Buonasera a tutti,
ho finito di leggere qualche giorno fa questa opera postuma di Oriana Fallaci, "Un cappello pieno di ciliege", che racconta, attraverso la tecnica narrativa del romanzo, le vicende della famiglia Fallaci (e di altre tre famiglie legate all'autrice) dalla fine del XVIII secolo alla seconda guerra mondiale: un romanzo frutto della ricerca storica della giornalista che in anni di lavoro ha ricostruito la straordinaria storia e le vicende - non sempre positive - dei suoi avi. Un libro che consiglio a tutti gli appassionati della ricerca genealogica.
Qualcuno di voi l'ha già letto? Cosa ne pensate?
Saluti
Andrea G.
Riporto qui una breve recensione:
"Ora che il futuro s'era fatto corto e mi sfuggiva di mano con l'inesorabilità della sabbia che cola dentro una clessidra, mi capitava spesso di pensare al passato della mia esistenza: cercare lì le risposte con le quali sarebbe giusto morire. Perché fossi nata, perché fossi vissuta, e chi o che cosa avesse plasmato il mosaico di persone che da un lontano giorno d'estate costituiva il mio Io." Così comincia questa straordinaria epopea della famiglia di Oriana Fallaci, una saga che copre gli anni dal 1773 al 1889, con incursioni nel passato e in un futuro che precipita verso il bombardamento di Firenze del 1944. È una storia dell'Italia rivoluzionaria di Napoleone, Mazzini, Garibaldi, attraverso le avventure di uomini come Carlo che voleva piantare viti e olivi nella Virginia di Thomas Jefferson, Francesco marinaio, negriero e padre disperato, e donne indomite come la Caterina che alla fiera di Rosìa indossa un cappello pieno di ciliege per farsi riconoscere dal futuro sposo Carlo Fallaci, o come una bisnonna paterna, Anastasìa, figlia illegittima, ragazza madre, pioniera nel Far West. Dopo anni di ricerche, l'autrice ha visto la cronaca familiare trasformarsi in "una fiaba da ricostruire con la fantasia": "la realtà prese a scivolare nell'immaginazione e il vero si unì all'inventabile poi all'inventato... E tutti quei nonni, nonne, bisnonni, bisnonne, trisnonni, trisnonne, arcavoli e arcavole, insomma tutti quei miei genitori, diventarono miei figli".
