il latino si usava spessissimo fino agli anni 20 del 900, e addirittura a volte il castigliano fino a inizi 800. Cmq leggere e decifrare documenti antichi, specie in latino, per molti aspetti non è come studiare su libri dei licei o dell'università, me ne sono accorto personalmente ieri. E poi, particolare notato ieri, volevo sapere perché molti bimbi/e avevano come madrina la levatrice-ostetr. Saluti.

Re: Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: martedì 3 marzo 2009, 21:16
da Silviabol
Gentile Salvennor,
Secondo me è stato commesso un lapsus calami nel trascrivere qui"dia precedenti natum" (econdo me è die e non dia).
Riguardo al resto non so rispondere ai quesiti posti, perché anche io sono all'inizio della mia ricerca e molto ho da imparare ancora.
L'unica cosa che posso dire è che frequentemente i bambini venivano battezzati lo stesso giorno della nascita. Per la mia esperienza (Toscana, inizio XIX secolo) ho visto che comunque viene indicato il giorno di battesimo, anche se corrispondente a quello di nascita.
Inoltre,almeno nel mio caso, ho notato che cambiando il trascrittore cambiano anche le formule usate nei registri.
A presto
Silvia

Re: Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: martedì 3 marzo 2009, 21:33
da Guido5
Caro AntonMaria,
correggo qualche errore di battitura: "Die ..... ego infrascriptus [Canonicus Parochus solemniter] baptizavi infantem [die praecedenti] natum/am ex ..... et ..... [Calaritanos], cui impositum est nomen ..... Patrini fuerunt ..... et .....". Qualche nota: "dies" (ablativo "die") è femminile quindi gli aggettivi numerali termineranno sempre in -a. Non è poi detto che a battezzare sia sempre il parroco, che questi sia un canonico e che la cerimonia avvenga solennemente: per questo ho messo le parentesi quadre. Lo stesso vale per "il giorno prima" e per "cagliaritani": potrebbe esserci "huius paroeciae", di questa parrocchia. "Natam" è per le bambine. Infine non mi quadra la chiusura.

Ciao a tutti!
Guido5

Re: Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: martedì 3 marzo 2009, 23:04
da Salvennor
Grazie alla Sig.ra Silviabol e a Guido5 per le risposte fornite. Infatti ho postato tale testo di proposito, proprio perché anche in esso c'erano termini che non mi quadravano. Tale testo l'ho preso così come è scritto dal web; si, possono essere errori di battitura, o forse colui o colei che ha visionato il testo ha trascritto così come lo leggeva, capita. E probabilmente, per distrazione, non se ne sono accorti prima di mettere tale documento in rete. Tra l'altro "Die" è proprio anche del sardo logudorese, credo. Cmq ora, grazie alle correzioni fornite, posso eventualmente usare tale testo come riferimento. Sempre che la formula sia uguale a quelle che troverò, dato che appunto dalle risp. avute si evince che a volte può cambiare a seconda di chi scrive nel registro. E terrò presenti anche i concetti di cui sopra, relativi alle date di nascita e di battesimo. Il motivo per cui in tale testo il battesimo è presentato come solenne è dovuto al fatto che il bimbo era figlio di un Conte; relativamente alla mia zona per ora questo ho trovato sul web, e questo ho preso come esempio. Mi pare che sia simile a ciò che ho letto ieri, ma non ricordo bene, anche perché ho avuto la presunzione di pensare che avrei cercato e trovato i dati nel giro di soli 15 - 20 minuti, sono andato sul tardi; ero convinto che in 10 minuti avrei preso indici, registri, microfilm, e compiuto un percorso lineare nella lettura di tali registri, in modo da trovare i primi dati che cerco. E invece ora, riflettendo su altri fatti, ho anche dubbi sulla parrocchia oggetto delle ricerche, ero convinto di dover cercare in una sola parrocchia. In quanto all'ultima parte del mio post iniziale, mi riferivo al fatto che ho notato che molte madrine erano le levatrici che avevano fatto nascere i bimbi. Mi chiedevo la ragione di tali scelte frequenti. Grazie ancora. Saluti.

Re: Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: mercoledì 18 marzo 2009, 19:51
da Salvennor
Durante una nuova consultazione dell'archivio ho trovato l'atto di battesimo ottocentesco della prima figlia del mio bisnonno paterno; le fu imposto il nome di ALOYSA FRANCISCA GIUSEPPA. Vorrei sapere a quale altro nome corrisponde il nome ALOYSA. Infatti questa zia di mio padre veniva correntemente chiamata Luigia, e anche in cimitero c'è quest'ultimo nome. Il primo nome dell'atto di battesimo corrisponde a LUIGIA? Una seconda domanda; finora nei libri battesimali ho trovato sempre citati, in un arco di 70 anni, anche i nonni dei bambini battezzati, e volevo sapere se mi devo aspettare la stessa cosa anche per gli inizi 800, per il 700, per il 600. O ciò dipende dalla parrocchia e dal periodo? E vorrei porre anche un'altra domanda, per semplice curiosità. E cioè ho trovato, sempre nello stesso libro dei battesimi di cui sopra, l'atto relativo ad una bimba cugina paterna della già citata zia, e a questa bimba venne imposto il nome di RAPHAELA CATHARINA ELHENA. Poichè ho notato che in quei mesi, e negli anni successivi, si ha una improvvisa presenza di bambine chiamate Elena (non tutte, ma una percentuale evidente), volevo sapere se ha fondamenti la mia tesi secondo cui il nome Elena veniva imposto in onore della Regina Elena del Montenegro, il cui matrimonio venne celebrato il 24 OTT. 1896, sette giorni prima del battesimo della bimba che ho citato. Grazie e saluti.

Re: Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: mercoledì 18 marzo 2009, 20:32
da Guido5
Caro AntonMaria,
Aloysa Francisca Giuseppa è per due terzi latino (il terzo nome dovrebbe essere Iosepha). E Aloysa, meglio Aloisia, corrisponde appunto a Luigia o Luisa.

Ciao a tutti!
Guido5

Re: Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: mercoledì 18 marzo 2009, 22:52
da Salvennor
Per Guido5: Grazie per la risposta. Si, infatti anche il terzo nome era in latino nell'atto, Josepha; sono io che all'archivio con la fretta ho tradotto e scritto direttamente in italiano nel foglio degli appunti Giuseppa. Saluti.

Re: Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: mercoledì 18 marzo 2009, 23:13
da Salvennor
Proprio ora mi sono ricordato di un'altro quesito relativo ai registri parrocchiali. Mi chiedevo cosa si debba intendere per "provenienza" nei registri dei matrimoni, o dei battesimi, o dei defunti. Per esempio, se in un atto di matrimonio celebrato a Cagliari leggo che lo sposo proveniva da Sassari, devo intendere che proveniva da tale città dove era residente? O devo intendere come provenienza relativamente ai sacramenti cattolici (battesimo, cresima)? Perchè magari uno può essere battezzato e cresimato in una parrocchia di Sassari, e poi magari all'età di 16 si trasferisce con la famiglia a Nuoro, dove magari risiede per 10. E dopo 10 anni all'età di 26 anni si trasferisce a Cagliari dove nel giro di un'anno si sposa. Nell'ultimo esempio che ho fatto, cosa devo aspettarmi come indicazione di provenienza trascritta nel libro dei matrimoni? L'ultima residenza prima di giungere a CA, cioè Nuoro? O il luogo in cui tale persona era stata battezzata? Cioè SS? Intuitivamente mi verrebbe da dire che per provenienza si debba intendere l'ultima parrocchia di residenza, prima del trasferimento, a prescindere che essa coincida con la parrocchia originaria. Ma non si sa mai.

Re: Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: giovedì 19 marzo 2009, 13:50
da vdaurelio
Caro Salvennor,
proveniente da nei documenti, specilamente ottocenteschi, significa l'ultima residenza. E' normale che una famiglia di Sassari vada a Cagliari e poi il figlio ci ritorni basta considerare che le cause lavorative erano proprio un elemento chiave di questa mobilità. Specialmente nelle promesse di matrimonio si usa la provenienza degli sposi. Se io leggo che lo sposo X proveniente da Sassari si sposa con Y di Cagliari presso l'Ufficio Anagrafe di Cagliari significa che lo sposo ancora vive a Sassari ma che si sposerà a Cagliari. Non si potrà comprendere da questi documenti dove andranno a vivere gli sposi.
Quanto ai documenti di battesimo, per la mia esperienza, difficilmente il parroco riporta la data di nascita. Riporta quasi sempre quella del battesimo. Generalmente la data di battesimo è molto prossima a quella di nascita; più o meno uno-tre giorni dopo. Il battesimo era così veloce, spesso anche nello stesso giorno di nascita, perchè la mortalità infantile era talmente diffusa che non era raro veder nascere dei bambini che dopo qualche ora sarebbero morti. In questo caso gli stessi sarebbero morti ancora con la macchia del peccato originale e quindi sarebbero finiti all'Inferno. Per ovviare a questo si usava battezzarli subito perchè in caso di morte avrebbero avuto il Paradiso.
saluti

Re: Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: giovedì 19 marzo 2009, 15:55
da Salvennor
Per vdaurelio: La ringrazio per la risposta. Dunque nei libri parrocchiali dei matrimoni, per provenienza si intende l'ultima e più prossima residenza dello sposo (o della sposa). Mi sono posto questa domanda perché il mio avo era originario della Sardegna centrosettentrionale, e giunse quì a Cagliari circa 160 anni fa, poiché fu trasferito, dato che era un'impiegato dello Stato, dell'Intendenza del Regno di Sardegna, di un ufficio tributario. Però dai primi controlli nei libri parrocchiali, dove sono indicati anche i nonni dei bimbi battezzati, ho potuto dedurre che il mio avo si sposò quì a CA, con una ragazza di CA (l'ho deduco dal cognome della sposa, che non esisteva nella zona di origine del mio avo). Probabilmente si sposò dopo un anno dal trasferimento. Per tale motivo mi chiedevo quale dicitura di provenienza troverò nel libro parrocchiale dei matrimoni, per lo sposo mio avo. Il paese di provenienza (dove era anche nato)? O la parrocchia dove risiedeva a CA dopo il trasferimento? Saluti.

Re: Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: giovedì 19 marzo 2009, 16:41
da vdaurelio
Caro Anton Marco,
per trovare risposta a quanto ti domandi io ti consiglio non tanto di cercare nel registro dei matrimoni (dove sicuramente troverai l'origine del paese del tuo avo) quanto il processetto matrimoniale incluso nelle pratiche di matrimonio per il quale sarà ben specificato il luogo di nascita e di dimora dell'antenato. Per maggiore sicurezza dovresti trovare nei fondi di stato civile per il comune di Cagliari, posseduti dall'archivio di stato, la promessa di matrimonio dei tuoi avi. In essi troverai che il tuo avo proveniva <da> e dimorava <a>.
Saluti

Re: Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: giovedì 19 marzo 2009, 20:19
da Salvennor
vdaurelio ha scritto:Caro Anton Marco,
per trovare risposta a quanto ti domandi io ti consiglio non tanto di cercare nel registro dei matrimoni (dove sicuramente troverai l'origine del paese del tuo avo) quanto il processetto matrimoniale incluso nelle pratiche di matrimonio per il quale sarà ben specificato il luogo di nascita e di dimora dell'antenato. Per maggiore sicurezza dovresti trovare nei fondi di stato civile per il comune di Cagliari, posseduti dall'archivio di stato, la promessa di matrimonio dei tuoi avi. In essi troverai che il tuo avo proveniva <da> e dimorava <a>.
Saluti

Grazie per queste ulteriori indicazioni. Proverò a cercare tali "processetti matrimoniali", però quelli ecclesiastici, anche se però non ricordo di averli notati negli elenchi del libro indice in archivio. Per quanto riguarda i documenti matrimoniali dello stato civile, penso che non esista in archivio di Stato nessuna promessa di matrimonio. Infatti quì in Sardegna gli uffici di stato civile iniziarono a funzionare a partire dal 1870 circa; un periodo successivo al matrimonio del mio avo, celebrato tra il 1845 e il 1850 circa. Sempre che il capostipite giunto quì a CA sia realmente quello che ho individuato in base al libro dei battesimi dei primi nipoti diretti di esso; da queste prime analisi non traspare la professione delle vari persone, e neanche l'età. Mi sta venendo il dubbio che la presenza dei miei antenati a Cagliari sia un pò più remota di ciò che credevo. E questo dubbio viene accentuato dal fatto che oralmente è stato tramandato fino a me anche l'aspetto fisico e anche il modo di vestire del capostipite, impiegato dello Stato, giunto a CA; un modo di vestire ancora settecentesco per certi aspetti, addirittura descritto a volte con gli stivali e la mantella, e portava i capelli un pò lunghi, a volte con il codino (come nel 700), e portava anche l'orecchino d'oro (nei secoli passati si usava, basta vedere alcuni dipinti o anche qualche film ambientato tra fine 500 e inizi 700). Anche per tale motivo "iconografico" penso che il mio avo forse è nato alla fine del XVIII sec, periodo privo, per la mia isola, di stato civile. Saluti.

Re: Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: giovedì 19 marzo 2009, 22:32
da vdaurelio
Qualora non esistesse la promessa di matrimonio allora devi vedere la fede di matrimonio posseduta dalla chiesa. Se la parrocchiale non ha tale documentazione allora ti tocca andare all'Archivio Diocesano che sicuramente la custodisce in copia. Stai sicuro che troverai un documento che ti dica da dove proveniva il tuo avo e dove nacque. In alternativa ... gli archivi militari o gli archivi dai quali puoi estrarre lo stato di servizio dell'avo. Un impiegato di un ufficio pubblico certamente possedeva in esso una scheda biografica ed il dettaglio del servizio (promozioni, pensionamento ...). Se ha fatto il militare allora gli uffici di reclutamento avranno qualche foglio matricolare. Ricorda: chi la dura la vince!

Re: Formule delle "fedi di battesimo" ottocentesche

MessaggioInviato: venerdì 20 marzo 2009, 0:15
da Salvennor
Per vdaurelio: Grazie per la risposta e per i consigli. Si, anche all'Archivio di Stato ci dovrebbe essere una sezione destinata ai documenti dei dipendenti dello Stato dei secoli precedenti. Anche se cmq non credo che esistessero le pensioni quì nella mia regione; infatti quì, isola non ricca, erano già considerati superfortunati chi aveva un'impiego statale, tanto che erano obbligati a rinunciare alla loro parte di eredità, x es terre, case etc..., a favore di fratelli e sorelle.
Solo gli altissimi funzionari statali, tipo Giudici della Reale Udienza, Vicerè, magistrati, Comandanti militari etc..., godevano di un vitalizio. E anche alcuni nobili, in base a concessioni dei sovrani; ma ciò credo prima dell'unità di Italia o prima del 1848. Per quanto riguarda il servizio militare, questo potrebbe essere una fonte di informazioni; però ancora non ho capito del tutto come era organizzato l'esercito nella mia regione, prima dell'unità. Il servizio obbligatorio fu introdotto in un secondo momento. Cmq so la provenienza, ma appunto devo verificarla nei documenti. Saluti.